mercoledì 31 agosto 2011

"La quercia del Tasso" di Achille Campanile

Achille Campanile scrisse un celebre monologo, pubblicato nel volume Manuale di conversazione (1973), tutto giocato sull'ambiguità del vocabolo "tasso", che potrebbe riferirsi a un animale, a un albero, a un concetto economico, al poeta Bernardo Tasso, padre di Torquato, e allo stesso autore della Gerusalemme liberata.

Leggi il testo.

Ecco il monologo recitato dall'attore Fabrizio Spedale:

martedì 30 agosto 2011

Tasso e le arti figurative: attività


Clorinda morente battezzata da Tancredi di Charles Joseph Natoire (Parigi, Louvre)

Moltissimi sono i pittori che si sono ispirati al poema di Torquato Tasso. Forse il più famoso è Giambattista Tiepolo, a cui si devono i bellissimi affreschi di Villa Valmarana ai Nani di Vicenza [guarda il video] e una straordinaria tela conservata a Berlino.
Europeana permette di visionare moltissime immagini.
Conduci una ricerca autonoma, raggruppando le immagini in base ai seguenti criteri:
- cicli di affreschi [Villa Corsini a Mezzomonte di Impruneta, Palazzo Reale di Torino, Palazzo Orlandini del Beccuto e Palazzo Favard di Firenze];
- ritratti di Tasso;
- scene della vita di Tasso;
- personaggi e scene della Gerusalemme liberata.

lunedì 29 agosto 2011

Le prime edizioni delle opere di Tasso: attività didattiche

Gli obiettivi di questa esercitazione sono di far sperimentare agli studenti alcuni problemi filologici [adattandoli all'attuale situazione di più o meno rapida digitalizzazione del patrimonio librario] e di renderli consapevoli dell'evoluzione del libro come oggetto culturale, su cui si basa la trasmissione del sapere letterario.

Premessa. Si leggano alcune informazioni sulle vicende editoriali del poema; per esempio quelle tratte da Internet Culturale: un'edizione pirata, incompleta e col titolo originariamente voluto dall'autore, Il Goffredo, apparve nel 1580 a Venezia [per i tipi Cavalcalupo, a cura di Celio Malespini]. Nel 1581 uscirono varie edizioni: una a Parma [presso lo stampatore Viotti], una a Casalmaggiore [presso Canacci & Viotti], entrambe curate da Angelo Ingegneri, ma senza autorizzazione dell'autore; due a Ferrara a cura di Febo Bonnà [la prima presso Baldini e la seconda presso gli Eredi de' Rossi]. Dopo varie stampe in diverse città, nel 1584 apparve a Mantova [per i tipi di Osanna] una edizione curata da Scipione Gonzaga. Il poema venne rifatto dal Tasso tra il 1587 e il 1592, e stampato a Roma [presso Facciotti] nel 1593 con il titolo di Gerusalemme conquistata.

Attività:

1. Recati in biblioteca e chiedi a prestito un'edizione della Gerusalemme liberata stampata di recente. Leggi il proemio [canto I, ottave 1-5]
2. Vai ora al sito di alcune biblioteche digitali della letteratura italiana e individua le medesime stanze [ti suggeriamo i portali, tra l'altro diversi per impostazione: Biblioteca Digitale IntraText, Wikisource, Biblioteca digitale della letteratura italiana, Biblioteca dei Classici italiani di Giuseppe Bonghi, Liber Liber Progetto Manuzio]
3. Vai al sito di Europeana. Individua le edizioni stampate nel 1581 a Parma [Viotti], Casalmaggiore [Canacci & Viotti], Lione [Marsilij]
4. Sfoglia una copia dell'edizione stampata a Parma nel 1581 [Bayerische Staatsbibliothek]
5. Sfoglia un volume digitalizzato da Internet Archive, con l'edizione critica a cura di Angelo Solerti [Firenze: Barbera, 1895]
5. Discuti con i compagni e il docente

Ripeti le stesse operazioni con la Gerusalemme conquistata:
A. Consulta in biblioteca un'edizione stampata di recente e leggi il proemio
B. Cerca il testo in una delle biblioteche digitali citate per la GL. In aggiunta, ti segnaliamo il sito dell'Università di Reading, che permette un confronto tra i due poemi
C. Individua sul sito di Europeana l'edizione stampata a Roma nel 1593
D. Sfoglia il manoscritto autografo e la stampa veneziana del 1592 [Google libri]
E. Esponi alcune considerazioni

Molto complessa è la storia editoriale delle Rime, a causa di un elevato numero di stampe pirata, apparse soprattutto durante la reclusione del poeta a Sant'Anna. Solo tre edizioni furono sorvegliate da Tasso: quelle del 1567, 1591 e 1593; esse comunque ebbero minore fortuna delle edizioni di Rime e prose, pur basate su manoscritti poco affidabili.
Puoi comunque avere un'idea del problema, andando al sito di Europeana.

Nella foto, un'edizione del poema stampata a Casalmaggiore (CR) e posseduta dalla Biblioteca Statale di Cremona [esposta alla mostra "Editio Princeps"]

domenica 28 agosto 2011

Tasso e la musica: "Aminta"


Nella foto Il lamento di Aminta (1614-15) di Bartolomeo Cavarozzi

Potrebbe sembrare strano che i musicisti che avrebbero attinto ampiamente alla Gerusalemme liberata e alle Rime, non abbiano fatto altrettanto per l'Aminta. Ecco cosa scrive in proposito Maria Antonella Balsano nel fascicoletto che accompagna il cofanetto di 2 CD dell'etichetta K617 Les larmes de Jérusalem, più volte citato: "Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, solo occasionalmente essa fu presa in considerazione e utilizzata dai musicisti: questo frutto precoce della musa tassesca era forse troppo in anticipo rispetto all'epoca che vedrà i primi melodrammi di corte, nei quali ritroviamo l'ambientazione pastorale per tanti versi ad essa affine. Così quei compositori che ne utilizzarono i versi, pur sullo scorcio del secolo (Simone Balsamino nel 1594, Erasmo Marotta nel 1600) e poi quando i primi melodrammi di corte erano già storia consolidata (Antonio il Verso nel 1612 con un libro purtroppo perduto), preferendo il recitativo rispetto ai cori, li convogliarono nella forma del madrigale polifonico".

Le musiche a cui si fa riferimento sono:
- Simone Balsamino, Le novellette [cfr. Andrea Chegai, Le novellette a sei voci di Simone Balsamino. Prime musiche su «Aminta» di Torquato Tasso (1594), Firenze: Olschki, 1993].
- Erasmo Marotta, Aminta musicale… Il primo libro di madrigali a cinque voci, con un dialogo a otto, Venezia: A. Gardano, 1600. Come risulta dalla voce del Dizionario Biografico degli Italiani, nel libro di musica del quadro di Cavarozzi sono visibili le pagine contenenti il madrigale Dolor che sì mi crucii, tratto da Aminta, vv. 1417-1438 = Atto III, scena II, vv. 94-115 [fonte]:

[AMINTA] Dolor, che sì mi crucii,
ché non m'uccidi omai? tu sei pur lento!
Forse lasci l'officio a la mia mano.
Io son, io son contento
ch'ella prenda tal cura,
poi che tu la ricusi, o che non puoi.
Ohimè, se nulla manca
a la certezza omai,
e nulla manca al colmo
de la miseria mia,
che bado? che più aspetto? O Dafne, o Dafne,
a questo amaro fin tu mi salvasti,
a questo fine amaro?
Bello e dolce morir fu certo allora
che uccidere io mi volsi.
Tu me 'l negasti, e 'l Ciel, a cui parea
ch'io precorressi col morir la noia
ch'apprestata m'avea.
Or che fatt'ha l'estremo
de la sua crudeltate,
ben soffrirà ch'io moia,
e tu soffrir lo dei.


Giusto Fontanini, nel trattato Aminta difeso, e illustrato (Venezia: Coleti, 1730, p. 119; digitalizzato da Google), è convito che dei quattro intermedi scritti dallo stesso Tasso "si servissero quei che rappresentarono l'Aminta in Firenze per l'ordine del Granduca, con l'accompagnamento delle macchine, e delle prospettive di Bernardo Buontalenti". Essi sono stati stampati da Marcantonio Foppa nelle Opere postume del Tasso, Roma: Dragondelli, 1666. Le medesime informazioni e il testo degli intermedi si trovano in Delle Opere di Tasso, Venezia: Monti & Compagno, 1735, Vol. 5, p. 207 (anch'esso digitalizzato da Google).

Sono perdute le musiche che Claudio Monteverdi compose per gli intermedi, su testo di Ascanio Pio di Savoia, per una rappresentazione dell'Aminta in occasione dei festeggiamenti per le nozze di Odoardo Farnese e Margherita de' Medici (1628). I temi degli intermezzi erano: Il castello incantato di Atlante, Didone ed Enea, Diana ed Endimione, Gli Argonauti, I quattro continenti [cfr. Paolo Fabbri, Monteverdi, Torino: EDT, 1985, pp. 268-279].

sabato 27 agosto 2011

Tasso e la musica: "Felice primavera"

Leggi la seguente poesia dalle Rime [cfr. ed. della Letteratura italiana Einaudi, p. 216, n. 196, disponibile online, in formato pdf, al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

Felice primavera
di bei pensier fiorisce nel mio core
novo lauro d'amore,
a cui ride la terra e il ciel d'intorno;
e di bel manto adorno
di giacinti e viole il Po si veste:
danzan le ninfe oneste - e i pastorelli
e i sussurranti augelli - in fra le fronde
al mormorar de l'onde; - e vaghi fiori
donan le Grazie a i pargoletti Amori.


Ascolta il madrigale di Carlo Gesualdo, nell'esecuzione dell'ensemble Concerto delle Dame di Ferrara, diretto da Sergio Vartolo:

venerdì 26 agosto 2011

Tasso e la musica: Tasso e Monteverdi

Lungo è l'elenco dei madrigali di Claudio Monteverdi su testi di Torquato Tasso: riepiloghiamo con riferimenti ai post precedenti [A fianco del madrigale, in grassetto, indichiamo la fonte letteraria: R = Rime, GL = Gerusalemme liberata GC Gerusalemme conquistata; la numerazione delle liriche e le rispettive pagine sono quelle dell'edizione della Letteratura italiana Einaudi più volte citata]:

dal Primo Libro di madrigali (1587):

{I. Ardo sì ma non t'amo testo di Giovan Battista Guarini
II. Ardi o gela a tua voglia R, n. 418, p. 446 "Risposta in nome di una dama ad un madrigale di B. Guarini"
III. Arsi ed alsi a mia voglia controrisposta

dal Secondo Libro di madrigali (1590):

Non si levava ancor l'alba novella R, n. 378, p. 403
Dolcissimi legami di parole amorose R, n. 229, p. 360
Non sono in queste rive R, n. 307, p. 328
Donna, nel mio ritorno R, n. 157, p. 173
S'andasse Amore a caccia R, n. 1026, p. 1115
Mentr'io mirava fiso R, n. 298, p. 319
Se tu mi lasci, perfida, tuo danno R, n. 433, p. 462
Ecco mormorar l'onde R, n. 143, p. 158
Dolcemente dormiva la mia Clori R, n. 376, p. 400

Come segnalato da Paolo Fabbri [Monteverdi, Torino: EDT, 1985, p. 26], le prime quattro poesie furono pubblicate in Gioie di rime, et prose del sig. Torquato Tasso, Venezia, 1587;

Gioie di rime, et prose del sig. Torquato Tasso, nuouamente poste in luce per ordine dell'altre sue opere. Quinta, e sesta parte.

sesta, settima e nona furono pubblicate in Delle rime et prose del sig. Torquato Tasso, Parte Quarta, Venezia, 1586.

Delle rime et prose del sig. Torquato Tasso. Parte quarta. Di nuouo posta in luce con gli argomenti dell'istesso autore.

dal Terzo Libro di madrigali (1592):

I Vattene pur, crudel, con quella pace GL, XVI, 59
II Là tra 'l sangue e le morti egro giacente GL, XVI, 60
II Poi ch'ella in sé tornò, deserto e muto GL, XVI, 63

I Vivrò fra i miei tormenti e le mie cure GL, XII, 77
II Ma dove, oh lasso me!, dove restaro GL, XII, 78
III Io pur verrò là dove sète; e voi GL, XII, 79

dal Quarto Libro di madrigali (1603):

Piange, e sospira; e quando i caldi raggi GC, VIII, 6

dal Settimo Libro di madrigali (1619):

Al lume de le stelle R, n. 246, p. 267

dall'Ottavo Libro di madrigali guerrieri et amorosi (1638):

Combattimento di Tancredi e di Clorinda GL, XII, 52-62, 64-68

giovedì 25 agosto 2011

Tasso e la musica: "Al lume de le stelle"

Claudio Monteverdi inserì nel Settimo Libro di madrigali (1619) un componimento su un testo di Torquato Tasso: Al lume de le stelle. Leggi [cfr. Le rime, ed. della Letteratura italiana Einaudi, p. 267 n. 264, disponibile online - in formato pdf - al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

Al lume de le stelle
Tirsi sotto un alloro
si dolea lagrimando in questi acenti:
«O celesti facelle,
di lei ch'amo ed adoro
rassomigliate voi gli occhi lucenti:
luci serene e liete,
sento la fiamma lor mentre splendete».


Ascolta il madrigale nell'esecuzione dell'Ensemble Le Superne Note, diretto da Federico Scoponi Morresi:

mercoledì 24 agosto 2011

Tasso e la musica: "Dolcemente dormiva la mia Clori"

Leggi i seguenti versi dalle Rime di Torquato Tasso [cfr. ed. della Letteratura italiana Einaudi, p. 400, n. 376, disponibile online - in formato pdf - al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

Dolcemente dormiva la mia Clori,
e 'ntorno al suo bel volto
givan scherzando i pargoletti Amori.
Mirav’io, da me tolto,
con gran diletto lei,
quando dir mi sentii: «Stolto, che fai?
Tempo perduto non s’acquista mai».
Allor io mi chinai così pian piano,
e baciandole il viso
provai quanta dolcezza ha il paradiso.


Ascolta il madrigale di Claudio Mnteverdi, dal Secondo Libro [il curatore del canale You Tube non ha indicato gli esecutori]:

martedì 23 agosto 2011

Tasso e la musica: "Ecco mormorar l'onde"

Leggi i seguenti versi dalle Rime di Torquato Tasso, sezione Rime per Laura Peperara (1563-1567) [cfr. ed. della Letteratura italiana Einaudi, p. 158, n. 143, disponibile online - in formato pdf - al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

Ecco mormorar l’onde
e tremolar le fronde
a l’aura mattutina e gli arborscelli,
e sovra i verdi rami i vaghi augelli
cantar soavemente
e rider l’oriente,
ecco già l’alba appare
e si specchia nel mare,
e rasserena il cielo
e le campagne imperla il dolce gelo,
e gli alti monti indora.
O bella e vaga Aurora,
L’aura è tua messaggera e tu de l’aura
ch’ogni arso cor ristaura.


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi, dal Secondo Libro (1590) [il curatore del canale You Tube non ha indicato gli esecutori]:

lunedì 22 agosto 2011

Tasso e la musica: "Se tu mi lasci, perfida, tuo danno"

Leggi i seguenti versi dalle Rime di Torquato Tasso [cfr. l'ed. della Letteratura italiana Einaudi, p. 462, n. 433, disponibile online - in formato pdf - al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

Se tu mi lasci, perfida, tuo danno:
non ti pensar che sia
misera senza te la vita mia.
Misero ben sarei
se miseria i' stimassi e non ventura
perder chi non mi cura
e ricovrar quel che di me perdei.
Misera tu, che per novello amore
perdi quel fido core
ch’era più tuo che tu di te non sei;
ma il tuo già non perd’io,
perché non fu mai mio.


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi, dal Secondo Libro (1590) [il curatore del canale You Tube non ha indicato gli esecutori]:

domenica 21 agosto 2011

Tasso e la musica: "Mentr'io mirava fiso"

Leggi i seguenti versi dalle Rime di Torquato Tasso [cfr. ed. della Letteratura italiana Einaudi, p. 319, n. 298, disponibile online - in formato pdf - al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

Mentr’io mirava fiso
de la mia donna gli occhi ardenti e belli,
due vaghi spiritelli
fiammeggiando n’usciro a l’improvviso,
e dopo mille scherzi e mille giri,
mille fughe d’intorno
e mille agguati dentro al seno adorno,
mi trassero dal cor mille sospiri:
ond'io con dolci ed amorosi lai,
«Pietà, pietà», gridai.


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi, dal Secondo Libro (1590) [il curatore del canale You Tube non ha indicato gli esecutori]:

sabato 20 agosto 2011

Tasso e la musica: "S'andasse Amore a caccia"

Leggi i seguenti versi dalle Rime di Torquato Tasso [cfr. Letteratura italiana Einaudi, p. 1115, n. 1026, disponibile online - in formato pdf - al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

S’Amore andasse a caccia,
Grechino a lato avria per suo diletto
e de le damme seguiria la traccia,
ché vago e pargoletto
è questo come quello
e leggiadretto e bello.
Vezzosetto Grechino,
se vuole il tuo destino
ch’Amor sia cacciatore,
caccia costei mentr’ella fugge Amore.


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi, dal Secondo libro (1590) [il curatore del canale You Tube non ha indicato gli esecutori]"

venerdì 19 agosto 2011

Tasso e la musica: "Donna, nel mio ritorno"

Leggi il seguente componimento poetico di Torquato Tasso, tratto dalla sezione Rime per Laura Peperara (1563-1567) dell'edizione completa dei versi tasseschi [cfr. Letteratura italiana Einaudi: Rime, p. 173, n. 157, disponibile in formato pdf al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

Donna, nel mio ritorno
il mio pensiero, a cui nulla pon freno
precorre dove il cielo è più sereno,
e se ne viene a far con voi soggiorno;
né da voi si diparte
giammai la notte e il giorno
perché l'annoia ciascun'altra parte:
onde sol per virtù del pensier mio
mentre ne vengo a voi, con voi son io.


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi [dal Secondo Libro (1590)], nell'esecuzione dell'ensemble Complesso Italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini:



giovedì 18 agosto 2011

Tasso e la musica: "Non sono in queste rive"

Leggi il seguente testo poetico di Torquato Tasso [cfr. ed. delle Rime, Letteratura italiana Einaudi, p. 328, n. 307; disponibile online - in formato pdf - al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

Non sono in queste rive
fiori così vermigli
come le labbra de la donna mia,
né ’l suon de l’aure estive,
tra fonti e rose e gigli,
fa del suo canto più dolce armonia.
Canto che m’ardi e piaci,
t’interrompano solo i nostri baci!


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi, dal Secondo Libro (1590) [purtroppo, il curatore del canale You Tube non ha indicato gli esecutori]:

mercoledì 17 agosto 2011

Tasso e la musica: "Dolcissimi legami di parole amorose"

Leggi i seguenti versi dalle Rime di Torquato Tasso [cfr. l'ed. della Letteratura italiana Einaudi, p. 360, n. 339, disponibile online - in formato pdf - al sito della Biblioteca della Letteratura Italiana]:

Dolcissimi legami
di parole amorose,
chi mi legò da scherzo e non mi scioglie?
Così egli dunque scherza e così coglie?
Così l’alme legate
sono ne le catene insidiose?
Almen chi sì m’allaccia
mi leghi ancor fra quelle dolci braccia.


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi [dal Secondo Libro (1590)] nell'interpretazione dell'ensemble Delitiae Musicae, diretto da Marco Longoni:

martedì 16 agosto 2011

"Viva l'Italia viva"

Viva l'Italia viva è il nuovo programma di Radio3, in onda dal lunedì al venerdì alle 14:00, che continua idealmente il precedente Tre colori e -nel terzo cinquantenario dell'unità- ricostruisce in modo originale la storia degli ultimi 150 anni della nazione italiana.

Il sito didattico "Quomodo"

Chi segue questo blog avrà notato che, di tanto in tanto, vengono segnalati sia dei blog o siti didattici di docenti di italiano e storia in cui ci si imbatte talvolta per caso, sia progetti significativi, realizzati da studenti e istituti. Sono una testimonianza della grande vitalità della scuola italiana [e dell'impegno dei suoi insegnanti]. L'obiettivo delle segnalazioni è anche quello di aiutare i colleghi e i ragazzi che visitano il blog, costituendo una sorta di raccolta di materiali qualificati a cui attingere.

Il sito che segnaliamo oggi è quomodo, il sito didattico del prof. Tommaso Casanova del Liceo Scientifico "B. Pascal" di Manerbio (BS).

"Questo sito -come si legge nella pagina di presentazione- è nato già da alcuni anni, con lo scopo essenziale di fornire agli studenti dei materiali per l’attività didattica in classe e per lo studio, l’esercitazione o il ripasso a casa.

È diviso in due parti:

• una è ordinata per classi e per lezioni quotidiane, delle quali vengono messi in rete giorno per giorno testi, schede, immagini, esercizi e riferimenti di vario genere utili per lo studio.

• l’altra è ordinata per categorie e per argomenti ed è destinata a contenere un archivio di materiali per la ricerca, il ripensamento, l’approfondimento e l’esercitazione personale.
"

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Nella sezione "Percorsi ipertestuali" viene presentata un'eccellente raccolta di madrigali tratti dai versi di Torquato Tasso, simile al percorso di letture e ascolti che abbiamo da poco iniziato sfruttando i materiali disponibili grazie a You Tube.

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Altre segnalazioni:
- il sito del prof. Luciano Zappella
- i blog del prof. G. Giusta
- i blog didattici segnalati dalla rivista "Form@are"

lunedì 15 agosto 2011

Tasso e la musica: "Non si levava ancor l'alba novella"

Leggi il seguente testo poetico [cfr. Torquato Tasso, Le rime, ed. della Biblioteca italiana Einaudi, p. 403, n. 379 {scaricabile in formato pdf dal sito della Biblioteca della Letteratura Italiana}

Non si levava ancor l’alba novella,
né spiegavan le piume
gli augelli al nuovo lume,
ma fiammeggiava l’amorosa stella,
quando i due vaghi e leggiadretti amanti,
ch’una felice notte aggiunse insieme
come a canto si volge i vari giri,
divise il nuovo raggio; e i dolci pianti
ne l’accoglienze estreme
mescolavan co' baci e co' sospiri.
Mille ardenti pensier, mille desiri,
mille voglie non paghe
in quelle luci vaghe
scopria quest’alma innamorata e quella.
E dicea l'una sospirando allora:
«Anima, addio», con languide parole;
e l'altra: «Vita, addio» le rispondea;
«addio, rimanti»; e non partiansi ancora
innanzi al nuovo sole.
E'nnanzi a l'alba che nel ciel sorgea
e questa e quella impallidir vedea
le bellissime rose
ne le labbra amorose
e gli occhi scintillar come facella.
E come l'alma che si parta e svella
fu la partenza loro:
«Addio, ché parto e moro!»
Dolce languir, dolce partita e fella!


Ascolta il madrigale di Claudio Monteverdi nell'interpretazione del complesso Delitiae Musicae, diretto da Marco Longhini:

Prima parte:



Seconda parte:



Scrive Maria Antonella Balsano a p. 32 del libretto che accompagna il cofanetto Les larmes de Jérusalem, più volte citato nei post precedenti: "Esempio di felicissima congruenza tra una rima tassesca e un musicista di "seconda pratica" [...] una grandiosa ballata in due parti molto complessa per il sottile gioco di rimandi e corrispondenze tra macrocosmo celeste e microcosmo umano, che Claudio Monteverdi pose significativamente ad apertura del suo Secondo Libro di madrigali a cinque voci, del 1590, facendone di fatto un vero manifesto del suo nuovo modo di comporre."

{Come noto, la Balsano ha curato assieme a Thomas Walker l'importante raccolta di saggi Tasso, la musica, i musicisti, Firenze : L.S. Olschki, 1988 [Volume 19 dei Quaderni della Rivista Italiana di Musicologia], di grande utilità per chi volesse approfondire l'argomento.}

Per ulteriori approfondimenti si rinvia alla monografia di Paolo Fabbri, Monteverdi, Torino: EDT, 1985, pp. 26-27 [disponibile online grazie a Google Libri].

domenica 14 agosto 2011

Tasso e la musica: "Piange, e sospira; e quando i caldi raggi"

Uno dei madrigali del Quarto libro di Claudio Monteverdi è basato sull'ottava VIII, 6 della Gerusalemme conquistata [una versione del poema è disponibile online grazie a un database dell'Università di Reading]:

Piange, e sospira; e quando i caldi raggi
fuggon le gregge, a la dolce ombra assise,
ne la scorza de' pini o pur de' faggi
segnò l' amato nome in mille guise:
e de la sua fortuna i gravi oltraggi,
e i vari casi in dura scorza incise:
e 'n rileggendo poi le proprie note
spargea di pianto le vermiglie gote.


Il canto VIII della Conquistata rielabora la vicenda narrata nel VII della Liberata: Nicea [Erminia nella GL], costretta a fuggire mentre stava raggiungendo Tancredi, si ritrova a vivere per un breve periodo tra i pastori. Qui dà libero sfogo ai suoi lamenti.

Ascolta il componimento monteverdiano nell'esecuzione del The Consort of Musicke, diretto da Anthony Rooley:



L'utilissimo database citato permette di confontare facilmente le due versioni del poema. Ecco l'ottava corrispondente [GL, VII, 19]:

Sovente, allor che su gli estivi ardori
giacean le pecorelle a l' ombra assise,
ne la scorza de' faggi e de gli allori
segnò l' amato nome in mille guise,
e de' suoi strani ed infelici amori
gli aspri successi in mille piante incise,
e in rileggendo poi le proprie note
rigò di belle lagrime le gote.

Tasso e la musica: "Era la notte, e 'l suo stellato velo"

Leggi le ottave 103 e 104 del canto VI della Gerusalemme liberata:

Era la notte, e 'l suo stellato velo
chiaro spiegava e senza nube alcuna,
e già spargea rai luminosi e gelo
di vive perle la sorgente luna.
L'innamorata donna iva co 'l cielo
le sue fiamme sfogando ad una ad una,
e secretari del suo amore antico
fea i muti campi e quel silenzio amico.

Poi rimirando il campo ella dicea:
- O belle a gli occhi miei tende latine!
Aura spira da voi che mi ricrea
e mi conforta pur che m'avicine;
così a mia vita combattuta e rea
qualche onesto riposo il Ciel destine,
come in voi solo il cerco, e solo parmi
che trovar pace io possa in mezzo a l'armi.


Erminia, fingendosi Clorinda di cui ha preso le armi, esce dalla città per recarsi all'accampamento cristiano. Consapevole dei pericoli che corre, chiede allo scudiero che l'accompagna di anticipare a Tancredi il suo arrivo. Mentre attende impaziente il ritorno del suo fedele, contempla il cielo stellato e le tende in cui vive il cavaliere da lei segretamente amato.

Ascolta il madrigale di Antonio Cifra (1584 ca-1629), nell'esecuzione dell'Ensemble Elyma, diretto da Gabriel Garrido:

Tasso e la musica: "La bella Erminia" di Biagio Marini

Nel cofanetto dell'etichetta K617, citato in alcuni recenti post, compaiono musiche del compositore Biagio Marini (1594-1663), tratte da Le lagrime d'Erminia in stile recitativo [...] op. VI (1623), su testi desunti da Il Teatro Poetico (1615) di Guido Casoni, e da La bella Erminia, sconsolata amante op. VII (1624?).

Ascolta da quest'ultima [l'esecuzione è affidata all'Ensemble Elyma, diretto da Gabriel Garrido]:



Ecco il testo:

La bella Erminia, sconsolata amante,
sopra 'l caro Tancredi egra piangea,
ed al bel volto suo, tutta tremante,
ape infelice, ad or ad or scendea;
e da quel fior di sua beltà mancante
fiamme d'amor, gelo di duol suggea,
quando, ne' chiusi lumi ov'ella visse,
fermò lo sguardo e sospirando disse:

-Tancredi, o sanguinoso, o lagrimato
mio bene. Erminia, vivi e miri estinto
il tuo core? Il tuo sol vedi ecclissato
nel ciel d'amor. d'ombre notturne cinto.
Ahi bellezza languente! oh volto amato,
nel tuo pallor, nel mio dolor dipinto.
Fra le tue belle guancie afflitte e smorte
muore la vita mia con la tua morte.


Lo spunto si trova nel canto XIX della Gerusalemme liberata: ucciso Argante, Tancredi perde i sensi a causa delle ferite ricevute in duello (ott. 26-28); accompagnata da Vafrino, Erminia giunge sul luogo e, credendolo morto, si lamenta (ott. 102-109). [Tancredi in realtà è vivo e si salverà (ott. 109-114).]

Le lagrime d'Erminia sono state incise anche dall'ensemble The Consort of Musicke diretto da Anthony Rooley per l'etichetta L'Oiseau-Lyre [si possono ascoltare brevi estratti sul sito della casa disc. Decca]

Anche un altro compositore, Giovanni Rovetta, mise in musica Le lagrime d'Erminia, come documenta Luigi Giuseppe Gennaro in un articolo comparso sul blog di informazione culturale aperiodico "Dietro le quinte".

sabato 13 agosto 2011

Tasso e la musica: "Argo non mai, non vide Cipro o Delo"

Leggi l'ottava 29 del canto IV della Gerusalemme liberata:

Argo non mai, non vide Cipro o Delo
d'abito o di beltà forme sì care:
d'auro ha la chioma, ed or dal bianco velo
traluce involta, or discoperta appare.
Così, qualor si rasserena il cielo,
or da candida nube il sol traspare,
or da la nube uscendo i raggi intorno
più chiari spiega e ne raddoppia il giorno.


La donna di cui si tessono le lodi altri non è che la bellissima Armida.

Ascolta le musiche di Sigismondo D'India, nell'interpretazione dell'Ensemble Elyma, diretto da Gabriel Garrido:



Con l'ottava seguente [n. 30 "Fa nove crespe l'aura al crin disciolto"] il brano costituisce uno dei tre cicli dindiani su più stanze del poema [cfr, il bel saggio di Andrea Garavaglia, Sigismondo D'India "drammaturgo", Torino: EDT, 2005, pp. 18-19, in parte disponibile online grazie a Google libri] {Gli altri due cicli sono "Sovente allor" (VII, 19-21) e "Amico, hai vinto" (XII, 66-68)}.

Tasso e la musica: "Là tra 'l sangue e le morti egro giacente"

Leggi l'ottava 60 del canto XVI della Liberata, in cui Armida, dopo aver scoperto di essere stata abbandonata da Rinaldo, gli augura la morte, prima di perdere i sensi:

là tra 'l sangue e le morti egro giacente
mi pagherai le pene, empio guerriero.
Per nome Armida chiamerai sovente
ne gli ultimi singulti: udir ciò spero. -
Or qui mancò lo spirto a la dolente,
né quest'ultimo suono espresse intero;
e cadde tramortita e si diffuse
di gelato sudore, e i lumi chiuse.


Ascolta l' "ottava in stile recitativo" di Sigismondo D'India, dal Primo libro delle Musiche (1609), nell'interpretazione di Mariana Rewerski e dell'Ensemble Elyma, diretto da Gabriel Garrido:



e nell'interpretazione di Capucine Keller con l'Ensemble Chiome d'Oro, diretto da Pierre-Louis Rétat:



Ricordiamo, con le parole di Andrea Garavaglia [Sigismondo D'India "drammaturgo", Torino: EDT, 2005, in parte disponibile online grazie a Google libri], che "D'India si distingue dagli altri [musicisti] per essere il primo - e per diversi anni uno dei pochi - a metterle [le ottave della GL] in musica in forma monodica" (p. 9). A p. 10 un'utilissima tabella con i Poemi intonati da D"India tratti dalla GL.; alle pp. 22-24 l'analisi dell'ottava.

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Purtroppo, online non sembrano disponibili le musiche che Claudio Monteverdi compose a partire dallo stesso testo poetico e che inserì nel Terzo libro (1592) come seconda sezione di un madrigale tripartito dedicato ad Armida: Vattene pur, crudel, con quella pace (ott. 59), Là tra 'l sangue e le morti egro giacente (ott. 60), Poi ch'ella in sé tornò, deserto e muto (ott. 63).

venerdì 12 agosto 2011

Tasso e la musica: "L'Armida del Tasso" di Francesco Eredi

L'Ensemble Elyma, diretto da Gabriel Garrido, ha inciso per l'etichetta K617 due CD con opere di Sfetano Bernardi, Giulio Santo Pietro de' Negri, Claudio Monteverdi, Giaches de Wert, Sigismondo D'India, Francesco Eredi, Domenico Mazzocchi, Biagio Marini, Francesco Fiamengo, Giovanni Battista Grillo e Antonio Cifra, intitolato Gerusalemme liberata. Les larmes de Jérusalem.

Le tracce musicali sono organizzate attorno a quattro eroine: Armida, Clorinda, Sofronia e Erminia.

Tra i componimenti della prima sezione spiccano quelli del ciclo di Francesco Eredi, L'Armida del Tasso posta in musica a cinque voci, col suo basso per suonare [...] opera terza (1629), raccolta in cui compaiono, divise in nove e dieci parti, altrettante ottave desunte dai canti XVI e XX del poema tassesco. Nel cofanetto citato in precedenza sono presenti alcuni brani del primo dei due cicli: mettono in musica l'invettiva della maga abbandonata da Rinaldo, un tema che avrà ampia fortuna nella storia della musica [si veda, per averne un'idea, l'elenco dell'enciclopedia Wikipedia] e a cui si erano già ispirati in precedenza musicisti come de Wert [Ottavo libro dei madrigali], Monteverdi [Terzo libro dei madrigali], Antonio il Verso e Sigismondo D'India.

Ascolta:



Leggi i testi; come detto, tutti tratti dal canto XVI [fonte]:

Ott. 56 (I parte)

Rimanti in pace, i' vado; a te non lice
meco venir, chi mi conduce il vieta.
Rimanti, o va per altra via felice,
e come saggia i tuoi consigli acqueta. -
Ella, mentre il guerrier così le dice,
non trova loco, torbida, inquieta;
già buona pezza in dispettosa fronte
torva riguarda, al fin prorompe a l'onte


Ott. 59 (II parte)

Vattene pur, crudel, con quella pace
che lasci a me; vattene, iniquo, omai.
Me tosto ignudo spirto, ombra seguace
indivisibilmente a tergo avrai.
Nova furia, co' serpi e con la face
tanto t'agiterò quanto t'amai.
E s'è destin ch'esca del mar, che schivi
gli scogli e l'onde e che a la pugna arrivi


Ott. 62 (V parte)

Or che farà? dée su l'ignuda arena
costei lasciar così tra viva e morta?
Cortesia lo ritien, pietà l'affrena,
dura necessità seco ne 'l porta.
Parte, e di lievi zefiri è ripiena
la chioma di colei che gli fa scorta.
Vola per l'alto mar l'aurata vela:
ei guarda il lido, e 'l lido ecco si cela.


Ott. 63 (VI parte)

Poi ch'ella in sé tornò, deserto e muto
quanto mirar poté d'intorno scorse.
- Ito se n'è pur, - disse - ed ha potuto
me qui lasciar de la mia vita in forse?
Né un momento indugiò, né un breve aiuto
nel caso estremo il traditor mi porse?
Ed io pur ancor l'amo, e in questo lido
invendicata ancor piango e m'assido?


Ott. 64 (VII parte)

Che fa più meco il pianto? altr'arme, altr'arte
io non ho dunque? Ahi! seguirò pur l'empio,
né l'abisso per lui riposta parte,
né il ciel sarà per lui securo tempio.
Già 'l giungo, e 'l prendo, e 'l cor gli svello, e sparte
le membra appendo, a i dispietati essempio.
Mastro è di ferità? vuo' superarlo
ne l'arti sue... Ma dove son? che parlo?


Ottava 65 (VIII parte)

Misera Armida, allor dovevi, e degno
ben era, in quel crudele incrudelire
che tu prigion l'avesti; or tardo sdegno
t'infiamma, e movi neghittosa a l'ire.
Pur se beltà può nulla o scaltro ingegno,
non fia vòto d'effetto il mio desire.
O mia sprezzata forma, a te s'aspetta
(ché tua l'ingiuria fu) l'alta vendetta.


Ottava 66 (IX parte)

Questa bellezza mia sarà mercede
del troncator de l'essecrabil testa.
O miei famosi amanti, ecco si chiede
difficil sì da voi ma impresa onesta.
Io che sarò d'ampie ricchezze erede,
d'una vendetta in guiderdon son presta.
S'esser compra a tal prezzo indegna sono,
beltà, sei di natura inutil dono.

giovedì 11 agosto 2011

Tasso e la musica: "Vezzosi augelli infra le verdi fronde"

Leggi il testo dell'ottava 12 dal canto XVI della Gerusalemme liberata [Fonte]:

Vezzosi augelli infra le verdi fronde
temprano a prova lascivette note;
mormora l'aura, e fa le foglie e l'onde
garrir che variamente ella percote.
Quando taccion gli augelli alto risponde,
quando cantan gli augei più lieve scote;
sia caso od arte, or accompagna, ed ora
alterna i versi lor la musica òra.


La strofa fa parte della descrizione del bellissimo giardino di Armida, di cui Rinaldo è prigioniero.

Ascolta il componimento di Giaches de Wert (1535-1596), dall'Ottavo Libro de' Madrigali a cinque voci (1586), nell'interpretazione dell'Ensemble Arte Musica:



Purtroppo, questo sembra essere attualmente l'unico madrigale su testi tasseschi di Giaches de Wert, disponibile su You Tube. Ricordiamo che il compositore mise in musica 14 ottave del poema. Alcune di queste composizioni sono contenute in un CD dell'etichetta Glossa, curato dal complesso La Venexiana. La prima appartiene al Settimo libro, pubblicato nel 1581 [l'anno della prima edizione del poema, ma copie "autografe" erano circolate sin dal 1575]: il madrigale Giunto a la tomba, ove al suo spirto vivo, basato sull'ottava 96 del XII canto della Liberata, in cui Tancredi si reca sulla tomba dell'amata Clorinda. Le altre appartengono all'Ottavo libro: sono, in aggiunta al madrigale appena ascoltato, Sovente, allor che su gli estivi ardori (GL, VII, 19); Forsennata gridava: -O tu che porte (GL, XVI, 40); Qual musico gentil, prima che chiara (GL, XVI, 43-47); Misera non credea ch'a gli occhi miei (GL, XIX, 106-107). Dedicato alla notte è invece il madrigale Usciva omai dal molle e fresco grembo (GL, XIV, 1).

Nel libretto che accompagna un cofanetto della casa discografica K617, intitolato Gerusalemme liberata. Le larmes de Jérusalem, a cui faremo spesso riferimento nei prossimi post, Maria Antonella Balsano, richiamandosi a uno studio di Lorenzo Bianconi, scrive: "L'impressionante efficacia drammatica della musica di Wert sulle stanze della Gerusalemme la rese "un modello imperativo" e un termine di paragone ineludibile per quanti nel corso degli anni vi si accostarono. Di fatto gli episodi trattati da Wert rimarranno quelli cui musicisti via via si accosteranno, pur selezionando di volta in volta ottave differenti."

I rapporti tra Wert e Tasso sono documentati dalla seguente citazione tratta dal dialogo La Cavaletta o vero de la poesia toscana (composto nel 1584, stampato nel 1587):
"Dunque lasciarem da parte tutta quella musica, la qual, degenerando, è divenuta molle ed effeminata: e pregheremo lo Striggio [il padre del librettista dell'Orfeo, ndr], e Iacches [Wert, appunto, ndr] e ’l Lucciasco [Luzzasco Luzzaschi, ndr], e alcuno altro eccellente maestro di musica eccellente, che voglia richiamarla a quella gravità, da la quale traviando, è spesso traboccata in parte, di cui è più bello il tacere che ’l ragionare."
Ma tutto il dialogo è di estrema utilità per comprendere il pensiero di Tasso in merito ai rapporti tra parola scritta e musica. Leggilo online grazie al sito Classici italiani.it .

E [quasi certamente] a Wert Tasso dedicò l'ode Ad un Musico:

Queste mie rime sparte
sotto dolci misure
raccolto hai tu ne le vergate carte
e coi dolci modi
purghi le voglie impure,
ove il mio stil talora
ne la tua voce e ne l'altrui s'onora
e più, quando le lodi
del bel Vincenzo
[Gonzaga ndr], e i pregi
canti degli avi gloriosi egregi.


[Cfr., scaricabile dal sito della Biblioteca dela Letteratura Italiana, Rime, Einaudi, p. 699, n. 643 {edizione di riferimento Le rime, a cura di Bruno Basile, Salerno, 1994}]

Ascolta ora il madrigale di Luca Marenzio (1533-1599), tratto dalla raccolta Madrigali a quattro voci. Libro Primo (1585), nell'esecuzione del gruppo Concerto Italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini:



Imitando il ciclo di Wert, anche Marenzio inserì nel suo Quarto libro a cinque voci una serie basata sulle quattro ottave 96-99 del canto XII: Giunto a la tomba, ove al suo spirto vivo; Non di morte sei tu, ma di vivaci; Dalli lor tu ché se mai gli occhi gira; Ed amando morrò: felice giorno.

mercoledì 10 agosto 2011

Tasso e la musica: il "Combattimento di Tancredi e di Clorinda"

... diedi di piglio al divin Tasso, come poeta che esprime con ogni proprietà, et naturalezza con le sue orationi quelle passioni, che tende a voler descrivere. (C. Monteverdi, prefazione all'Ottavo Libro di Madrigali)



Anche i testi poetici di Torquato Tasso, come quelli di Petrarca [di cui ci siamo occupati in precedenza], vennero ampiamente utilizzati dai musicisti come punto di partenza per le proprie composizioni. Il caso forse più noto, e da cui partiremo per un excursus in cui sfrutteremo alcuni materiali video e audio presenti online, è quello del celeberrimo Combattimento di Tancredi e di Clorinda di Claudio Monteverdi, un "madrigale rappresentativo" contenuto nell'Ottavo Libro dei Madrigali Guerrieri et Amorosi (1638).

Il musicista si rifece alle ottave 52-62, 64-68 del canto XII della Gerusalemme liberata. Leggi il testo.

Online ci sono molte versioni [che lasciamo a una ricerca personale]; proponiamo quella del complesso Les Arts Florissants, diretto da William Christie, trasmessa dal canale franco-tedesco "Arte" [e dunque con sottotitoli in francese], poiché ambientata nel palazzo Mocenigo, dove nel 1624 si tenne appunto la prima esecuzione, e in altri luoghi veneziani.

Prima parte:



Seconda parte:



Un'ottima "analisi al microscopio" al blog Contrappunti critici, curato dal musicologo Mauro Ghilardini. Lo studioso propone anche un confronto tra due versioni [dirette da Pickett e Balestracci], con esempi presenti nella radio blog.

martedì 9 agosto 2011

"Tu dormi": Leopardi e la musica

Partiamo da una premessa: è ampiamente noto che il tema della musica è presente in molte liriche di Leopardi, non a caso intitolate Canti. Un esempio, fra i molti che si potrebbero fare, può chiarire quanto detto: il canto che a tarda notte il giovane Giacomo udiva allontanarsi a poco a poco, fatto che produceva in lui una sensazione dolorosa.

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai né pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.
[Fonte]

Ora una suggestione musicale ci fa ipotizzare che alla base di alcune stupende immagini poetiche pssano esserci delle composizioni musicali. E' questo il caso della donna che, tornata dalla festa, può riposare tranquillamente, al contrario del poeta che non riesce a prendere sonno.

Ascoltiamo un componimento di Bartolomeo Tromboncino (1470-1535), "Tu dormi", nell'esecuzione dell'Ensemble Doulce Mémoire diretto da Denis Raisin-Dadre:



e nell'esecuzione di Rómulo Vega-González:



Il testo:

Tu dormi io veglio a la tempesta e vento
su la marmorea petra di tua porta.
Tu dormi io veglio con amaro accento
ognhor chiamo pietà che per me è morta.
Tu dormi io veglio con grave tormento
né trovo al mio penar chi me conforta.
Tu dormi riposato senza affanno
e gli occhi miei serrati mai non stanno.


Il cantautore Angelo Branduardi ha ripreso il testo usato da Tromboncino nella raccolta Futuro Antico III. Ascolta:



Quello dell'amante non corrisposto e dunque affetto da insonnia è comunque un topos letterario/musicale, come si vede nel madrigale di Claudio Monteverdi [dal Settimo libro], eseguito dal complesso Concerto italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini:



Il testo è di autore anonimo:

Tu dormi? Ahi, crudo core,
tu puoi dormir, perch'in te dorme amore.
Io piango, e le mie voci lagrimose
a te, che sorda sei,
portano invano, ahimé, l'aure pietose.
Ah, ben i pianti miei
pon far pietosi i venti:
ma te fan più crudele i miei lamenti.

lunedì 8 agosto 2011

Podcast "Dante e la Divina Commedia"

Radio Bue, la web radio degli studenti dell'Università di Padova, presenta una serie di podcast su Dante. Tra gli argomenti: Introduzione all'Inferno, Introduzione al Purgatorio, Temi narrativi del Purgatorio, Dante e Mandelstam, Dante e Primo Levi, Dante e il Novecento. Gli approfondimenti sono curati da Patrick Grassi di Radio Bue e da un comitato scientifico composto da docenti dell'Ateneo padovano: Guido Baldassarri, Franco Tomasi, Emanuele Zinato, Carlo Tenuta e Francesco Targhetta. Le letture sono di Samuele Giovagnini.

domenica 7 agosto 2011

Podcast per perfezionare le capacità di lettura, scrittura ed esposizione di un testo


Radio Bue, la web radio degli studenti dell'Università di Padova, presenta dei Podcast per perfezionare le capacità di lettura, scrittura ed esposizione di un testo, realizzati per la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova. Prodotti da RadioBue.it (Servizio relazioni pubbliche Università di Padova) e WhiteLab da un’idea di Patrick Grassi; referente scientifico, redazione dei testi base e contenuti didattici: Matteo Viale; adattamento radiofonico dei testi: Patrick Grassi.

Si tratta di lezioni pensate per gli studenti universitari, ma che possono ben adattarsi anche agli studenti della scuola superiore. Molto efficaci sono gli esempi, tratti da film, radiogiornali e così via, appartenenti pertanto a differenti tipologie testuali.

sabato 6 agosto 2011

"Tre colori": le puntate dedicate alla letteratura italiana

Si conclude in questi giorni la trasmissione "Tre colori", andata in onda su Radio3 a partire dal 10 gennaio 2011. Molte le puntate dedicate alla letteratura italiana:
Luciano Bianciardi [03/08/11],
Italo Calvino [22/07/11 e 15/04/11],
Emilio Lussu [21/07/11],
Elsa Morante [30/06/11],
Eugenio Montale [22/06/11],
Primo Levi [20/06/11],
Dario Fo [15/06/2011],
Ignazio Silone [03/06/11],
Guido Gozzano [25/05/11],
Giovanni Guareschi [20/05/11],
Luigi Pirandello [02/05/11],
Eduardo de Filippo [18/04/11],
Vittorio Sereni [07/04/11],
Umberto Saba [09/03/11],
Edmondo De Amicis [03/03/11],
Francesco Jovine [23/02/11],
Pier Paolo Pasolini [14/02/11],
G.C. Abba e G. Bandi [04/02/11],
Ippolito Nievo [11/01/11],

venerdì 5 agosto 2011

Tre sonetti del Petrarca: Ildebrando Pizzetti

Nel 1922 Ildebrando Pizzetti mise in musica tre sonetti del Canzoniere, di cui online si può ascoltare la versione con Mara Zampieri:

1. Sonetto CCLXXII [Fonte]:

La vita fugge, et non s'arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e 'l rimembrare et l'aspettar m'accora,
or quinci or quindi, sì che 'n veritate,
se non ch'i' ò di me stesso pietate,
i' sarei già di questi penser' fòra.

Tornami avanti, s'alcun dolce mai
ebbe 'l cor tristo; et poi da l'altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.




2. Sonetto CCCXI [Fonte]:

Quel rosignol, che sì soave piagne,
forse suoi figli, o sua cara consorte,
di dolcezza empie il cielo et le campagne
con tante note sì pietose et scorte,

et tutta notte par che m'accompagne,
et mi rammente la mia dura sorte:
ch'altri che me non ò di ch'i' mi lagne,
ché 'n dee non credev'io regnasse Morte.

O che lieve è inganar chi s'assecura!
Que' duo bei lumi assai più che 'l sol chiari
chi pensò mai veder far terra oscura?

Or cognosco io che mia fera ventura
vuol che vivendo et lagrimando impari
come nulla qua giù diletta, et dura.




3. Sonetto CCCII [Fonte]:

Levommi il mio penser in parte ov'era
quella ch'io cerco, et non ritrovo in terra:
ivi, fra lor che 'l terzo cerchio serra,
la rividi più bella et meno altera.

Per man mi prese, et disse: - In questa spera
sarai anchor meco, se 'l desir non erra:
i' so' colei che ti die' tanta guerra,
et compie' mia giornata inanzi sera.

Mio ben non cape in intelletto humano:
te solo aspetto, et quel che tanto amasti
e là giuso è rimaso, il mio bel velo. -

Deh perché tacque, et allargò la mano?
Ch'al suon de' detti sì pietosi et casti
poco mancò ch'io non rimasi in cielo.


giovedì 4 agosto 2011

Il "petrarchismo musicale": "Si è debile il filo a cui s'attene "

Leggi il testo della canzone XXXVII.

Il primo libro de la musica di Mattio Rampollini (1497-1553) comprende sette cicli di madrigali che mettono in musica le quarantanove stanze delle sette canzoni del Rerum Vulgarium Fragmenta [I/canzone 37, II/125, III/323, IV/331, V/268, VI/73, VII/129]. Di due cicli o "canzoni" esiste una registrazione discografica a cura dell'Ensemble Poïésis . Alcuni estratti si possono ascoltare online [si tratta di spezzoni incompleti].

Anche l'inizio di un componimento di Bartolomeo Tromboncino, eseguito da Roberta Invernizzi e dall'Accademia Strumentale Italiana, diretta da Alberto Rasi, è presente online:

mercoledì 3 agosto 2011

Il "petrarchismo musicale": "Quando Amor i belli occhi a terra inchina"

Leggi il testo del sonetto CLXVII:

Quando Amor i belli occhi a terra inchina
e i vaghi spirti in un sospiro accoglie
co le sue mani, et poi in voce gli scioglie,
chiara, soave, angelica, divina,

sento far del mio cor dolce rapina,
et sì dentro cangiar penseri et voglie,
ch'i' dico: Or fien di me l'ultime spoglie,
se 'l ciel sì honesta morte mi destina.

Ma 'l suon che di dolcezza i sensi lega
col gran desir d'udendo esser beata
l'anima al dipartir presta raffrena.

Così mi vivo, et così avolge et spiega
lo stame de la vita che m'è data,
questa sola fra noi del ciel sirena.


Ascolta il madrigale composto da Philippe Verdelot sulla base delle due quartine, nell'esecuzione del duo Mignarda:



La composizione è tratta dal volume Intavolatura de li madrigali di Verdelotto: de cantare et sonare nel lauto (1536), di cui la Biblioteca Armando Gentilucci - Istituto Superiore di Studi Musicali "Achille Peri" di Reggio Emilia possiede una copia [guarda il frontespiszio]

martedì 2 agosto 2011

Il "petrarchismo musicale": "Mia benigna fortuna e 'l viver lieto"

Leggi il testo del sestina CCCXXXII.

Ascolta il madrigale che Cipriano de Rore (1515/16-1565) ha composto a partire dalle prime due stanze, che trascriviamo:

Mia benigna fortuna e 'l viver lieto,
i chiari giorni et le tranquille notti
e i soavi sospiri e 'l dolce stile
che solea resonare in versi e 'n rime,
vòlti subitamente in doglia e 'n pianto,
odiar vita mi fanno, et bramar morte.

Crudel, acerba, inexorabil Morte,
cagion mi dài di mai non esser lieto,
ma di menar tutta mia vita in pianto,
e i giorni oscuri et le dogliose notti.
I mei gravi sospir' non vanno in rime,
e 'l mio duro martir vince ogni stile.


lunedì 1 agosto 2011

Il "petrarchismo musicale": "I' vo piangendo i miei passati tempi"

Leggi il testo del sonetto CCCLXV:

I' vo piangendo i miei passati tempi
i quai posi in amar cosa mortale,
senza levarmi a volo, abbiend'io l'ale,
per dar forse di me non bassi exempi.

Tu che vedi i miei mali indegni et empi,
Re del cielo invisibile immortale,
soccorri a l'alma disvïata et frale,
e 'l suo defecto di tua gratia adempi:

sì che, s'io vissi in guerra et in tempesta,
mora in pace et in porto; et se la stanza
fu vana, almen sia la partita honesta.

A quel poco di viver che m'avanza
et al morir, degni esser Tua man presta:
Tu sai ben che 'n altrui non ò speranza.


Ascolta il madrigale composto da Orlando di Lasso (1532-1594) nell'esecuzione dell'Huelgas Ensemble diretto da Paul Van Nevel: