martedì 30 ottobre 2012

Che cos'è la poesia?

Che cos'è la poesia?
A cosa servono i poeti?

Ascolta le risposte di Giuseppe Ungaretti, Giorgio Caproni, Andrea Zanzotto e Sandro Penna:



Rispondi:
Quale poesia viene letta? Chi l'ha scritta?
Quali luoghi emblematici vengono citati all'inizio e alla fine da Mario Soldati?

Il video è tratto da Alfabeto italiano: In cerca della poesia di Giuseppe Bertolucci.

Leggi la recensione di Aldo Grasso dall'Archivio Storico del "Corriere della Sera".

martedì 23 ottobre 2012

Cittadinanza vs Sudditanza: la proposta di Carlo Sorrentino ai ragazzi

Carlo Sorrentino, docente di Sociologia dei processi culturali presso l'Università di Firenze, propone ai ragazzi di riflettere sul tema "Cittadinanza vs Sudditanza".



Il video è tratto dal canale YouTube dell'Osservatorio Permanente Giovani-Editori, promotore del Progetto "Il Quotidiano in Classe", che prende avvio in questi giorni.

Carlo Sorrentino si rivolge anche ai docenti, ricordando i due modi per leggere il video (come esempio dell'arroganza del potere oppure come esempio di confronto a cui la società della visibilità obbliga tutti, potenti e cittadini, ma appunto anche il potere); e fornendo infine due definizioni di cittadinanza:
- cittadinanza è permettere agli individui di fare esperienze plurime e diversificate;
- cittadinanza vuol dire mettere tutti nelle condizioni di riflettere con la propria testa.




sabato 20 ottobre 2012

Due sistemi a confronto. Una riflessione sulla scuola a partire dallo spot della campagna Porta a scuola i tuoi sogni

Confrontiamo il video di una recente iniziativa del Miur e un video sul sistema educativo danese.

Il primo, in italiano, promuove la campagna "Porta a scuola i tuoi sogni".



Il secondo video, in inglese, è una breve presentazione del sistema educativo danese. E' stato elaborato nel 2009, in occasione del meeting internazionale ASEMME2 [Asia Europe Meeting for Education Ministers], in vista del successivo incontro [ASEMME3], che si sarebbe tenuto a Copenhagen nel 2011.



Entrambi i filmati hanno il connotato dell'ufficialità in quanto si trovano su siti istituzionali: quello italiano è visionabile infatti sia sul canale YouTube del Miur sia su una pagina tumblr che fa riferimento allo stesso Ministro dell'Istruzione [a cui si accede direttamente oppure tramite un link dal sito omonimo della campagna]; il secondo è presente sul sito del Ministero dell'Istruzione danese [The Ministry of Children and Education]. Si può pertanto affermare che entrambi forniscono una "rappresentazione" della scuola da parte di coloro a cui spetta l'organizzazione e la gestione del sistema formativo, o -se vogliamo- che entrambi sintetizzano il programma o le ambizioni del rispettivo Paese o governo.

Ma analizziamo insieme l' "immagine" che si vuole dare e chiediamoci: gli ambienti risultano "reali", corrispondenti agli spazi in cui ogni giorno docenti e allievi passano le giornate o che i loro genitori hanno modo di apprezzare quando si recano a scuola? oppure, come spesso accade quando si vede un film o una pubblicità, i luoghi sembrano più ampi, più ricchi, più attraenti di quelli che siamo soliti frequentare noi "poveri mortali"?
Quali differenze ci sono in proposito tra i due Paesi   e u r o p e i?

Qualche giorno fa, una docente italiana, Antonietta Brillante, ha scritto una lettera aperta al Ministro dell'Istruzione, pubblicata su varie testate e blog: il manifesto, Panorama, ecc. In essa viene proprio descritta la realtà delle scuole italiane e di quelle danesi, visitate dalla professoressa in occasione di uno scambio. Leggiamo:

le nostre scuole, per quanto riguarda le strutture, i materiali didattici, gli spazi e i tempi della didattica, sono proprie di un Paese arretrato e sottosviluppato. [...]


a  Skive, e nelle altre scuole danesi che ho visitato, i miei colleghi non solo non hanno cattedre di formica verde, ma hanno un piccolo studio dove possono fermarsi, nelle ore  libere tra un impegno e l'altro, e correggere compiti, studiare,  riposarsi. Hanno in dotazione computer; hanno sale-professori attrezzate con cucine, salottini con tavolini e divani, distributori gratuiti di bevande calde e fredde. Vuole venire a Pistoia, signor ministro, a vedere che cosa ho a disposizione io, nella mia scuola, quando devo restare intere giornate, [...] 
Venga, e le mostrerò volentieri  la sala-professori, i bagni per gli insegnanti e, se vorrà vederli, anche quelli per gli studenti; se viene quando il freddo sarà arrivato, si copra bene, perché lo scorso anno, a gennaio, per diversi giorni,  la temperatura, nelle aule, non superava i 10°. Le mostrerò volentieri le lavagne di ardesia, dove  tento di presentare mappe concettuali con gessi talmente scadenti che le cimose polverose non riescono a cancellare i segni. Le mostrerò le poche aule che hanno carte geografiche degne di un mercato del modernariato e quelle invece ancora più spoglie, dove, però, può darsi che penzoli un crocifisso privo di una gamba o di un braccio.
Chissà se i docenti danesi potrebbero smentire la prof.ssa Brillante e dichiarare che anche le loro scuole non sono quelle che si vedono nel filmato del loro ministero! che il loro ministro sta bleffando oppure "sognando"!

Ma non facciamoci prendere dall'ironia; torniamo alla comparazione.

Il video italiano parte con un riferimento al "passato", o a ciò che si vuole relegare in una fase ormai superata, e descrive un presente/futuro.

Il secondo filmato, pur condividendo alcuni tratti tipici della "promozione" [questo era lo scopo e lo si dichiara a chiare lettere sul sito del Ministero], descrive una realtà, una situazione che è sotto gli occhi di tutti.

Osserviamo ora i contenuti e lo stile del video italiano.

Ecco la trascrizione di quanto si ascolta:

"Quando studiavo io c'erano i libri di carta e le lavagne con il gesso; e imparavamo solo dalle maestre e dai professori. Oggi c'è Internet; ci sono i libri elettronici, le lavagne digitali. E succede anche che siamo noi insegnanti a imparare dai ragazzi. Quello che non è mai cambiato è il valore dello studio. Lo sapevate che in latino "studio" vuol dire anche "amore". Infatti studiare significa amare, e cioè dare un senso alla nostra vita, e a quella degli altri. Non importa se leggiamo un libro con le pagine o il monitor di un computer. Non importa neanche se le scuole non sono perfette e se studiare, a volte, ci sembra perfino inutile. Cerchiamo con tutte le forze di cambiare quello che non va, ma non smettiamo mai di amarla, la nostra scuola. Perché un futuro migliore per tutti è scritto nel miglior presente che riusciamo a realizzare insieme."

"C'erano i libri di carta e le lavagne con il gesso"? Oggi non ci sono più?
"Imparavamo solo dagli insegnanti"? Mah? Non c'erano le biblioteche, le enciclopedie, la televisione del maestro Manzi?
"Oggi ci sono le lavagne digitali"? Sì, ma quante? Una in ogni classe o una per ogni istituto?

A chi si rivolge l'emittente? A quale destinatario? Evidentemente ai ragazzi, che cerca di blandire con allusioni dal tono paternalista ["Oggi [...] siamo noi insegnanti a imparare dai ragazzi"; "Lo sapevate che..."].

C'è sempre coerenza oppure si dà il classico colpo al cerchio e alla botte? Una volta -come in una fiaba-  "c'erano i libri di carta. [...] Oggi c'è Internet; ci sono i libri elettronici", MA, notate bene, subito dopo si ammette che  "non importa se leggiamo [ancora] un libro con le pagine o il monitor di un computer." Come la mettiamo?

L'emittente si assume le proprie responsabilità? E, prima ancora, chi parla? E' il professor Vecchioni che sorride accattivante alla fine del filmato? Oppure il Ministro che ha finanziato lo spot e che ora chiede a tutti, sulla pagina tumblr, di dare suggerimenti? ["questo è uno spazio aperto a studenti, insegnanti e a tutto il personale, per raccontare le suggestioni sulla scuola... Uno spazio per le idee e, perché no, per i sogni"].

La maggioranza dei docenti di ieri e di oggi potrebbero confermare, come si dice nel video: "Cerchiamo con tutte le forze di cambiare quello che non va, ma non smettiamo mai di amarla, la nostra scuola."

Ma ai Ministri, ai governi, i cittadini europei chiedono proprio di "cambiare quello che non va", non un generico "abbiamo fatto del nostro meglio"! Al proprio governo, al proprio ministro, i cittadini italiani domandano quanto i governi e i ministri della Danimarca hanno fatto per i ragazzi e gli insegnanti danesi: reclamano "quelle" classi, "quelle" scuole, "quegli" standard!

Che "un futuro migliore per tutti sia scritto nel miglior presente che riusciamo a realizzare insieme" docenti e studenti lo sanno bene perché vivono fianco a fianco ogni giorno. Ma ai governi che si richiamano agli standard europei, i cittadini chiedono di non usare il futuro come uno slogan, ma di impegnarsi concretamente! Chiedono di investire nella scuola, non di sottrarle fondi; di rispettare il lavoro dei docenti, non di contribuire al loro affossamento sociale o di far leva, magari involontariamente, sui pregiudizi relativi allo scarso lavoro dei propri dipendenti.  

Cosa si apprende dal video danese?

- che esiste uno stretto legame tra educazione e lavoro, tra mondo della scuola e luoghi di lavoro (teoria nel primo; pratica nei secondi), e che si è da tempo superata l'idea dell'apprendimento nelle sole aule scolastiche;

- che i lavoratori sono coscienti delle proprie responsabilità nei confronti della società, dell'ambiente e delle sfide di un mondo globalizzato;

- che uno staff di istruttori altamente specializzati è una componente vitale nell'acquisizione di un comportamento responsabile e di un codice di condotta;

- che i conflitti sociali sono scarsi a causa degli accordi collettivi tra sindacati e datori di lavoro; che lo stato, i datori di lavoro e i sindacati sono diventati partner educativi mentre un tempo erano in competizione tra loro;

- che per far fronte al grande numero di lavoratori che perdevano il lavoro si è investito nella loro riqualificazione [il 6% perde il proprio lavoro ma una uguale percentuale ne trova un altro dopo un processo di studio e riqualificazione].

In sintesi, il video danese trasmette a noi l'idea di un progetto educativo ampiamente condiviso dalla società perché vantaggioso per tutti; di uno sforzo comune a cui contribuiscono tutti i differenti attori; di una società -possiamo dirlo?- molto più evoluta ed "adulta", che valorizza le potenzialità e le esigenze professionali e umane di ognuno, dai bambini ai lavoratori, agli addetti del mondo della scuola.

{Ricordiamo che il video rappresenta la sintesi di un complesso programma che viene illustrato ampiamente sul sito del Ministero danese e a cui rinviamo qualora qualche lettore volesse approfondire l'argomento.}

A conclusione della nostra analisi comparativa, ci pare di poter dire che il video italiano sembra, anzi è, un vero "spot"; il video danese è piuttosto un "bel" documentario, coerente con un articolato programma. Per noi italiani è anche "un monito".

Come abbiamo già ricordato, la durata e gli scopi per cui i filmati sono stati prodotti erano differenti. Per quanto ci concerne, auspichiamo che anche in Italia venga realizzato un "bel filmato" con gli standard di qualità e di rigore di quello dei nostri partner europei. Potremo allora pensare che i   s o g n i   siano diventati   r e a l t à.

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Aggiornamento del 23.10.2012: Un articolo di Tiziana De Giorgio [Repubblica.it, 23 ottobre 2012] informa che il video è stato girato nella Deutsche Schule Mailand, la Scuola Germanica di Milano, la cui frequenza è garantita da una retta di 5400 euro all'anno. Ma anche in quell'istituto -a detta di uno studente- non ci sarebbero tutte le attrezzature che si vedono e che sarebbero state portate dalla produzione.
L'autore della clip ha dichiarato che "non è uno spot sulla scuola italiana: è un video sullo studio, sull'importanza dello studio. E' un video che prova a trasmettere un unico, forte messaggio: anche se la nostra scuola non va, anche se non funziona, anche se in qualche caso [cade] letteralmente a pezzi, ricordiamoci che studiare è l'unica cosa che ci salva. L'unica che ci assicura un futuro [...]"

Il testo del video italiano è stato scritto da Riccardo Luna, Paolo Iabichino e Roberto Vecchioni, come viene chiarito in un articolo del quotidiano online ilpost.it.

venerdì 19 ottobre 2012

Filmare la storia - edizione 2013


"Filmare la storia" è un concorso, nato dieci anni fa, che prevede la realizzazione di opere multimediali da parte degli studenti di ogni ordine e grado, sui più vari aspetti della storia dell'ultimo secolo. Organizzato dall'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, il concorso vuole sollecitare la ricerca di testimonianze e documenti e l'utilizzo degli strumenti multimediali per elaborare e trasmettere la memoria degli ultimi cento anni.

Al concorso si può partecipare con opere in video della durata massima di 30 minuti (documentari, opere di finzione, cartoni animati, ecc.), prodotte nel corso degli ultimi tre anni scolastici (non antecedenti quindi al 2010) e realizzate nelle scuole elementari, medie inferiori e medie superiori.

La scadenza della presentazione dei dvd è il 30 marzo 2013.

Per quanto riguarda le tematiche, le opere dovranno affrontare eventi e vicende, fenomeni, personaggi, luoghi, ambienti liberamente scelti dai concorrenti nell'ambito della storia dell'ultimo secolo.

In questa e nelle prossime due edizioni di "Filmare la storia", che coincidono con il 70° anniversario della Resistenza (1943 – 1945), gli organizzatori sollecitano i partecipanti a prestare una particolare attenzione a tale periodo in tutti i suoi aspetti, e a raccogliere e utilizzare testimonianze di protagonisti ancora disponibili.

La ricorrenza del centenario, a partire dal 2014, della Prima guerra mondiale, rende auspicabile - si legge nel bando - che le scuole inizino a porsi il problema della rappresentazione in video di qualcuna delle tante conseguenze materiali e umane che il conflitto ebbe per l'Italia. La ricorrenza ha un particolare rilievo anche perché quell'immane conflitto, che scosse le fondamenta del continente, è comunque adombrato e chiamato indirettamente in causa dalle prospettive di una piena unificazione europea.

Ecco alcuni dei filmati premiati nel 2010 [dal canale YouTube dell'ACNR]:

parte 1/2:



parte 2/2:





mercoledì 17 ottobre 2012

Porta a scuola i tuoi sogni: lo spot del Miur




"Porta a scuola i tuoi sogni" è uno spazio aperto dove studenti, insegnanti e tutto il personale può inviare immagini, testi, foto, citazioni e video per raccontare le suggestioni sulla scuola... Uno spazio per le idee e, perché no, per i sogni. [Fonte: canale YouTube del Miur]

Link Porta a scuola i tuoi sogni

Link francescoprofumo.tumblr.com

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Credo molto nella scuola e nell'amore per la cultura, ma l'unico commento a caldo che mi viene da formulare, ancora sotto l'effetto della proposta di innalzamento da 18 a 24 ore settimanali [con esponenziale aumento del LAVORO domestico] e con tutto l'affetto che posso provare per gli utopisti, è :

"Daje, Profumo! Facce sognà!"

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Per un commento molto più ponderato e articolato, rinvio alla lettera aperta della prof.ssa Antonietta Brillante del Liceo "Forteguerri" di Pistoia [Panorama.it]. La collega, tra l'altro, fotografa molto bene la ben nota   r e a l t à   degli edifici scolastici italiani, che lo spot   p u b b l i c i t a r i o   sembrerebbe relegare ad un lontano passato ["Quando studiavo io..."].

Caro Vecchioni, anche quando studiano i nostri figli e nipoti...

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Aggiornamento: Sono tornato sull'argomento qualche giorno più tardi con un'analisi meno viziata dall'emotività.

Oltre le 18 ore di lezione: gli standard europei e la realtà italiana. Appello ai lettori per una raccolta di informazioni

Una delle motivazioni con cui il governo italiano tenta di giustificare la proposta di un aumento delle ore di lavoro in classe [e dunque anche a casa] dei docenti italiani consiste in un presunto allineamento agli "standard europei".

Accantoniamo momentaneamente l'obiezione che la suddetta motivazione non viene fatta valere per altri aspetti come, ad esempio, 1. l'ammontare degli stipendi in rapporto al costo medio della vita nel luogo di residenza/lavoro; 2. la presenza-assenza a scuola di uno spazio adeguato dove poter preparare le lezioni e correggere, di una scrivania, di un computer personale; 3. la possibilità di vedere rimborsate alcune spese come quelle per l'acquisto di libri, di computer, di strumenti per la didattica, di iscrizione a corsi di aggiornamento e, al contrario, la necessità di comprare con i propri soldi materiale indispensabile allo svolgimento delle lezioni.

Concentriamoci su un aspetto che ci sta particolarmente a cuore e domandiamoci: come gli insegnanti europei correggono? quanto tempo dedicano a questa attività? dove viene svolta questa attività? quanto ricevono per questo lavoro? esiste o è esistito un momento di riflessione critica sul carico di lavoro dei docenti e un tentativo di renderlo palese?

Una amica ci raccontava che in Danimarca esiste una particolare commissione che certifica un compenso in rapporto alle seguenti variabili: numero di prove/studenti, difficoltà, tempo necessario per correggere e valutare le prove. L'informazione è confermata da una lettera aperta al Ministro Profumo della prof.ssa Antonietta Brillante [pubblicata su il Manifesto.it e altre testate giornalistiche e blog].

Un'altra amica ci parlava del "coefficiente correttore" in vigore nelle scuole europee, il quale calcolerebbe il valore effettivo di una lezione (quanti alunni, correzioni sì o no).

Purtroppo, però, non siamo riusciti a reperire informazioni precise e fonti certe, anche in lingua straniera, valide per i Paesi dell'Europa.

Saremo grati a chiunque volesse segnalarci delle fonti a cui attingere, ossia dei link a siti/documenti/ricerche, anche in lingue straniere, sulla base dei quali potere rispondere ai nostri interrogativi e potere comparare gli standard in vigore in Europa, come contributo a una presa di coscienza sociale e riflessione critica.

Possiamo però descrivere la realtà italiana: la legislazione italiana NON prevede alcun compenso specifico per la correzione delle verifiche scritte e per il LAVORO domestico. Indipendentemente dalla materia insegnata, dal numero di classi e dal numero di allievi. Il comma 2 dell'art. 29 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro [vedi] recita: "Tra gli adempimenti individuali dovuti rientrano le attività relative: a) alla preparazione delle lezioni e delle esercitazioni; b) alla correzione degli elaborati; c) ai rapporti individuali con le famiglie."

In Italia, come sanno benissimo studenti e genitori di tutti i livelli scolari, le discipline sono catalogate come "scritte", "orali" e "pratiche". Chi opera nella scuola sa bene che per le materie orali o pratiche non esiste alcuna seria riflessione sul rapporto tra ore di lezione in un anno, numero di allievi della classe e numero di prove obbligatorie [e che le decisioni in proposito vengono lasciate ai docenti e ai consigli di classe, i quali spesso si limitano a dichiarazioni programmatiche generiche quali "almeno due valutazioni a quadrimestre", "non meno di due scritti per quadrimestre"]. E' noto però che il proliferare di progetti che sottraggono ore alle spiegazioni e alle prove, l'aumento esponenziale del numero di allievi per classe, la presenza sempre più alta di studenti con varie difficoltà, hanno causato un drastico calo delle cosiddette "interrogazioni" [che si tengono in classe] e, per i docenti di tutte le discipline, un aumento vertiginoso di test scritti [che bisogna preparare e correggere a casa]. Altrimenti si rischierebbe di occupare tutto il tempo a disposizione in classe per interrogare. Per le materie scritte, invece, è tradizione consolidata assegnare delle prove di varia lunghezza e complessità, prove che ovviamente vengono corrette a casa.

{Come noto, questa tripartizione [prove scritte, test e interrogazioni orali] si riflette al termine del ciclo di studi superiori nell'esame di stato che prevede appunto due prove scritte [di cui una è sempre Italiano], una terza prova e un colloquio orale.}

Chi prepara i test ed elabora le tracce per gli scritti che vengono assegnati durante l'anno? Chi corregge test e scritti? E' questo un LAVORO? Cosa percepisce la persona per questo LAVORO? E' giusto?

Le risposte che noi diamo alla terza e quarta domanda sono: "Sì, è un LAVORO molto onoroso, che implica tempo e un'elevata professionalità." e "I docenti italiani NON percepiscono alcun compenso per questo LAVORO". La risposta alla quinta domanda è lasciata al lettore. A noi sembra che la risposta sia "NO".

martedì 16 ottobre 2012

Il quarto centenario del Vocabolario degli Accademici della Crusca

Dal sito dell'Accademia della Crusca:

 
Nell'anno 2012 ricorre il quarto centenario della pubblicazione del Vocabolario degli Accademici della Crusca edito, nella sua prima edizione, nel 1612 a Venezia, opera che ha costituito un evento decisivo per la definizione, normalizzazione e la diffusione della lingua italiana e ha fondato la lessicografia europea delle lingue moderne.

L'impresa segnò infatti un primato e un traguardo significativi nella scienza lessicografica e nella coscienza linguistica dei popoli europei. 
Quel Vocabolario (ampliato nelle successive edizioni del 1623, 1691, 1729-38, 1863-1923) rappresentò un modello e un riferimento insostituibile, e dichiarato, per tutti gli altri grandi dizionari nazionali: il Dictionnaire de l'Académie Française (1694, voluto dal Richelieu che fu influenzato dall'Accademico della Crusca Concino Concini), il Diccionario de la lengua castellana, della Real Academia Española (1726-1739), e più tardi il Dictionary of the English Language di Samuel Johnson (1786) e il Deutsches Wörterbuch dei fratelli Grimm (1854, 1° volume).

L'Accademia della Crusca, a quattro secoli di distanza, organizza una mostra allestita in quattro teche all'interno della suggestiva sala delle Pale nella sua sede della Villa medicea di Castello.
Il percorso vuole ripercorrere le tappe fondamentali che hanno portato alla pubblicazione del Vocabolario, attraverso l'esposizione di documenti dei secoli XVI e XVII, che documentano le fasi di elaborazione dell'officina lessicografica accademica.

Verranno mostrati rarissimi manoscritti affiancati da preziose e significative opere a stampa, conservati nell'Archivio storico e nella Biblioteca dell'istituzione.



La mostra si tiene dal 29 settembre al 31 dicembre 2012.

Consulta la versione digitale del Vocabolario.

domenica 14 ottobre 2012

Il Quotidiano in Classe 2012/2013

Il 16 Ottobre 2012 inizia la nuova edizione del progetto Il Quotidiano in Classe, promosso dall'Osservatorio Permanente Giovani-Editori, con la collaborazione di tre testate giornalistiche:
- Corriere della Sera (sezione dedicata al progetto)
- Sole24Ore (sezione dedicata al progetto)
- Quotidiano Nazionale (sezione dedicata al progetto)

Open dei Poeti 2011/2012

L'Open dei Poeti è stata una interessante gara promossa lo scorso anno nell'ambito del progetto "Il Quotidiano in Classe". Ci era sfuggita!

Guarda il trailer del duello finale [e, autonomamente, i filmati precedenti su YouTube]:



Il "Super Poeta" dell'anno 2011/2012 è stato Giacomo Leopardi!

Repubblica@Scuola 2012/2013

Riparte per il tredicesimo anno l'iniziativa proposta agli studenti dal Gruppo Editoriale L'Espresso.

sabato 13 ottobre 2012

Da 18 a 24 ore settimanali: cosa scrivono altri docenti

Leonardo Tondelli, Strangolami un po' più forte, Ministro, non sento [blog Leonardo]

Gabriella Giudici, Se 18 ore vi sembran poche [Blog - gabriella giudici]

Teresa Pirelli, Lettera molto seria di un insegnante al Ministro Profumo [Blog Non volevo fare la prof]

Marisa Moles, Scuola secondaria: aumento dell'orario a 24 ore? Caro Ministro, ci vuole tutti pazzi? [Blog Laprofonline]

Anna Rita Vizzari, Le 24 ore settimanali: sfogo insolitamente lungo [Blog Una lavagnata al giorno]

Da 18 a 24 ore settimanali

Questo blog didattico rifugge programmaticamente dal dibattito sull'attualità, ma essendo redatto da un docente e rivolto a colleghi e a studenti, faremo una eccezione per riflettere sul carico di lavoro degli insegnanti di Italiano, che sembrerebbe essere di 18 ore settimanali e che il governo Monti si appresta a elevare a 24 [si legga in proposito un articolo del "Corriere della Sera"].

La domanda che pongo è: come mai, quando si parla di scuola sulla carta stampata o in televisione, un docente ha la sgradevole sensazione che chi scrive o parla non sappia nulla o sappia pochissimo della scuola? Come mai gli stessi genitori che pur vedono i temi corretti e valutati, che vanno alle riunioni, parlano sempre delle fatidiche 18 ore di lavoro?

E soprattutto: perché non si fa altro che ripetere affermazioni retoriche e frasi fatte? perché sembra quasi azzerata la capacità di riflettere? perché la discussione non si basa mai su dati oggettivi?

Io insegno da 30 anni: in questi 6 lustri la professione di insegnante è molto cambiata; le scuole sono diversissime; gli studenti sembrano appartenere a un’altra specie; ma quando parlo di scuola con un non addetto ai lavori sento ancora le stesse, identiche, frasi retoriche di decenni fa: gli insegnanti non lavorano, sono incompetenti, guadagnano troppo, hanno troppe vacanze, e così via. Oppure, al contrario: "Bisogna puntare sulla scuola perché è il nostro futuro!", ma poi non si fa nulla di nulla per tradurre l’impegno programmatico in fatti concreti.

Chiediamo a qualsiasi insegnante di Lettere: qual è l’attività più logorante?

Vi risponderà: la correzione e valutazione di “temi” [chiamiamoli ancora così, per capirci, anche se da decenni sono cosa ben diversa dai lavori assegnati un tempo] e di test.

Quanto tempo ci vuole per preparare un test [che dovrà pur essere tarato su quanto spiegato in classe, scritto sui manuali e assegnato agli studenti]? Quanto tempo ci vuole per correggerlo, se le domande sono aperte?

E’ questo LAVORO? Oppure lo è solo per le commissioni di concorsi, per i correttori di bozze, per i giornalisti, per gli editori, per coloro che hanno a che fare con scritti di altri?

Purtroppo, tutti questi LAVORI dei docenti non sono riconosciuti perché vengono fatti necessariamente A CASA il pomeriggio, la sera, il sabato, la domenica, nelle vacanze natalizie.

Chiediamo a qualsiasi insegnante di Italiano se gli capita comunemente di non fare nulla il sabato e la domenica, e di riprendere il lunedì mattina alle 8 quello che aveva interrotto il venerdì pomeriggio.

Si metterà a ridere. Oppure si chiederà sconsolato perché dedica ancora tanto tempo a una attività che nessuno gli riconosce.

"Perché non correggono le prove a scuola?" Ma non si sa che le scuole italiane cadono a pezzi oppure che non esistono spazi adeguati in cui concentrarsi e avere silenzio attorno a sè?

In questi 6 lustri i ragazzi sono cambiati. Se si tornasse alle classi di qualche decennio fa, quando si poteva spiegare in silenzio, forse si potrebbe fare qualche ora di lezione in più. Ma cosa accade oggi? In base alla mia esperienza, posso assicurare che si esce dalle aule STREMATI fisicamente e psicologicamente perché è una continua “lotta” per catturare l’attenzione e l’interesse; per chiedere di mettere in moto processi di riflessione critica che non si vedono da nessuna altra parte [e dunque non si può contare sull'imitazione di positivi modelli degli adulti]; per pretendere il rispetto di minime regole di civiltà e di buona educazione, che non vengono osservate per strada o in televisione [ahimè, la vera "maestra" di molti giovanissimi]; per educare al rispetto degli altri, all’accettazione del diverso e ai valori della democrazia, e spesso addirittura alle più elementari norme di convivenza quando nella società [almeno in certi ambienti] dilagano l’intolleranza, il disprezzo del diverso, gli stereotipi sugli stranieri, la demagogia.

E questo arduo compito si affida non a giovani arzilli e fiduciosi nel futuro, appena usciti dalle aule universitarie e pieni dei sogni e delle illusioni della gioventù, ma a cinquantenni-sessantenni in declino [l'età media dei docenti italiani], stanchi di essere continuamente sbeffeggiati dai governi, oggetti di continue critiche da parte di esperti, di genitori, di dirigenti che pretendono solo e sempre la promozione per tutti, indipendentemente dall’impegno profuso e dal merito.

Passare da 18 a 24 ore di lezione, come propone il governo Monti, significa non tener conto di quanto accade in Europa [quali - negli altri Paesi europei - gli stipendi? le strutture scolastiche? le ore di lavoro?]; abbassare ulteriormente il livello di qualità della scuola italiana e dell'istruzione; ridurre il numero di prove oggettive e i livelli di preparazione delle giovani generazioni [ben pochi, a sedici anni, studiano per il gusto o il piacere di sapere], salvo poi lamentare che i nostri ragazzi non si saprebbero difendere così bene come quelli finlandesi [vedi link]; mortificare ancora una volta una categoria di lavoratori statali che continuano a fare il proprio dovere per senso di responsabilità e a credere in uno stato che non sempre lo meriterebbe; che spesso non si fanno sentire per “distorto” senso di dignità.

Hanno ragione coloro che sostengono che le 18 ore frontali di un insegnante di Italiano che ha 90 studenti [più le ore di preparazione - correzione mensile di 90 elaborati/test - aggiornamento, di cui si è detto] non corrispondono alle 40 di un minatore o di un addetto all’altoforno. Ma il compenso per il lavoro domestico, fuori dall'aula, non è neppure paragonabile a quelli di calciatori, soubrette televisive, professionisti laureati, parlamentari, e così via.

mercoledì 10 ottobre 2012

Spazio Europa: il percorso ludo-educativo per scoprire l'Unione europea




"Gli Spazi pubblici europei sono luoghi istituiti negli Stati membri dell’UE, finalizzati a promuovere la conoscenza e stimolare il dibattito sulle questioni europee mediante attività di formazione e istruzione.
In Italia questo ruolo è svolto SPAZIO EUROPA, un luogo polifunzionale, ubicato nella storica cornice romana di Palazzo Campanari, sede dell’Ufficio d’informazione per l’Italia del Parlamento europeo e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
Spazio Europa offre seminari di formazione sulle politiche europee, eventi culturali e attività di educazione non formale per studenti."

[Fonte]

La piattaforma digitale EUROPA = NOI

Per il terzo anno scolastico consecutivo, la Presidenza del Consiglio - Dipartimento per le Politiche europee offre alle scuole italiane di ogni ordine e grado la possibilità di acquisire stimoli e contenuti sull’Unione europea e sulle opportunità offerte ai suoi cittadini.

Per il 2013, Anno europeo dei cittadini, con la collaborazione del Parlamento europeo e della Commissione europea, sono stati realizzati nuovi strumenti multimediali, calibrati sulle specifiche esigenze pedagogiche di ogni fascia d’età (Scuole Primarie, Scuole Secondarie di I grado e Scuole Secondarie di II grado), che vanno ad unirsi a quelli prodotti negli anni precedenti al fine di agevolare la trattazione delle tematiche europee.

Tutti i materiali saranno pubblicati sulla piattaforma digitale EUROPA=NOI, a cui gli insegnanti potranno accedere gratuitamente tramite iscrizione.

Le peculiarità di questo spazio di aggiornamento continuo e le caratteristiche dei molteplici materiali forniti per l’attività in classe, saranno presentati in occasione dei primi eventi informativi che saranno dislocati sul territorio nazionale:
10 Ottobre 2012: Napoli
28 Novembre 2012: Roma
11 Dicembre 2012: Cosenza

[Fonte: newsletter della Dott.ssa Anna Maria Villa del Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie Ufficio per la cittadinanza europea]

Segreteria organizzativa: Civicamente, partner di Istituzioni e Organizzazioni che vogliono sviluppare progetti educativi e di sensibilizzazione con linguaggi innovativi.

lunedì 1 ottobre 2012

Ad Alta Voce: "Ferito a morte" di Raffaele La Capria



Peppe Servillo legge Ferito a morte di Raffaele La Capria (Bompiani, 1961) [Radio 3, Ad alta voce].