domenica 31 ottobre 2010

Storie di un secolo. Il Risorgimento e la nascita dell'Italia contemporanea


In una sezione del sito dell'Accademia di Santa Cecilia è possibile rivedere e riascoltare clip multimediali, podcast, videocast e registrazioni relative alle attività dell'Accademia.

Tra i video vanno segnalate le lezioni Storie di un secolo. Il Risorgimento e la nascita dell'Italia contemporanea, tenute da alcuni dei massimi storici del periodo, che si rivolgono a un pubblico ampio, e non soltanto a specialisti.

Il progetto e' promosso dalla Fondazione Istituto Gramsci, dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e dall'Accademia stessa.

I video sono disponibili anche sul sito del Progetto Risorgimento.

Riportiamo di seguito la sintesi delle undici lezioni.

Prima lezione: Anna Maria Rao, L'avvio del Risorgimento: patrioti ed esuli dal Triennio repubblicano al periodo napoleonico

"Il Triennio repubblicano 1796-1799 e più in generale il periodo di grandi trasformazioni aperto dalla Rivoluzione francese sono ormai pienamente riconosciuti come la fase di avvio del Risorgimento, dopo le ormai lontane polemiche che alla fine dell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento videro la storiografia nazionalistica negare il ruolo di radicale frattura esercitato dagli eventi francesi anche nella storia italiana. Nacque infatti in quegli anni, sull'esempio della Francia, un vero e proprio progetto di unificazione nazionale della penisola, che ebbe forme e momenti solo molto parziali di realizzazione. Il progetto unitario italiano, nelle sue diverse declinazioni, trovò forti ostacoli non solo nel contesto internazionale ma anche nei conflitti politici interni. Ma lasciò tracce profonde nella vita politica e sociale e nel dibattito costituzionale, sia in Italia che in Francia."

Seconda lezione: Marco Meriggi, Rivolgimenti istituzionali e sociali: la restaurazione e il crollo degli Antichi Stati italiani

"Con l'unificazione nazionale, tra il 1859 e il 1861, le Italie dell'Ottocento si avviarono a diventarne una sola, organizzata in base a un ordinamento che, riproponendo sostanzialmente il sistema istituzionale vigente dal 1848 nel Regno di Sardegna, cancellava d'un colpo quelli caratteristici degli altri Stati preunitari (il Regno Lombardo-Veneto, i due ducati padani, lo Stato della Chiesa, il Granducato di Toscana, il Regno delle Due Sicilie). Ma tra il 1815 e il 1859, ovvero nei decenni successivi all'età napoleonica, un viaggiatore che avesse percorso da un capo all'altro lo stivale si sarebbe imbattuto ad ogni attraversamento di confine in una varietà di leggi e istituzioni che gli avrebbe reso impossibile percepire la penisola come qualcosa di diverso da una semplice espressione culturale o geografica. In ciascuno degli Stati preunitari il disegno istituzionale si presentava come l'esito di uno specifico rapporto tra ceti sociali ed economici e potere politico, la pluralità delle cui forme ci si propone qui di illustrare nella ricchezza delle sue declinazioni."

Terza lezione: Alberto Maria Banti, Immaginare la nazione: la formazione del discorso nazional-patriottico

"Il movimento risorgimentale fonda la sua proposta e la sua azione politica sul presupposto dell'esistenza di una nazione italiana, da secoli divisa ma nondimeno degna di possedere un suo Stato-nazione. Tuttavia la nazione italiana non è un dato di realtà, ma è una costruzione concettuale operata da leader politici, intellettuali, scrittori, pittori, musicisti. È osservando questi dati che si può cogliere uno degli elementi più affascinanti del Risorgimento: pur operando in un contesto ostile (le polizie e le censure degli Stati preunitari perseguono la diffusione di idee nazional-patriottiche, così come i loro sostenitori), e pur fondando la propria propaganda su un'idea - la nazione - che non trova facili riscontri nella realtà, il movimento risorgimentale assume una dimensione di massa e nel 1861 riesce a raggiungere il suo obiettivo (uno Stato per la nazione).
La lezione si propone di illustrare in che modo ciò sia potuto accadere."

Quarta lezione: Christopher Duggan, La circolazione delle idee: Mazzini nel contesto inglese e nel contesto italiano

"L'intervento esamina i differenti lasciti di Mazzini in Inghilterra e in Italia nel periodo tra gli anni Trenta dell'Ottocento e la prima guerra mondiale. Mazzini passò buona parte dei suoi ultimi anni in Inghilterra e qui divenne un importante riferimento per i circoli politici radicali. Dalla figura del Mazzini "inglese" furono però estrapolate le idee adattabili ai bisogni del movimento dei lavoratori dell'Inghilterra vittoriana, incentrati sulla emancipazione e la crescita morale delle classi lavoratrici. In Italia questo aspetto del pensiero di Mazzini ebbe soltanto un impatto limitato: l'aspra opposizione di Mazzini al socialismo fece sì che, a partire dagli anni Settanta del XIX secolo, fosse il movimento socialista ad avere ampia presa sulle classi lavoratrici, riducendo i repubblicani mazziniani ad un piccolo e isolato gruppo. Le idee di Mazzini sulla nazione ebbero comunque un enorme impatto sulla politica dell'Italia liberale e ancor più sui movimenti politici che all' inizio del XX secolo sfidarono il governo parlamentare con la prospettiva di creare una comunità nazionale moralmente più coesa."

Quinta lezione: Simonetta Soldani, Uomini e Donne del Risorgimento alla prova dell'Unità

"Che cosa comporto', per gli uomini e le donne che vivevano "nel paese chiamato Italia " la nascita di un regno che si pretendeva nazionale, ma che in effetti si venne costituendo in Stato unitario a partire da una strutturazione che aveva assai poco a che fare con tale carattere fondativo?
La risposta andra' ovviamente articolata per classi e ceti, per regioni e luoghi di residenza: ma oggi ci e' chiaro che essa ha anche una specifica connotazione " di genere" , che deve essere riconosciuta ed evidenziata, se vogliamo capire bene cio' che accadde fino dagli inizi del cosiddetto " processo di unificazione nazionale ".
Non solo infatti essere uomo o donna - a parita' di ogni altra condizione - fu tutt'altro che indifferente, ma innesco' dinamiche profondamente diverse, in nome di una costruzione della cittadinanza e dell'appartenenza nazionale che si fondava su proiezioni di cio' che era auspicabile e possibile in ambito maschile e femminile ricche di novita' ma anche nettamente squilibrate sia dal punto di vista dei diritti che delle opportunita'. In ogni caso, per gli uni come per le altre, la nascita del Regno d'Italia rappresento' una cesura epocale, che provoco' accelerazioni e trasformazioni nel campo del lavoro e dell'istruzione, dei dirittti, della mentalita' e dei costumi su cui e' opportuno tornare a riflettere, e di cui si cercheranno di ricostruire i tratti piu' significativi e densi di futuro."

Sesta lezione: Fulvio Cammarano, La svolta politica: Cavour e la costruzione dello Stato italiano

"La figura di Cavour può essere considerata il vero crocevia dell'unificazione nazionale. La sua grandezza politica emerse soprattutto nei momenti di difficoltà allorché lo statista piemontese riuscì a far risaltare la risorsa della politica come insostituibile strumento di nation building. In questo senso, dunque, il maggior pregio di Cavour fu quello di non aver mai rinunciato, anche nelle più convulse fasi del processo diplomatico e militare dell'unificazione, alla prospettiva della modernità politica del liberalismo in un'epoca in cui sarebbe stato ancora possibile rinunciarvi. Cavour dunque trasformò in risorsa politica la consapevolezza che la ragione d'essere della nuova nazione non poteva essere disgiunta dalla sua immagine di causa ed effetto della forza del costituzionalismo. Cavour dunque riuscì a giocare le poche carte a sua disposizione con una abilità che non conosce pari nel XIX secolo, sfruttando persino i contrasti e le avversità. La sua opera, nel decennio che lo vide protagonista, s'impose come peculiare "narrazione" degli eventi e delle prospettive che divenne poi cultura egemonica, in grado persino di surrogare le deboli risorse militari sabaude."

Settima lezione: Lucy Riall, L'unificazione difficile: la questione meridionale e i conflitti sociali

"Il Sud giocò un ruolo centrale nell'unificazione dell'Italia. La combinazione tra cospirazione nazionalista, rivolta contadina, invasione militare e collasso amministrativo, resero il Regno delle Due Sicilie il fulcro del cambiamento politico nella primavera-estate del 1860. Nel contempo, tuttavia, questi stessi eventi causarono enormi problemi ai nuovi governanti dell'Italia.

La lezione si concentrerà sugli sforzi del nuovo governo italiano di far fronte al lascito del 1860, esaminando in particolare la sfida per creare il consenso politico, la difficoltà di costruire un nuovo sistema amministrativo e la minaccia rappresentata dal crimine nelle campagne e dal malcontento contadino. Questi problemi, assieme alle evidenti differenze culturali, geografiche ed economiche tra Nord e Sud, si combinarono dando vita alla "questione meridionale" che fino ai nostri giorni ha condizionato la percezione della storia di questa regione del Paese."

Ottava lezione: Gianni Toniolo, Tra arretratezza e modernizzazione: i caratteri del capitalismo italiano

"Alla vigilia del 150° anniversario dell'Unità, che cosa resta del grande dibattito sul fallimento economico del Risorgimento che tanto appassionò gli storici, non solo economici, negli anni attorno al centenario? Sono ancora intellettualmente vitali le tesi di Romeo, Sereni, Gershenkron? Rispetto ad allora, le ricerche quantitative fiorite negli ultimi vent'anni consentono una visione molto più completa sia dell'andamento del reddito e della produzione industriale sia del progresso nelle varie dimensioni del benessere degli italiani.
La prima parte della lezione dà conto di come appare oggi il profilo dell'economia italiana tra il 1850 e il 1913. Scompaiono sia la brusca impennata della crescita negli anni Ottanta sia la cosiddetta crisi agraria. Abbiamo un'idea più dettagliata dei divari regionali. Sappiamo molto di più su consumi, salute, distribuzione del reddito.
La seconda parte della lezione cerca di spiegare alcuni aspetti del quadro dell'economia italiana post-risorgimentale che oggi possediamo con i caratteri strutturali dell'economia italiana, con il contesto internazionale, con le scelte di politica economica.
La lezione si chiude con alcune considerazioni su come l'Italia visse la cosiddetta "prima globalizzazione", nei venti anni che precedettero il conflitto mondiale."

Nona lezione: Maria Luisa Betri, L'identità sociale nel processo di costruzione dello Stato unitario


"Lo Stato unitario nacque segnato da profonde linee di frattura, tra Nord e Sud, città e campagna, centro e periferia, e prima fra tutte, tra "paese legale" - il solo ad avere voce e rappresentanza politica - e "paese reale", costituito da milioni di lavoratori urbani e rurali, e pressoché sconosciuto nelle sue articolazioni alla classe dirigente liberale. La lezione verterà sul difficile e contraddittorio processo di adattamento del nuovo agli antichi caratteri originari dell'Italia, segnata da gelosi particolarismi municipali, e sui cambiamenti nel ceto politico e di governo, in cui l'aristocrazia fondiaria cedette progressivamente il passo alla componente di estrazione borghese, e in particolare a quella legata alle libere professioni. Mentre, pur mantenendo il paese la sua fisionomia essenzialmente rurale, il graduale sviluppo dell'industrializzazione favorì la crescita di un proletariato di fabbrica, che sperimentò le prime forme organizzative sindacali e politiche."

Decima lezione: Giovanni Miccoli, ll processo di secolarizzazione: chiesa, stato e società nel Risorgimento

"Nelle vicende delle relazioni tra Chiesa, Stato e società nel corso dei processi che portarono all'unificazione italiana, processi che vengono compendiati nel termine di Risorgimento, si intrecciano e si sovrappongono questioni, e dunque situazioni e prospettive non poco diverse. Sono questioni infatti di diversa ampiezza e spessore, tali da coinvolgere periodi di diversa durata e da presentarsi inoltre in termini e con sviluppi mutevoli in particolare nel corso di quei decenni cruciali che vanno dagli anni immediatamente precedenti le rivoluzioni del 1848 alla conquista di Roma da parte delle truppe italiane nel settembre 1870, i decenni appunto in cui si compie l'unificazione italiana.
Alla luce di tale premessa vengono prese in esame alcune questioni che maggiormente condizionarono (allora e per molti aspetti anche in seguito) i rapporti Chiesa-Stato-società: la questione nazionale italiana, riguardante in primo luogo l'indipendenza dall'influenza straniera; la "questione romana", ossia il problema della conciliabilità tra i doveri del papa come "principe italiano" e il suo ruolo di pastore universale della Chiesa, ciò che appunto metteva in discussione l'esistenza stessa del "dominio temporale" del papa; l'atteggiamento della Chiesa verso le "libertà moderne" e il superamento del sistema d'ancien régime e dell'alleanza trono-altare, una questione questa che va ben al di là della situazione italiana.
Vengono quindi illustrati i principali aspetti e le principali tappe dello scontro che oppose lo Stato sardo prima e quello italiano poi al papato e alla Chiesa, anche se non senza scarti e il profilarsi di prospettive diverse, in un contesto in cui alla metà del secolo la Chiesa cattolica, nei diversi Stati italiani, si presentava ancora con molte caratteristiche proprie del sistema d'ancien régime."

Undicesima lezione: Emilio Franzina, Tra la penisola e il mondo. Le migrazioni nella storia dell'Italia unita

"Le migrazioni, come fenomeno demografico, non costituiscono certo, sull'aprirsi dell'Ottocento, una novità nella storia della penisola. Spostamenti individuali e di gruppo si registrano infatti da secoli specie lungo tutto l'arco alpino e in molte zone della montagna appenninica, ma è solo con l'avvento degli esodi transoceanici di massa dall'Europa che gradatamente, dopo la fine delle guerre napoleoniche, l'emigrazione, inserendosi nel loro quadro, assume anche in Italia proporzioni rilevanti sino a diventare, ben prima del 1861, una costante nel panorama economico e sociale di un paese ancora alla ricerca della propria unità politica. I movimenti migratori diretti all'estero più e meno lontano si svolgono nondimeno, tra il 1820 e il 1860, in piena concomitanza e talora anche in discreta "sintonia" con il processo risorgimentale in atto. L'esilio dei patrioti liberali e dei proscritti mazziniani, per quanto numericamente circoscritto, finisce infatti per confondersi non di rado, nell'esperienza quotidiana dei suoi protagonisti, con l'emigrazione da lavoro propriamente detta. Secondo alcuni, addirittura, è nel mondo dei profughi che precocemente si delinea, sia in Europa e sia nelle Americhe, un importante embrione della iniziativa nazionalista a ridosso di piccole comunità etniche già conformate e complessivamente composte, al momento della nascita del Regno, da più di centomila persone spinte lontano da casa da ragioni soprattutto economiche. Queste avanguardie di uomini (essendo ancora scarse le presenze femminili), partiti come sudditi di questo o quello Stato preunitario (piemontesi in Francia, liguri al Plata, veneti e friulani nelle regioni tedescofone dell'Impero, siciliani in Tunisia ecc.), ma inizialmente inconsapevoli di essere italiani, acquistano col tempo un comune senso di appartenenza nazionale, generato e rinvigorito via via proprio dalla loro condizione di espatriati. Il tasso di patriottismo fra gli emigrati s'innalza, infatti, tra l'unità e la vigilia della Grande Guerra, in modo esponenziale e abbastanza inatteso talvolta persino anche in seno alle comunità etniche di origine rurale, e rimaste più isolate all'estero, senza peraltro estinguere (al massimo semmai attenuandole) le divisioni e le diverse vedute politiche di ciascuno (ad es. quelle dei monarchici e dei repubblicani o, più tardi, quelle degli anarchici e dei socialisti). Lo sviluppo e l'ingigantirsi dei flussi, non solo in quanto effetto di cruda espulsione negli anni della grande crisi agraria, procede comunque di pari passo con la costruzione in Italia dello Stato unitario e gli offre un supporto esterno di solito dimenticato o trascurato dagli storici poco interessati a rintracciare nell'incedere del nation building italiano un ruolo e una funzione eventualmente svolti dagli emigranti. Ma già nella massa di circa dodici milioni di persone che le statistiche ufficiali segnalano in uscita dal paese sino al 1913, l'anno di massima intensità emigratoria del periodo liberale con circa 800 mila unità, basterebbe pensare a coloro, più del 54% , che prima o poi rimpatriano spesso portando con sé i sensi di una mentalità patriottica acquisita o maturata appunto "al di là dei confini". Sul finire del secolo XIX, inoltre, e con forza crescente nel corso dell'età giolittiana, l'elaborazione da parte di alcune élites intellettuali di ardite teorie imperialiste, imperniate sull'espansionismo demografico, stimola (e deforma in chiave politicamente nazionalista) le visioni coltivate da un parte delle stesse classi dirigenti liberali a proposito dell'emigrazione popolare. Dalle sue file, allo scoppio della guerra europea e per quasi tutta la sua durata, escono, ad ogni modo, gli oltre 300 mila riservisti " (per metà provenienti da oltreoceano e in molti casi già figli o nipoti di antichi emigranti) che si arruolano "volontariamente" per venire a combattere in Italia: certo una minoranza rispetto alla massa quattro volte più grande dei "renitenti" che non rispondono alla chiamata alle armi, ma una minoranza non esigua o solo simbolicamente significativa. Il fascismo, in un momento storico segnato dalla provvisoria (e parziale) chiusura , tolto quello francese, di tutti gli sbocchi emigratori, cercherà con i suoi "Fasci all'estero" di appropriarsi anche di questo indubbio patrimonio di "italianità" consegnando all'Italia democratica e repubblicana, nella vorticosa ripresa postbellica delle correnti di espatrio, una eredità controversa in cui si possono scorgere, assieme ai problemi esistenziali e di lavoro di tante persone, gli effetti sulla società italiana dell'emigrazione e i suoi nuovi caratteri: tanto quelli noti e meglio studiati (le rimesse monetarie, lo sfoltimento demografico, la modernizzazione ma anche il mantenimento di mentalità arcaiche, il conservatorismo sociale ecc.) quanto quelli fraintesi o spesso equivocati (la sindacalizzazione, l'adesione ai partiti della sinistra di classe, ma anche i collegamenti con la Chiesa e con il mondo clericale, il filofascismo confuso con lo spirito patriottico ecc. ) a causa, parrebbe, della ostinata sottovalutazione, da parte di nuovo degli storici, della dimensione politica "nascosta" del fenomeno emigratorio e delle sue conseguenze sulla compagine nazionale che, in patria e all'estero, furono invece molte, complesse e meritevoli, soprattutto oggi, di essere riesaminate e tenute in grande considerazione."

sabato 30 ottobre 2010

"Pianto antico", Carducci e Martucci a confronto

Il tema dei rapporti tra poesia e musica e' tra i piu' interessanti.

* Leggi la poesia Pianto antico di Giosue Carducci e la relativa voce dell'enciclopedia digitale Wikipedia

* Ascolta la versione musicata da Giuseppe Martucci dai Tre Pezzi per canto e pianoforte op. 84, poesie di Giosue Carducci (1905-1906), eseguita nel corso del Concerto dei Giovani Artisti dei corsi di perfezionamento e dell'Opera Studio dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia nell'ambito della Seconda lezione del ciclo "Note d'Autore", a cura dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia in collaborazione con il Comitato promotore Giuseppe Martucci a cento anni dalla morte (1909-2009) [minuti 2:55-5:14]

venerdì 29 ottobre 2010

RisorgiMusica


"RisorgiMusica è lo spettacolo - realizzato dal Dipartimento Education dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – che la domenica mattina attende gli spettatori delle quattro città coinvolte nel progetto Sulle Note del Risorgimento [Torino, Napoli, Genova, Roma; n.d.r.]. Si tratta di una rappresentazione tra il teatro e la musica ispirato al romanzo Il Tamburino di Garibaldi dell’autrice Janna Carioli, un percorso storico e didattico (la pièce è adatta a un pubblico di età compresa tra gli otto e gli ottant’anni!) che attraverso il linguaggio musicale spiega le tappe più importanti del Risorgimento, con i suoi eroi, con le sue “vittime illustri e non” che hanno portato alla costruzione dell’Italia. In scena sette interpreti, che daranno voce e anima ad alcuni brani tratti dalle opere di Giuseppe Verdi, tra cui il celebre Va, pensiero, sull’ali dorate, accanto all’Inno Nazionale di Novaro nella versione originale di Mameli e ad altre pagine musicali di compositori risorgimentali."

Leggi la trama del libro dal sito dell'autrice.

giovedì 28 ottobre 2010

Sulle Note del Risorgimento


" Sulle Note del Risorgimento è il titolo di un importante progetto di ampio respiro, un percorso tra Musica e Storia che l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con il sostegno della Compagnia di San Paolo, promuove nell'ambito delle celebrazioni dedicate al Risorgimento, ovvero alla nascita dell'Italia contemporanea, ai 150 anni - che si compiranno nel 2011 - dell'Unità del nostro Paese.

L'iniziativa, che sarà realizzata da ottobre 2010 a marzo 2011, si sviluppa nel corso di due giornate, nello specifico il sabato e la domenica e avrà come sedi le seguenti città:

Torino (Teatro Carignano, 2 e 3 ottobre 2010)

Napoli (Teatro Mercadante, 13 e 14 novembre 2010)

Genova (Teatro della Tosse-Fondazione Luzzati, 12 e 13 febbraio 2011)

Roma (Auditorium Parco della Musica - Sala Petrassi, 26 e 27 marzo 2011) "

mercoledì 27 ottobre 2010

Note d'autore. Il Risorgimento e la nascita dell'Italia contemporanea


L'Arcivio multimedia del sito dell'Accademia di Santa Cecilia contiene le registrazioni video delle dieci conferenze del ciclo Note d'autore. Il Risorgimento e la nascita dell'Italia contemporanea.

Tutti i video si trovano anche sul sito del Progetto Risorgimento [a suo tempo segnalato su questo blog]

Riportiamo le sintesi degli interventi:

Prima lezione: Renato Meucci, Aspetti dell'influenza del pensiero mazziniano sulla musica italiana dell'Ottocento

"Tra i diversi scritti di critica letteraria, estetica e filosofia, Mazzini pubblicò nel 1836 la Filosofia della musica, dedicata a un "Ignoto Numini" che avrebbe dovuto ricollocare la musica "dove gli antichi grandi, non di sapienza, ma di sublimi presentimenti l'avevano posta accanto al legislatore ed alla religione". Come scrisse Massimo Mila, probabilmente Mazzini intendeva additare agli artisti italiani un cammino da percorrere, "un altro dei valori attraverso i quali era possibile placare la struggente ansia individualistica del Romanticismo: ‘Dio e Popolo'."
Questo il punto di partenza per indagare i reali rapporti tra il pensiero di Mazzini e le opere dei compositori a lui contemporanei."

Seconda lezione - Prima parte: Giovanni Sabbatucci, Antonio Rostagno, La cultura italiana al tempo di Giuseppe Martucci

"La serata s'inserisce nell'ambito del progetto Il Risorgimento e la nascita dell'Italia contemporanea e delle Manifestazioni nazionali per il primo centenario della scomparsa di Giuseppe Martucci.
Fondatore e primo direttore dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Martucci è stato una figura di primo piano nella musica e nella cultura italiana di fine Ottocento. Egli fu musicista interessato tanto alla tradizione nazionale quanto all'apertura europea; un compositore che sperimentò e rinnovò continuamente le grandi forme, senza mai ripetere né modelli esterni appresi passivamente né propri traguardi già acquisiti: esattamente ciò che accadde nella coeva letteratura italiana fra Carducci e Pascoli. Musica e letteratura del periodo rivelano, quindi, diversi punti di contatto tra le arti e un comune obiettivo: creare e individuare nuovi modelli "nazionali"."

Seconda lezione - Seconda parte: Concerto dei Giovani Artisti dei corsi di perfezionamento e dell'Opera Studio dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia nell'ambito della Seconda lezione del ciclo "Note d'Autore", a cura dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia in collaborazione con il Comitato promotore Giuseppe Martucci a cento anni dalla morte (1909-2009)

Giuseppe Martucci, Tre Pezzi per canto e pianoforte op. 84, poesie di Giosué Carducci (1905-1906)
Maggiolata
Pianto antico
Nevicata
Sergio Vitale baritono
Stefano Giannini pianoforte

Giuseppe Martucci, Tema con Variazioni op. 58
Giulio Biddau pianoforte

Giuseppe Martucci, La canzone dei Ricordi op. 68a (1886), poemetto lirico di R.E. Pagliara
No... svaniti non sono i sogni
Un vago mormorio mi giunge
Al folto bosco, placida ombria
Anna Goryachéva mezzosoprano
Stefano Giannini pianoforte

Terza lezione: Fabrizio Della Seta, Verdi e Manzoni: il dialogo tra uno scettico e un credente nell'Italia del Risorgimento

"Manzoni e Verdi sono stati gli artisti italiani dell'Ottocento nella cui produzione, rispettivamente letteraria e di teatro musicale, si incarnano nella maniera più chiara i problemi e le necessità della storia italiana nell'arco di tutto il secolo, prima e dopo l'Unità. Per questo è utile mettere a fuoco i momenti essenziali del loro rapporto. La conferenza riesamina l'insieme di dati e testimonianze relativi ad esso su tre piani: 1) quello dei rapporti personali; 2) quello della ricezione dell'opera e del pensiero di Manzoni da parte di Verdi; 3) quello dell'influsso che il primo ebbe sulla produzione del secondo, cercando di rispondere alla domanda: cosa c'è di manzoniano nell'opera di Verdi?"

Quarta lezione: Umberto Nicoletti Altimari, L'identità italiana nella programmazione delle istituzioni musicali nazionali del Novecento

"E' esistita una identità nazionale nella musica colta in Italia e, se così è, dove va ricercata? Da questa domanda prende avvio l'intervento che cercherà di chiarire quanto e quando un ‘idea di musica italiana sia stata adottata programmaticamente nelle attività musicali dello stato unitario. Le conclusioni, in parte paradossali, porteranno l'analisi a concentrarsi su aspetti specifici della vita musicale italiana con particolare riguardo all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia istituzione che per capacità organizzativa, ampiezza di coinvolgimento pubblico e riflesso sulla creatività musicale italiana svolge un ruolo significativo, se non unico, nella diffusione della musica strumentale e orchestrale nel panorama italiano."

Quinta lezione: Bianca Maria Antolini, Per un recupero di un'identità culturale nazionale fra musica, arte e letteratura: le celebrazioni dantesche del 1865

"Nel 1865 il sesto centenario della nascita di Dante venne celebrato in tutta Italia con feste grandiose, che in alcuni casi assunsero un significato dichiaratamente politico. In particolare a Firenze - capitale d'Italia e promotrice di un articolato programma di manifestazioni - si celebrò in Dante "il profeta dell'Italia presente, il fondatore dell'Unità nazionale". La musica ebbe una parte rilevante nelle feste fiorentine del 14, 15 e 16 maggio 1865, non solo con una profusione di cori di contenuto patriottico eseguiti da masse corali di centinaia di persone, ma con la prima esecuzione di una nuova sinfonia ispirata alla Divina Commedia, composta da Giovanni Pacini.

Nello stesso 1865 a Roma si costituiva la Società della Galleria dantesca, con cui l'imprenditore Romualdo Gentilucci intendeva costruire un monumento perenne a Dante, poeta universale, attraverso l'esposizione di 27 grandi tele raffiguranti episodi della Divina Commedia in una sala in cui si sarebbero eseguite composizioni musicali, così celebrando nel nome di Dante l'unione fra le arti. Per l'inaugurazione della Galleria dantesca, il 26 febbraio 1866 venne eseguita la sinfonia Dante di Franz Liszt.

Sia a Firenze sia a Roma, pur nella diversità dell'impostazione ideologica delle celebrazioni, dettata dalle differenti condizioni politiche delle due città, la musica per le feste dantesche scelse il sinfonismo (e non il melodramma!) come mezzo privilegiato per celebrare Dante: a Firenze si volle fondare una via italiana al sinfonismo, con la scelta dell'argomento dantesco "popolare, e italiano"; a Roma si cercò l'unione di arte italiana e arte tedesca, nell'intento di mettersi al passo con le più recenti esperienze della musica europea."

Sesta lezione: Guido Salvetti, Riflessi della cosiddetta 'questione meridionale' sulla vita musicale dell'Italia post-unitaria

"Gli studi sull'arretratezza del Mezzogiorno si sono coniugati molto spesso con un'analisi del ruolo che vi hanno giocato o vi dovranno giocare gli intellettuali e una borghesia colta e propulsiva. Da qui può partire una rassegna di come al Sud abbiano svolto la loro attività musicisti, editori musicali e impresari: e di come nella stagione del cosiddetto "verismo musicale" si sia data un'immagine semplificata e stereotipata del Mezzogiorno."

Tra Otto e Novecento, inoltre, questo tema è stato amplificato enormemente nel contesto dell'emigrazione - anche di musicisti e di imprenditori musicali - verso le Americhe."

Settima lezione: Luca Serianni, La lingua italiana nei carteggi dei musicisti

"Nell'Ottocento la corrispondenza epistolare era la più diffusa comunicazione tra adulti in grado di maneggiare la penna, anche all'interno della stessa città: le formule di rito non riducevano la vivacità espressiva, che poteva spingersi fino al ludismo verbale. Questo ed altro emerge dagli epistolari dei musicisti; la frequente, notevole, sprezzatura linguistica rischia di farli apparire sgrammaticati per la sensibilità attuale, ma va ricondotta a una norma meno rigida propria dell'uso manoscritto dell'epoca. Si leggeranno brani di lettere di grandi musicisti dell'Ottocento (Rossini, Paganini, Verdi), insieme a un esempio di scrittura femminile -- le donne hanno una presenza significativa negli epistolari -- appartenente alla cantante lirica Adelaide Borghi Mamo in corrispondenza con Pacini."

Ottava lezione: Annalisa Bini, Da Pontificia a Regia Accademia di Santa Cecilia: il nuovo clima culturale di Roma capitale

"Prima e dopo il 1870: il processo di trasformazione dell'Accademia di Santa Cecilia, da Congregazione dei musici nella Roma pontificia a moderna Accademia musicale è lo spunto per ripercorrere i progessivi mutamenti del clima culturale della nuova capitale nei primi decenni del Regno d'Italia. In un arco di tempo che va dalla breccia di Porta Pia alla caduta della giunta Nathan nel 1914, la città cambia volto, e con lei i luoghi d'arte, i teatri, le istituzioni culturali."

Nona lezione: Giovanni Paolo Di Stefano, Il mandolino come strumento musicale nazionale

"Nell'immaginario collettivo il mandolino napoletano è senza dubbio lo strumento più noto della tradizione musicale italiana. Diffusosi dalla metà del XVIII secolo, il mandolino raggiunse l'apice del successo proprio negli anni postunitari quando una miriade di associazioni e di circoli, sorti in tutto il paese, stimolarono l'attività di compositori, di editori musicali e determinarono l'affermazione di una fiorente industria liutaria nazionale specializzata proprio nella costruzione di questi strumenti. Di particolare rilevanza, nell'ambito del fenomeno del mandolinismo italiano, fu anche l'apporto della regina Margherita di Savoia - ella stessa mandolinista dilettante - che incoraggiò la diffusione di tale strumento nell'Italia unita e favorì il propagarsi di una vera e propria moda musicale nazionale.

In questo panorama culturale, significativa fu l'attività dei liutai napoletani, romani catanesi e milanesi. Le note manifatture Vinaccia e Calace a Napoli, Embergher a Roma, Porto a Catania, Monzino a Milano - liutai peraltro rappresentati nella collezione di strumenti appartenuti a Margherita di Savoia, oggi esposta presso il Museo dell'Accademia di Santa Cecilia - furono tra le fabbriche più note nel paese (ma una lista dei costruttori italiani di mandolini dell'epoca dovrebbe includere diverse centinaia di nomi).

La conferenza indaga le ragioni storiche, economiche e le implicazioni di carattere sociologico che determinarono lo straordinario successo del mandolino negli anni postunitari quando, conseguentemente al fenomeno dell'emigrazione di massa, questo strumento divenne un simbolo universalmente noto della cultura italiana nel mondo.

Durante la conferenza viene proposto l'ascolto di musiche di Giuseppe Branzoli, Raffaele Calace, Carlo Munier eseguite dal vivo da Dorina Frati (mandolino), Valdimiro Buzi (mandolino e mandola), Andrea Pace (chitarra)."

sabato 23 ottobre 2010

The Garibaldi Panorama


Una delle piu' prestigiose universita' americane, Brown University, possiede uno straordinario dipinto sul quale e' riprodotta la leggendaria vita di Giuseppe Garibaldi.

Guarda il lato 1
Guarda il lato 2

Alto 1.4 metri [4½ piedi], lungo 83 metri [273 piedi] e dipinto su due lati, il Panorama Garibaldi e' il piu' lungo dipinto al mondo. A causa delle sue dimensioni, esso richiede grandi sforzi per essere visto. Grazie alla collaborazione tra Microsoft, il Dipartimento di Informatica, la Biblioteca Universitaria e il prof. Massimo Riva della Brown, il dipinto puo' ora essere contemplato in una versione virtuale. Per mezzo della "Microsoft Surface Table" e' infatti possibile srotolare l'intero panorama, espandere, estrarre e ingrandirne ogni dettaglio.

L'innovativo progetto “Garibaldi on the Surface” viene presentato a Londra, nell'ambito della mostra Growing Knowledge – the Evolution of Research, allestita presso la British Library dal 12 Ottobre 2010 al 16 Luglio 2011. L'obiettivo dell'esposizione e' mostrare alcuni dei piu' recenti strumenti di ricerca, contenuti e spazi che trasformeranno la ricerca nel ventunesimo secolo.

Per approfondire:
- consulta i materiali sul sito della Brown;
- guarda il video, in cui vengono illustrate le straordinarie potenzialita' del dispositivo applicate al Progetto Garibaldi.

domenica 17 ottobre 2010

Atlante della letteratura italiana


In occasione della pubblicazione dell'Atlante della letteratura italiana della Casa Editrice Einaudi, "Il Sole 24 Ore Domenica" propone ai lettori il seguente gioco:

"Scegliete il vostro evento nella storia della letteratura. Il Sole 24 Ore Domenica invita oggi i lettori a scegliere il loro "evento" nella storia della letteratura italiana. Si tratta di individuare un luogo (in Italia, o fuori d'Italia) e una data (la più precisa possibile, dal Duecento a oggi) in cui sia successo qualcosa di decisivo per la civiltà letteraria italiana. Per evento non si dovrà intendere la scrittura di un testo o la pubblicazione di un libro. Potrà essere anche – come nell'Atlante della letteratura italiana Einaudi – un incontro chiave fra due o più persone, una polemica privata o pubblica, la nascita di un movimento culturale, un avvenimento della vita politica, sociale o religiosa. Unica regola del gioco: l'evento dovrà essere precisamente definito dal suo dove e dal suo quando, e i lettori che lo propongono dovranno brevemente argomentare (400 caratteri al massimo) le ragioni che lo rendono cruciale nella storia della letteratura italiana."

"L'Atlante della letteratura italiana Einaudi è un'opera ideata e diretta da Sergio Luzzatto e Gabriele Pedullà. È organizzata su tre volumi di grande formato, a ciascuno dei quali hanno collaborato i maggiori studiosi italiani e stranieri.
Il primo volume, in libreria da martedì, si intitola Dalle origini al Rinascimento ed è curato da Amedeo De Vincentiis [...] Vi hanno lavorato 62 autori. Contiene 68 saggi narrativi e 43 saggi grafici, con centinaia di carte, mappe, tabelle, e decine di illustrazioni.
Il secondo volume uscirà nella primavera 2011, si intitolerà Dalla Controriforma al Romanticismo e sarà curato da Erminia Irace.
Il terzo volume sarà in libreria nell'autunno 2011, a cura di Domenico Scarpa, con il titolo Dal Risorgimento a oggi."

Le citazioni sono tratte dall'articolo Cartografia letteraria d'Italia, che -come si legge al termine- è una rielaborazione dell'introduzione che apre il primo volume.

sabato 16 ottobre 2010

Save the Story. Grandi scrittori Storie immortali


La pagina web che pubblicizza una nuova iniziativa editoriale di Repubblica - L'Espresso permette di sfogliare alcune pagine dei volumi stampati finora. Tra questi La storia de I promessi sposi raccontata da Umberto Eco.

* Leggi le prime pagine
* Guarda le illustrazioni di Marco Lorenzetti

martedì 12 ottobre 2010

A noi fu dato in sorte questo tempo 1938-1947


La mostra A noi fu dato in sorte questo tempo 1938-1947, prodotta dall'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, racconta la storia di un gruppo di giovani ebrei ed amici di ebrei piemontesi nell'affrontare i drammatici eventi di quegli anni.

lunedì 11 ottobre 2010

150 Gli anni dell'Italia


Dall'11 ottobre 2010 al 21 febbraio 2011 la Fondazione Corriere della Sera organizza un ciclo di Conferenze dal titolo "150 Gli anni dell'Italia ".

Da tempo il quotidiano di Via Solferino presenta i dossier:
1861-2011 Visioni d'Italia: Le memorie del Risorgimento raccontate da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
e
1861-2011 Nascita di una Nazione

mercoledì 6 ottobre 2010

Poster For Tomorrow


In occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte (10 ottobre 2010) 100 poster verranno esposti in 100 citta' in tutto il mondo.

"Poster for tomorrow" ha infatti organizzato un concorso, seguito ora da una mostra simultanea in tutto il mondo. A Parigi la mostra sara' organizzata dal 7 al 10 ottobre 2010 al Museo delle Arti Decorative.

I poster saranno esposti anche a New York, Washington, Bruxelles, Ginevra, Londra, San Paolo, Beirut, Oslo, Seul e altre citta'. La mostra e' resa possibile grazie al sostegno delle Nazioni Unite, del Parlamento Europeo, dell’UNHCR e del Centro per la Pace di Oslo.

Visita il sito www.posterfortomorrow.org.
Consulta la voce "pena di morte" dell'enciclopedia Wikipedia e i siti delle Organizzazioni che combattono per l'abolizione della pena capitale, come Amnesty International, Nessuno Tocchi Caino e Coalizione italiana contro la pensa di morte

venerdì 1 ottobre 2010

1950 – 2010 dal Terzo Programma a Radio3


In occasione del 60^ anniversario di Radio3, invitiamo chi ci segue a leggere il testo di Marino Sinibaldi e quello di Giorgio Magi, oltre che, ovviamente, ad ascoltare le trasmissioni e a visitare il sito www.radio3.rai.it .

Scrive il direttore: "Oggi possiamo dire che è stata un'invenzione straordinaria: la prima radio culturale, la prima emittente in modulazione di frequenza, la prima che non cercasse un pubblico generalista, la prima a proporre programmi differenti. Da allora molte cose sono cambiate, naturalmente. Ma quella vocazione resta intatta. Radio3 deve trasmettere la bellezza del mondo (la musica, l'arte, il teatro, i libri, la poesia, la letteratura, la scienza...) senza considerarla evasiva o decorativa. E senza ignorare la complessità, le contraddizioni, i conflitti del proprio tempo. Così in questi anni Radio3 ha conquistato un pubblico particolare, ampio e attivo (e oggi interattivo)."

Un blog come il nostro, che si occupa di letteratura e storia, deve moltissimo a Radio3 e ai suoi programmi culturali.

Mostra "Vittorio Emanuele II, il re galantuomo e il suo tempo"


Si apre domani [2 ottobre] a Torino, per proseguire fino al 13 Marzo 2011, una mostra dedicata al primo re d'Italia: Vittorio Emanuele II di Savoia (1861-1878).

"La mostra si propone come un percorso della memoria in un momento storico fondamentale per l’Italia, fornendo un particolare contributo scientifico e documentale.

Attraverso l’esplorazione della vita e delle vicende del principale protagonista del Risorgimento, nella sfera pubblica, come nella dimensione privata, approfondendo e caratteristiche personali, gli aspetti caratteriali, le
reazioni emotive, i rapporti.
Il profilo del Re verrà tracciato ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita e al contempo soffermandosi sulle particolarità del personaggio: la scarsa attitudine allo studio, la passione per la caccia e il gioco del biliardo più che per la vita di corte, ed ancora le donne, il controverso rapporto con Cavour e il ruolo sulla scena politica europea.
Nasce un’importante occasione per trarre dalla memoria ispirazione e stimolo a ripensare l’Unità di un Paese nel rispetto delle sue radici storiche, delle sue identità e delle Sue differenze.

Il materiale esposto, corredato da oggettistica, vestiti, divise e arredi, mette a fuoco, attraversando mezzo secolo di eventi epocali, quell’intrecciarsi di vicende familiari e di corte che hanno alimentato, e tuttora alimentano, il mito di un periodo storico doloroso, eroico, affascinante: il XIX secolo e le vicende dell’unità italiana." [fonte]

Da una pagina del sito della Fondazione DNArt e' possibile scaricare dei materiali didattici in formato pdf.