domenica 31 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Il cantar novo e 'l pianger delli augelli"

Leggi il testo del sonetto CCXIX:

Il cantar novo e 'l pianger delli augelli
in sul dì fanno retenir le valli,
e 'l mormorar de' liquidi cristalli
giù per lucidi, freschi rivi et snelli.

Quella ch'à neve il vòlto, oro i capelli,
nel cui amor non fur mai inganni né falli,
destami al suon delli amorosi balli,
pettinando al suo vecchio i bianchi velli.

Così mi sveglio a salutar l'aurora,
e 'l sol ch'è seco, et più l'altro ond'io fui
ne' primi anni abagliato, et son anchora.

I' gli ò veduti alcun giorno ambedui
levarsi inseme, e 'n un punto e 'n un'hora
quel far le stelle, et questi sparir lui.


Ascolta il componimento di Ercole Bottrigari (1531–1612), nell'esecuzione dell'Ensemble The Earle His Viols:

sabato 30 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Ben mi credea passar mio tempo omai"

Leggi il testo della canzone CCVII. Trascriviamo la prima stanza, a partire dalla quale Bartolomeo Tromboncino scrisse un componimento musicale:

Ben mi credea passar mio tempo omai
come passato avea quest'anni a dietro,
senz'altro studio et senza novi ingegni:
or poi che da madonna i' non impetro
l'usata aita, a che condutto m'ài,
tu 'l vedi, Amor, che tal arte m'insegni.
Non so s'i' me ne sdegni,
che 'n questa età mi fa divenir ladro
del bel lume leggiadro,
senza 'l qual non vivrei in tanti affanni.
Così avess'io i primi anni
preso lo stil ch'or prender mi bisogna,
ché 'n giovenil fallir è men vergogna.


Ascolta il componimento nell'esecuzione dell'Ensemble Doulce Mémoire diretto da Denis Raisin-Dadre:

venerdì 29 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "A la dolce ombra de le belle frondi"

Leggi il testo della sestina CXLII:

A la dolce ombra de le belle frondi
corsi fuggendo un dispietato lume
che 'nfin qua giù m'ardea dal terzo cielo;
et disgombrava già di neve i poggi
l'aura amorosa che rinova il tempo,
et fiorian per le piagge l'erbe e i rami.

Non vide il mondo sì leggiadri rami,
né mosse il vento mai sì verdi frondi
come a me si mostrâr quel primo tempo:
tal che, temendo de l'ardente lume,
non volsi al mio refugio ombra di poggi,
ma de la pianta più gradita in cielo.

Un lauro mi difese allor dal cielo,
onde più volte vago de' bei rami
da po' son gito per selve et per poggi;
né già mai ritrovai tronco né frondi
tanto honorate dal supremo lume
che non mutasser qualitate a tempo.

Però più fermo ognor di tempo in tempo,
seguendo ove chiamar m'udia dal cielo
e scorto d'un soave et chiaro lume,
tornai sempre devoto ai primi rami
et quando a terra son sparte le frondi
et quando il sol fa verdeggiar i poggi.

Selve, sassi, campagne, fiumi et poggi,
quanto è creato, vince et cangia il tempo:
ond'io cheggio perdono a queste frondi,
se rivolgendo poi molt'anni il cielo
fuggir disposi gl'invescati rami
tosto ch'incominciai di veder lume.

Tanto mi piacque prima il dolce lume
ch'i' passai con diletto assai gran poggi
per poter appressar gli amati rami:
ora la vita breve e 'l loco e 'l tempo
mostranmi altro sentier di gire al cielo
et di far frutto, non pur fior' et frondi.

Altr'amor, altre frondi et altro lume,
altro salir al ciel per altri poggi
cerco, ché n'è ben tempo, et altri rami.


Ascolta il componimento di Cipriano de Rore (1515- 1565), eseguito dal complesso Quink Vocal Ensemble [tratto da un cd della Telarc dedicato ai Madrigali del Rinascimento]:

giovedì 28 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Chiare, fresche et dolci acque"

Leggi il testo della canzone CXXVI.

Ascolta la serie di madrigali che Jacques Arcadelt (1504c-1568) compose a partire dalle strofe della canzone, eseguiti dal The Consort of Musicke, diretto da Anthony Rooley [da un cd della Deutsche Harmonia Mundi 77162]:

1^ stanza:

Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir' mi rimembra)
a lei di fare al bel fiancho colonna;
herba et fior' che la gonna
leggiadra ricoverse
co l'angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udïenza insieme
a le dolenti mie parole extreme.




2^ stanza:

S'egli è pur mio destino
e 'l cielo in ciò s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,
qualche gratia il meschino
corpo fra voi ricopra,
et torni l'alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo:
ché lo spirito lasso
non poria mai in più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata et l'ossa.




3^ stanza:

Tempo verrà anchor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la fera bella et mansüeta,
et là 'v'ella mi scorse
nel benedetto giorno,
volga la vista disïosa et lieta,
cercandomi; et, o pietà!,
già terra in fra le pietre
vedendo, Amor l'inspiri
in guisa che sospiri
sì dolcemente che mercé m'impetre,
et faccia forza al cielo,
asciugandosi gli occhi col bel velo.




4^ stanza:

Da' be' rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior' sovra 'l suo grembo;
et ella si sedea
humile in tanta gloria,
coverta già de l'amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch'oro forbito et perle
eran quel dì a vederle;
qual si posava in terra, et qual su l'onde;
qual con un vago errore
girando parea dir: - Qui regna Amore. -




5^ stanza:

Quante volte diss'io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
Così carco d'oblio
il divin portamento
e 'l volto e le parole e 'l dolce riso
m'aveano, et sì diviso
da l'imagine vera,
ch'i' dicea sospirando:
Qui come venn'io, o quando?;
credendo d'esser in ciel, non là dov'era.
Da indi in qua mi piace
questa herba sì, ch'altrove non ò pace.




Congedo:

Se tu avessi ornamenti quant'ài voglia,
poresti arditamente
uscir del boscho, et gir in fra la gente.


Ascolta la composizione che Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594) elaborò a partire dalla prima stanza, nell'esecuzione del gruppo Pro Musica Antiqua diretto da Giovanni Vianini:



Un terzo compositore da segnalare è Giovanni Lulino, la cui versione musicale della canzone è presente nel cd Musique de la Renaissance au temps de Botticelli, a cura dell'Ensemble Les Cours Européennes [ascolta], e nel cd Francesco Petrarca nelle musiche del primo Cinquecento, a cura del Consort Veneto.

mercoledì 27 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Tutto 'l dì piango; et poi la notte, quando"

Leggi il testo del sonetto CCXVI:

Tutto 'l dì piango; et poi la notte, quando
prendon riposo i miseri mortali,
trovomi in pianto, et raddoppiansi i mali:
così spendo 'l mio tempo lagrimando.

In tristo humor vo li occhi comsumando,
e 'l cor in doglia; et son fra li animali
l'ultimo, sì che li amorosi strali
mi tengon ad ogni or di pace in bando.

Lasso, che pur da l'un a l'altro sole,
et da l'una ombra a l'altra, ò già 'l più corso
di questa morte, che si chiama vita.

Più l'altrui fallo che 'l mi' mal mi dole:
ché Pietà viva, e 'l mio fido soccorso,
vèdem' arder nel foco, et non m'aita.


Ascolta il madrigale di Orlando di Lasso (1532-1594), eseguito dal complesso Concerto italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini:



Ascolta il madrigale di Giulio Caccini (1550c-1618), tratto dalla raccolta Le nuove musiche (1601), eseguito da Roberta Invernizzi:



In epoca contemporanea Vijay Singh ha messo in musica il testo dei Rerum vulgarium fragmenta. Ascolta l'esecuzione del Minnesota All-State Women's Choir, diretto dallo stesso compositore:

martedì 26 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Due rose fresche, et colte in paradiso"

Leggi il testo del sonetto CCXLV:

Due rose fresche, et colte in paradiso
l'altrier, nascendo il dì primo di maggio,
bel dono, et d'un amante antiquo et saggio,
tra duo minori egualmente diviso

con sì dolce parlar et con un riso
da far innamorare un huom selvaggio,
di sfavillante et amoroso raggio
et l'un et l'altro fe' cangiare il viso.

- Non vede un simil par d'amanti il sole -
dicea, ridendo et sospirando inseme;
et stringendo ambedue, volgeasi a torno.

Così partia le rose et le parole,
onde 'l cor lasso anchor s'allegra et teme:
o felice eloquentia, o lieto giorno!


Ascolta il madrigale composto da Luca Marenzio, nell'esecuzione del complesso The Consort Of Musicke, diretto da Anthony Rooley:

lunedì 25 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Italia mia, benché 'l parlar sia indarno"

Leggi il testo della canzone CXXVIII. Trascriviamo la prima stanza:

Italia mia, benché 'l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sì spesse veggio,
piacemi almen che ' miei sospir' sian quali
spera 'l Tevero et l'Arno,
e 'l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.
Vedi, Segnor cortese,
di che lievi cagion' che crudel guerra;
e i cor', che 'ndura et serra
Marte superbo et fero,
apri Tu, Padre, e 'ntenerisci et snoda;
ivi fa che 'l Tuo vero,
qual io mi sia, per la mia lingua s'oda.


Se ne servì Philippe Verdelot per comporre un magrigale a cinque voci. Ascoltalo nell'esecuzione

- dell'Ensemble Camerata Nova, diretto da Luigi Taglioni:



- del complesso Huelgas Ensemble, diretto da Paul van Nevel:

domenica 24 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Datemi pace, o duri miei pensieri"

Leggi il testo del sonetto CCLXXIV:

Datemi pace, o duri miei pensieri:
non basta ben ch'Amor, Fortuna et Morte
mi fanno guerra intorno e 'n su le porte,
senza trovarmi dentro altri guerreri?

Et tu, mio cor, anchor se' pur qual eri,
disleal a me sol, che fere scorte
vai ricettando, et se' fatto consorte
de' miei nemici sì pronti et leggieri?

In te i secreti suoi messaggi Amore,
in te spiega Fortuna ogni sua pompa,
et Morte la memoria di quel colpo

che l'avanzo di me conven che rompa;
in te i vaghi pensier' s'arman d'errore:
perché d'ogni mio mal te solo incolpo.


Un file audio in formato mp3 di un componimento di Antonio Stringari (XVI secolo) è scaricabile dalla pagina dedicata al cd Francesco Petrarca nelle musiche del primo Cinquecento sul sito del Consort Veneto.

sabato 23 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Movesi il vecchierel canuto e et biancho"

Leggi il testo del sonetto XVI:

Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov'à sua età fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;

indi trahendo poi l'antiquo fianco
per l'extreme giornate di sua vita,
quanto più pò, col buon voler s'aita,
rotto dagli anni, et dal cammino stanco;

et viene a Roma, seguendo 'l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch'ancor lassù nel ciel vedere spera:

così, lasso, talor vo cerchand'io,
donna, quanto è possibile, in altrui
la disïata vostra forma vera.


Ascolta il componimento musicale di Bartolomeo Tromboncino (1470-1535) nell'esecuzione del Consort Veneto:



Un file audio in formato mp3 del medesimo componimento è scaricabile dal sito del Consort Veneto nella pagina relativa al cd Francesco Petrarca nelle musiche del primo Cinquecento [Tactus TC 450001].

venerdì 22 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Vergine bella, che di sol vestita"

Leggi il testo della canzone CCCLXVI, il lungo componimento con cui si chiude il Canzoniere:

Vergin bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sì, che 'n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so 'ncominciar senza tu' aita,
et di Colui ch'amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s'a mercede
miseria extrema de l'humane cose
già mai ti volse, al mio prego t'inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench'i' sia terra, et tu del ciel regina.


Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con più chiara lampa;
o saldo scudo de l'afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto 'l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch'avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que' belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne' dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.


Vergine pura, d'ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch'allumi questa vita, et l'altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt'i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che 'l pianto d'Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.


Vergine santa d'ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d'errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergina glorïosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto 'l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch'appaghe il cor, vera beatrice.


Vergine sola al mondo senza exempio,
che 'l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s'a' tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove 'l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta via drizzi a buon fine.


Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d'ogni fedel nocchier fidata guida,
pon' mente in che terribile procella
i' mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l'ultime strida.
Ma pur in te l'anima mia si fida,
peccatrice, i' no 'l nego,
Vergine; ma ti prego
che 'l tuo nemico del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne al tuo virginal chiostro.


Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch'i' nacqui in su la riva d'Arno,
cercando or questa et or quel'altra parte,
non è stata mia vita altro ch'affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m'ànno
tutta ingombrata l'alma.
Vergine sacra et alma,
non tardar, ch'i' son forse a l'ultimo anno.
I dì miei più correnti che saetta
fra miserie et peccati
sonsen' andati, et sol Morte n'aspetta.


Vergine, tale è terra, et posto à in doglia
lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n'avenne
fôra avenuto, ch'ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d'alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch'a te honore, et a me fia salute.


Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l'extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no 'l mio valor, ma l'alta Sua sembianza,
ch'è in me, ti mova a curar d'uom sì basso.
Medusa et l'error mio m'àn fatto un sasso
d'umor vano stillante:
Vergine, tu di sante
lagrime et pïe adempi 'l meo cor lasso,
ch'almen l'ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu 'l primo non d'insania vòto.


Vergine humana, et nemica d'orgoglio,
del comune principio amor t'induca:
miserere d'un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sì mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man' resurgo,
Vergine, i' sacro et purgo
al tuo nome et penseri e 'ngegno et stile,
la lingua e 'l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado i cangiati desiri.


Il dì s'appressa, et non pòte esser lunge,
sì corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e 'l cor or coscïentia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol, verace
homo et verace Dio,
ch'accolga 'l mïo spirto ultimo in pace.


Guillame Dufay (1397-1474) mise in musica la prima stanza. Nella voce dedicata al compositore, Wikipedia precisa che si tratta della "prima versione musicale (limitata alla prima strofa), di straordinaria intensità espressiva, della celebre canzone di Francesco Petrarca. L'unico esempio precedente di testo petrarchesco messo in musica è la ballata Non al suo amante di Jacopo da Bologna." Ascolta il componimento di Dufay nell'esecuzione del The Medieval Ensemble of London, diretto da Peter e Timothy Davies:



Bartolomeo Tromboncino (1470-1535) compose una frottola utilizzando la prima (vv. 1-13) e la settima stanza (vv. 79-91). Ascolta il componimento nell'interpretazione del complesso Accordone, fondato da Marco Beasley e Guido Morini:



Cipriano de Rore (1515/16-1565) compose nel 1548 un ciclo di undici madrigali sulle stanze della canzone, di cui esiste una registrazione completa a cura del The Hilliard Ensemble [Harmonia Mundi HMA 1901107] . Ascolta la terza stanza nell'esecuzione di Hugues Cuénod, accompagnato da Hermann Leeb al liuto [la registrazione risale agli anni Sessanta].

Anche Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594) compose cinquant'anni dopo, nel 1594, una serie di madrigali utilizzando le strofe della canzone petrarchesca: i Madrigali spirituali a cinque voci. Ascoltali nell'interpretazione dell'Ensemble Officium, diretto da Wilfried Rombach:

- prima strofa (vv. 1-13 "Vergine bella..."):



- seconda strofa (vv. 14- "Vergine saggia..."):



- terza strofa (vv. 27-39 "Vergine pura..."):



- quarta strofa (vv. 40-52 "Vergine santa..."):



- quinta strofa (vv. 53-65 "Vergine sola..."):



- sesta strofa (vv. 66-78 "Vergine chiara..."):



- settima strofa (vv. 79-91 "Vergine, quante lagrime..."):



- ottava strofa (vv. 92-104 "Vergine, tale è terra..."):

giovedì 21 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Non al suo amante più Dïana piacque"

Leggi il testo del madrigale LII:

Non al suo amante più Dïana piacque,
quando per tal ventura tutta ignuda
la vide in mezzo de le gelide acque,

ch'a me la pastorella alpestra et cruda
posta a bagnar un leggiadretto velo,
ch'a l'aura il vago et biondo capel chiuda,

tal che mi fece, or quand'egli arde 'l cielo,
tutto tremar d'un amoroso gielo.


Jacopo da Bologna musicò la poesia. Si tratta, come segnala l'enciclopedia Wikipedia, della prima composizione musicale su testo di Petrarca [voce G. Dufay, una delle voci "vetrina" dell'enciclopedia] e dell'"unica composizione contemporanea" al testo letterario [voce J. da Bologna]. Ascoltane alcune esecuzioni:

- dell'Ensemble P.A.N. {Project Ars Nova} [una registrazione degli anni Ottanta]:



- del The Newberry Consort diretto da David Douglass:



Anche Luca Marenzio (1553c-1599) compose un madrigale sul testo di Petrarca, inserito nel Libro I a 4 voci (1585). Ne esiste una edizione a cura del Concerto Italiano diretto da Rinaldo Alessandrini, disponibile a pagamento su iTunes. Radio Bue, la web radio degli studenti dell'Università di Padova, permette di scaricare gratuitamente un file mp3 [si tratta di uno degli ascolti del corso Forme della poesia per musica, a cura di Marco Bizzarini].

mercoledì 20 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "L'aura che 'l verde lauro et l'aureo crine"

Leggi il testo del sonetto CCXLVI:

L'aura che 'l verde lauro et l'aureo crine
soavemente sospirando move,
fa con sue viste leggiadrette et nove
l'anime da' lor corpi pellegrine.

Candida rosa nata in dure spine,
quando fia chi sua pari al mondo trove,
gloria di nostra etate? O vivo Giove,
manda, prego, il mio in prima che 'l suo fine:

sì ch'io non veggia il gran publico danno,
e 'l mondo remaner senza 'l suo sole,
né li occhi miei, che luce altra non ànno;

né l'alma, che pensar d'altro non vòle,
né l'orecchie, ch'udir altro non sanno,
senza l'oneste sue dolci parole.


Ascolta il madrigale di Nicola Vicentino (1511-1572), eseguito dall'Ensemble Doulce Mémoire:



Un'altra interpretazione: dell'Ensemble Lala Hoho, diretto da Giomar Garcia Sthel:

martedì 19 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Liete et pensose, accompagnate et sole"

Leggi il testo del sonetto CCXXII:

- Liete et pensose, accompagnate et sole,
donne che ragionando ite per via,
ove è la vita, ove la morte mia?
perché non è con voi, com'ella sòle?

- Liete siam per memoria di quel sole;
dogliose per sua dolce compagnia,
la qual ne toglie Invidia et Gelosia,
che d'altrui ben, quasi suo mal, si dole.

- Chi pon freno a li amanti, o dà lor legge?
- Nesun a l'alma; al corpo Ira et Asprezza:
questo or in lei, tal or si prova in noi.

Ma spesso ne la fronte il cor si legge:
sì vedemmo oscurar l'alta bellezza,
et tutti rugiadosi li occhi suoi.


Ascolta il madrigale di Adriano Willaert (1490-1562) nell'esecuzione dell'Ensemble Doulce Mémoire diretto da Denis Raisin-Dadre [cd Le siècle du Titien. Venise, 1490-1576]:

lunedì 18 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Or che 'l ciel e la terra e 'l vento tace"

Leggi il testo del sonetto CLXIV:

Or che 'l ciel et la terra e 'l vento tace
et le fere e gli augelli il sonno affrena,
Notte il carro stellato in giro mena
et nel suo letto il mar senz'onda giace,

veggio, penso, ardo, piango; et chi mi sface
sempre m'è inanzi per mia dolce pena:
guerra è 'l mio stato, d'ira et di duol piena,
et sol di lei pensando ò qualche pace.

Così sol d'una chiara fonte viva
move 'l dolce et l'amaro ond'io mi pasco;
una man sola mi risana et punge;

e perché 'l mio martir non giunga a riva,
mille volte il dì moro et mille nasco,
tanto da la salute mia son lunge.


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi, inserito nell'VIII Libro dei Madrigali, nell'esecuzione del complesso Cappella Mediterranea:



Un'altra interpretazione: quella del Concerto Italiano diretto da Rinaldo Alessandrini:



Prima di Monteverdi Bartolomeo Tromboncino (1470 - 1535) aveva messo in musica la poesia di Petrarca. Ascolta la versione di Giuseppe Zambon (controtenore) e Massimo Lonardi (liuto), contenuta nel cd Voice and Lute in Venice in the 16th century:

domenica 17 luglio 2011

Ad Alta Voce: "Il Gattopardo"

Pietro Biondi legge Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ["Ad alta voce" Radio 3 dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 16.25].

Varie edizioni del romanzo sono consultabili online grazie a Google Libri.

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Per approfondire il tema dei rapporti tra il romanzo e il famosissimo film di Luchino Visconti, si rinvia al dossier Rappresentare gli italiani. «Il Gattopardo» dal romanzo al film presente sul sito del Progetto Risorgimento, dal quale è possibile collegarsi a una copia del romanzo con note e sottolineature autografe [biblioteca digitale della Fondazione Istituto Gramsci].

venerdì 15 luglio 2011

La Repubblica Romana del 1849: una banca dati


"Nella banca dati La Repubblica Romana del 1849 vengono, per la prima volta, raccolti e messi a disposizione migliaia di documenti (giornali, opuscoli, bandi e fogli volanti, manoscritti, il fondo riunito dallo storico Giuseppe Spada) posseduti dalla Biblioteca di Storia moderna e contemporanea. Si tratta di materiali di difficile reperibilità e di fondamentale importanza per gli studi storici, pubblicati tra l’elezione al soglio pontificio di Pio IX e il suo definitivo ritorno a Roma."

giovedì 14 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Vago augelletto che cantando vai"

Leggi il testo del sonetto CCCLIII:

Vago augelletto che cantando vai,
over piangendo, il tuo tempo passato,
vedendoti la notte e 'l verno a lato
e 'l dì dopo le spalle e i mesi gai,

se, come i tuoi gravosi affanni sai,
così sapessi il mio simile stato,
verresti in grembo a questo sconsolato
a partir seco i dolorosi guai.

I' non so se le parti sarian pari,
ché quella cui tu piangi è forse in vita,
di ch'a me Morte e 'l ciel son tanto avari;

ma la stagione et l'ora men gradita,
col membrar de' dolci anni et de li amari,
a parlar teco con pietà m'invita.


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi, inserito nell' VIII Libro dei Madrigali, nella versione del gruppo Concerto Italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini:



Monteverdi ha messo in musica le due quartine.

Il sito recmusic.org, più volte segnalato nei post precedenti, cita un altro compositore che si è occupato del medesimo testo poetico: Stefano Rossetti.

mercoledì 13 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena"

Leggi il testo del sonetto CCCX.

Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena,
e i fiori et l'erbe, sua dolce famiglia,
et garrir Progne et pianger Philomena,
et primavera candida et vermiglia.

Ridono i prati, e 'l ciel si rasserena;
Giove s'allegra di mirar sua figlia;
l'aria et l'acqua et la terra è d'amor piena;
ogni animal d'amar si riconsiglia.

Ma per me, lasso, tornano i più gravi
sospiri, che del cor profondo tragge
quella ch'al ciel se ne portò le chiavi;

et cantar augelletti, et fiorir piagge,
e 'n belle donne honeste atti soavi
sono un deserto, et fere aspre et selvagge.


Ascolta il madrigale a cinque voci di Claudio Monteverdi, dal VI libro dei Madrigali 1614, eseguito da La Venexiana:



Un'altra interpretazione, diretta da Rinaldo Alessandrini:



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N.B. Monteverdi musicò un altro componimento poetico dal medesimo incipit, Zefiro torna, il cui testo non è di Petrarca ma di Ottavio Rinuccini. Si tratta di una ciaccona a due voci, inserita negli Scherzi musicali [1632].

Zefiro torna, e di soavi accenti *
l'aer fa grato e 'l pié discioglie a l'onde
e, mormorando tra le verdi fronde,
fa danzar al bel suon su'l prato i fiori.

Inghirlandato il crin Fillide e Clori
note temprando lor care e gioconde;
e da monti e da valli ime e profonde
raddoppian l'armonia gli antri canori.

Sorge più vaga in ciel l'aurora, e 'l sole,
sparge più luci d'or; più puro argento
fregia di Teti il bel ceruleo manto.

Sol io, per selve abbandonate e sole,
l'ardor di due begli occhi e 'l mio tormento,
come vuol mia ventura, hor piango, hor canto.


[* "odori" nel primo dei tre esempi]

Online ne esistono moltissime esecuzioni:

1. Il Complesso Barocco dir. Alan Curtis:



2. Mark Padmore e Jean-Paul Fouchécourt, Les Arts Florissants dir. William Christie:



3. Nuria Rial e Philippe Jaroussky, L'Arpeggiata dir. Christina Pluhar:



A p. 288-289 della monografia su Monteverdi, Paolo Fabbri confronta e commenta i due testi poetici e i corrispettivi testi musicali.

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Il sonetto 310 venne musicato anche da Luca Marenzio [1585] e Mario Castelnuovo-Tedesco (Op. 74a n. 1) [1934]

martedì 12 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Solo e pensoso i più deserti campi"

Leggi il testo del sonetto XXXV:

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l'arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d'alegrezza spenti
di fuor si legge com'io dentro avampi:

sì ch'io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch'è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co llui.


Ascolta il madrigale di Luca Marenzio (IX Libro, n. 8) eseguito dal complesso La Venexiana:



Lo stesso madrigale nell'interpretazione del The Deller Consort:

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Ecco la versione di Orlando di Lasso, eseguita dal Concerto Italiano diretto da Rinaldo Alessandrini:



Wikipedia segnala anche le versioni di Haydn e Schubert.

Della seconda, Sonnet II, D 629, per voce e pianoforte, con testo in tedesco [leggi la traduzione di A. W. Schlegel], YouTube fornisce l'interpretazione del baritono Matthias Görne [già segnalata in passato]:

lunedì 11 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono"

Paul van Nevel, specialista di musica polifonica del Medioevo e del Rinascimento, scrive nel fascicolo che accompagna un disco della Sony, intitolato In Morte di Madonna Laura, che quasi tutti i musicisti del XVI secolo composero madrigali su testi petrarcheschi: tutte le poesie del Canzoniere vennero messe in musica almeno una volta. Servendoci di YouTube, cerchereremo di segnalare alcune versioni musicali.

Partiamo con il famosissimo sonetto proemiale, Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono. Claudio Monteverdi ne compose una versione (SV 253), inserita nella Selva morale e spirituale (1640).

Leggi il testo del sonetto:

Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,

del vario stile in ch'io piango et ragiono
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.

Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me mesdesmo meco mi vergogno;

et del mio vaneggiar vergogna è 'l frutto,
e 'l pentersi, e 'l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno.


Ascolta il sonetto recitato da Nazzareno Luigi Todarello:



Ascolta la versione musicale:



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Altri post sull'argomento:
- Petrarca e la musica;
- "Voi ch'ascoltate": attività didattiche [malauguratamente, come talvolta accade con i video di YouTube, il filmato in cui la lettura del sonetto sembrava fatta dal ritratto dello stesso Petrarca, molto "simpatico" e dunque efficace didatticamente, non è più disponibile online].

domenica 10 luglio 2011

Dante e Dalì

Il sito ComediArting dà conto di una mostra itinearnte promossa dalla Provincia di Grosseto e intitolata Ossessione Dalí. Passione, ribellione e lucida follia. L’esposizione, organizzata in tre tappe, è prevista dal 12 luglio al 21 agosto alla Pinacoteca Civica di Follonica, dal 26 agosto al 18 settembre alla Villa Sforzesca di Castell’Azzara e dal 25 settembre al 30 ottobre alla Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano.

"Le 100 xilografie a colori dedicate alla Commedia dantesca corrispondono alla più importante opera illustrativa mai realizzata da Dalí: riuniscono trentatré trittici ognuno dei quali è composto di tre tavole riferite rispettivamente al Paradiso, al Purgatorio e all’Inferno danteschi. Le 100 tavole a colori hanno richiesto oltre cinque anni di lavoro per incidere i 3500 legni necessari per imprimere progressivamente i 35 colori di ogni singola tavola. L’opera d’incisione delle lastre in legno che riproducono le tavole è stata realizzata dal Maestro Raymond Jacquet sotto la diretta supervisione di Salvador Dalí che le ha firmate, numerate e pubblicate in Francia per Les Heures Claires.

Le 100 tavole da cui le xilografie sono tratte, hanno visto la nascita agli albori del periodo mistico di Dalí, basti pensare che l’artista spagnolo ha impiegato ben dieci anni per completarle, dal 1950 al 1959, presentandole al pubblico nel 1960 al Palais Gallièra di Parigi. [...]

“Se Dante è fantasticamente realista, Dalí – come scrive Maurizio Vanni – è attratto dalla capacità della Commedia di trasformare sempre con naturalezza i contenuti concettuali in avvenimenti visibili, ma non può sfuggire alla propria modernità, alla propria sfrenata creatività, al proprio essere testimone del proprio tempo e alla concretezza delle sue xilografie che restano legate a una struttura surreale, proponendosi come una sorta di eterno realismo magico.” "

Guarda alcune immagini sul sito Musei della Maremma.

La Divina Commedia di Tono Zancanaro


Dal 9 luglio al 4 settembre 2011, nel Museo Archeologico e d’Arte della Maremma di Grosseto, si terrà la mostra La Divina Commedia di Tono Zancanaro, a cura di Mauro Papa e Claudia Gennari.

"Alla “Divina Commedia” -si legge nella cartella stampa e al sito del CEDAV [Centro Documentazione Arti Visive] di Grosseto- Tono si era dedicato a partire dal 1964 con alcuni disegni per conto dell’editore Laterza di Bari, ma le litografie vennero realizzate successivamente, dal 1965 al 1966. Per il colore delle litografie, Zancanaro scelse il nero per l’Inferno, il rosso per il Purgatorio e l’azzurro per il Paradiso. Emblematicamente, l’episodio di Paolo e Francesca fu illustrato con l’azzurro. Negli anni seguenti il tema della “Divina Commedia” venne ripreso moltissime altre volte, specialmente i soggetti come il Buon Apollo; Non facea nascendo ancor paura la figlia al padre; Le sfacciate donne fiorentine; Paolo e Francesca. Di questa esperienza Tono serbava una memoria molto intensa: “Non ricordo avventura più forte, esaltante e preziosa di illustrare la Divina Commedia.” "

Guarda alcune immagini sul sito dell'Archivio Tono Zancanaro.

Nella foto la litografia Non facea nascendo ancor paura la figlia (1967).

Un altro sito didattico

Il sito www.luzappy.eu, creato dal prof. Luciano Zappella, è "dedicato in particolare alle alunne e agli alunni del Liceo Falcone di Bergamo, uno strumento di comunicazione e di scambio di idee, oltre che una sorta di prolungamento del libro di testo." La sezione "Archivio" contiene i percorsi realizzati dal docente.

sabato 9 luglio 2011

Tre blog didattici

I tre blog didattici del prof. G. Giusta, docente presso il Liceo Scientifico "Galileo Galilei" di Ciriè (Torino), presentano interessanti materiali; in particolare filmati tratti da YouTube, con cui approfondire alcuni argomenti dei programmi scolastici [che segnaliamo a fianco del titolo].

I blog sono:

- La diritta via, rivolto agli studenti di terza superiore [Federico II, la scuola siciliana, la lirica provenzale, il Cantico delle creature e i Fioretti di San Francesco, la poesia giocosa di Cecco Angiolieri, il Contrasto di Cielo d'Alcamo, Jacopone da Todi, la letteratura didattico-morale di area settentrionale, il feroce Saladino {personaggio della Divina Commedia, del Decameron, del Novellino}, i primi documenti in volgare, l'Inferno cartoon, parodie ispirate alla Commedia, illustrazioni della Divina Commedia, i bestiari;

- Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, rivolto agli studenti di quarta [Marzo 1821, Alla mia nazione di P.P.Pasolini, "Ahi serva Italia (Purg., VI), Rinascimento a ritmo rock, Poliziano e Lorenzo il Magnifico in musica e al cinema, Lorenzo il Magnifico nell'originale radiofonico "Racconto Italiano", Firenze e i Medici, Machiavelli, Viaggio nelle corti italiane del Rinascimento];

- Ma che STORIA è questa?, blog di storia antica e medievale destinato agli studenti di una classe II.

Purtroppo, come spesso accade con i filmati di YouTube, alcuni video sono stati rimossi dopo che il docente li aveva inseriti nei post; ciò non diminuisce l'interesse del lavoro del collega.