giovedì 20 dicembre 2012

Education Today 2013: The OECD Perspective


E' appena stato pubblicato il rapporto dell'OECD/OCSE Education Today 2013: The OECD Perspective. Spulciando qua e là abbiamo trovato queste citazioni sulla situazione italiana:



  Schooling: Investments, Organisation and Learners | OECD Free preview | Powered by Keepeek Digital Asset Management Solution
Substantial differences exist beetween countries in teachers belief 
about how teaching should be delivered: in most countries teachers see their job as helping students actively to develop and construct their knowledge rather than concentrate on transmitting content only (among the TALIS countries, the exception is Italy where only a minority endorses this view). [...]

Fonte: Creating Effective Teaching and Learning Environments: First Results from TALIS, 2009, Chapter 4 and Executive Summary

Citato da OECD (2013), Education Today 2013: The OECD Perspective, OECD Publishing, p. 31



  Schooling: Investments, Organisation and Learners | OECD Free preview | Powered by Keepeek Digital Asset Management Solution
Teachers are positive about their appraisal and feedback they receive, but in some countries a significant minority or even majority of theachers have not received any in recent years: Teachers across the different systems surveyed by TALIS tend to be positive about the appraisal and feedback they receive, reporting that on the whole it is fair and helpful for their work, and increases their job satisfaction. Approximately 13% of teachers surveyed by TALIS reported that they had received no feedback or evaluation in their current school in the previous five years; this average level rises to much higher levels in Ireland (26%), Italy (55%), Portugal (26%) and Spain (46%).

Fonte: Creating Effective Teaching and Learning Environments: First Results from TALIS, 2009, Chapter 5 and Executive Summary

Citato da OECD (2013), Education Today 2013: The OECD Perspective, OECD Publishing, p. 32

mercoledì 19 dicembre 2012

Il progetto multimediale "Europa=Noi"

Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ha inviato una lettera a tutti i dirigenti scolastici italiani insieme al Cd-multimediale "Europa=Noi" dedicato all'Unione Europea e alle opportunità offerte ai suoi cittadini.
Uno dei principali compiti della scuola, ricorda Monti, è "far conoscere alle giovani generazioni i principi fondamentali dell’Unione Europea, le sue istituzioni, le sue politiche e i risultati raggiunti".

Leggi l'articolo di approfondimento sul sito del Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Guarda il video di presentazione del progetto multimediale. Il progetto, si legge nel testo che accompagna lo spot, "nasce nel 2010 per offrire alle Scuole Primarie e Secondarie di I e II grado contenuti e strumenti multimediali per favorire lezioni interattive attraverso percorsi di scoperta dell'Unione Europea e delle opportunità offerte ai cittadini europei.
Per il 2013, Anno europeo dei cittadini, il Dipartimento Politiche Europee, con la collaborazione di Parlamento europeo, Commissione europea, Ministero degli Affari Esteri e Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, presenta il terzo percorso OPEN MIND realizzato per le Scuole Secondarie di II grado e destinato ai ragazzi dai 14 ai 18 anni".



Approfondimento dedicato a "Europa=Noi" , con vari link da consultare

La piattaforma per gli insegnanti

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Post precedente: La piattaforma digitale Europa = noi

giovedì 13 dicembre 2012

"Per la Storia Mail" e la storia delle donne

L'ultimo numero del 2012 [Novembre-Dicembre, 56-57] della rivista "Per la Storia Mail" presenta tre quadri di storia delle donne: un percorso sull’emancipazione femminile dalla Rivoluzione francese alla Grande guerra, a cura di Elena De Marchi; un approfondimento sul rapporto donne e Concilio, a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, a cura di Liviana Gazzetta; un ritratto politico di Eleonora d’Arborea vissuta nella Sardegna medievale, firmato da Roberto Roveda.

Nella sezione Webdidattica, curata da Carmelo Valentini, si possono trovare spunti per ricerche in Rete e laboratori multimediali sempre dedicati alla storia delle donne.

Clicca sul link per accedere alla rivista online.

mercoledì 12 dicembre 2012

"Undici'', Shel Shapiro canta la Costituzione

la Repubblica.it propone il video ufficiale della canzone Undici di Shel Shapiro, in vendita anche su iTunes. L'interprete inglese racconta in musica i primi undici articoli della Costituzione italiana. "Io, straniero diventato italiano, ho pensato a questo progetto per i ragazzi, anche loro devono capire - come dice l'articolo 1- che la sovranità appartiene al popolo".











Leggi l'articolo di Ernesto Assante, in cui si citano altre iniziative di artisti italiani, a sostegno di una maggiore conoscenza della Carta costituzionale, ottenuta anche attraverso metodi innovativi.


martedì 11 dicembre 2012

Slow school






Segnalazione: un articolo di Elvira Serra sulle iniziative di un liceo di Arona (Novara).

lunedì 10 dicembre 2012

Europa, dalla guerra alla pace

Guardiamo il video, tratto dal canale YouTube della Commissione Europea:

 

domenica 9 dicembre 2012

David Marsh on CLIL

David Marsh è uno dei massimi esperti della metodologia CLIL [e in tale veste ha partecipato al convegno ministeriale organizzato dal Miur il 28 novembre 2012].

Guardiamo il video in cui, rispondendo ad alcune domande, il prof. Marsh fa il punto sulla questione e fornisce interessanti considerazioni [il video è in inglese, ed è tratto dal canale YouTube della Casa editrice University Press ELT, che ha pubblicato un volume scritto dallo stesso Marsh insieme a Do Coyle e Philip Hood]:



Tra le osservazioni che ci hanno colpito di più vi è la seguente: l'insegnante deve essere sostenuto; non è possibile affrontare il metodo CLIL da soli, senza un sostegno costante. Marsh constata che delle splendide idee sono fallite perché non vi è stato un sostegno del sistema.

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Original questions:

- What did you become involved with CLIL?
- In which situations have you seen CLIL working best? Have you ever seen it fail?
- Will CLIL eventually replace other methods of language teaching?
- What advice would you give to teachers who are concerned about the amount of work involved in setting up a CLIL programme?
- Are some personality types better suited to teaching CLIL than others?
- Which area of CLIL research should researchers be prioritising?

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L'Università di Jyväskylä (Finlandia), presso cui il prof. Marsh insegna, pubblica online la seguente rivista: International CLIL Research Journal.

Il Vol. 1 (3) 2010 contiene un articolo di Francesca Costa e James Coleman sulla situazione italiana, sebbene riferita all'insegnamento universitario; il Vol 1 (1) 2008 un articolo di Debora Infante, Guido Benvenuto e Emilio Lastrucci sulla situazione nella scuola primaria italiana.

venerdì 7 dicembre 2012

Se l'omofobia comincia a scuola. Come si può cambiare?

Il blog "Solferino 28" pubblica un articolo in cui si accenna al ruolo negativo che la scuola italiana avrebbe nella diffusione [o almeno nella mancata condanna] di atteggiamenti omofobi. Non solo i compagni di classe, ma anche i docenti, sarebbero coinvolti!

Nell'ambito dell'insegnamento della letteratura italiana, tre sono le strade che si possono percorrere per contribuire a migliorare la società.

La prima è quella di affrontare senza reticenze la biografia di scrittori omosessuali e la lettura di opere letterarie in cui il tema dell'omosessualità viene affrontato [analogamente a quanto potrebbero fare insegnanti di storia, storia dell'arte, storia della musica, letterature straniere, psicologia, ecc.].

Studiare Pasolini, Forster o Marguerite Yourcenar; leggere opere come Ernesto di Saba può far emergere un dato inoppugnabile che gli omofobi tendono a sottovalutare: la presenza dell'amore omosessuale in tutte le culture e nella natura umana.

La seconda, più complessa, è quella di rileggere alcuni autori e testi in una chiave nuova.

In un articolo di Saverio Aversa, pubblicato da "Nazione Indiana", su un convegno intitolato L'arte del desiderio. Omosessualità, letteratura, differenza, si riportano, ad esempio, le parole dello scrittore Franco Buffoni, secondo cui, quando anche le università italiane [e per conseguente ricaduta, anche la scuola] apriranno ai gender studies, sarà possibile rileggere in modo differente molti autori.

La terza è infine quella di portare i ragazzi a riflettere sulla letteratura come portatrice di valori, ma anche di pregiudizi, tipici di un'epoca, di una società o classe, o semplicemente di un autore o di un critico.

L'esempio forse più ovvio, in quanto rientra tra le letture che ogni liceale affronta in classe, è, in proposito, il famosissimo episodio dell'incontro tra Brunetto Latini e Dante nel XV dell' Inferno.
Il lungo dibattito critico sulla questione ci sembra ben riassunto nelle parole di Francesco Gnerre, autore di un commento alla Commedia edito dalla Casa editrice Petrini - De Agostini Scuola: "non credo sia il caso di parlare di omofobia a proposito di Dante. L’omofobia, come la conosciamo noi, nasce nell’Ottocento quando viene inventata “l’omosessualità”, quando gli omosessuali diventano una categoria. Dante è un uomo del suo tempo e come uomo del suo tempo costruisce il suo Inferno sulla base della gerarchia dei peccati elaborata qualche anno prima da Tommaso d’Aquino. La sodomia è per lui un peccato, ma la condanna in nome della legge cristiana coesiste con la pietà dell’uomo nei confronti della fragilità umana e si tratta comunque di un peccato che non esclude né la riverenza affettuosa né il rispetto ammirato per Brunetto e per i grandi fiorentini che sono insieme a lui. Insomma la sodomia non era per Dante una “malattia” di cui provare vergogna come sarebbe stato in epoca moderna. Ad alcuni critici è parsa anche strana la collocazione di Brunetto tra i sodomiti, perché, si è detto, non esistono altre testimonianze, prima di questi versi della sua sodomia." [Fonte]

Alla base di una scuola e di una società più giuste e meno conflittuali stanno comunque il rispetto delle persone, studenti e docenti, nella loro complessa umanità e nei loro sentimenti.

giovedì 6 dicembre 2012

Core CLIL Activators

'Core Clil Activators' represent a synthesis of key elements of good pedagogy and good CLIL practice. They also depict some of the ways CLIL stakeholders work together to build a learning community, and, in particular, rich learning environments for students.

mercoledì 5 dicembre 2012

Skole i praksis: Best practice films for teachers



Skole i praksis è una serie di documentari sulle "migliori pratiche" educative, prodotti da Snöball Film in collaborazione con vari centri norvegesi di risorse per l'insegnamento. Il target a cui si rivolgono i filmati sono insegnanti, dirigenti scolastici e formatori. Lo scopo dei film è quello di ispirare studenti e docenti a vedere maggiori opportunità e a riflettere sulla propria pratica didattica. *

Il sito propone in inglese tre film:

uno sulla metodologia CLIL {NB Per vedere i filmati bisogna cliccare sulle parole "UNO"};


uno sulla piattaforma europea e-Twinning;



e uno sul metodo della creazione di storie [Storyline], molto efficace nell'ambito dell'apprendimento delle lingue straniere.



Sul sito il secondo e il terzo documentario sono introdotti da una una sintesi della "pratica" e  da interessanti domande di riflessione.

Il primo documentario è presentato anche tra le risorse del Progetto CORE.



Nella sezione in norvegese sono riportati molti altri documentari, che potrebbero costituire un punto di partenza per descrivere il sistema scolastico del paese nordico [analogamente al filmato danese di cui ci siamo occupati tempo fa].

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* Testo originale:

Skole i praksis (School practice) is best-practice films produced by Snöball Film in collaboration with various Norwegian resource centres for teaching. The target group are teachers, school leaders and teacher training. The purpose of the films is to inspire teachers and students to see greater opportunities and to reflect about their own teaching practice.

martedì 4 dicembre 2012

Il Progetto CORE e un'attività CLIL sui diritti umani

Il progetto multilaterale europeo CORE - CLIL Objectives and ResouceKit in Education è promosso da una rete di istituzioni che hanno per obiettivo di:

"- Promuovere l’apprendimento delle lingue e la diversità linguistica.
- Rafforzare il ruolo dell’apprendimento permanente per sviluppare un senso di cittadinanza europea basato sulla comprensione e il rispetto dei diritti umani e della democrazia, e incoraggiando la tolleranza. 
- Sviluppare la conoscenza e la comprensione tra i giovani e il personale docente della diversità culturale e linguistica europea e del suo valore. 
- Aiutare i giovani ad acquisire le competenze di vita e le competenze necessarie per il loro sviluppo personale, della successiva occupazione e della cittadinanza europea attiva.
- Incrementare la motivazione per lo studio delle lingue straniere. 
- Migliorare le metodologie pedagogiche e la gestione delle istituzioni scolastiche."

Clicca sulla parola "video" per vederlo.
Guardiamo il video in cui viene illustrata un'eccellente attività CLIL sui diritti umani negli Stati Uniti e in Sudafrica.

Gli studenti sono quelli della Kastellet Public School di Oslo.

L'insegnante di Studi Sociali in Inglese, Lisbeth M. Brevik, chiede ai ragazzi di elaborare dei diagrammi di Venn, di predisporre delle linee del tempo e di tenere delle presentazioni in lingua. Nel corso del filmato la professoressa fornisce anche utili consigli su come procedere qualora si voglia affrontare lo studio di
una disciplina in lingua straniera.

Si leggano una serie di articoli e i saggi consigliati nella bibliografia.

Tra i siti consigliati segnaliamo:

* il Blog Reflections on CLIL , curato da Jason Skeet e Rosie Tanner (the CLIL consultancy and training team at Utrecht University in the Netherlands).

lunedì 3 dicembre 2012

CLIL: un significativo passo verso una reale diffusione della metodologia nelle scuole

Dal sito del Miur: Comunicato stampa del 27 novembre 2012


Scuola: da quest’ anno scolastico nelle classi terze di tutti i licei linguistici una materia insegnata in lingua straniera secondo la metodologia Clil
(Content and Language Integrated Learning)

Al via la formazione dei docenti

Domani convegno al Miur con esperti nazionali e internazionali
Un passo importante verso l’internazionalizzazione della scuola italiana: è il CLIL (Content and Language Integrated Learning), la metodologia che prevede, da quest’anno scolastico, l’insegnamento di una materia in lingua straniera in modo graduale nelle classi terze dei Licei Linguistici. A seguire saranno coinvolte le classi successive e le classi quinte degli altri Licei e degli Istituti Tecnici. Sulle modalità di attuazione sono in preparazione apposite norme transitorie e linee guida.

L’Italia è stato il primo Paese ad avere inserito questa importante innovazione metodologica nell’ordinamento, grazie alla Riforma delle Scuole Superiori del 2010 che ha disegnato i nuovi Licei e gli Istituti Tecnici.

Nell’anno scolastico 2013/2014 nelle classi quarte dei Licei Linguistici la didattica si svilupperà con una seconda disciplina insegnata in un’altra lingua straniera. In tutti gli altri Licei e negli Istituti Tecnici, gli insegnamenti CLIL saranno attivati nelle classi quinte nell’anno scolastico 2014/2015.

“L’insegnamento in lingua straniera anche nei Licei Linguistici – ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo - oltre che in alcune facoltà universitarie, è importante perché aiuta i nostri studenti a munirsi di quelle conoscenze e competenze linguistiche che si riveleranno strategiche nel loro futuro professionale. Il mercato del lavoro, infatti, sarà sempre più a dimensione europea e quindi la scuola deve essere capace di corrispondere a queste aspettative”.

Seminario di studio “La metodologia Clil nei Licei linguistici”

Il Sottosegretario Elena Ugolini, con delega all’internazionalizzazione, ha promosso, con la Direzione Generale per gli Ordinamenti scolastici e per l’Autonomia scolastica, un seminario che si terrà domani mercoledì 28 novembre dalle ore 9.30 alle 17.30 presso la Sala Comunicazione del Miur. I principali attori di questa innovazione metodologica si confronteranno alla presenza di esperti nazionali e internazionali tra cui il Dott. David Marsh, ideatore del termine CLIL e la Prof.ssa Carmel Mary Coonan, autrice di importanti testi su questa metodologia.

La formazione dei docenti

Per l’avvio dell’insegnamento in lingua straniera è fondamentale la formazione dei docenti. L’anno scorso sono stati 16.000 gli insegnanti che hanno dato la disponibilità alla frequenza dei corsi. Quest’anno scolastico si parte con la formazione dei docenti dei Licei Linguistici: sono circa 1.000 quelli che frequenteranno i corsi metodologico-didattici presso le università e 2.750 quelli che frequenteranno i corsi linguistici. Altri 2.500 docenti saranno coinvolti nella formazione a partire dal 2013-2014.

Sono state definite inoltre le Università nelle quali si svolgeranno i percorsi formativi che offrono 50 corsi di inglese, francese, tedesco e spagnolo finalizzati al conseguimento della certificazione linguistica di livello C1 delQuadro Comune Europeo di riferimento per le lingue e 30 corsi di perfezionamento metodologico-didattico.

I corsi sono destinati sia ai docenti a tempo indeterminato sia a quelli a tempo determinato dei Licei Linguistici, i primi a iniziare con l’attivazione del CLIL nel corrente anno scolastico 2012/13.
Per gli insegnanti il percorso rappresenta un’ opportunità di crescita professionale che non è limitata al solo potenziamento della lingua straniera e all’apprendimento della metodologia CLIL, ma che sviluppa anche le seguenti competenze:
  • elaborazione di materiali in lingua straniera, a partire dalle risorse presenti in rete;
  • studio della didattica attraverso le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), anche con l’utilizzo delle Lavagne interattive multimediali;
  • partecipazione a network internazionali di docenti CLIL attraverso scambio di materiali ed esperienze.
Al termine del percorso formativo è offerta ai docenti la possibilità di una borsa di studio all’estero Comenius finanziata con fondi europei.




domenica 2 dicembre 2012

Mostra su Cesare Beccaria

Riguardiamo il video della mostra su Cesare Beccaria, ispiratore dell'abolizione della pena di morte, a partire dalla Riforma di Pietro Leopoldo di Toscana:



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sabato 1 dicembre 2012

Tullio De Mauro e l'Italia analfabeta

Segnaliamo l'intervista al linguista Tullio De Mauro, pubblicata oggi su "Il Messaggero".

30 novembre 1786: Pietro Leopoldo di Toscana abolisce la pena di morte


Come noto, il primo stato ad abolire la pena di morte fu il Granducato di Toscana, grazie al suo sovrano Pietro Leopoldo [poi imperatore del SRI col nome di Leopoldo II].


Leggi la trascrizione del Proemio e dell'articolo LI della legge di riforma criminale del 30 novembre 1786 n. LIX:


PIETRO LEOPOLDO PER GRAZIA DI DIO
PRINCIPE REALE D'UNGHERIA E DI BOEMIA
ARCIDUCA D'AUSTRIA
GRANDUCA DI TOSCANA

Fino dal Nostro avvenimento al Trono di Toscana riguardammo come uno dei Nostri principali doveri l'esame, e riforma della Legislazione Criminale, ed avendola ben presto riconosciuta troppo severa, e derivata da massime stabilite nei tempi meno felici dell'Impero Romano, o nelle turbolenze dell'Anarchia dei bassi tempi, e specialmente non adattata al dolce, e mansueto carattere della Nazione, procurammo provvisionalmente temperarne il rigore con Istruzioni, ed Ordini ai Nostri Tribunali, e con particolari Editti, con i quali vennero abolite le pene di Morte, la Tortura, e le pene immoderate, e non proporzionate alle trasgressioni, ed alle contravvenzioni alle Leggi Fiscali, finché non ci fossimo posti in grado mediante un serio, e maturo esame, e col soccorso dell'esperimento di tali nuove disposizioni di riformare intieramente la detta Legislazione.



Con la più grande soddisfazione del Nostro paterno cuore Abbiamo finalmente riconosciuto che la mitigazione delle pene congiunta con la più esatta vigilanza per prevenire le reazioni, e mediante la celere spedizione dei Processi, e la prontezza, e sicurezza della pena dei veri Delinquenti, invece di accrescere il numero dei Delitti ha considerabilmente diminuiti i più comuni, e resi quasi inauditi gli atroci, e quindi Siamo venuti nella determinazione di non più lungamente differire la riforma della Legislazione Criminale, con la quale abolita per massima costante la pena di Morte, come non necessaria per il fine propostosi dalla Società nella punizione dei Rei, eliminato affatto l'uso della Tortura, la Confiscazione dei beni dei Delinquenti, come tendente per la massima parte al danno delle loro innocenti famiglie che non hanno complicità nel delitto, e sbandita dalla Legislazione la moltiplicazione dei delitti impropriamente detti di Lesa Maestà con raffinamento di crudeltà inventati in tempi perversi, e fissando le pene proporzionate ai Delitti, ma inevitabili nei respettivi casi, ci Siamo determinati a ordinare con la pienezza della Nostra Suprema Autorità quanto appresso.

Omissis




Art. LI

Abbiamo veduto con orrore con quanta facilità nella passata Legislazione era decretata la pena di Morte per Delitti anco non gravi, ed avendo considerato che l'oggetto della Pena deve essere la soddisfazione al privato, ed al pubblico danno, la correzione del Reo figlio anche esso della Società e dello Stato, della di cui emenda non può mai disperarsi, la sicurezza nei Rei dei più gravi ed atroci Delitti che non restino in libertà di commetterne altri, e finalmente il Pubblico esempio, che il Governo nella punizione dei Delitti, e nel servire agli oggetti, ai quali questa unicamente è diretta, è tenuto sempre a valersi dei mezzi più efficaci col minor male possibile al Reo; che tale efficacia, e moderazione insieme si ottiene più che con la Pena di Morte, con la Pena dei Lavori Pubblici, i quali servono di un esempio continuato, e non di un momentaneo terrore, che spesso degenera in compassione, e tolgono la possibilità di commettere nuovi Delitti, e non la possibile speranza di veder tornare alla Società un Cittadino utile, e corretto; avendo altresì considerato, che una ben diversa Legislazione potesse più convenire alla maggior dolcezza, e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano, Siamo venuti nella determinazione di abolire come Abbiamo abolito con la presente Legge per sempre la Pena di Morte contro qualunque Reo, sia presente, sia contumace, ed ancorché confesso, e convinto di qualsivoglia Delitto dichiarato Capitale dalle Leggi fin qui promulgate, le quali tutte Vogliamo in questa parte cessate, ed abolite.

Omissis

Tale è la Nostra volontà, alla quale Comandiamo che sia data piena Esecuzione in tutto il nostro Gran-Ducato, non ostante qualunque Legge, Statuto, Ordine, o Consuetudine in contrario.

Dato in Pisa li 30. Novembre 1786.

PIETRO LEOPOLDO
V. ALBERTI
CARLO BONSI

In Firenze l'Anno 1786. Per Gaetano Cambiagi Stampator Granducale.

Fonte: sito della Regione Toscana


Sfoglia il testo digitalizzato da Google.

Dal 2000 la Festa della Toscana ricorda questo importante avvenimento.

venerdì 30 novembre 2012

La campagna "Città per la vita 2002-2012"

Guarda il video della campagna Città per la vita 2002-2012, tratto dal canale YouTube della Comunità di Sant'Egidio:



Ecco la trascrizione del testo, desunta dalla medesima fonte [con lievi modifiche ortografiche]:

La Giornata Internazionale delle "Città per la Vita - Città contro la Pena di Morte" rappresenta la più grande mobilitazione contemporanea planetaria per indicare una forma più alta e civile di giustizia, capace di rinunciare definitivamente alla pena capitale. Si tratta di un'importante opportunità per stabilire un dialogo con le società civili, il coinvolgimento degli amministratori in un percorso di abolizione della pena di morte, capace di diventare una pratica costante e una caratteristica identitaria della città che aderisce e dei suoi cittadini. In tal modo si aprono occasioni di coinvolgimento di strati più larghi della società civile anche in aree in cui la pena di morte è praticata, rafforzando l'iniziativa di attivisti e organizzazioni locali all'interno di una rete internazionale.

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Il 30 novembre del 2002 si accendeva una luce nel mondo. La giornata mondiale "Città per la vita contro la pena di morte". Un pugno di città, decidono di illuminare i propri monumenti per dire NO alla pena capitale! L'anno successivo l'iniziativa prende sempre più piede e le città sono quasi il doppio! Ma facciamo un passo indietro...

Pochi mesi prima del 30 novembre 2002, nasce a Roma la World Coalition - La Coalizione mondiale contro la pena di morte -. Il suo obiettivo è ottenere l'abolizione universale della pena di morte. Composta da oltre 130 organizzazioni, la World Coalition mira a rafforzare la dimensione internazionale della lotta contro la pena di morte. A contribuire alla nascita della Word Coalition è la Comunità di Sant'Egidio che già dalla seconda metà degli Anni Novanta ha una vicinanza concreta con i condannati a morte, attraverso visite, corrispondenza, difesa legale.

10 anni sì, ma sono stati 10 anni qualsiasi? Decisamente no. Quest'ultimo decennio è considerato il periodo dell'intera storia dell'umanità in cui la pena capitale è stata maggiormente messa in discussione: Cosa hanno in comune questi Paesi?...

Sono tra gli Stati che dal 2002 al 2012 hanno abolito la pena di morte. Molti altri hanno cessato di usarla, o sospesa temporaneamente con una moratoria. 140 sono i paesi che hanno abolito la pena di morte. 58 mantengono la pena di morte.

Solo alla fine degli anni Sessanta del '900 la situazione era questa: 55 i paesi che avevano abolito la pena di morte; 143 i mantenitori. In questi 10 anni poi, le Nazioni Unite hanno incoraggiato i paesi mantenitori ad abolire la pena di morte, attraverso l'applicazione della moratoria o a limitarne l'uso. Dal 2004 la Comunità di Sant'Egidio organizza Conferenze Internazionali invitando i Ministri della Giustizia a confrontarsi su questo tema. Questi incontri hanno favorito decisioni abolizioniste. Le domande su cui molte giurisdizioni hanno cominciato a interrogarsi sono state:

- Gli studi dimostrano che dove è stata introdotta la pena di morte gli omicidi non sono diminuiti ma aumentati. Si può dedurre che la pena di morte abbia fallito?

- Togliere la vita è irreversibile, ma la giustizia non è immune da errori giudiziari; come si può ripagare una vittima uccisa ingiustamente?

- La pena capitale restituisce davvero giustizia alla famiglia della vittima? Perché in questi anni si sono moltiplicate le associazioni composte da familiari di vittime che rifiutano la pena di morte per l'assassino del loro caro?

Il movimento delle "Città per la vita" e la Giornata delle "Città contro la Pena di Morte" sono un'occasione di mobilitazione "glocal", globale e locale, che coinvolge amministratori e cittadini nel sostegno all'abolizione universale della pena capitale. Le "Città per la vita" hanno a disposizione un sito web: nodeathpenalty.santegidio.org dove si possono trovare preziose informazioni su come aderire a città per la vita:

- Chiedi al Sindaco della tua città di entrare nella rete "Cities for life".
- Promuovi eventi educativi e artistici nelle scuole e nei luoghi di lavoro.
- Scrivi a un condannato a morte.
- Mobilita i media.
- Partecipa a " Città per la Vita - Città contro la Pena di Morte " 30 Novembre 2012.

Discuti con i compagni e prova anche tu a rispondere alle domande poste nel video.

Visita il sito della campagna nodeathpenalthy.santegedio.org e i siti delle Associazioni che fanno parte della Coalizione Mondiale contro la pena di morte [i link si trovano in calce alla pagina iniziale].

Guarda la mappa aggiornata al luglio 2012.

Leggi l'appello con cui si chiede ai governi di dare concreta applicazione alla risoluzione votata dall'Assemblea Generale dell'ONU il 18 dicembre 2007, intitolata "Moratoria sull'uso della pena di morte".

giovedì 29 novembre 2012

Cristo si è fermato a Eboli: un episodio del libro e del film a confronto

Leggiamo una pagina dell'opera di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli:

[...] e un nuovo personaggio entrò nella cucina.
   Era un giovane con dei minuscoli baffetti rossi, che portava un astuccio allungato di pelle marrone. Era mal vestito, aveva le scarpe impolverate, ma aveva il colletto e la cravatta, e portava in capo un curioso berretto alto e tondo, con una visiera di tela cerata, sul tipo di quelli che un tempo avevano gli accademisti, dove sul fondo grigio, spiccavano fiammanti su tutta l'altezza due grandi lettere ritagliate e cucite, di panno vermiglio: «U. E.» - Ufficiale Esattoriale, - mi disse, quando gli chiesi che cosa significassero quell'U. e quell'E. giganteschi. E intanto, posato con riguardo l'astuccio, si sedette al mio tavolo, tirò fuori di tasca un pacchetto di pane e formaggio, ordinò alla vedova un bicchiere di vino, e cominciò a mangiare. Era l'Ufficiale Esattoriale di Stigliano: veniva spesso a Gagliano per i doveri del suo ufficio: oggi aveva fatto tardi e avrebbe dovuto fermarsi a dormire dalla vedova. Aveva lavoro a Gagliano anche per l'indomani. Non parlava volentieri del suo mestiere: invece, con molta soddisfazione, mi mostrò subito il contenuto del suo astuccio. Era un clarinetto. Non se ne separava mai: lo portava sempre con sé nei suoi viaggi alla caccia del denaro dei contadini. Aveva trovato quell'impiego, bisogna pur vivere: ma la sua ambizione era un'altra, era la musica. Non era ancora perfetto, studiava il clarino soltanto da un anno, ma si esercitava continuamente . Sì, poteva darmene un saggio, poiché io, si vedeva, ero un intenditore: ma un pezzo solo, perché voleva ancora uscire a far visita a un suo compare, ed era tardi. Il pane e il formaggio erano finiti, e non c'era altro da mangiare. Il clarinetto soffiava, indeciso e fragile, le note di una canzonetta; i cani l'accompagnavano brontolando.
   Appena il musicista esattore fu uscito, e rimanemmo soli, la vedova si profferse in scuse per essere costretta a darmelo come compagno di stanza. Non si poteva fare diversamente. - Ma è un giovane per bene: è pulito; non è un contadino -. L'assicurai che mi sarei adattato volentieri alla sua compagnia. Ero ormai avvezzo a questi casuali compagni di una notte. [...]
   Intanto era arrivato il mio compagno, aveva attaccato il berretto ad un chiodo, in faccia al mio letto, posato l'astuccio del clarinetto sul canterano, e si era spogliato. Gli chiesi come andava il suo lavoro, qui a Gagliano. - Male, - mi disse. - Oggi sono venuto per fare dei pignoramenti. Le tasse non le pagano. Si viene a pignorare, e non si trova nulla. Sono stato in tre case: mobili non ne hanno: non c'è che il letto, e quello non si può prendere. Dovrò accontentarmi di una capra e di qualche piccione. Non c'è neppure da pagare le spese della trasferta. Domattina devo andare da due altri: speriamo mi vada meglio. Ma è una miseria: i contadini non vogliono pagare. Sono quasi tutti proprietari, qui a Gagliano: hanno tutti il loro piccolo pezzo di terra, magari lontano dal paese, a due o tre ore di strada; e certe volte, sì, è terra cattiva, e rende poco. Le tasse sono forti, per dire la verità: ma questo non mi riguarda: non siamo noi che le mettiamo: noi dobbiamo soltanto farle pagare. E lei sa come sono i contadini: per loro tutte le annate sono cattive. Sono pieni di debiti, hanno la malaria, non hanno da mangiare. Ma staremmo freschi se dovessimo dar retta a loro: noi dobbiamo fare il nostro dovere. Non pagano, e dobbiamo accontentarci di portar via quel poco che si trova, roba che non val nulla. Certe volte ho dovuto fare il viaggio per qualche bottiglia d'olio e un po' di farina. E ancora ci guardano male, con odio. A Missanello, due anni fa, hanno anche sparato. E' un brutto mestiere. Ma bisogna pur vivere.
   Vedevo che l'argomento lo disgustava, e per confortarlo portai il discorso sulla musica. Sperava di poter scrivere delle canzonette, di vincere qualche concorso, qualche premio: in questo caso avrebbe lasciato l'esattoria. Intanto suonava il clarinetto nella banda di Stigliano. Gli chiesi com'erano le canzoni popolari di queste parti, e se avesse potuto insegnarmene qualcuna, e magari, poiché egli era così abile, trascrivermela. Mi disse se volevo la musica di «Faccetta nera» o di qualche altra canzonetta in voga. No, non era questo, volevo le canzoni dei contadini. Rimase un po' a riflettere, come ad un argomento per lui nuovo, a cui non avesse mai pensato. Scrivermi le note di una canzone avrebbe potuto, cercandole ad una ad una sul clarinetto. Ma non gli veniva fatto di ricordarsi di nessuna canzone cantata dai contadini. A Viggiano cantavano e suonavano. Ma da queste parti, no. C'era forse qualche canto di chiesa, si sarebbe informato. Altro non conosceva. Anch'io avevo notato, a Grassano, la stessa cosa. Né il mattino quando partono per il lavoro, né il meriggio sotto il sole, né la sera, nelle lunghe file nere che tornano, con gli asini e le capre; verso le case sul monte, nessuna voce rompe il silenzio della terra. Soltanto una volta avevo sentito, verso il Basento, il lamento di un flauto di canna, a cui un altro flauto rispondeva dalla collina di faccia: erano due pastori forestieri che andavano col gregge di paese in paese, e si richiamavano di lontano. I contadini non cantano. 
   Il mio compagno non rispondeva più: sentivo il suo respiro regolare e fischiante, nel ronzìo  continuato delle mosche eccitate dal caldo. Un tenue chiarore veniva, attraverso i vetri chiusi, da un cielo pallido per una falce di luna: sul muro, in faccia a me, distinguevo a quel barlume, sul berretto appeso al chiodo, le grandi lettere rosse: «U. E.». Le fissavo nell'oscurità, finché mi si chiusero gli occhi, e mi addormentai."

Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, Torino, Einaudi, 1965 [terza edizione], pp. 28-33

Guardiamo una breve sequenza del film omonimo, diretto da Francesco Rosi:



Attività:

Confronta le due versioni ed illustra le differenze.


mercoledì 28 novembre 2012

Cristo si è fermato a Eboli: l'inizio del film di Rosi

Guarda l'inizio del film che Francesco Rosi ha liberamente tratto dall'opera di Carlo Levi. Il regista ha deciso di ambientare la pagina iniziale nello studio dell'artista, tra i quadri che gli ricordano i paesaggi e soprattutto i volti degli abitanti di Agliano [Gagliano nel testo letterario].



Il testo:

Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. Spinto qua e là alla ventura, non ho potuto finora mantenere la promessa fatta, lasciandoli, ai miei contadini, di tornare fra loro, e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla. Ma, chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell'altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte.

Fonte: Wikiquote

Nella seconda sequenza del film: l'arrivo del treno a Eboli, l'ultima tappa della linea ferroviaria, assunta a simbolo del confine che separa i due mondi.

– Noi non siamo cristiani, – essi dicono, – Cristo si è fermato a Eboli –. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla piú che l'espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, i fruschi, i frusculicchi, che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall'orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. Ma la frase ha un senso molto piú profondo, che, come sempre, nei modi simbolici, è quello letterale. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l'anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiú il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria. Parliamo un diverso linguaggio: la nostra lingua è qui incomprensibile. I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male, della moralità e della redenzione. Cristo è sceso nell'inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell'eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.

Fonte: Wikiquote

120 foto di scena e il testo della sceneggiatura del lungometraggio sono raccolte nel volume Cristo si è fermato a Eboli: dal libro di Carlo Levi al film, pubblicato nel 1996.

martedì 27 novembre 2012

Carlo Levi: ritratti di letterati

Carlo Levi dipinse moltissimi ritratti di scrittori e poeti italiani. Eccone alcuni:

Ritratto di Giorgio Bassani

Ritratto di Italo Calvino (1962)

Ritratto di Italo Calvino, Alassio: Pinacoteca Carlo Levi

Ritratto di Eugenio Montale

Ritratto di Alberto Moravia (1932 circa)

Ritratto di Cesare Pavese

Ritratto di Umberto Saba

Ritratto di Rocco Scotellaro


Sui ritratti di Saba rinviamo ad un precedente post.

lunedì 26 novembre 2012

Carlo Levi pittore: dal ciclo "Cristo si è fermato a Eboli"

Carlo Levi espose alla XXVII Biennale Internazionale d'Arte di Venezia (1954) le opere del ciclo Cristo si è fermato a Eboli. Eccone una:

I fratelli (1953), Torino: GAM
Fonte: Scheda DIA Banca Dati Indire

domenica 25 novembre 2012

Mostra "Dante ti amo. Testo e immagini della Divina Commedia"

Dal sito di Palazzo Madama di Torino:

Palazzo Madama presenta a partire dal 31 ottobre 2012 una mostra dedicata a Dante Alighieri e alla Divina Commedia, con manoscritti, incunaboli, volumi a stampa illustrati e dipinti provenienti dalla collezione privata dell’imprenditore torinese Livio Ambrogio.
[...]
Frutto di trent’anni di passione per i libri e i cimeli danteschi, la collezione che spazia su sette secoli di tradizione, manoscritta e a stampa, delle opere di Dante Alighieri. Grazie agli oltre mille volumi posseduti, costituisce oggi la raccolta dantesca più vasta e importante di proprietà di un collezionista privato.
La mostra propone un percorso particolarmente attento all’iconografia, alle immagini che hanno illustrato l’opera di Dante attraverso i secoli. Organizzata secondo un criterio cronologico, dal manoscritto alle edizioni a stampa contemporanee, l’esposizione racconta la fortuna del testo della Divina Commedia lungo l'arco di sette secoli.La mostra accoglie una sintetica ma significativa selezione di codici manoscritti e di incunaboli, tra cui figurano la rarissima editio princeps del poema stampata a Foligno da Johann Neumeister nel 1472 e l’ancor più rara seconda edizione, impressa a Mantova, sempre nel 1472. All'epoca 'prototipografica' appartengono anche le primissime edizioni illustrate, come quella uscita a Firenze nel 1481, che è la prima con figure, due incisioni su rame ispirate ai disegni di Sandro Botticelli, e quella stampata a Brescia nel 1487, la prima a contenere un ciclo di illustrazioni completo per l'Inferno e il Purgatorio, e parziale per il Paradiso.
Il percorso si snoda poi, dal Cinquecento all'Ottocento, con le edizioni che hanno fondato la storia e la tradizione del testo e dell'iconografia dantesca, a partire dal celebre volume tascabile della Divina Commedia del 1502 curato da Pietro Bembo e stampato da Aldo Manuzio, fino a quello edito a Venezia nel 1544 da Francesco Marcolini, illustrato da una pregevole serie di xilografie, considerate le prime ad avere un impianto moderno. Tra le stampe più importanti e pregevoli del Settecento si ricorderà invece la monumentale edizione illustrata uscita dai torchi veneziani di Antonio Zatta nel 1757-58, di cui è presente non solo un esemplare comune, ma anche una copia di lusso impressa su carta turchina, con le calcografie tirate a più colori.
Per l'Ottocento e il Novecento la selezione esposta ha privilegiato non solo i capolavori tipografici quali quelli prodotti dalla stamperia Tallone di Alpignano, ma anche quelli iconografici, frutto del cimento col testo dantesco di alcuni tra i più grandi artisti moderni e contemporanei. Tra questi si ricordano in particolare le visionarie incisioni tratte dai disegni di William Blake (1757-1827), quelle di neoclassica ed elegiaca nitidezza dell'inglese John Flaxman (1755-1826), quelle del celebre pittore e incisore francese Gustave Doré (1832-1883), le personalissime interpretazioni di Salvador Dalì (1904-1989) o quelle - modernissime - realizzate dall'artista inglese Tom Phillips tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento, fino a quelle raffinatissime della pittrice e illustratrice tedesca Monika Beisner, dipinte con la tecnica della tempera all'uovo ed eseguite tra il 1993 e il 2000.
Tra le testimonianze più recenti, che attestano l’intramontabile fortuna e l’attualità sempre viva del capolavoro dantesco, si ricordano infine il manoscritto autografo del saggio La última sonrisa de Beatriz (1948 circa) del celebre scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges e l’autografo – seguito dalla relativa edizione a stampa – della Lettera a Dante di Roberto Benigni del 2007.
L’esposizione è completata da una sezione che ospita le prime edizioni delle 'opere minori' di Dante, come il De vulgari eloquentia, il Convivio e le Rime, e da una serie di quadri, sculture, curiosità e manifesti antichi dedicati anch’essi al grande poeta italiano.
 In occasione della mostra Palazzo Madama organizza un ciclo di conferenze in collaborazione con la Società Dante Alighieri che si svolgeranno il 21 novembre 2012 e il 10 e 23 gennaio 2013.


La scheda è accompagnata da una galleria fotografica di 11 immagini, disponibile anche su Pinterest.

Guarda il video della conferenza stampa [dal canale YouTube di Palazzo Madama]:

sabato 24 novembre 2012

Carlo Levi, "Lucania 1961"

Lucania 1961 è il titolo di un grande quadro di Carlo Levi, esposto nel Palazzo Lanfranchi di Matera, sede del Museo nazionale d'arte medievale e moderna della Basilicata.

Una riproduzione in dimensione reale si trova nella sede delle Fondazione Amendola - Associazione Lucana in Piemonte Carlo Levi (dal cui sito sono tratte le due immagini).

Lucania 1961
Lucania 1961 (particolare)
Leggi la scheda illustrativa di Innocenzo Pontillo (dal sito Finisterre Letteraria).

venerdì 23 novembre 2012

L'inchiesta parlamentare sulla miseria in Italia

Carlo Levi trascorse gli anni del confino a Grassano e Aliano, in Basilicata. La pena, inflitta nel 1935, fu condonata nel 1936, a seguito della proclamazione dell'Impero. Da questa esperienza nacque l'opera che lo rese celebre, scritta tra il '43 e il '44, e pubblicata da Einaudi nel 1945 : Cristo si è fermato a Eboli.

Leggiamo all'inizio: "Sono arrivato a Gagliano un pomeriggio di agosto [...] Ci venivo malvolentieri, preparato a veder tutto brutto, perché avevo dovuto lasciare, per un ordine improvviso, Grassano, dove abitavo prima, e dove avevo imparato a conoscere la Lucania."

Sin dalle prime righe, nelle pagine che fanno da introduzione e che spiegano il significato del titolo, e poi nel corso dell'opera, viene descritta la condizione di vita dei contadini lucani: "Ma, chiuso in un stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell'altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte."

Parecchi anni dopo, con la nascita della Repubblica Italiana, venne istituita una Commissione parlamentare a cui fu affidata un'inchiesta sulla miseria e sui mezzi per combatterla. I lavori durarono dal 1951 al 1954. Al termine, oltre agli Atti, venne realizzata una relazione cinematografica. Si trattò della prima relazione filmata sulle attività di una commissione parlamentare.

Si leggano, per approfondire, i materiali dell'Archivio storico della Camera dei deputati.

Guardiamo la relazione. Sono passati alcuni anni, come detto, ma le condizioni di vita dei contadini sono ancora quelle descritte da Levi.

Grassano fu scelto come paese campione "ai fini di una valutazione approfondita della situazione di una comunità rurale considerata nella sua struttura economica e sociale" (Atti, Vol. 1, p. 22).

Prima parte:



Seconda parte:

giovedì 22 novembre 2012

Carlo Levi e Roma

Guarda il video introduttivo alla mostra Carlo Levi e Roma: il respiro della città, allestita presso i Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi, dal 27 febbraio al 15 giugno 2008 e curata da Daniela Forni, docente all'Università La Sapienza.  La regia è di Marco Fabiano. Enrico Stassi legge brani di Carlo Levi tratti da I ritratti (1935), da Paura della pittura (1942) e da una lettera alla famiglia del 3 novembre 1927 (su Parigi). Il video è tratto dal canale YouTube della Sovraintendenza di Roma.

mercoledì 21 novembre 2012

Un minuto di storia: Carlo Levi

Un breve filmato del Tg1, facente parte della serie "Un minuto di storia", riassume la biografia di Carlo Levi e ci permette di vedere alcuni dei ritratti del pittore, tra cui quelli di Cesare Pavese, Umberto Saba e Linuccia Saba [la figlia del poeta a cui Levi fu legato sentimentalmente].

martedì 20 novembre 2012

Pascoli e Urbino

Guarda l'anteprima dell'audiovisivo Pascoli e Urbino, da un progetto dell'Istituto Comprensivo "Paolo Volponi" di Urbino. Le voci sono di Marina Pitta e Edoardo Lomazzi; l'ideazione e i testi sono di Maria Teresa Moschini e Loredana Marini.



Pascoli giunse nella città a 7 anni, per frequentare il Collegio dei Nobili, retto dai Padri Scolopi, al quale erano già iscritti i fratelli maggiori Giacomo e Luigi. Vi rimase per 9 anni, fino al 1871.

Leggi la poesia L'aquilone, dove sono appunto rievocati "Urbino / ventoso" e gli anni ivi trascorsi.

Ascolta il poemetto letto da Vittorio Gassman:



lunedì 19 novembre 2012

Diversi modi di leggere "La cavalla storna"

Tutti sappiamo quanto sia importante la lettura al fine di catturare l'interesse e l'attenzione degli studenti. Decenni fa c'erano, ad esempio, le audiocassette con Vittorio Sermonti che leggeva e commentava i canti della Divina Commedia e poco altro. Poi vennero i CD e gli audiolibri. Questi ultimi sembrano avere ora un discreto successo anche in Italia. Ma si tratta pur sempre di materiali che i docenti devono acquistare a proprie spese perché sono molto rare le scuole che investono dei fondi nelle biblioteche scolastiche e ancora meno quelle che puntano su questi supporti alla didattica, ritenuti di troppo facile deperibilità. E' anche per questo motivo che il nostro blog segnala con piacere le proposte di un programma come "Ad alta voce" [le cui letture sono anche scaricabili in formato mp3] e alcuni filmati presenti sui canali YouTube.

Questa premessa per introdurre una riflessione sul fatto che la lettura può anche condizionare l'interpretazione o che, viceversa, in base all'interpretazione di un testo poetico, ne reciteremo i versi in modo differente.

Alcuni esempi possono confermare quanto stiamo dicendo. Si riferiscono tutti alla lettura della famosa poesia di Pascoli, La cavalla storna [testo dal sito della Fondazione Pascoli].

Il primo esempio: Nell'ambito di una puntata della trasmissione Fahrenheit [Radio3], dedicata appunto all'autore dei Canti di Castelvecchio, Sandro Lombardi ha proposto una lettura molto originale e interessante [dal min. 9:25]. La situazione è bizzarra -premette l'attore-: siamo nella notte, una donna scende in una stalla, scuote la cavalla per sapere da lei quanto ha visto. E' come se dicesse: svegliati, parlami, dimmi! La "i" centrale dell'invocazione "O cavallina, cavallina storna" non va dunque dilatata, come di solito si fa, ma contratta. E' un richiamo, un risveglio; non un'elegia.

Il secondo esempio: Giacomo Vezzani, nella sua pièce su Pascoli [scaricabile dalla sezione podcast relativa al programma radiofonico Il cantiere], ne ha offerto una lettura completamente diversa [dal min. 5:40 al min. 11:50], affidata all'attrice Elsa Bossi [?], valorizzata anche da un uso molto efficace delle ossessive musiche di sottofondo, che si interrompono improvvisamente al v. 56. E' come se la madre, sconvolta dal dolore per la morte del marito e incapace di uscire dalla depressione conseguente, quasi impazzita, cantilenasse una canzoncina.

Un terzo esempio: la lettura più tradizionale di Nando Gazzolo:



Quarto e ultimo esempio: la versione del cantautore Germano Bonaviri, che sul suo canale YouTube ha inserito molte altre letture di noti testi poetici:

sabato 17 novembre 2012

"Pascoli" di Giacomo Vezzani

"Il Cantiere" [Radio3] propone una puntata su Pascoli: sabato 17 novembre 2012, alle ore 1900.

venerdì 16 novembre 2012

Bolaffio e Giotti

Al pittore triestino Vittorio Bolaffio, autore di un famoso ritratto di Saba, di cui ci siamo occupati in un post, Virgilio Giotti dedicò una poesia in dialetto.

Leggiamola insieme [Fonte]:

Con Bolaffio

Mi e Bolàffio, de fazza
un de l'altro, col bianco
de la tovàia in mezo,
su i goti e el fiasco in fianco,
parlemo insieme.

Bolàffio de 'na piazza
de Gorïzia el me conta,
ch'el voria piturarla:
'na granda piazza sconta,
che nissun passa.

Do tre casete atorno
rosa, un fiatin de muro,
un pissador de fero
vëcio stravëcio, e el scuro
de do alboroni.

Xe squasi mezogiorno.
E un omo, vign˘ fora
de là, se giusta pian
pian, e el se incanta sora
pensier. Bolàffio,

in 'sta su piazza bela,
noi, poeti e pitori,
stemo ben. La xe fata
prùpio pai nostri cuori,
caro Bolàffio.

In quel bel sol, in quela
pase, se ga incontrado
i nostri veci cuori;
là i se ga saludado
stassera alegri.

Versione italiana (medesima fonte)

Io e Bolaffio, l'uno
di fronte all'altro, col bianco
della tovaglia in mezzo,
i bicchieri alzati e accanto il fiasco,
parliamo insieme.

Bolaffio mi racconta di una piazza
di Gorizia, che vorrebbe dipingerla:
una grande piazza nascosta,
dove nessuno passa.

Due tre casette intorno,
rosa, un poco di muro,
un pisciatoio di ferro,
vecchio stravecchio, e lo scuro
di due alberoni.

E' quasi mezzogiorno.
E un uomo, venuto fuori di lì,
si mette a posto pian piano,
s'incanta sopra pensiero. Bolaffio,

in questa sua piazza bella,
noi, poeti e pittori, stiamo bene.
E' fatta proprio per i nostri cuori,
caro Bolaffio.

In quel bel sole, in quella pace,
si sono incontrati i nostri vecchi cuori;
là si sono salutati stasera, allegri.

Lo stesso Giotti, oltre che poeta, fu anche pittore. Purtroppo online non sembra per ora disponibile nessuna immagine. Vedi un riferimento alla mostra di disegni tenutasi a Trieste nel 1986, in occasione del centenario della nascita.

giovedì 15 novembre 2012

Appunti inutili. Dalla scrittura allo schermo


Appunti inutili è il titolo di un diario di Virgilio Giotti, ripubblicato dall'editore Il ramo d'oro.

Lo stesso titolo fu dato da Diego Cenetiempo e Daniele Trani a un lavoro cinematografico della durata di 16 minuti e risalente al 2006, liberamente ispirato al testo di Giotti, di cui compare una descrizione sul sito del Trieste Film Festival, attribuibile ai due autori, che qui trascriviamo:

Nel 1942 i due figli maschi di Virgilio Giotti, Franco e Paolo, partono volontari per il fronte russo nel ruolo di interpreti. Nessuno dei due farà ritorno. Il piccolo grande sogno di Giotti di vivere una vita serena fatta di tranquillità e affetti si infrange contro il muro della guerra. Egli si trova quindi costretto a costruirsi un nuovo progetto di vita, un nuovo motivo di esistenza. C'è un limen, una linea di confine, un muro che sancisce un Prima e un Dopo. Questa fu (questa è) la guerra. Divoratrice di uomini, ingorda di vite, distruttrice di progetti e sogni, piccoli e grandi. Il Don, fiume cantato dai poeti ucraini, fu il teatro. Molti italiani gli attori. Fra questi, due valenti giovani, di sicuro avvenire, figli di un poeta e di una benestante russa decaduta. Due giovani di talento e di bell'aspetto. Come può un padre perdere due figli così? Come può un genitore accettare la sconfitta di una missione naturale? L'essere umano nasce amaramente predisposto, quasi programmato, alla drammatica eventualità della perdita di un genitore. Risulta invece azzerato, non tarato, impreparato di fronte alla morte di un figlio. Qual è il comportamento da prendere di fronte a un drammatico accadimento di questo genere?

Guarda il trailer:



La casa editrice Il ramo d'oro ha pubblicato anche un volume con le lettere al padre di Franco e Paolo Belli Giotti.