domenica 30 gennaio 2011

Consigli sul metodo di studio per gli allievi della Scuola Secondaria Superiore

Il "Corriere della Sera" pubblica un intervento di Paola Melo, docente presso l'Istituto Agrario Statale "Pastori" di Brescia, sul metodo di studio:

Come “imparare a imparare”
Consigli sul metodo di studio per gli allievi della Scuola Secondaria Superiore


E' tratto da un manuale scritto dalla professoressa per i suoi studenti.

Storia d'Italia a fumetti


In occasione del 150^ anniversario dell'Unita' d'Italia, "Il Giornalino", in collaborazione con il Museo Italiano del Fumetto e dell'Immagine di Lucca, pubblica due volumi realizzati da alcuni dei maggiori autori del fumetto italiano.
Vol. 1 Il lungo cammino. Dalla Roma antica alla prima guerra mondiale;
Vol. 2 Un'avventura comune. Dalla seconda guerra mondiale a oggi.

uBCfumetti riporta un'intervista a Francesco Artibani e Ivo Milazzo.

sabato 29 gennaio 2011

Nel nome dell'Italia


Alberto Mario Banti (a cura di)
Nel nome dell'Italia
Il Risorgimento nelle testimonianze, nei documenti e nelle immagini

con la coll. di P. Finelli, G.L. Fruci, A. Petrizzo e A. Zazzeri
Laterza, 2010

Sul sito della casa editrice molti interventi di intellettuali italiani, apparsi su vari giornali.

venerdì 28 gennaio 2011

Piccola biblioteca della liberta'

In uno specifico spazio del sito della casa editrice Laterza autori, librai ed editori hanno indicato brani dei testi che a loro giudizio meglio rappresentano l’idea di libertà.

mercoledì 26 gennaio 2011

AUSMERZEN vite indegne di essere vissute


Dal sito www.jolefilm.it:

" Mercoledì 26 gennaio 2011 alle 21.10 Marco Paolini torna su La7, con AUSMERZEN vite indegne di essere vissute in diretta dall’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano. Una serata speciale introdotta da Gad Lerner, che al termine condurrà un approfondimento con gli ospiti in sala.

Per informazioni: www.marcopaolini.info e www.la7.it/paolini

Alla vigilia del Giorno della Memoria, un racconto dedicato alle teorie dell’eugenetica applicate dai nazisti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, una narrazione pensata per approfondire il valore del ricordo, il dolore dell’esperienza, il senso della responsabilità storica e individuale, il concetto di diversità e di accoglienza.
Una serata dedicata alla terribile vicenda legata alle teorie dell’eugenetica che fra il ’34 e il ‘45 ha portato il nazismo alla sterilizzazione prima e all’eliminazione poi dei disabili e dei malati di mente, con la sperimentazione di tecniche di eliminazione di massa poi applicate anche nella “soluzione finale” contro gli ebrei e gli altri “impuri”.

Questo lavoro è frutto di due anni di ricerche, di incontri con testimoni e con specialisti. È una narrazione cruda, nitida, razionale. Io non sono l’officiante di un rito della memoria, ma ne sono un cronista. E faccio la cronaca di una storia di cui pochi sanno moltissimo e molti non sanno nulla, dunque cerco di non maltrattare né gli uni né gli altri. Anch’io ne sapevo pochissimo fino a qualche tempo fa.
Serve provare a raccontarla perché non penso sia solo archeologia storica, e neppure una storia solo tedesca. Pone domande difficili, che riguardano il presente, e forse è per questo essere difficili che non ce le poniamo volentieri.
Ho chiesto aiuto a Gad Lerner per far sì che queste domande emergano dopo il racconto, dalle impressioni e dalle osservazioni degli spettatori in sala, ma sono sicuro che saranno le stesse che si porranno in tanti da casa
”.

Marco Paolini"

* Guarda il video di presentazione

Film "E come potevamo noi cantare. Milano 1943-45. Le deportazioni"

Dal sito dell'ANED: " L'ANED di Milano ha realizzato, in collaborazione con l'ANPI e con il sostegno del Comune di Sesto San Giovanni, un film sulle deportazioni da Milano verso i Lager nazisti.
Il film, E come potevamo noi cantare. Milano 1943-45. Le deportazioni, è firmato da Vera Paggi, Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi. La regia è di Massimo Buda, la fotografia di Paola Nessi.
Si tratta di una produzione di grande impegno, durata lungo l'arco di quasi tutto il 2010. Sono stati intervistati 4 superstiti dei Lager e 8 figli di deportati.

Il film sarà presentato in anteprima nazionale il 26 gennaio alle ore 18, presso la Camera del Lavoro di Milano, corso di Porta Vittoria 43, alla presenza degli autori e di gran parte degli intervistati, oltre che di Onorio Rosati, segretario generale della stessa Camera del Lavoro.
Ingresso libero.

Il titolo del film, naturalmente, riprende il primo verso di una celebre poesia di Salvatore Quasimodo:

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.
"

martedì 25 gennaio 2011

Campagna di comunicazione "Storia di famiglie - Campagna di raccolta materiali e documenti sulla Shoah"


Dal sito www.governo.it:

"La Shoah fu una tragedia unica, collettiva e nazionale, che ha riguardato, direttamente o indirettamente, la gran parte delle famiglie italiane. Anche nel nostro Paese, che vanta tra le altre la più antica Comunità Ebraica della diaspora al mondo. È necessario quindi rendere condiviso con la popolazione italiana sia questo aspetto storico, sia l’utilità pubblica della costruzione di luoghi deputati a divulgare, soprattutto verso le nuove generazioni, la Shoah.

Inizia pertanto il 27 gennaio sulle reti Rai la trasmissione dello spot per l’iniziativa “Storia di famiglie - Campagna di raccolta materiali e documenti sulla Shoah”, promossa, nell’ambito delle iniziative per il Giorno della Memoria, dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Obiettivo della Campagna è la raccolta di materiali e documenti destinati ai Musei della Shoah e dell’ebraismo di Roma e Ferrara, nonché al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, a fini di esposizione, divulgazione e studio.

Con lo spot, cui hanno contribuito volontariamente autorevoli testimonial (Piero Angela, Giovanni Maria Flick, Alain Elkann, Massimo Ranierie e, con il brano Memory del suo ultimo album, Giovanni Allevi), i cittadini italiani sono invitati a cercare e raccogliere materiale riguardante la Shoah (lettere, fotografie, cartoline, diari, oggetti…), conservato magari non conoscendone il valore storico-culturale, e a donarlo per contribuire alla costruzione dei Musei della Shoah e dell’ebraismo.

La raccolta del materiale avrà inizio il 27 gennaio e terminerà il 30 giugno 2011. In tale periodo, tutti coloro che intendono aderire alla Campagna potranno recarsi alla Prefettura-Ufficio territoriale del Governo più vicina (per informazioni: www.interno.it oppure Numero verde 800 893 140) per consegnare, a titolo di donazione, il materiale in proprio possesso, che verrà esaminato da un’apposita Commissione scientifica per la sua definitiva assegnazione.

Contribuiscono alla realizzazione dell’iniziativa: il Ministero dell’interno con le Prefetture, Il Ministero per i beni e le attività culturali con l’Archivio Centrale dello Stato e Poste Italiane s.p.a"

* Guarda il filmato

Consigli di lettura per il Giorno della Memoria

Consigli di lettura nel Giorno della Memoria dal sito LetteraTOUR.

Alcune proposte per il Giorno della Memoria 2011

Consulta le proposte della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea per il Giorno della Memoria 2011.

Mille manifestazioni per il Giorno della Memoria 2011

Dal sito dell'ANED: "Il 27 gennaio 2011 si celebra per l'undicesima volta in tutta Italia il Giorno della memoria, istituito con la legge 211 del 20 luglio 2000 "in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti". Il significato profondo di questa data anticipato in uno scritto di Primo Levi dedicato ai visitatori del campo di Auschwitz.
In tutta italia si svolgeranno migliaia di manifestazioni, moltissime delle quali coinvolgeranno i ragazzi delle scuole. Come ogni anno, anche in questi giorni l'ANED organizza direttamente moltissimi incontri, specie con i giovani. In tutte le occasioni in cui ciò sarà possibile, i superstiti dei Lager porteranno la loro viva testimonianza.
Nell'impossibilità di fornire un quadro completo di tutte le iniziative in programma, ne ricordiamo qui soltanto alcune, tra le molte. Altre informazioni sul sito dell'Insmli."

lunedì 24 gennaio 2011

La Shoah: Théâtre et cinèma aux limites de la reprèsentation?

Dall'8 al 10 dicembre 2010 si è tenuto a Parigi un importante convegno internazionale, intitolato La Shoah: Théâtre et cinèma aux limites de la reprèsentation?

I docenti interessati possono consultare il programma [in francese e in formato pdf], con una sintesi dei vari interventi e note bio-bibliografiche dei relatori.

domenica 23 gennaio 2011

sabato 22 gennaio 2011

Visitare Auschwitz


Tra qualche giorno, il 27 gennaio, ricorrerà l'undicesimo anniversario del Giorno della Memoria, un appuntamento a cui il nostro blog intende restare fedele.

Leggi l'intervista di Giovanni Tesio a Carlo Saletti e Frediano Sessi, autori del volume Visitare Auschwitz, pubblicato da Marsilio [tuttolibri lastampa.it]

Guarda il video con l'intervista a Carlo Saletti [youtube].

venerdì 21 gennaio 2011

17 marzo 2011


Il Regno d’Italia nacque il 17 marzo del 1861 e, lo stesso giorno, il Parlamento proclamò Vittorio Emanuele II di Savoia primo re d’Italia.

Per ricordare il 150^ anniversario dell’Unità d’Italia, il 17 marzo 2011 sarà festa nazionale e ci saranno numerose manifestazioni. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà al Pantheon per visitare la tomba di Vittorio Emanuele II.

giovedì 20 gennaio 2011

Garibaldi a fumetti


Rizzoli Lizard pubblica un volume a fumetti su Garibaldi, curato da Tuono Pettinato (Andrea Paggiaro).

Sfoglia alcune pagine.

Consulta il blog della casa editrice.

lunedì 17 gennaio 2011

Milioni di lezioni sul web

Leggi l'articolo L'universita' sul tablet. 300 milioni di lezioni di Laura Montanari [repubblica.it].

Rileggi il post dell'8.9.2009 sul corso del prof. Raffaele Giglio e, in generale, sugli OpenCourseWare e il portale Federica e-Learning dell'Universita' di Napoli.

domenica 16 gennaio 2011

"Dante Mon Amour": il sommo poeta a spasso per le scuole


Dal sito del Centro dantesco dei Frati Minori Conventuali di Ravenna apprendiamo:

" "Dante mon amour" il sommo poeta a spasso per le scuole

Firenze, professori, poeti e registi per il ciclo di lezioni-laboratorio sulla poesia dantesca

"Dante Mon Amour" è un innovativo percorso di formazione ed educazione alla poesia dantesca, svolto tramite lezioni e laboratori nelle scuole del territorio della provincia di Firenze, tenuti da professori e personalità di rilievo.
Il progetto - inserito all'interno del "Genio nel Territorio - Lettura Insieme" della Provincia di Firenze ed ideato da Culter - vuole offrire ai ragazzi che frequentano le scuole superiori del territorio un'occasione per conoscere ed amare la Divina Commedia, con l'obiettivo di innescare un processo di conoscenza attraverso la più alta tradizione letteraria italiana, e incoraggiare i più giovani a sperimentare in prima persona la ricchezza e l'inesauribile potenza della poesia grazie ad approcci più trasversali e innovativi della materia in un ciclo di lezioni.

Le scuole coinvolte sono l'ITC "Alessandro Volta" di Bagno a Ripoli, il Liceo Statale "Giotto Ulivi" di Borgo San Lorenzo, l'Istituto "Giorgio Vasari" di Figline Val D'Arno, il Liceo Scientifico "A. M. Enriques Agnoletti" di Campi Bisenzio e l'ITC "Piero Calamandrei" di Sesto Fiorentino, per un totale di 10 classi. "

Per conoscere gli appuntamenti, i relatori e gli argomenti delle lezioni, si rinvia al sito citato.

sabato 15 gennaio 2011

Mostra “Avanti popolo. Il Pci nella storia d'Italia”


In occasione del novantesimo anniversario del Congresso di Livorno (si tenne tra il 15 e il 21 gennaio del 1921) e a vent'anni dalla nascita del Partito democratico della sinistra (Rimini, 4 febbraio del 1991), presso la Casa dell'Architettura di Roma è allestita, dal 14 gennaio al 6 febbraio 2011, la mostra "Avanti popolo. Il PCI nella storia d'Italia".

Si legge nella presentazione: "La storia di un partito, ha scritto Gramsci nei Quaderni del carcere, è storia del suo paese «da un punto di vista monografico».

Questa mostra, quindi, racconta settant’anni di storia d’Italia documentando la parte ed il ruolo che vi ebbe il Pci dalla sua fondazione a Livorno il 21 gennaio 1921, sotto la guida di Bordiga, alla nascita del Partito democratico della sinistra, a Rimini, il 4 febbraio 1991.
Ma la storia del Novecento, scriveva ancora Gramsci, è «storia mondiale», e solo convenzionalmente si può scrivere la storia nazionale, a patto che se ne sappiano cogliere le relazioni con la storia internazionale.
La storia del Pci che qui si racconta è quindi storia dell’Italia nello scenario della storia internazionale del XX secolo.

La mostra è basata essenzialmente sul patrimonio archivistico e documentale della Fondazione Istituto Gramsci e della Fondazione Cespe, che sono depositarie degli archivi del Pci.
Si presentano perciò soprattutto materiali accumulati e conservati nel tempo dal partito stesso, che rappresentano una testimonianza della memoria da esso elaborata e trasmessa.
Si potrebbe dire che nella mostra il Pci viene raccontato attraverso se stesso e attraverso le tracce documentali che dirigenti, militanti e popolo hanno lasciato.
Sono inoltre esibiti materiali selezionati dall’archivio de l’Unità, dall’archivio del Crs [Centro per la Riforma dello Stato, n.d.r.], dall’archivio della Fondazione Di Vittorio, dall’archivio dell’Udi [Unione Donne in Italia, n.d.r.], dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio, dall’Istituto Luce, dagli archivi della Rai."

Visita il sito della mostra e ricostruisci le sei tappe principali in cui è articolata:
1921-1943 (dalla vigilia alla fine del fascismo);
1943-1948 (dall’armistizio all’elezione del primo parlamento repubblicano);
1948-1956 (dall’attentato a Togliatti all’invasione dell’Ungheria);
1956-1968 (gli anni della costruzione del muro di Berlino, della crisi di Cuba, del governo Tambroni, della morte di Togliatti fino all’invasione della Cecoslovacchia);
1968-1979 (i movimenti studenteschi e operai, Berlinguer, il compromesso storico, l’omicidio Moro);
1979-1991 (il craxismo, la caduta del Muro, la crisi del comunismo).

giovedì 13 gennaio 2011

Mostra "1910 Fuga dalla Capponcina. D'Annunzio fra Firenze e la Francia"


Ad un secolo dall’addio a Firenze, Palazzo Medici Riccardi ospita, dal 17 dicembre 2010 al 13 febbraio 2011, una mostra dedicata a d'Annunzio ed a un momento storico molto vivace per la cultura fiorentina.

"Una vera narrazione, fatta di pitture, sculture, fotografie, oggetti, carteggi, pubblicazioni, che si snoda nei vari luoghi espositivi di Palazzo Medici Riccardi. Questa l’essenza della mostra 1910 FUGA DALLA CAPPONCINA. D’ANNUNZIO FRA FIRENZE E LA FRANCIA, organizzata dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Firenze e che resterà aperta fino al 13 febbraio. Questa mostra promossa e realizzata della Provincia di Firenze si propone innanzitutto di far rivivere al visitatore le atmosfere irripetibili di quell’ambiente e di quel momento storico, così importante per Firenze e il suo territorio.


Il 1910, per Gabriele d’Annunzio, è l’anno dell’addio. Costretto a lasciare Firenze probabilmente a causa dei debiti accumulati, fugge a Parigi, l’altro polo culturale con cui nel corso degli anni non aveva mai interrotto i legami. D’Annunzio era arrivato a Firenze nel 1898 insieme ad Eleonora Duse e qui aveva vissuto per dodici anni “come un Signore del Rinascimento”, perfettamente a suo agio in quell’ambiente intellettuale e artistico, all’epoca fra i più fecondi e vivaci del mondo. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 Firenze contende a Parigi il ruolo di capitale della cultura e non a caso Gabriele d’Annunzio ponendo la sua dimora nel quieto rifugio collinare della Capponcina, a Settignano, non disdegna frequenti incursioni nella Ville Lumière.

Dalla collina di Settignano osserveremo quindi il panorama culturale fiorentino dell’epoca composto di riviste letterarie (dal Marzocco a Lacerba), di associazioni culturali, di luoghi per la riflessione e il confronto (i famosi caffè da Doney alle Giubbe Rosse). Ma la vitalità culturale si estende anche in altri ambiti, a cominciare dall’artigianato artistico, come testimoniano i fini prodotti della Manifattura di Signa esposti in mostra, fino alla fotografia che con Nunes Vais e i Fratelli Alinari si è imposta in quegli anni all'attenzione del mondo. 
In questo vivacissimo contesto l’attenzione della mostra si soffermerà su quattro personaggi, su due “coppie di fatto” che hanno vissuto con Firenze un rapporto speciale anche se limitato nel tempo: oltre, naturalmente, a Gabriele d’Annunzio la divina Eleonora Duse legata al Vate da un fortissimo legame di arte e di vita, e insieme a loro Edward Gordon Graig, padre della moderna regia teatrale con la danzatrice americana Isadora Duncan, che sembrerà liberare nella danza le “grazie primaverili” del Botticelli.

Il loro avvicendamento permetterà di “testare” da angolazioni diverse, la particolare posizione di Firenze nel contesto dei cambiamenti in atto fra la fine del secolo e il ‘900 prebellico. 
La mostra – dice l’Assessore provinciale alla Cultura Carla Fracci – promossa e realizzata dalla Provincia di Firenze si propone di suggerire al visitatore le atmosfere irripetibili dell’ambiente fiorentino dell’epoca. Firenze si presentava allora come un crogiolo di grandi proporzioni in cui uomini, donne elette, voci e luoghi dell’anima si fondevano per produrre un distillato artistico-mondano da fare invidia a quella che stava diventando il nuovo centro del movimento culturale di statura mondiale: Parigi. La mostra è quindi per noi un’occasione importantissima per rievocare e far conoscere un momento cruciale della vita culturale e artistica di Firenze e del suo territorio. Per questa ragione sono profondamente grata a Beppe Menegatti che ha avuto la prima intuizione per la realizzazione di questo evento e a Elena Puliti, curatrice della mostra, cui si deve la sua ideazione e concretizzazione”.



Percorso tematico dell’esposizione: 
 
Il percorso inizia nel Cortile di Michelozzo con un'immagine che ci mostra d'Annunzio come un principe del Rinascimento, attraverso il parallelismo tra la Cappella di Benozzo Gozzoli, con il particolare che ritrae Lorenzo Il Magnifico da giovane a cavallo e una foto di d’Annunzio a cavallo nel giardino della Capponcina. 
Nella prima stanza del primo piano trova spazio il ritratto di Eleonora Duse altra grande protagonista della mostra, mentre nella seconda stanza troviamo l'altra coppia celebre di quel periodo fiorentino Edward Gordon Craig e Isadora Duncan per poi scendere al piano terra di Palazzo Medici Riccardi. 
Nelle sale del pianterreno la mostra è dedicata all’ Ambiente cosmopolita e ai salotti, ovvero a d’Annunzio e Firenze, tra paesaggi naturali e culturali.
 Il percorso parte dalla Limonaia al cui interno si rievoca l’Asta degli arredi e delle suppellettili della Capponcina, effettuata tra il 3 e il 14 giugno 1911. La prima sala è dedicata ai fermenti culturali dell'epoca, nella poesia, nelle arti figurative e anche nelle nuove tecnologie. Nella seconda stanza, dedicata al “culto” di Dante, spicca l'incisione del Dante Adriaticus di Adolfo de Carolis. 
E ancora, la terza stanza ci fa ammirare una Galleria dei Ritratti con i Protagonisti della cultura fiorentina fra pittori e grandi fotografi (con il ritratto di Eleonora Duse realizzato da Michele Gordigiani e il ritratto fotografico della Duse di Nunes). 
La quarta stanza è dedicata a Gordon Craig e Firenze. L’ ultima sala è dedicata all’ eclissi del dannunzianesimo poetico e alla ricostruzione del ricordo."

(fonte, con lievi modifiche grafiche)

sabato 8 gennaio 2011

Carducci e il tricolore


Il 7 gennaio 1897, in occasione del primo centenario della nascita del tricolore, Giosue Carducci tenne nell'atrio del Palazzo civico di Reggio Emilia un discorso intitolato Per il tricolore, stampato lo stesso giorno dalla casa editrice bolognese Zanichelli.

Leggi il discorso di Carducci [Internet Archive].

Visita il sito del Comitato Guglielmo Marconi per avere moltissime informazioni sulla bandiera italiana.

venerdì 7 gennaio 2011

La bandiera italiana: uno dei simboli identitari della nazione


Rileggi l' Art. 12 della Costituzione:

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Visita il sito del Museo del Tricolore di Reggio Emilia.

Dal sito della Presidenza della Repubblica: "Sono partite da Reggio Emilia, la città che nel 1797 ha dato i natali al Tricolore, le celebrazioni ufficiali per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia con la partecipazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla festa della bandiera. La giornata è iniziata a Piazza Trampolini dove il Presidente Napolitano ha assistito alla cerimonia dell'alzabandiera. Il Capo dello Stato è quindi giunto nella Sala del Tricolore dove ha consegnato una copia del primo Tricolore ai sindaci di Torino, Firenze e Roma, e una copia della Costituzione ad alcuni studenti delle scuole reggiane in rappresentanza di tutti gli studenti."

Leggi e ascolta il discorso del Presidente della Repubblica in occasione della prima celebrazione ufficiale a Reggio Emilia per i 150 anni dall'Unità d'Italia.

Visita la pagina "I simboli della repubblica" sul sito quirinale.it.

giovedì 6 gennaio 2011

"Tre colori": il viaggio di Radio3 attraverso 150 anni di storia nazionale


Dal sito di Radio3: "Venerdì 7 gennaio una lunga diretta da Reggio Emilia, nel giorno in cui nel 1797 venne sventolata per la prima volta la bandiera italiana, inaugura le trasmissioni di Radio3 per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia.
Si comincia alle 12 al Teatro Municipale Romolo Valli con un Concerto per il Tricolore eseguito dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Michele Mariotti alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per proseguire alle 15 al Teatro Cavallerizza con Speciale Tre colori, un pomeriggio di idee, musica e spettacolo condotto da Marino Sinibaldi con ospiti prestigiosi. In collaborazione con la Fondazione I Teatri Reggio Emilia.
Ma quella di Reggio Emilia sarà solo la prima tappa del lungo viaggio di Radio3 attraverso 150 anni di storia nazionale con la nuova trasmissione Tre colori, in onda dal 10 gennaio dal lunedì al venerdì, dalle 14 alle 14.30.

[...] la nuova trasmissione Tre colori ricostruirà 150 storie, una al giorno, sull’Italia e l’italianità, disegnando una mappa sonora ricchissima, un secolo e mezzo di storia raccontato in tutte le fasi che, tra tante diversità, hanno portato gli italiani a unirsi in un sentimento di comune appartenenza.
Scrittori, storici, giornalisti, architetti, musicisti, scienziati, gastronomi e storici dell’arte racconteranno i luoghi, i simboli, i miti, i personaggi, gli eventi, le opere d’arte, gli oggetti, le canzoni, le invenzioni e i cibi che hanno fatto l’Italia, da un lato come fenomeni storico-antropologici, e dall’altro, come elementi della coscienza collettiva. Il carattere sfaccettato, molteplice e frammentario della nostra identità nazionale sarà amplificato dall’ordine apparentemente casuale che seguirà la messa in onda delle puntate."

martedì 4 gennaio 2011

Cremona nella grande letteratura: dal Quattrocento all'Ottocento





Continuiamo la carrellata di capolavori della letteratura italiana collegabili a Cremona, seguendo il saggio di Fulvio Stumpo, Cremona nella grande letteratura, pubblicato da CremonaBooks nel 2010.






Dopo Boccaccio è la volta del poema di Matteo Maria Boiardo, Orlando Innamorato.

Tra i personaggi vi è il longobardo Arcimbaldo, conte di Cremona, citato più volte nel Libro II. Figlio di Desiderio, risulta impegnato fino alla morte nella difesa di Monaco [Monico nel testo] dall'attacco di Rodamonte.

Testi online:

Libro II, Canto VI, ott. 36 sgg.;

Libro II, Canto VII, ott. 26 sgg.;

Libro II, Canto XIV, ott. 28-30 [IntraText].



Ludovico Ariosto ambienta a Cremona una delle sue cinque commedie, Il negromante.



Testo online [Intratext].

Un'edizione stampata a Venezia nel 1535 e posseduta dalla Biblioteca Comunale di Blois è consultabile al sito Les Bibliothèques Virtuelles Humanistes.

Google libri presenta invece un'edizione del 1551.



Teofilo Folengo cita parecchie volte Cremona nella sua opera più famosa, il Baldus.

"si mangiare cupis fasolos vade Cremonam" si legge al v. 104 del Libro II del poema in versi maccheronici.

E un paragone con con una caldaia di fagioli cremonesi serve a spiegare la battaglia diabolica in cui combattono i mostri infernali, ai vv. 514-521 del Libro XIX:
"Quale cremonesis plenum caldare fasolis,
quando parecchiatur villanis coena famatis,
seu quale in giorno mortorum grande lavezum,
impletumque fabis, subiecto brontolat igne,
magna fasolorum confusio, magna fabarum
est ibi, dum saltant, tomant, sotosoraque danzant;
tale diabolicum rupto certamen averno
mescolat insemmam bruttissima monstra baratri
".

'Mangiafagioli' erano detti gli abitanti di Cremona.

In un altro punto il poeta cita il Torrazzo per descrivere la fermezza del suo eroe Baldus:
"vocibus innumeris coelum, mare, terra boaxat,
de fundo ad cimam trabaltegat illa taverna,
nec tamen un minimum smarritur barro peluzzum,
tam manet intrepidus cotantam contra canaiam,
quam contra ventos turris famosa Cremonae,
deventatque magis validus spargendo cruorem.
" (Libro XI, vv. -194-199)

Testo online [IntraText]

Pietro Aretino, nella sceva VII del V atto della commedia La cortigiana, fa parlare un personaggio in maniera lusinghiera di un "vescovo di Cremona", che Stumpo identifica con Benedetto Accolti.

Testo online [Wikisource]

Il protagonista della commedia di Angelo Beolco, Il parlamento de Ruzante che iera vegnú de campo, è un reduce veneziano, che torna a casa dalla guerra combattuta proprio a Cremona:

"A cherzo che a he fato pí de sessanta megia al dí. Mo a son vegnú en tri dí da Chermona in qua: poh, no gh'è tanta via come i dise. I dise che da Chermona a Bersa che gh'è quaranta megia; sí... el gh'è un bati! El noghe n'è gnan deseoto. Da Bersa a la Peschiera i dise chtel ghe n'è trenta. Trenta? Cope Fiorín! A no egi ben seesse. Da la Peschiera a chí, che ghe pò esser? A ghe son vegnú in t'un dí. L'è vero ch'ha he caminò tuta la note. Meh sí! falcheto no volè mè tanto com a he caminò mi. A la fé, ch'el me duol ben le gambe, tamentre a no son gnan straco." (Scena prima)

Si tratta, probabilmente, della battaglia di Agnadello.

Testo online [IntraText]
Guarda l'inizio della commedia [video You Tube]


Nelle Novelle di Matteo Maria Bandello Cremona compare varie volte.

Innanzi tutto nella lettera dedicatoria, Il Bandello al reverendo protonotario apostolico messer Giacomo Antiquario (novella XVIII della Terza parte), leggiamo:
Erano la settimana passata nel venerabile monistero di Nostra Donna de le grazie in Milano alcuni gentiluomini con voi, e sotto il lungo pergolato de l’orto con alcuni religiosi d’esso monistero tutti vi andavate onestamente diportando. Ed essendosi detto che una volta frate Michele da Carcano, avendo uno dei suoi frati ingravidata una giovane a Cremona e il popolo entrato in furia, montò in pergamo e fece una bella predicazione, e nel fine, rivolto al popolo, disse: – Cremonesi miei, io sempre v’ho stimati uomini sagaci e di perfetto e saldo giudicio, ma io mi trovo molto ingannato de la mia openione. E che miracolo è questo o cosa insolita, che un uomo ingravidi una donna? non vedete voi che tutto il dí questa cosa avviene? e per simil cosa fate tanti romori? Miracolo sarebbe e cosa da far tumulto se la giovane avesse ingravidato il frate, – e con queste chiacchiere pacificò i cremonesi; – su questo si dissero cose assai de la dissoluta vita di molti religiosi e de la poca cura che vi si mette a corregger i loro pessimi costumi; cosí dei preti secolari come regolari od almeno che deverebbero esser regolari."

Un'intera novella (la XLVI della Terza parte) è ambientata a Crema.

Un'altra lettera dedicatoria, Il Bandello a la gentil signora la signora Ippolita Sanseverina e Vimercata salute (novella LI della Terza parte), cita un fatto accaduto a Crema: "E perché s’era inteso che in Crema una giovane da marito, essendo gravida ed avendo partorito, aveva la creatura suffocata e tratta in un chiassetto, perché non si sapesse il suo fallo, la contessa, che sentí che di questo caso si mormorava, ci promise di tal materia novellare. Onde senza indugio narrò una crudeltá da una madre verso il figliuolo usata, che tutti ci riempí di stupore e meraviglia ed insiememente di compassione, giurando che detta madre ella conosceva."

Infine, all'inizio della novella LII della Terza parte leggiamo: "Nondimeno, veggendo che del caso de la giovane cremasca tutti sète restati stupidi, e varii giudicii su ci sono stati fatti e detto che questi accidenti non ponno se non recare profitto a chi gli ascolta, sentendo lodare il bene e vituperar il male, io pur lo dirò. E se giudicato avete che quella di Crema meritasse tutto il castigo che le sante leggi a tai misfatti dánno, che giudicarete voi che meriti quella de la quale adesso io parlerò, quando la sua sceleraggine e vituperosa vita averete sentita? Quella di Crema potrebbe aver qualche colorata diffesa, perciò che, essendo giovane da marito e da l’amore del suo innamorato accecata, si lasciò ingravidare, e temendo dal padre e fratelli esser ancisa se il suo fallo si sapeva, o mai non trovar marito, si deliberò, a la meglio che poteva, celarsi. E certo il caso è degno di compassione. Ma questa che io narrerò non ebbe cagione alcuna d’incrudelire contra il figliuolo, come udirete. Onde, senza piú circa ciò tenzionare, verrò al fatto".

Nelle sue opere Niccolò Machiavelli parla a più riprese di Cremona, usata come merce di scambio nelle lotte per la dominazione della penisola e come dono di nozze che Bianca Maria Visconti portò in dote al marito Francesco Sforza.

Anche Francesco Guicciardini nella Storia d'Italia cita Cremona e il suo territorio centinaia di volte.

Nella Secchia rapita di Alessandro Tassoni Cremona, guidata da Buoso da Dovara, combatte dalla parte dei modenesi. Come noto, il poema eroicomico mescola dati e personaggi storici ad eventi e figure immaginari, ed opera una dissacrazione delle imprese e dei valori tipici dei poemi cavallereschi: come in Folengo, i cremonesi sono detti 'mangiafagioli' [canto V, ott. LXIII, v. 2] e, nonostante siano addirittura addestrati da Marte ("Marte restò in Italia a preparare / la milizia di Parma e di Cremona" [canto II, ott. LXVI, vv. 1-2]), ad un certo punto Buoso non si comporta certo da eroe:

"anzi, come fu noto a i pellegrini
fregi il Duara e a la pomposa vesta,
l’arroncigliâr con piú di cento uncini
ne le braccia, né fianchi e ne la testa.
- Fate pian, grida Bosio, aiuto, aiuto;
non stracciate, ché ’l saio è di veluto:
fermate i raffi, ch’io mi do per vinto;
non tirate, canaglia maledetta:
che malann’aggia il temerario instinto,
Perugini, ch’avete, e tanta fretta. -
" [canto VII, XXV, 3-XXVI, 4]

[Per altri rimandi, si rinvia alla lettura del testo di Stumpo]

Testo online [Wikisource]

Uno dei più noti personaggi usciti dalla penna di Alessandro Manzoni era originario di Cremona: padre Cristoforo [come abbiamo già documentato in un precedente post, cui rinviamo].

Cremona compare anche nelle due tragedie manzoniane.

Come noto, Francesco Bussone, il conte di Carmagnola da cui il dramma prende il titolo, fu accusato, ingiustamente secondo Manzoni, di avere tradito la Repubblica di Venezia, al cui soldo lavorava come capitano di ventura, a vantaggio del Ducato di Milano. Lo scontro tra milanesi e veneziani si svolse non lontano da Cremona, lungo il fiume Po.

Scrive Manzoni nelle Notizie storiche che precedono gli atti:

"Pochi giorni dopo, Nicola Trevisani, capitano dell’armata veneta sul Po, venne alle prese coi galeoni del Duca. Il Piccinino e lo Sforza, facendo le viste di voler attaccare il Carmagnola, lo rattennero dal venire in aiuto all’armata veneta, e intanto imbarcarono gran parte delle loro genti di terra sulle navi del Duca. Quando il Carmagnola s’avvide dell’inganno, e corse per sostenere i suoi, la battaglia era vicino all’altra riva. L’armata veneta fu sconfitta, e il capitano di essa fuggì in una barchetta.
Gli storici veneti accusano qui il Carmagnola di tradimento. Gli storici che non hanno preso il tristo assunto di giustificare i suoi uccisori, non gli danno altra taccia che d’essersi lasciato ingannare da uno stratagemma. Par certo che la condotta del Trevisani fosse imprudente da principio, e irresoluta nella battaglia. Fu bandito, e gli furono confiscati i beni; «e al capitano generale (Carmagnola), per imputazione di non aver dato favore all’armata, con lettere del Senato fu scritta una lieve riprensione».
Il giorno 18 d’ottobre, il Carmagnola diede ordine al Cavalcabò, uno de’ suoi condottieri, di sorprender Cremona. Questo riuscì ad occuparne una parte; ma essendosi i cittadini levati a stormo, dovette abbandonare l’impresa, e ritornare al campo.
Il Carmagnola non credette a proposito d’andar col grosso dell’esercito a sostenere quest’impresa; e mi par cosa strana che ciò gli sia stato imputato a tradimento dalla Signoria. La resistenza, probabilmente inaspettata, del popolo spiega benissimo perché il generale non si sia ostinato a combattere una città che sperava d’occupare tranquillamente per sorpresa: il tradimento non ispiega nulla; giacché non si sa vedere perché il Carmagnola avrebbe ordinata la spedizione, il cattivo esito della quale non fu d’alcun vantaggio per il nemico.
Ma la Signoria, risoluta, secondo l’espressione del Navagero, di liberarsi del Carmagnola, cercò in qual maniera potesse averlo nelle mani disarmato; e non ne trovò una più pronta né più sicura, che d’invitarlo a Venezia col pretesto di consultarlo sulla pace. Ci andò senza sospetto, e in tutto il viaggio furono fatti onori straordinari a lui, e al Gonzaga che l’accompagnava. Tutti gli storici, anche veneziani, sono d’accordo in questo; pare anzi che raccontino con un sentimento di compiacenza questo procedere, come un bel tratto di ciò che altre volte si chiamava prudenza e virtù politica. Arrivato a Venezia, «gli furono mandati incontro otto gentiluomini, avanti ch’egli smontasse a casa sua, che l’accompagnarono a San Marco». Entrato che fu nel palazzo ducale, si rimandarono le sue genti, dicendo loro che il Conte si fermerebbe a lungo col doge. Fu arrestato nel palazzo, e condotto in prigione. Fu esaminato da una Giunta, alla quale il Navagero dà nome di Collegio secreto; e condannato a morte, fu, il giorno 5 di maggio del 1432, condotto con le sbarre alla bocca tra le due colonne della Piazzetta, e decapitato. La moglie e una figlia del Conte (o due figlie, secondo alcuni) si trovavano allora in Venezia.
"

E all'Atto IV, durante il processo [i due personaggi sono inventati, "ideali": Marino, uno dei Capi del Consiglio dei Dieci; Marco, un Senatore veneziano]:

Marino: "[...] quando il Senato
diede il comando al Carmagnola, a molti
era sospetta la sua fede; ad altri
certa parea: potea parerlo allora.
Ei discioglie i prigioni, insulta i nostri
mandati, i nostri pari; ha vinto, e perde
in perfid’ozio la vittoria. Il velo
cade dal ciglio ai più. Nel suo soccorso
troppo fidando, il Trevisan s’innoltra
nel Po, le navi del nemico affronta;
sopraffatto dal numero, richiede
al Capitan rinforzo, e non l’ottiene.
Freme il Senato; poche voci appena
s’alzano ancor per lui. Cremona è presa,
basta sol ch’ei v’accorra; ei non v’accorre.
" [Atto IV, scena I, vv. 37-51]

Marco: "Io sono amico al Conte:
questa è l’accusa mia; nol nego, io il sono:
e il ciel ringrazio che vigor mi ha dato
di confessarlo qui. Ma se nemico
è della patria? Mi si provi, è il mio.
Che gli si appone? I prigionier disciolti?
Non li disciolse il vincitor soldato?
Ma invan pregato il condottier non volle
frenar questa licenza. Il potea forse?
Ma l’imitò. Non ve lo astrinse un uso,
qual ch’ei sia, della guerra? ed al Senato
vera non parve questa scusa? e largo
d’ogni onor poscia non gli fu? L’aiuto
al Trevisan negato? Era più grave
periglio il darlo; era l’impresa ordita
ignaro il Conte; ei non fu chiesto a tempo.
E la sentenza che a sì turpe esiglio
il Trevisan dannò, tutta la colpa
non rovesciò sovra di lui? Cremona?
Chi di Cremona meditò l’acquisto?
Chi l’ordin dié che si tentasse? Il Conte.
Del popol tutto che a rumor si leva
non può scarso drappel l’inaspettato
impeto sostener; ritorna al campo,
non scemo pur d’un combattente. Al Duce
buon consiglio non parve incontro un novo
impensato nemico avventurarsi;
e abbandonò l’impresa. Ella è, fra tante
sì ben compiute, una fallita impresa;
ma il tradimento ov’è?
" [Atto IV, scena I, vv. 108-137]

Testo online [IntraText]

Nell'Adelchi Manzoni inserisce [inventandolo di sana pianta] il personaggio di Ervigo da Cremona, un duca longobardo che rende omaggio a Carlo, re dei Franchi e futuro imperatore. Rappresenta dunque la fronda interna al re longobardo Desiderio e al figlio Adelchi, i quali tentano invano di opporsi ai nuovi conquistatori. Manzoni avrebbe commesso un errore storico in quanto Cremona non fu mai un ducato longobardo, come Brescia o Bergamo, sebbene soggetta ai "barbari" sin dal 603 d.C.

Testo online [IntraText]

domenica 2 gennaio 2011

Cremona nella grande letteratura: Duecento e Trecento

Nel 2010 la casa editrice Cremonalibri ha dato alle stampe un lavoro di Fulvio Stumpo intitolato Cremona nella grande letteratura.

L'autore, giornalista professionista e appassionato di storia e tradizioni locali, passa in rassegna un cospicuo numero di capolavori della letteratura italiana a vario titolo collegabili a Cremona, contestualizzando le opere analizzate in rapporto alle vicende storiche che ne costituiscono lo sfondo e alla produzione dei rispettivi autori.

Il primo capitolo si occupa di tre scrittori delle Origini: Girardo Patecchio, Uguccione da Lodi [il cognome indica una famiglia cremonese] e Ugo da Perso [da Persico], tutti vissuti nel XIII secolo.

Testi:
I testi dei tre autori, tutti tratti dall'antologia Poeti del Duecento, a cura di Gianfranco Contini, Milano-Napoli, Ricciardi, 1960, sono reperibili online al sito del Progetto Duecento, sez. Poesia didattica del Nord:
Girardo Patecchio, Splanamento de li proverbii de Salamone
Girardo Patecchio, Frotula Noiae Moralis
Uguccione da Lodi, Libro
Ugo di Perso, Noioso, responder m'è enoio
Ugo di Perso, Noioso, da voi no me 'nde toio

Il secondo capitolo è dedicato a Dante.

L'Alighieri cita Cremona e il suo volgare nel De Vulgari Eloquentia.

Il passo più significativo [ma ve ne sono altri documentati da Stumpo] è quello che conclude il primo libro, prima che venga esposta la dottrina relativa all’eloquenza volgare:
"Hoc autem vulgare quod illustre, cardinale, aulicum et curiale ostensum est, dicimus esse illud quod vulgare latium appellatur. Nam sicut quoddam vulgare est invenire quod proprium est Cremone, sic quoddam est invenire quod proprium est Lombardie; et sicut est invenire aliquod quod sit proprium Lombardie, [sic] est invenire aliquod quod sit totius sinistre Ytalie proprium; et sicut omnia hec est invenire, sic et illud quod totius Ytalie est. Et sicut illud cremonense ac illud lombardum et tertium semilatium dicitur, sic istud, quod totius Ytalie est, latium vulgare vocatur. Hoc enim usi sunt doctores illustres qui lingua vulgari poetati sunt in Ytalia, ut Siculi, Apuli, Tusci, Romandioli, Lombardi et utriusque Marchie viri." Liber Primus, 19, 1 [IntraText]
Così è tradotto da Sergio Cecchin [la fonte di riferimento è Opere minori di Dante Alighieri, vol. II, UTET, Torino 1986]:
"Affermiamo poi che questo volgare che abbiamo dimostrato essere illustre, cardinale, regale e curiale, si identifica con quello che viene chiamato volgare italiano. Infatti, come si può trovare un determinato volgare proprio di Cremona, così se ne può trovare uno proprio della Lombardia, e come se ne può trovare uno proprio della Lombardia, così se ne può trovare uno proprio del lato sinistro d’Italia, e come si possono trovare tutti questi volgari, così si può trovare il volgare che è proprio di tutta l’Italia. Pertanto, come il primo di questi riceve il nome di volgare cremonese, il secondo di volgare lombardo, il terzo di volgare di mezza Italia, così questo volgare che appartiene a tutta l’Italia, riceve il nome di volgare italiano. Esso fu usato dagli illustri maestri che in Italia composero poesia in volgare, e cioè da Siciliani, Apuli, Toscani, Romagnoli, Lombardi e scrittori di entrambe le Marche." Libro I, XIX [Classici Italiani]

Dante pone all'Inferno uno dei personaggi cremonesi più noti: Buoso da Dovara, signore della città, reo -ingiustamente secondo alcuni studiosi- di avere tradito per denaro Manfredi, figlio di Federico II. Si trova infatti nell'Antenora, tra i traditori della patria:
El piange qui l'argento de' Franceschi:
"Io vidi", potrai dir, "quel da Duera
là dove i peccatori stanno freschi".
(Inferno, XXXII, 115-117) [Dante Online].

Altri tre personaggi, tutti condannati alle pene dell'Inferno, avrebbero commesso parte dei loro peccati all'ombra del Torrazzo: Federico II, che dal 1236 al 1250 aveva fatto di Cremona la capitale del Nord; Pier delle Vigne, accusato di avere tradito l'imperatore ed arrestato proprio in città nel 1249; ed, infine, Ezzelino da Romano, genero del'imperatore - di cui aveva sposato la figlia Selvaggia - e sepolto a Soncino. Il primo è condannato per eresia [canto X, 118-120]; il secondo perché suicidatosi prima dell'esecuzione a morte [canto XIII; in particolare i vv. 1-78]; il terzo per violenza contro il prossimo [XII, 109-110].

Stumpo collega a Cremona anche un altro personaggio, solitamente associato alla città di Verona: Giulietta Capuleti. Nei versi del Purgatorio "Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, / Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: / color già tristi, e questi con sospetti!" [Purgatorio, VI, 106-108] la seconda famiglia [o fazione] sarebbe cremonese.
Nella principale fonte shakespeariana della vicenda di Giulietta e Romeo, la novella IX della seconda parte del corpus di Matteo Bandello, non vi è traccia di Capuleti e le due famiglie coinvolte sono, rispettivamente, Cappelletti e Montecchi. I Cappelletti -secondo Stumpo- potrebbero essere una famiglia cremonese, trapiantata a Verona a seguito di un bando di esilio.

{Testo della novella, da Tutte le opere di Matteo Bandello, Milano, Mondadori, 1943 [Wikisource]}.

Nelle Epistole Cremona viene nominata in quanto coinvolta nelle lotte tra l'Impero e i liberi Comuni italiani.

Nell'Epistola VII, in particolare, Dante si rivolge all'imperatore Enrico VII di Lussemburgo per convincerlo a lasciar perdere le citta' infedeli del Nord e a rivolgere lo sguardo alla vera causa della crisi italiana: l'odiata Firenze.
" [6]. Tu Mediolani tam vernando quam hiemando moraris et hydram pestiferam per capitum amputationem reris extinguere? Quod si magnalia gloriosi Alcide recensuisses, te ut illum falli cognosceres, cui pestilens animal, capite repullulante multiplici, per damnum crescebat, donec instanter magnanimus vite principium impetivit.
Non etenim ad arbores extirpandas valet ipsa ramorum incisio quin iterum multiplicius virulenter ramificent, quousque radices incolumes fuerint ut prebeant alimentum.
Quid, preses unice mundi, peregisse preconicis cum cervicem Cremone deflexeris contumacis? nonne tunc vel Brixie vel Papie rabies inopina turgescet? Ymo, que cum etiam flagellata resederit, mox alia Vercellis vel Pergami vel alibi returgebit, donec huius scatescentie causa radicalis tollatur, et radice tanti erroris avulsa, cum trunco rami pungitivi arescant.
" leggiamo ai paragrafi 20-22 della versione delle Opere curata nel 1960 da Ermenegildo Pistelli per la Società Dantesca Italiana [Dante Online].
Traduzione: "[6]. Tu resti a Milano passandovi dopo l'inverno la primavera, e credi di uccidere l'idra pestifera con l'amputarle le teste? Che se ricordassi le grandi imprese del glorioso Alcide, capiresti di sbagliare come lui, contro il quale la bestia pestifera, rinascendo le molte teste, per i colpi cresceva, finché quel magnanimo impetuosamente non attaccò la radice stessa della vita.
Per estirpare alberi, infatti, non vale il taglio dei rami, che anzi di nuovo ramificano vigorosamente più numerosi, fin quando siano rimaste indenni le radici che forniscano nutrimento.
Che cosa, o unico Signore del mondo, credi di aver compiuto quando avrai piegato il collo di Cremona ribelle? Forse che allora non si gonfierà inaspettata la rabbia o di Brescia o di Pavia? Anzi, quando questa rabbia anche flagellata sarà abbattuta, subito l'altra di Vercelli o di Bergamo o altrove scoppierà di nuovo, finché non si elimini alla radice la causa di questo tumore purolento e, strappata la radice di così grave errore, i rami pungenti insieme col tronco inaridiscano.
" [stessa fonte: Dante Online]

L'imperatore non ascoltò il consiglio di Dante e, come ben descrive Antonio Campi, ordinò il saccheggio e il pagamento di una cifra esorbitante (Cfr. Cremona fedelissima, Libro terzo, eventi dell'anno MCCCXI [fonte: Internet Archive, che riproduce un'edizione stampata a Milano da Bidelli nel 1645. La prima edizione è del 1582. Anche Google libri ha digitalizzato un esemplare della stessa edizione).

Dopo Dante, Boccaccio. Tra i personaggi del Decameron vi è Guidotto da Cremona, protagonista della Quinta novella della Quinta giornata. Guidotto, venendo a morte, affida all'amico ed ex-compagno d'armi Giacomino da Pavia la figlia adottiva Agnese, una bambina che aveva trovato in una casa abbandonata durante la presa della città di Faenza da parte dell'imperatore Federico, e che il soldato cremonese aveva preso con sè. Agnese troverà poi il padre naturale, Bernabuccio, e scoprirà che uno dei due pretendenti, Giannole, è in realtà suo fratello; potrà quindi sposare l'altro, Minghino.
Le circostanze dell'assalto e alcuni elementi sono storicamente fondati.

Testo della novella V,5 [IntraText]

Fine della prima parte