martedì 31 gennaio 2012

Claudio Cumin e "Le città invisibili"


Dall'8 febbraio al 4 marzo 2012, presso la Sala Comunale d'Arte Giuseppe Negrisin di Muggia sarà allestita la mostra Le città invisibili del fotografo Claudio Cumin.

Guarda il set su Flickr, che permette di visualizzare tutte le 55 fotografie e di leggere i corrispondenti testi di Calvino.

lunedì 30 gennaio 2012

Elvira Muntoni e "Le città invisibili"

Sarà dedicato a Le città invisibili di Italo Calvino il Brac’s art on Table di febbraio 2012, la “mostra orizzontale” che la Libreria Brac di Firenze organizza ogni mese, invitando un artista a confrontarsi con i tavoli della libreria attraverso la produzione di trenta tovagliette. Per questa occasione le opere saranno 55, quante sono le città fantastiche del testo di Calvino; pertanto verranno esposte a rotazione. A realizzarle è stata Elvira Muntoni. Il progetto su Calvino, iniziato nel 2009, è confluito in in un libro d’artista in copia unica, in cui le 55 tavole che compongono l’intera serie sono state organizzate in 11 gruppi tematici di cinque città ciascuno.


Leggi l'articolo di Federica Sanna [Corriere fiorentino], con una galleria di immagini.

domenica 29 gennaio 2012

Colleen Corradi Brannigan e "Le città invisibili"


Così l'artista Colleen Corradi Brannigan introduce la serie sull'opera di Calvino: "Dopo un'attenta lettura ed analisi di "Le Città Invisibili" di Italo Calvino, ho intrapreso una rappresentazione trascendentale di queste città misteriose, incredibili ed immaginifiche. Il risultato è una serie di disegni ed incisioni, ognuna delle quali deriva da un'attenta riflessione sui significati reconditi dei racconti di Calvino. "

giovedì 26 gennaio 2012

The International School for Holocaust Studies: Educational Materials

All'interno del numero monografico della rivista "Per la Storia Mail", dedicato al Giorno della Memoria 2012 [n. 48-49, pp. 23-24], un articolo di Carmelo Valentini, docente di Filosofia e Storia al Liceo classico “Zucchi” di Monza, formatore in numerosi corsi d’aggiornamento d’informatica e multimedialità finalizzati alla didattica, segnala una serie di siti utili per lezioni storico-multimediali sulla Shoah.

Agli insegnanti di storia che hanno avviato progetti di unità didattiche in modalità CLIL, caldeggiamo il sito Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah, istituito nel 1953 con un atto del Parlamento Israeliano, con il compito di documentare e tramandare la storia del popolo ebraico durante la Shoah, preservando la memoria di ognuna delle sei milioni di vittime per mezzo dei suoi archivi, della biblioteca, della Scuola e dei musei. Ha inoltre il compito di ricordare i Giusti fra le Nazioni, che rischiarono le loro vite per aiutare gli ebrei durante la Shoah.


The International School for Holocaust Studies propone moltissimi materiali, calibrati sui vari livelli scolastici e basati su un approccio multi-disciplinare al tema della Shoah.

Presentazione [dal link appena citato]:

"The International School for Holocaust Studies produces educational materials for a variety of target populations and educational organizations in Israel and abroad. These materials are written according to our Pedagogical Philosophy, which stresses an age-appropriate, multi-disciplinary approach to Holocaust education."

Esiste anche una pagina con risorse in italiano.

mercoledì 25 gennaio 2012

"Per la Storia Mail": il Giorno della Memoria

Il numero 48-49, gennaio-febbraio 2012, di "Per la Storia Mail", "La newsletter per l'insegnante di storia: strumenti e proposte per il lavoro in classe e l'aggiornamento" delle Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, è interamente dedicato al Giorno della Memoria, che - scrive Cristina Rolfini - "abbiamo inteso come un'occasione per tornare a riflettere sul grande tema della Shoah ma anche per proporre materiali didattici e di approfondimento sulla storia e la cultura ebraica, intrecciando le diverse prospettive del contesto storico, della memoria critica, della tradizione e dell'attualità."

domenica 22 gennaio 2012

La musa domestica di casa Manzoni


Un articolo di Matteo Collura [Corriere.it, 18 gennaio 2012] recensisce il volume Immagini di casa Manzoni, a cura di Jone Riva, riedizione di un precedente album, pubblicato nel 1998.

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Post precedente: Le case dei poeti

lunedì 16 gennaio 2012

Una versione cinematografica della novella "E due!" di Luigi Pirandello

Leggi la novella E due! di Luigi Pirandello [www.classicitaliani.it]

Guarda la versione curata dal regista Antonio Augugliaro:



Presentazione [da YouTube]:

"Davanti agli occhi di una bestia crolla come un castello di carte qualunque sistema filosofico"
(Luigi Pirandello)

Diego Bronner è da poco uscito di galera. Ci era finito per un errore giudiziario a seguito di un omicidio. Ma il reinserimento nella società non è per niente scontato e forse nemmeno lui è ancora pronto per poterci fare i conti.
L'occasione di un riscatto gli si presenterà una sera in cui il caso lo mette di nuovo di fronte alla morte. Si tratta di un suicida, ma Diego rimarrà immobile ad osservare la scena e non saprà dare una risposta a quel suo atteggiamento che lo rende più vicino ad una bestia che ad un essere umano. Forse.

Regia e montaggio: Antonio Augugliaro
Aiuto regia: Raffaella Mulazzani
Diego Bronner: Alioscia Viccaro
Mamma: Maria Pietroleonardo
Suicida: Davide Palla

Produttore esecutivo: Riccardo Migliore
Assistente di produzione: Davide Lucani
Sceneggiatura: Mariagrazia Liguori
Fotografia: Amenofi Persi
Operatori di ripresa: Simone Vailati, Francesca Bana
Musiche originali: Maurizio Zippoli
Makeup artist: Marco
Storyboard artist e costumi: Gianmaria Caschetto
Fabbricazione manichino: Gabriele Porta

Voci:
Giudice: Maria Pietroleonardo
Pubblico tribunale: Enrica Naghel, Maddalena Russo
Diego Bronner: Alioscia Viccaro
Amici di Diego: Edoardo Favetti, Fulvio Vanacore
Poliziotti: Matteo Erembourg, Giacomo Porfiri
Commissario: Armando


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Post precenti: Pirandello e il cinema

domenica 15 gennaio 2012

Guida all'analisi del racconto "Filologia" di Leonardo Sciascia


Leggi il racconto [Fonte: scribd.com; in coda viene riportato un intervento di Sciascia alla Camera, del febbraio 1980.

La definizione che ivi lo scrittore dava della mafia era la seguente: "una associazione a delinquere, con fini di illecito arricchimento per i propri associati, che si poneva come intermediazione parassitaria imposta con mezzi di violenza fra la proprietà ed il lavoro, tra la produzione ed il consumo, tra il cittadino e lo Stato."]


Il racconto Filologia fa parte della raccolta Il mare colore del vino, pubblicata da Sciascia nel 1973. Nella Nota che chiude il volume l'autore dichiara di averlo "scritto - profezia piuttosto facile - al costituirsi della commissione antimafia" [OI, p. 1381 - Vedi note]


La prima Commissione parlamentare antimafia fu istituita nel dicembre 1962 con la Legge n. 1720 e si insediò il 14 febbraio 1963. I lavori durarono complessivamente tredici anni e terminarono nel 1976 con la pubblicazione di 42 volumi di atti. Una successiva [seconda] Commissione parlamentare antimafia fu istituita con la Legge n. 646, 13.9.1982 (la cosiddetta "Rognoni-La Torre"). Il legislatore sancì definitivamente il carattere illecito dell'organizzazione mafiosa. [Su tutta la complessa questione si può consultare il sito del Centro di Documentazione "L'altro diritto"]


Note:


Personaggi e dati citati nel testo:


Policarpo Petrocchi = autore del Novo dizionario universale della lingua
italiana
[Consulta la p. 111 del Vol. II L-M = immagine 119/1297 della versione
digitalizzata da austrian literature online - alo, contenente le parole "maffia",
"maffioso"]


Giuseppe Pitré = studioso siciliano, spesso citato da Sciascia
(es. Morte dell'inquisitore, Nero su nero), definito dal capo mafia
"un grand'uomo, una gloria della nostra terra"


Pietro Fanfani = importante lessicografo, autore di vari repertori tra cui un Vocabolario della lingua italiana, edito nel 1855


Amintore Fanfani = noto politico italiano, segretario della DC (1954-59, 73-75), più volte Presidente del Consiglio dei Ministri fra il 1954 e il 1987, Presidente del Senato in varie riprese dal 1968 al 1987, Senatore a vita dal 1972 alla morte.


Giuseppe Rigutini = curatore del Vocabolario italiano della lingua parlata, pubblicato nel 1875


Ferdinando Palazzi = curatore di un vocabolario apparso nel 1939


Antonino Traina = autore del Nuovo Vocabolario siciliano-italiano, uscito nel 1868 [La voce "mafia" si trova a p. 550 dell'edizione digitalizzata da Google libri]


Padre Gabriele Maria da Aleppo = "missionario cappuccino e professore di arabo", autore de Le fonti arabiche nel dialetto siciliano, edito da Loescher nel 1910


Mafiosi della Vicaria = cfr. il rifacimento che Sciascia fece della pièce di Rizzotto e Mosca, apparsa nel 1863 - OIII, pp. 1229-1296


Vicaria = prigioni di Palermo


Sigle:

OI = Leonardo Sciascia, Opere 1956-1971, a cura di Claude Ambroise, Milano, Bompiani, 1987

OII = Leonardo Sciascia, Opere 1971-1983, a cura di Claude Ambroise, Milano, Bompiani, 1989

OIII = Leonardo Sciascia, Opere 1984-1989, a cura di Claude Ambroise, Milano, Bompiani, 1991












Consegne:

1. Sintetizza la trama del racconto

2. Soffermati sui seguenti punti:

- la descrizione dei due personaggi (in particolare sottolinea le differenze di mentalità e di comportamento) e del rapporto che intercorre tra loro (quali ruoli rivestono? Nota che molte informazioni devono essere dedotte dal lettore; es. "quando gli americani mi fecero sindaco" / "poi, a me, tocca partecipare ai funerali" → il personaggio riveste una carica politica)

- la descrizione dei luoghi e dei tempi (dove e quando si svolge la conversazione? quali riferimenti interni mettono il lettore sulla buona strada?)

- il tema della mafia, in particolare:

• i metodi usati (lupara, dinamite, telefonate anonime, lettere anonime, ecc.) e soprattutto la strategia che il capo mafia vuole adottare con la commissione

• la mentalità sottesa all'agire mafioso: l'incompatibilità con il messaggio evangelico, il culto dell'"ordine", l'uso della "cultura", ecc.

• il rapporto esistente tra le definizioni dei lessicografi e la realtà

3. Dedica una specifica attenzione all'analisi stilistica, in particolare a:

- la struttura dialogica

- le citazioni e le reazioni del mafioso e del capo mafia alla lettura delle definizioni

- il lessico e la sintassi

- l'ironia

4. Esponi una interpretazione generale, volta a chiarire il pensiero dell'autore e la sua abilità nel costruire un racconto a partire da un elenco di voci.

5. Approfondimenti. Svolgi un confronto con altri testi di Sciascia.

Alcuni esempi:

Vennero i parenti di un certo Cardella, ebbero i dollari del congiunto e i doni da mia zia: poi mia zia spiegò che Giò Cardella era a Nuova York un uomo potente; raccontò che una volta a lei si presentarono due tipi, chiesero venti dollari "e ogni venerdì vogliamo venti dollari" dissero, e a lei venne l'idea di parlarne a Cardella, e il venerdì successivo Cardella venne allo storo [store, negozio n.d.a.], si mise in disparte e aspettò che quei due si facessero vivi; al momento buono venne fuori e disse ai due "ragazzi, e che vi viene in testa?, questo storo è come se fosse mio, qui nessuno deve venire a fare lo smarto [smart, guappo n.d.a.]" e i due salutarono con rispetto e se ne andarono.
"Certo!" disse il marito di mia zia "quei due proprio Cardella li aveva mandati."
Mia zia saltò come l'avesse punta una vespa. "Sciaràp [shut up, zitto! n.d.a.]" disse "tu ogni volta che parli fai danno, anche a pensarle certe cose non si dicono; e poi, certo è che tutti gli altri che hanno storo pagano: e noi mai abbiamo pagato."
"Ma che è un mafioso questo Cardella?" domandò mio zio che certe cose le capiva a volo.
"Ma che mafioso" disse mia zia fulminando con una occhiata il marito "un galantuomo è; ricco, elegante; protegge i paesani..."

La zia d'America, in Gli zii di Sicilia - OI, pp. 213-214

C'era anche, nel fascicolo, un rapporto relativo a un comizio dell'onorevole Livigni: che circondato dal fiore della mafia locale, alla sua destra il decano don Calogero Guicciardo, alla sua sinistra il Marchica, era apparso al balcone centrale di casa Alvarez; e ad un certo punto del suo discorso aveva testualmente detto "mi si accusa di avere rapporti coi mafiosi, e quindi con la mafia: ma io vi dico che non sono finora riuscito a capire che cosa è la mafia, e se esiste; e posso in perfetta coscienza di cattolico e di cittadino giurarvi che in vita mia non ho mai conosciuto un mafioso"

Il giorno della civetta - OI, p. 422

"Ma dalla voce pubblica l'Arena è indicato come capo mafia."
"La voce pubblica... Ma che cos'è la voce pubblica? Una voce nell'aria, una voce dell'aria: e porta la calunnia, la diffamazione, la vendetta vile... E poi: che cos'è la mafia?... Una voce anche la mafia: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa... Voce, voce che vaga: e rintrona le teste deboli, lasciatemelo dire... Sapete come diceva Vittorio Emanuele Orlando? Vi cito le sue parole, che, lontani come siamo dalle sue concezioni, assumono, dette da noi, più, lasciatemelo dire, autorità. Diceva..."
"Ma la mafia, almeno per certe manifestazioni che io ho potuto constatare, esiste."
"Mi addolorate, figlio mio, mi addolorate: come siciliano mi addolorate, e come uomo ragionevole quale presumo di essere... Quel che, indegnamente, rappresento, si capisce non c'entra... Ma il siciliano che io sono, e l'uomo ragionevole che presumo di essere, si ribellano a questa ingiustizia verso la Sicilia, a questa offesa della ragione."

Il giorno della civetta - OI, pp. 433-434

Il suono della campanella fu prolungato e frenetico. Il sottosegretario riprese a parlare. Disse che sui fatti di S., cui gli onorevoli interroganti si riferivano, il governo non aveva niente da dire, essendo in corso l'inchiesta giudiziaria; riteneva comunque, il governo, quei fatti scaturissero da comune delinquenza, respingendone l'interpretazione che ne davano gli onorevoli interroganti; e fieramente sdegnosamente respingeva, il governo, l'insinuazione che le sinistre venivano facendo sui loro giornali, che membri del Parlamento, o addirittura del governo, avessero il sia pur minimo rapporto con elementi della cosiddetta mafia: la quale, ad opinione del governo, non esisteva se non nella fantasia dei socialcomunisti.

Il giorno della civetta - OI, p.475

FOFÒ (al telefono) Pronto, pronto... Oh don Giovannino carissimo... Ma si capisce... ma certo... Nessuno poteva dubitare: e meno di tutti l'onorevole, che lei sa quale stima, quale affetto... (Quasi un grido) Ferlazzano 14 preferenze e 1800 l'onorevole?! Ma questo è un trionfo, caro don Giovannino, un trionfo... [...]
SINATRA Don Giovannino è un grande amico.
MICCICHÉ Un uomo eccezionale.
FRANGIPANE (a Sinatra) E di questo che stai dicendo ora, che don Giovannino è un grande amico, non devi scordartene mai. È un grande amico: ed anche un grande nemico, come Ferlazzano starà constatando in questo momento... Io, quando mi sono presentato la prima volta, nel quarantotto, nei riguardi di don Giovannino ero prevenuto. Quando sono andato al suo paese, l'ho anche trattato male. Ho posto un aut aut a quelli del direttivo locale: se don Giovannino sale in palco con me, io non parlo. E don Giovannino, poveretto, è rimasto giù. Per di più, nel discorso, ho detto chiaro e tondo che i voti dei mafiosi non li volevo. E credete che don Giovannino si sia offeso? Neanche per sogno. Alla fine del comizio mi si è avvicinato e mi ha detto: "professore, io il mio voto glielo debbo dare; perché non sono un mafioso e lei, glielo voglio dire, parla di mafia solo per conoscenza di libri". E debbo riconoscere che aveva ragione..
MARGANO I libri sono una cosa, la realtà è un'altra.

Frangipane ha un piccolo sussulto [...]

L'onorevole - OI, p. 742

[...]
L'onorevole - OI, pp. 752-754

"Un notabile che corrompe, che intrallazza, che ruba ... Lei a chi penserebbe?"
[...] se ci limitiamo al paese, anche i bambini che devono ancora nascere possono rispondere alla domanda ... ma se ci allarghiamo alla zona, alla provincia, viene la confusione, la vertigine ..."
"Limitandoci al paese" disse Laurana.
"Rosello, l'avvocato Rosello. [...] Lei ha un'idea di quel che Rosello è? Dico nei suoi intrallazzi, nei suoi redditi, nella sua pubblica e occulta potenza? Perché di quello che è umanamente, è facile averne idea: un cretino non privo di astuzia, uno che per raggiungere una carica o per mantenerla (una carica ben pagata, s'intende) passerebbe sul cadavere di chiunque [...] Rosello fa parte del consiglio d'amministrazione della Furaris, cinquecentomila lire al mese, e consulente tecnico della stessa Furaris, un paio di milioni all'anno; consigliere della banca Trinacria, un altro paio di milioni; membro del comitato esecutivo della Vesceris, cinquecentomila al mese; presidente di una società per l'estrazione di marmi pregiati, finanziata dalla Furaris e dalla Trinacria, che opera, come tutti sanno, in una zona dove un pezzo di marmo pregiato non si troverebbe nemmeno se ce lo portassero apposta, perché subito scomparirebbe nella sabbia; consigliere provinciale [...] E veniamo ora ai suoi affari privati, che io conosco solo in parte: aree edificabili, nel capoluogo e, si dice, anche a Palermo; un paio di società edilizie in mano; una tipografia che costantemente lavora per uffici ed enti pubblici; una società di trasporti ... Poi ci sono più oscuri affari: e qui è pericoloso, anche per pura e disinteressata curiosità, tentare di annusare ... Le dico soltanto questo: se mi confidassero che passa dalle sue mani anche la tratta delle bianche, ci crederei senza che me lo giurassero."

A ciascuno il suo - OI, pp. 833-835

Saliva le scale del palazzo di giustizia [...] Ed ecco che si trovò davanti Rosello, che scendeva in compagnia di due persone, una delle quali Laurana subito riconobbe: l'onorevole Abello, dai suoi devoti e dal suo partito considerato un campione di moralità e di dottrina. [...]
"E come mai da queste parti? Hai bisogno di qualcosa?"
Laurana spiegò che era venuto per chiedere un certificato penale, e la ragione per cui lo chiedeva; e intanto guardava con vaga curiosità la persona che era in compagnia di Rosello e dell'onorevole e che si era tirata in disparte. Un galoppino dell'onorevole o un cliente di Rosello. Un uomo di campagna, evidentemente: ma quel che del suo aspetto incuriosiva era il contrasto che le lenti, dalla leggera montatura metallica, di quelle che portano gli americani di una certa età, alla Truman insomma, facevano sulla sua faccia larga, dura, cotta dal sole. E forse nell'impaccio di sentirsi oggetto di curiosità, sia pure vaga e distratta, l'uomo tirò fuori dalla tasca un pacchetto, dal pacchetto un sigaro. [...]

"E chi era quel signore che accompagnava l'onorevole?"
"Uno di Montalmo, un brav'uomo." Ma subito si irrigidì, il suo occhio diventò fermo e freddo. [...]

"Ho conosciuto uno di Montalmo" interruppe Laurana "di cui non riesco a ricordare il nome: alto; la faccia grande, scura; porta lenti di tipo americano; è una specie di grande elettore dell'onorevole Abello..."
"Lei è professore?"
"Sì, un professore" rispose Laurana: arrossendo sotto l'improvvisa, fredda diffidenza dell'altro, come se nascondesse una diversa identità.
"E dove l'ha conosciuto, questo tale di Montalmo di cui ha dimenticato il nome?"
"Per le scale del palazzo di giustizia, qualche giorno addietro."
"Stava tra due carabinieri?"
"Ma no: era in compagnia dell'onorevole Abello e di un mio conoscente, un avvocato." [...]
"Sa di che rido?" disse. "Di me rido, della mia paura... Ho avuto paura, lo confesso. Io, che mi ritengo un uomo libero in un paese che non lo è, ho avuto per un momento paura di trovarmi tra il delinquente e lo sbirro... Ma anche se lei è veramente uno sbirro..."
"Non lo sono... Gliel'ho detto: sono un professore, un collega di suo fratello..."
"E chi glielo fa fare, di andare a sbattere in Raganà?" di nuovo scoppiò a ridere, poi spiegò "Domanda dettata dalla prudenza, non dalla paura... Comunque, le ho già risposto."
"Si chiama Raganà ed è un delinquente."
"Esatto: uno di quei delinquenti incensurati, rispettati, intoccabili."
"Lei crede che sia ancora oggi intoccabile?"
"Non lo so, probabilmente arriveranno a toccare anche lui... Ma il fatto è, mio caro amico, che l'Italia è un così felice paese che quando si cominciano a combattere le mafie vernacole vuol dire che già se ne è stabilita una in lingua.... [...]

A ciascuno il suo - OI, pp. 840-850

È come se un moribondo si alzasse dal letto , balzasse ad attaccarsi al lampadario come Tarzan alle liane, si lanciasse alla finestra saltando, sano e guizzante , sulla strada. Lo Stato italiano è resuscitato. Lo Stato italiano è vivo, forte, sicuro e duro. Da un secolo, da più di un secolo, convive con la mafia siciliana, con la camorra napoletana, col banditismo sardo. Da trent'anni coltiva la corruzione e l'incompetenza, disperde il denaro pubblico in fiumi e rivoli di impunite malversazioni e frodi. [...] Ma ora, di fronte a Moro prigioniero delle Brigate rosse, lo Stato italiano si leva forte e solenne. Chi osa dubitare della sua forza, della sua solennità? Nessuno deve avere dubbio: e tanto meno Moro, nella "prigione del popolo".
Lo Stato italiano forte coi deboli e debole coi forti", aveva detto Nenni. Chi sono i deboli, oggi? Moro, la moglie e i figli di Moro, coloro che pensano lo Stato avrebbe dovuto e dovrebbe essere forte coi forti.

L'affaire Moro - OII, p. 507

[...] = parallelo mafia -BR
OII, pp. 557-558

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Approfondimenti online:

Paolo Squillacioti, Filologia. L’ultimo riverbero del Giorno della civetta, in Il Giannone, anno VII, numero 13-14, gennaio-dicembre 2009

sabato 14 gennaio 2012

Materiali per una lezione introduttiva al Decameron

Tutti i docenti, anno dopo anno, preparano materiali didattici per gli studenti o per le proprie lezioni. Il presente blog ne è, in qualche modo, un parziale archivio. Dovendo presentare il capolavoro di Boccaccio, ho ritrovato tra le mie carte delle schede che risalgono al 1998, quando ancora non c'erano i vari siti già segnalati in passato, peraltro molto utili per le lezioni.

{Aggiornamento link: sfoglia i manoscritti della Biblioteca Nazionale di Francia: MSS Italien 62 [scheda]; MSS Italien 63 [scheda]; MSS Italien 484 [scheda]; MSS Italien 487 [scheda]; digitalizzati nell'ambito del Progetto Europeana Regia.}


A. Il libro (macrotesto)

 La struttura del libro

• rubrica introduttiva: “Comincia il libro chiamato Decameron cognominato prencipe Galeotto, nel quale si contengono cento novelle in diece dì dette da sette donne e da tre giovani uomini.
Proemio
• rubrica: “Comincia la Prima giornata del Decameron, nella quale, dopo la dimostrazione fatta dall’autore per che cagione avvenisse di doversi quelle persone, che appresso si mostrano, ragunare a ragionare insieme, sotto il reggimento di Pampinea si ragiona di quello che più aggrada a ciascheduno.
• introduzione alla prima giornata
• 10 novelle della prima giornata
• conclusione della prima giornata
• rubrica: “Finisce la Prima giornata del Decameron: e incomincia la Seconda, nella quale, sotto il reggimento di Filomena, si ragiona di chi, da diverse cose infestato, sia oltre alla sua speranza riuscito a lieto fine.
• introduzione alla seconda giornata
• 10 novelle della seconda giornata
• conclusione della seconda giornata
• rubrica: “Finisce la Seconda giornata del Decameron: incomincia la Terza, nella quale si ragiona, sotto il reggimento di Neifile, di chi alcuna cosa molto da lui disiderata con industria acquistasse o la perduta ricoverasse.
• introduzione alla terza giornata
• 10 novelle della terza giornata
• conclusione della terza giornata
• rubrica: “Finisce la terza giornata del Decameron: e incomincia la Quarta, nella quale, sotto il reggimento di Filostrato, si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine.
• introduzione alla quarta giornata
• 10 novelle della quarta giornata
• conclusione della quarta giornata
• rubrica: “Finisce la Quarta giornata del Decameron: incomincia la Quinta, nella quale, sotto il reggimento di Fiammetta, si ragiona di ciò che a alcuno amante, dopo alcuni fieri o sventurati accidenti, felicemente avvenisse.
• introduzione alla quinta giornata
• 10 novelle della quinta giornata
• conclusione della quinta giornata
• rubrica: “Finisce la Quinta giornata del Decameron: incomincia la Sesta, nella quale, sotto il reggimento d’Elissa, si ragiona di chi con alcun leggiadro motto, tentato, si riscotesse, o con pronta risposta o avvedimento fuggì perdita o pericolo o scorno.
• introduzione alla sesta giornata
• 10 novelle della sesta giornata
• conclusione della sesta giornata
• rubrica: “Finisce la Sesta giornata del Decameron: incomincia la Settima, nella quale, sotto il reggimento di Dioneo, si ragiona delle beffe, le quali o per amore o per salvamento di loro le donne hanno già fatte a’ suoi mariti, senza essersene avveduti o sì.
• introduzione alla settima giornata
• 10 novelle della settima giornata
• conclusione della settima giornata
• rubrica: "Finisce la Settima giornata del Decameron: incomincia l’Ottava, nella quale, sotto il reggimento di Lauretta, si ragiona di quelle beffe che tutto il giorno o donna a uomo o uomo a donna o l’uno uomo all’altro si fanno.
• introduzione all’ottava giornata
• 10 novelle dell’ottava giornata
• conclusione dell’ottava giornata
• rubrica: “Finisce l’Ottava giornata del Decameron: incomincia la Nona, nella quale, sotto il reggimento d’Emilia, si ragiona ciascuno secondo che gli piace e di quello che più gli agrada.
• introduzione alla nona giornata
• 10 novelle della giornata
• conclusione della nona giornata
• rubrica: “Finisce la Nona giornata del Decameron: incomincia la Decima e ultima, nella quale sotto il reggimento di Panfilo, si ragiona di chi liberalmente o vero magnificamente alcuna cosa operasse intorno a’ fatti d’amore o d’altra cosa.
• introduzione alla decima giornata
• 10 novelle della decima giornata
• conclusione della decima giornata
Conclusione dell’autore
• rubrica conclusiva: “Qui finisce la Decima e ultima giornata del libro chiamato Decameron cognominato prencipe Galeotto.


 Le rubriche

Il libro si apre con una rubrica introduttiva (Proemio, § 1) e si chiude circolarmente con una rubrica conclusiva (Conclusione dell’autore, § 30).

Ogni giornata si apre con una rubrica (§ 1 di ogni introduzione), che sintetizza il tema cui, ad eccezione di Dioneo [nota 1], tutti i novellatori si atterranno, e riprende le parole del re o della regina contenute (ad eccezione della prima) in un paragrafo della conclusione precedente.

Parole del re o della regina - re/regina - rubrica:
I, Intr., § 114 - Pampinea - I, Intr., § 1 [nota 2]
I, Concl., § 11 - Filomena - II, Intr., § 1
II, Concl., § 9 - Neifile - III, Intr., § 1
III, Concl., § 6 - Filostrato - IV, Intr., § 1
IV, Concl., § 5 - Fiammetta - V, Intr., § 1
V, Concl., § 3 - Elissa - VI, Intr., § 1
VI, Concl., § 6 - Dioneo - VII, Intr., § 1
VII, Concl., § 4 - Lauretta - VIII, Intr., § 1
- Emilia - IX, Intr., § 1
IX, Concl., § 4 - Panfilo - X, Intr., § 1

nota 1 = Cfr. I, Concl., § 12: “Ma di special grazia vi cheggio un dono, il quale voglio che mi sia confermato per infino a tanto che la nostra compagnia durerà, il quale è questo: che io a questa legge non sia costretto di dover dire novella secondo la proposta data, se io non vorrò, ma qual più di dire mi piacerà.

nota 2 = Franco Fido propone come tema della giornata il seguente: “guasti che i reggitori cagionano alla società quando non sono all’altezza del proprio compito, e la prontezza di spirito o di parola con cui certi individui riescono a rimediare a tale situazione”.

 Il proemio

Partendo dalla propria esperienza, ossia dal “refrigerio” che i piacevoli ragionamenti di qualche amico gli hanno procurato in un periodo particolarmente difficile, Boccaccio intende ricambiare la gratitudine aiutando a sua volta chi, a causa della propria condizione psicologica e sociale, è afflitto da “malinconia o gravezza di pensieri”. Destinatarie privilegiate dell’opera sono quindi le donne, le quali dalla lettura potranno ricavare “diletto delle sollazzevoli cose” e “utile consiglio ... in quanto potranno cognoscere quello che sia da fuggire e che sia similmente da seguitare”.

 La cornice

Con questo termine si intende tutto ciò che circonda le novelle, in pratica le introduzioni e le conclusioni nelle quali si descrivono le occupazioni della lieta brigata.

 Le giornate

La numerazione delle giornate (dalla Prima alla Decima) non corrisponde ai giorni che la brigata trascorre insieme, ma ai giorni in cui i 10 novellatori raccontano le loro “istorie”. Il venerdì (giorno in cui si ricorda la passione di Gesù) e il sabato sono dedicati ad altre occupazioni.

martedì: ritrovo in S.M. Novella
mercoledì: partenza da Firenze - I giornata
giovedì: II giornata
venerdì: -
sabato: -
domenica: III giornata
lunedì: IV giornata
martedì: V giornata
mercoledì: VI giornata
giovedì: VII giornata
venerdì: -
sabato: -
domenica: VIII giornata
lunedì: IX giornata
martedì: X giornata
mercoledì: ritorno a Firenze (X, Concl., § 16)


 L’introduzione alla Prima giornata

Siamo nel 1348: la città di Firenze è colpita dalla peste nera. Boccaccio delinea un grande affresco, descrivendo le manifestazioni del morbo e il comportamento della popolazione.
Un martedì mattina, nella chiesa di S.M. Novella, si riuniscono sette giovani donne, rimaste senza congiunti a causa della pestilenza; decidono di lasciare la città e recarsi in uno dei loro poderi, accompagnate da tre giovani uomini (innamorati di tre di loro e capitati per caso nella chiesa) e - ovviamente - dai propri servi (sette in tutto).
Il giorno seguente partono e raggiungono il luogo convenuto. Pampinea è eletta regina. Affida gli incarichi ai servi. Dopo il pranzo, si susseguono: danze e balli, riposo pomeridiano e narrazione di 10 novelle (una ciascuno). Lo schema organizzativo verrà ripreso in maniera pressoché simile nelle successive giornate.

 Le introduzioni alle giornate

Raccontano in genere le occupazioni della brigata dal mattino alle quindici (ora nona), ossia dal risveglio all’ora in cui i 10 si riuniscono per raccontare. In genere, si susseguono: una passeggiata, il pranzo e varie occupazioni a scelta tra danze, letture, giochi di società o riposo pomeridiano.
A queste occupazioni quasi rituali si aggiungono, in certi giorni, particolari avvenimenti.
All’inizio della III giornata (domenica) i 10 si trasferiscono in una nuova località: visitano innanzi tutto il palazzo e il bellissimo giardino.
All’inizio della VI giornata sono interrotti dalle grida di Tindaro (familiare di Filostrato) e di Licisca (fante di Filomena), che, interrogata, riferisce l’oggetto della discussione.
All’inizio della VII giornata tutti si recano alla valle delle donne che avevano visitato a gruppi il giorno precedente (vedi conclusioni).
All’inizio dell’VIII giornata (domenica) assistono alla messa.

 L’introduzione alla Quarta giornata

Costituisce in un certo senso un’eccezione in quanto Boccaccio, prima di descrivere le consuete occupazioni della brigata (dal § 44 in poi), difende la propria opera dalle critiche sollevate dai lettori delle novelle circolate fino a quel punto (§§ 1-43) e racconta in prima persona una novella (Filippo Balducci e le papere, §§ 12-29).

 Le conclusioni delle giornate

Raccontano le occupazioni della brigata al termine delle novelle: in genere, la conclusione si apre con l’elezione del nuovo re o della nuova regina, che stabiliscono subito il tema della giornata successiva; seguono gli accordi con la servitù, una passeggiata, la cena, una danza condotta alternativamente da ognuno dei 10 protagonisti, una canzone cantata a turno da ognuno dei 10, il riposo notturno.
Nella VI giornata, mentre i tre uomini giocano a tavole, le sette donne si recano alla valle delle donne. La descrizione del luogo, che fanno ai giovani di ritorno, spinge anche questi ultimi a farvi visita.
La X giornata si conclude con il ritorno a Firenze.

 Le danze

Come già detto, tra le occupazioni che seguono l’ascolto delle novelle, vi sono delle danze, condotte di volta in volta da uno dei 10 giovani.

Conclusioni delle giornate - chi guida le danze:
I - Lauretta
II - Emilia
III - Lauretta
IV - Filomena
V - Elissa (?)
VI - Panfilo
VII - non specificato
VIII - non specificato
IX - non specificato
X - Lauretta

Dioneo è in genere occupato ad accompagnare al liuto le danze (I, Intr., § 106 - I, Concl., § 16). A volte è affiancato da una giovane: ad esempio, Fiammetta con una viola (I, Intr., § 106). In un solo caso (VII, Concl., § 8) uno dei servi compare con la sua cornamusa (Cfr. ed. Branca n.3 p.884).

 Le ballate

Come abbiamo già detto, al termine di ogni giornata ciascun novellatore, a turno, intona una canzone, cui seguono i commenti degli ascoltatori. Sotto il profilo metrico, le 10 poesie sono delle ballate.

Conclusione della giornata - “cantante” - ballata:
I - Emilia - Io son sì vaga della mia bellezza
II - Pampinea - Qual donna canterà, s’io non canto io
III - Lauretta - Niuna sconsolata
IV - Filostrato - Lagrimando dimostro
V - Dioneo - Amor, la vaga luce [nota 3]
VI - Elissa - Amor, s’io posso uscir de’ tuoi artigli
VII - Filomena - Deh lassa la mia vita!
VIII - Panfilo - Tanto è, Amore, il bene
IX - Neifile - Io mi son giovinetta, e volentieri
X - Fiammetta - S’amor venisse senza gelosia

nota 3 = Prima di questa, Dioneo propone una ricca serie di testi respinti dagli altri.

 La conclusione dell’autore

È "un aggiornamento della difesa sviluppata nella introduzione alla IV giornata” (Branca), citata esplicitamente.

 I servi

“Familiare” o “fante” [fantesca] - padroni:
Parmeno - Dioneo
Sirisco - Panfilo
Tindaro - Filostrato
Misia - Pampinea
Licisca - Filomena
Chimera - Lauretta
Stratilia - Fiammetta

 Alcuni numeri

100 novelle
10 giornate
10 novellatori
10 ballate
7 donne
3 uomini
7 servi
4 fantesche (donne)
3 familiari (uomini)
8 giornate a tema fisso
2 giornate a tema libero (Prima e Nona)
1 narratore (Dioneo) non è tenuto a rispettare il tema. Rinuncia qualche volta alla sua prerogativa e si conforma al tema stabilito dal re o dalla regina
1 narratore (Dioneo) racconta sempre per ultimo
2 novelle “singolari”: quella di Madonna Oretta [posta al centro] e quella di Filippo Balducci [all'interno dell'Introduzione alla IV giornata]

B. Le novelle (microtesti)

Ogni novella si apre con una rubrica (§ 1) che funge da titolo e da riassunto (Cfr. Conclusione dell’autore, § 19: “tutte nella fronte portan segnato quello che esse dentro dal loro seno nascose tengono”).
Nei primi paragrafi (§ 2-sgg.) ci si riallaccia in genere alla novella precedente per comunicare le reazioni degli ascoltatori o per esplicitare le intenzioni del novellatore. Alcune antologie amputano questi paragrafi, ossia iniziano direttamente con le "istorie", privando però il lettore di importanti informazioni.
Segue la cosiddetta “istoria” in cui ogni novellatore, a turno, racconta le vidende di uno o più personaggi.
Di fatto, quindi, ogni “testo” si estende al di là dei “confini tipografici”: all’inizio della novella successiva si forniscono ulteriori informazioni, che arricchiscono il messaggio. Le antologie non riportano quasi mai questi paragrafi, poiché fanno parte della novella successiva, privando di fatto il lettore di un surplus di senso.

giovedì 5 gennaio 2012

La Valle delle Pietre Dipinte: Silvio Benedetto e Dante

Dal sito di Silvio Benedetto:

" La Valle delle Pietre Dipinte, un'opera "in fieri" dell'artista italo-argentino Silvio Benedetto sulla Divina Commedia a Campobello di Licata in provincia di Agrigento, è un insieme di 110 massi policromi (è prevista l'aggiunta di altri massi), di travertino d'Alcamo di circa cm. 150 x 250 x 120 circa (il cui peso è approssimativamente di 70 quintali cadauno). I massi presentano alcuni lati levigati, altri lasciati "come da cava". L'artista è intervenuto, con acrilici bicomponenti pigmentati e trasparenti, su tutti i lati del "poliedro litico" lasciando volutamente alcune zone del supporto al naturale che entrano in dialogo col soggetto figurativo e con le policromie geometriche. Cosi facendo ha creato oltre duecento "quadri" danteschi, che comunque Silvio Benedetto non ama considere "quadri singoli" ma un "insieme dinamico: arte come entropia..." "

Alla realizzazione del progetto hanno collaborato Silvia Di Blasi per le policromie geometriche e Olga Macaluso per le realizzazioni figurali [sua è l'immagine della Selva che compare in questo post].

Guarda le gallerie fotografiche: Inferno, Purgatorio, Paradiso, panoramica.




Leggi l' articolo di Agostino Spataro [la Repubblica, 24 agosto 2002]

mercoledì 4 gennaio 2012

Fatti non foste... Dante, Doré e Ariante


Dal 23 Dicembre 2011 al 15 Febbraio 2012, presso il Palazzo Comunale di Arezzo, è possibile visitare la mostra Fatti non foste... Coloro l’Inferno di Dante sulle stampe di Doré. Si tratta di "Un viaggio nell’Inferno Dantesco sulle stampe di Gustave Doré rivisitate dall’Artista partenopeo Raffaele Ariante"

Guarda alcune immagini sul blog dell'artista.

martedì 3 gennaio 2012

Dante Illustrato - Paesaggi per la Divina Commedia


Dal sito del Polo Museale Fiorentino:

"La mostra, che presenta 64 fotografie realizzate per illustrare l’edizione della Divina Commedia del 1898, fa parte di una serie di esposizioni, iniziate nel 2002, che hanno la finalità di valorizzare il patrimonio del Gabinetto Fotografico.

La
Divina Commedia illustrata, curata da Corrado Ricci nel 1898, ha la caratteristica, per i tempi estremamente innovativa, di essere illustrata con fotografie. E’ stata edita in due diverse varianti: una prima edizione a dispense, nel 1896, seguita da un’edizione completa delle tre cantiche nel 1898, illustrata con svariate fotografie “dal vero” e un’ulteriore edizione del 1921.
Le fotografie di questa mostra sono state realizzate da Giuseppe Cremoncini per la prima edizione. Sono poi state donate, nel 1916, al Gabinetto Fotografico, che Corrado Ricci aveva fondato nel 1904.
Questi negativi sono stati donati probabilmente per ricordare il loro autore prematuramente e tragicamente scomparso, al Soprintendente Giovanni Poggi.
In realtà il fondo è stato poi, nell’inventariazione, smembrato, perché l’inventario fu costruito, agli albori del Gabinetto Fotografico, con criterio topografico e quindi le fotografie Cremoncini erano collocate in diversi punti dell’inventario. Per fortuna l’accurata lista allegata scritta dal Cremoncini ha permesso di riconoscere con sicurezza le sue foto.

L’impresa di illustrare il nostro poema nazionale è assai ardua.
Il conte Giovanni Acquaderni di Bologna, collaboratore del Ricci nell’impresa di procurarsi foto per il Dante, mette in contatto il Ricci con Giuseppe Cremoncini di Firenze, accordandosi perché girasse per tutta la Toscana, per riprodurre “paesi, castelli, valli, fiumi, da Talamone, in Maremma, a Certaldo, da Campi a Chiusi, dalla foce dell’Arno alle fonti del Tevere”. Siamo in grado di seguire le fasi di realizzazione delle fotografie di questo fondo.
Il 3 novembre 1893, Acquaderni comunica che il Cremoncini inizia il suo lavoro. Giuseppe Cremoncini scrive spesso a Ricci per avere ragguagli sui luoghi da fotografare.
Il Cremoncini ha diverse difficoltà nel portare a termine il suo incarico. Tra queste si segnala anche la difficoltà a trovare i luoghi che il Ricci gli segnala. Si lamenta del cattivo tempo, delle strade impraticabili, degli alberghi dove non ha modo di sviluppare le fotografie e dichiara: “Non so se con i miei lavori l’avrò contentato, ma spero che in caso negativo vorrà compatirmi sapendomi semplice dilettante.
Entro il 1894 Cremoncini completa l’incarico ricevuto dal Ricci. 34 fotografie saranno pubblicate nei volumi del Dante illustrato del 1898.

Giuseppe Cremoncini nasce a Firenze il 4 marzo 1869.
Appartiene alla borghesia imprenditoriale fiorentina di fine secolo, si dedica prevalentemente agli affari di famiglia insieme al padre, possidente e noto commerciante fiorentino, lavorando nel negozio di cristallerie sito al n.16 di Via del Proconsolo, a pochi passi dalla casa natale, proseguendo l’antica tradizione familiare. Secondogenito e unico figlio maschio di una famiglia numerosa, si divide fra l’attività di commerciante e quella che egli inizia fin da molto giovane, per passione e diletto, la fotografia. L’attività fotografica come semplice attività ludica risulta essere ad appannaggio di pochi alla fine del secolo, giacché, arte ancora giovane e costosa, viene praticata a livello dilettantesco da una fascia sociale per lo più benestante.

Il lavoro commissionato da Corrado Ricci si inquadra quale interesse occasionale ma precipuo finalizzato ad un contesto artistico e culturale, senza alcuna altro scopo se non quello di mettere a servizio le proprie conoscenze tecnico-fotografiche per un fine nobile, costituendo un approccio importante per lui, giovane volenteroso, ricco di entusiasmo ed energie, ma destinato a rimanere isolato e circoscritto a quella unica esperienza.
Purtroppo un destino crudele si abbatte sulla figura di questo giovane iniziato all’arte fotografica: nel pomeriggio del 31 dicembre del 1897 un tragico incidente avvenuto proprio all’interno del magazzino del suo negozio, durante l’accensione di un lume a gas, operazione che Giuseppe esegue insieme al commesso per illuminare i locali, stronca all’istante la vita di Giuseppe.

Le fotografie di Giuseppe Cremoncini, unica testimonianza rimastaci di questo giovane morto a 28 anni, ci restituiscono la volontà di esplorare e documentare i luoghi danteschi, ai limiti del possibile, con uno sforzo di ricerca e di ripresa, che fornisce uno strumento di avvicinamento al poema più innovativo possibile, a testimonianza dell’impulso dato all’uso della fotografia in operazioni culturali di altissimo livello.
"

Guarda la galleria fotografica [La Repubblica Firenze]

lunedì 2 gennaio 2012

Ad Alta Voce: "Ragazzi di vita"

Dal 2 gennaio Massimo Popolizio legge Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini.