venerdì 30 novembre 2012

La campagna "Città per la vita 2002-2012"

Guarda il video della campagna Città per la vita 2002-2012, tratto dal canale YouTube della Comunità di Sant'Egidio:



Ecco la trascrizione del testo, desunta dalla medesima fonte [con lievi modifiche ortografiche]:

La Giornata Internazionale delle "Città per la Vita - Città contro la Pena di Morte" rappresenta la più grande mobilitazione contemporanea planetaria per indicare una forma più alta e civile di giustizia, capace di rinunciare definitivamente alla pena capitale. Si tratta di un'importante opportunità per stabilire un dialogo con le società civili, il coinvolgimento degli amministratori in un percorso di abolizione della pena di morte, capace di diventare una pratica costante e una caratteristica identitaria della città che aderisce e dei suoi cittadini. In tal modo si aprono occasioni di coinvolgimento di strati più larghi della società civile anche in aree in cui la pena di morte è praticata, rafforzando l'iniziativa di attivisti e organizzazioni locali all'interno di una rete internazionale.

---------------

Il 30 novembre del 2002 si accendeva una luce nel mondo. La giornata mondiale "Città per la vita contro la pena di morte". Un pugno di città, decidono di illuminare i propri monumenti per dire NO alla pena capitale! L'anno successivo l'iniziativa prende sempre più piede e le città sono quasi il doppio! Ma facciamo un passo indietro...

Pochi mesi prima del 30 novembre 2002, nasce a Roma la World Coalition - La Coalizione mondiale contro la pena di morte -. Il suo obiettivo è ottenere l'abolizione universale della pena di morte. Composta da oltre 130 organizzazioni, la World Coalition mira a rafforzare la dimensione internazionale della lotta contro la pena di morte. A contribuire alla nascita della Word Coalition è la Comunità di Sant'Egidio che già dalla seconda metà degli Anni Novanta ha una vicinanza concreta con i condannati a morte, attraverso visite, corrispondenza, difesa legale.

10 anni sì, ma sono stati 10 anni qualsiasi? Decisamente no. Quest'ultimo decennio è considerato il periodo dell'intera storia dell'umanità in cui la pena capitale è stata maggiormente messa in discussione: Cosa hanno in comune questi Paesi?...

Sono tra gli Stati che dal 2002 al 2012 hanno abolito la pena di morte. Molti altri hanno cessato di usarla, o sospesa temporaneamente con una moratoria. 140 sono i paesi che hanno abolito la pena di morte. 58 mantengono la pena di morte.

Solo alla fine degli anni Sessanta del '900 la situazione era questa: 55 i paesi che avevano abolito la pena di morte; 143 i mantenitori. In questi 10 anni poi, le Nazioni Unite hanno incoraggiato i paesi mantenitori ad abolire la pena di morte, attraverso l'applicazione della moratoria o a limitarne l'uso. Dal 2004 la Comunità di Sant'Egidio organizza Conferenze Internazionali invitando i Ministri della Giustizia a confrontarsi su questo tema. Questi incontri hanno favorito decisioni abolizioniste. Le domande su cui molte giurisdizioni hanno cominciato a interrogarsi sono state:

- Gli studi dimostrano che dove è stata introdotta la pena di morte gli omicidi non sono diminuiti ma aumentati. Si può dedurre che la pena di morte abbia fallito?

- Togliere la vita è irreversibile, ma la giustizia non è immune da errori giudiziari; come si può ripagare una vittima uccisa ingiustamente?

- La pena capitale restituisce davvero giustizia alla famiglia della vittima? Perché in questi anni si sono moltiplicate le associazioni composte da familiari di vittime che rifiutano la pena di morte per l'assassino del loro caro?

Il movimento delle "Città per la vita" e la Giornata delle "Città contro la Pena di Morte" sono un'occasione di mobilitazione "glocal", globale e locale, che coinvolge amministratori e cittadini nel sostegno all'abolizione universale della pena capitale. Le "Città per la vita" hanno a disposizione un sito web: nodeathpenalty.santegidio.org dove si possono trovare preziose informazioni su come aderire a città per la vita:

- Chiedi al Sindaco della tua città di entrare nella rete "Cities for life".
- Promuovi eventi educativi e artistici nelle scuole e nei luoghi di lavoro.
- Scrivi a un condannato a morte.
- Mobilita i media.
- Partecipa a " Città per la Vita - Città contro la Pena di Morte " 30 Novembre 2012.

Discuti con i compagni e prova anche tu a rispondere alle domande poste nel video.

Visita il sito della campagna nodeathpenalthy.santegedio.org e i siti delle Associazioni che fanno parte della Coalizione Mondiale contro la pena di morte [i link si trovano in calce alla pagina iniziale].

Guarda la mappa aggiornata al luglio 2012.

Leggi l'appello con cui si chiede ai governi di dare concreta applicazione alla risoluzione votata dall'Assemblea Generale dell'ONU il 18 dicembre 2007, intitolata "Moratoria sull'uso della pena di morte".

giovedì 29 novembre 2012

Cristo si è fermato a Eboli: un episodio del libro e del film a confronto

Leggiamo una pagina dell'opera di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli:

[...] e un nuovo personaggio entrò nella cucina.
   Era un giovane con dei minuscoli baffetti rossi, che portava un astuccio allungato di pelle marrone. Era mal vestito, aveva le scarpe impolverate, ma aveva il colletto e la cravatta, e portava in capo un curioso berretto alto e tondo, con una visiera di tela cerata, sul tipo di quelli che un tempo avevano gli accademisti, dove sul fondo grigio, spiccavano fiammanti su tutta l'altezza due grandi lettere ritagliate e cucite, di panno vermiglio: «U. E.» - Ufficiale Esattoriale, - mi disse, quando gli chiesi che cosa significassero quell'U. e quell'E. giganteschi. E intanto, posato con riguardo l'astuccio, si sedette al mio tavolo, tirò fuori di tasca un pacchetto di pane e formaggio, ordinò alla vedova un bicchiere di vino, e cominciò a mangiare. Era l'Ufficiale Esattoriale di Stigliano: veniva spesso a Gagliano per i doveri del suo ufficio: oggi aveva fatto tardi e avrebbe dovuto fermarsi a dormire dalla vedova. Aveva lavoro a Gagliano anche per l'indomani. Non parlava volentieri del suo mestiere: invece, con molta soddisfazione, mi mostrò subito il contenuto del suo astuccio. Era un clarinetto. Non se ne separava mai: lo portava sempre con sé nei suoi viaggi alla caccia del denaro dei contadini. Aveva trovato quell'impiego, bisogna pur vivere: ma la sua ambizione era un'altra, era la musica. Non era ancora perfetto, studiava il clarino soltanto da un anno, ma si esercitava continuamente . Sì, poteva darmene un saggio, poiché io, si vedeva, ero un intenditore: ma un pezzo solo, perché voleva ancora uscire a far visita a un suo compare, ed era tardi. Il pane e il formaggio erano finiti, e non c'era altro da mangiare. Il clarinetto soffiava, indeciso e fragile, le note di una canzonetta; i cani l'accompagnavano brontolando.
   Appena il musicista esattore fu uscito, e rimanemmo soli, la vedova si profferse in scuse per essere costretta a darmelo come compagno di stanza. Non si poteva fare diversamente. - Ma è un giovane per bene: è pulito; non è un contadino -. L'assicurai che mi sarei adattato volentieri alla sua compagnia. Ero ormai avvezzo a questi casuali compagni di una notte. [...]
   Intanto era arrivato il mio compagno, aveva attaccato il berretto ad un chiodo, in faccia al mio letto, posato l'astuccio del clarinetto sul canterano, e si era spogliato. Gli chiesi come andava il suo lavoro, qui a Gagliano. - Male, - mi disse. - Oggi sono venuto per fare dei pignoramenti. Le tasse non le pagano. Si viene a pignorare, e non si trova nulla. Sono stato in tre case: mobili non ne hanno: non c'è che il letto, e quello non si può prendere. Dovrò accontentarmi di una capra e di qualche piccione. Non c'è neppure da pagare le spese della trasferta. Domattina devo andare da due altri: speriamo mi vada meglio. Ma è una miseria: i contadini non vogliono pagare. Sono quasi tutti proprietari, qui a Gagliano: hanno tutti il loro piccolo pezzo di terra, magari lontano dal paese, a due o tre ore di strada; e certe volte, sì, è terra cattiva, e rende poco. Le tasse sono forti, per dire la verità: ma questo non mi riguarda: non siamo noi che le mettiamo: noi dobbiamo soltanto farle pagare. E lei sa come sono i contadini: per loro tutte le annate sono cattive. Sono pieni di debiti, hanno la malaria, non hanno da mangiare. Ma staremmo freschi se dovessimo dar retta a loro: noi dobbiamo fare il nostro dovere. Non pagano, e dobbiamo accontentarci di portar via quel poco che si trova, roba che non val nulla. Certe volte ho dovuto fare il viaggio per qualche bottiglia d'olio e un po' di farina. E ancora ci guardano male, con odio. A Missanello, due anni fa, hanno anche sparato. E' un brutto mestiere. Ma bisogna pur vivere.
   Vedevo che l'argomento lo disgustava, e per confortarlo portai il discorso sulla musica. Sperava di poter scrivere delle canzonette, di vincere qualche concorso, qualche premio: in questo caso avrebbe lasciato l'esattoria. Intanto suonava il clarinetto nella banda di Stigliano. Gli chiesi com'erano le canzoni popolari di queste parti, e se avesse potuto insegnarmene qualcuna, e magari, poiché egli era così abile, trascrivermela. Mi disse se volevo la musica di «Faccetta nera» o di qualche altra canzonetta in voga. No, non era questo, volevo le canzoni dei contadini. Rimase un po' a riflettere, come ad un argomento per lui nuovo, a cui non avesse mai pensato. Scrivermi le note di una canzone avrebbe potuto, cercandole ad una ad una sul clarinetto. Ma non gli veniva fatto di ricordarsi di nessuna canzone cantata dai contadini. A Viggiano cantavano e suonavano. Ma da queste parti, no. C'era forse qualche canto di chiesa, si sarebbe informato. Altro non conosceva. Anch'io avevo notato, a Grassano, la stessa cosa. Né il mattino quando partono per il lavoro, né il meriggio sotto il sole, né la sera, nelle lunghe file nere che tornano, con gli asini e le capre; verso le case sul monte, nessuna voce rompe il silenzio della terra. Soltanto una volta avevo sentito, verso il Basento, il lamento di un flauto di canna, a cui un altro flauto rispondeva dalla collina di faccia: erano due pastori forestieri che andavano col gregge di paese in paese, e si richiamavano di lontano. I contadini non cantano. 
   Il mio compagno non rispondeva più: sentivo il suo respiro regolare e fischiante, nel ronzìo  continuato delle mosche eccitate dal caldo. Un tenue chiarore veniva, attraverso i vetri chiusi, da un cielo pallido per una falce di luna: sul muro, in faccia a me, distinguevo a quel barlume, sul berretto appeso al chiodo, le grandi lettere rosse: «U. E.». Le fissavo nell'oscurità, finché mi si chiusero gli occhi, e mi addormentai."

Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, Torino, Einaudi, 1965 [terza edizione], pp. 28-33

Guardiamo una breve sequenza del film omonimo, diretto da Francesco Rosi:



Attività:

Confronta le due versioni ed illustra le differenze.


mercoledì 28 novembre 2012

Cristo si è fermato a Eboli: l'inizio del film di Rosi

Guarda l'inizio del film che Francesco Rosi ha liberamente tratto dall'opera di Carlo Levi. Il regista ha deciso di ambientare la pagina iniziale nello studio dell'artista, tra i quadri che gli ricordano i paesaggi e soprattutto i volti degli abitanti di Agliano [Gagliano nel testo letterario].



Il testo:

Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. Spinto qua e là alla ventura, non ho potuto finora mantenere la promessa fatta, lasciandoli, ai miei contadini, di tornare fra loro, e non so davvero se e quando potrò mai mantenerla. Ma, chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell'altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte.

Fonte: Wikiquote

Nella seconda sequenza del film: l'arrivo del treno a Eboli, l'ultima tappa della linea ferroviaria, assunta a simbolo del confine che separa i due mondi.

– Noi non siamo cristiani, – essi dicono, – Cristo si è fermato a Eboli –. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla piú che l'espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, i fruschi, i frusculicchi, che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall'orizzonte, e sopportarne il peso e il confronto. Ma la frase ha un senso molto piú profondo, che, come sempre, nei modi simbolici, è quello letterale. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l'anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia. Cristo non è arrivato, come non erano arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano fra i monti e nelle foreste, né i greci, che fiorivano sul mare di Metaponto e di Sibari: nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiú il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa. Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo. Le stagioni scorrono sulla fatica contadina, oggi come tremila anni prima di Cristo: nessun messaggio umano o divino si è rivolto a questa povertà refrattaria. Parliamo un diverso linguaggio: la nostra lingua è qui incomprensibile. I grandi viaggiatori non sono andati di là dai confini del proprio mondo; e hanno percorso i sentieri della propria anima e quelli del bene e del male, della moralità e della redenzione. Cristo è sceso nell'inferno sotterraneo del moralismo ebraico per romperne le porte nel tempo e sigillarle nell'eternità. Ma in questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli.

Fonte: Wikiquote

120 foto di scena e il testo della sceneggiatura del lungometraggio sono raccolte nel volume Cristo si è fermato a Eboli: dal libro di Carlo Levi al film, pubblicato nel 1996.

martedì 27 novembre 2012

Carlo Levi: ritratti di letterati

Carlo Levi dipinse moltissimi ritratti di scrittori e poeti italiani. Eccone alcuni:

Ritratto di Giorgio Bassani

Ritratto di Italo Calvino (1962)

Ritratto di Italo Calvino, Alassio: Pinacoteca Carlo Levi

Ritratto di Eugenio Montale

Ritratto di Alberto Moravia (1932 circa)

Ritratto di Cesare Pavese

Ritratto di Umberto Saba

Ritratto di Rocco Scotellaro


Sui ritratti di Saba rinviamo ad un precedente post.

lunedì 26 novembre 2012

Carlo Levi pittore: dal ciclo "Cristo si è fermato a Eboli"

Carlo Levi espose alla XXVII Biennale Internazionale d'Arte di Venezia (1954) le opere del ciclo Cristo si è fermato a Eboli. Eccone una:

I fratelli (1953), Torino: GAM
Fonte: Scheda DIA Banca Dati Indire

domenica 25 novembre 2012

Mostra "Dante ti amo. Testo e immagini della Divina Commedia"

Dal sito di Palazzo Madama di Torino:

Palazzo Madama presenta a partire dal 31 ottobre 2012 una mostra dedicata a Dante Alighieri e alla Divina Commedia, con manoscritti, incunaboli, volumi a stampa illustrati e dipinti provenienti dalla collezione privata dell’imprenditore torinese Livio Ambrogio.
[...]
Frutto di trent’anni di passione per i libri e i cimeli danteschi, la collezione che spazia su sette secoli di tradizione, manoscritta e a stampa, delle opere di Dante Alighieri. Grazie agli oltre mille volumi posseduti, costituisce oggi la raccolta dantesca più vasta e importante di proprietà di un collezionista privato.
La mostra propone un percorso particolarmente attento all’iconografia, alle immagini che hanno illustrato l’opera di Dante attraverso i secoli. Organizzata secondo un criterio cronologico, dal manoscritto alle edizioni a stampa contemporanee, l’esposizione racconta la fortuna del testo della Divina Commedia lungo l'arco di sette secoli.La mostra accoglie una sintetica ma significativa selezione di codici manoscritti e di incunaboli, tra cui figurano la rarissima editio princeps del poema stampata a Foligno da Johann Neumeister nel 1472 e l’ancor più rara seconda edizione, impressa a Mantova, sempre nel 1472. All'epoca 'prototipografica' appartengono anche le primissime edizioni illustrate, come quella uscita a Firenze nel 1481, che è la prima con figure, due incisioni su rame ispirate ai disegni di Sandro Botticelli, e quella stampata a Brescia nel 1487, la prima a contenere un ciclo di illustrazioni completo per l'Inferno e il Purgatorio, e parziale per il Paradiso.
Il percorso si snoda poi, dal Cinquecento all'Ottocento, con le edizioni che hanno fondato la storia e la tradizione del testo e dell'iconografia dantesca, a partire dal celebre volume tascabile della Divina Commedia del 1502 curato da Pietro Bembo e stampato da Aldo Manuzio, fino a quello edito a Venezia nel 1544 da Francesco Marcolini, illustrato da una pregevole serie di xilografie, considerate le prime ad avere un impianto moderno. Tra le stampe più importanti e pregevoli del Settecento si ricorderà invece la monumentale edizione illustrata uscita dai torchi veneziani di Antonio Zatta nel 1757-58, di cui è presente non solo un esemplare comune, ma anche una copia di lusso impressa su carta turchina, con le calcografie tirate a più colori.
Per l'Ottocento e il Novecento la selezione esposta ha privilegiato non solo i capolavori tipografici quali quelli prodotti dalla stamperia Tallone di Alpignano, ma anche quelli iconografici, frutto del cimento col testo dantesco di alcuni tra i più grandi artisti moderni e contemporanei. Tra questi si ricordano in particolare le visionarie incisioni tratte dai disegni di William Blake (1757-1827), quelle di neoclassica ed elegiaca nitidezza dell'inglese John Flaxman (1755-1826), quelle del celebre pittore e incisore francese Gustave Doré (1832-1883), le personalissime interpretazioni di Salvador Dalì (1904-1989) o quelle - modernissime - realizzate dall'artista inglese Tom Phillips tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento, fino a quelle raffinatissime della pittrice e illustratrice tedesca Monika Beisner, dipinte con la tecnica della tempera all'uovo ed eseguite tra il 1993 e il 2000.
Tra le testimonianze più recenti, che attestano l’intramontabile fortuna e l’attualità sempre viva del capolavoro dantesco, si ricordano infine il manoscritto autografo del saggio La última sonrisa de Beatriz (1948 circa) del celebre scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges e l’autografo – seguito dalla relativa edizione a stampa – della Lettera a Dante di Roberto Benigni del 2007.
L’esposizione è completata da una sezione che ospita le prime edizioni delle 'opere minori' di Dante, come il De vulgari eloquentia, il Convivio e le Rime, e da una serie di quadri, sculture, curiosità e manifesti antichi dedicati anch’essi al grande poeta italiano.
 In occasione della mostra Palazzo Madama organizza un ciclo di conferenze in collaborazione con la Società Dante Alighieri che si svolgeranno il 21 novembre 2012 e il 10 e 23 gennaio 2013.


La scheda è accompagnata da una galleria fotografica di 11 immagini, disponibile anche su Pinterest.

Guarda il video della conferenza stampa [dal canale YouTube di Palazzo Madama]:

sabato 24 novembre 2012

Carlo Levi, "Lucania 1961"

Lucania 1961 è il titolo di un grande quadro di Carlo Levi, esposto nel Palazzo Lanfranchi di Matera, sede del Museo nazionale d'arte medievale e moderna della Basilicata.

Una riproduzione in dimensione reale si trova nella sede delle Fondazione Amendola - Associazione Lucana in Piemonte Carlo Levi (dal cui sito sono tratte le due immagini).

Lucania 1961
Lucania 1961 (particolare)
Leggi la scheda illustrativa di Innocenzo Pontillo (dal sito Finisterre Letteraria).

venerdì 23 novembre 2012

L'inchiesta parlamentare sulla miseria in Italia

Carlo Levi trascorse gli anni del confino a Grassano e Aliano, in Basilicata. La pena, inflitta nel 1935, fu condonata nel 1936, a seguito della proclamazione dell'Impero. Da questa esperienza nacque l'opera che lo rese celebre, scritta tra il '43 e il '44, e pubblicata da Einaudi nel 1945 : Cristo si è fermato a Eboli.

Leggiamo all'inizio: "Sono arrivato a Gagliano un pomeriggio di agosto [...] Ci venivo malvolentieri, preparato a veder tutto brutto, perché avevo dovuto lasciare, per un ordine improvviso, Grassano, dove abitavo prima, e dove avevo imparato a conoscere la Lucania."

Sin dalle prime righe, nelle pagine che fanno da introduzione e che spiegano il significato del titolo, e poi nel corso dell'opera, viene descritta la condizione di vita dei contadini lucani: "Ma, chiuso in un stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell'altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte."

Parecchi anni dopo, con la nascita della Repubblica Italiana, venne istituita una Commissione parlamentare a cui fu affidata un'inchiesta sulla miseria e sui mezzi per combatterla. I lavori durarono dal 1951 al 1954. Al termine, oltre agli Atti, venne realizzata una relazione cinematografica. Si trattò della prima relazione filmata sulle attività di una commissione parlamentare.

Si leggano, per approfondire, i materiali dell'Archivio storico della Camera dei deputati.

Guardiamo la relazione. Sono passati alcuni anni, come detto, ma le condizioni di vita dei contadini sono ancora quelle descritte da Levi.

Grassano fu scelto come paese campione "ai fini di una valutazione approfondita della situazione di una comunità rurale considerata nella sua struttura economica e sociale" (Atti, Vol. 1, p. 22).

Prima parte:



Seconda parte:

giovedì 22 novembre 2012

Carlo Levi e Roma

Guarda il video introduttivo alla mostra Carlo Levi e Roma: il respiro della città, allestita presso i Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi, dal 27 febbraio al 15 giugno 2008 e curata da Daniela Forni, docente all'Università La Sapienza.  La regia è di Marco Fabiano. Enrico Stassi legge brani di Carlo Levi tratti da I ritratti (1935), da Paura della pittura (1942) e da una lettera alla famiglia del 3 novembre 1927 (su Parigi). Il video è tratto dal canale YouTube della Sovraintendenza di Roma.

mercoledì 21 novembre 2012

Un minuto di storia: Carlo Levi

Un breve filmato del Tg1, facente parte della serie "Un minuto di storia", riassume la biografia di Carlo Levi e ci permette di vedere alcuni dei ritratti del pittore, tra cui quelli di Cesare Pavese, Umberto Saba e Linuccia Saba [la figlia del poeta a cui Levi fu legato sentimentalmente].

martedì 20 novembre 2012

Pascoli e Urbino

Guarda l'anteprima dell'audiovisivo Pascoli e Urbino, da un progetto dell'Istituto Comprensivo "Paolo Volponi" di Urbino. Le voci sono di Marina Pitta e Edoardo Lomazzi; l'ideazione e i testi sono di Maria Teresa Moschini e Loredana Marini.



Pascoli giunse nella città a 7 anni, per frequentare il Collegio dei Nobili, retto dai Padri Scolopi, al quale erano già iscritti i fratelli maggiori Giacomo e Luigi. Vi rimase per 9 anni, fino al 1871.

Leggi la poesia L'aquilone, dove sono appunto rievocati "Urbino / ventoso" e gli anni ivi trascorsi.

Ascolta il poemetto letto da Vittorio Gassman:



lunedì 19 novembre 2012

Diversi modi di leggere "La cavalla storna"

Tutti sappiamo quanto sia importante la lettura al fine di catturare l'interesse e l'attenzione degli studenti. Decenni fa c'erano, ad esempio, le audiocassette con Vittorio Sermonti che leggeva e commentava i canti della Divina Commedia e poco altro. Poi vennero i CD e gli audiolibri. Questi ultimi sembrano avere ora un discreto successo anche in Italia. Ma si tratta pur sempre di materiali che i docenti devono acquistare a proprie spese perché sono molto rare le scuole che investono dei fondi nelle biblioteche scolastiche e ancora meno quelle che puntano su questi supporti alla didattica, ritenuti di troppo facile deperibilità. E' anche per questo motivo che il nostro blog segnala con piacere le proposte di un programma come "Ad alta voce" [le cui letture sono anche scaricabili in formato mp3] e alcuni filmati presenti sui canali YouTube.

Questa premessa per introdurre una riflessione sul fatto che la lettura può anche condizionare l'interpretazione o che, viceversa, in base all'interpretazione di un testo poetico, ne reciteremo i versi in modo differente.

Alcuni esempi possono confermare quanto stiamo dicendo. Si riferiscono tutti alla lettura della famosa poesia di Pascoli, La cavalla storna [testo dal sito della Fondazione Pascoli].

Il primo esempio: Nell'ambito di una puntata della trasmissione Fahrenheit [Radio3], dedicata appunto all'autore dei Canti di Castelvecchio, Sandro Lombardi ha proposto una lettura molto originale e interessante [dal min. 9:25]. La situazione è bizzarra -premette l'attore-: siamo nella notte, una donna scende in una stalla, scuote la cavalla per sapere da lei quanto ha visto. E' come se dicesse: svegliati, parlami, dimmi! La "i" centrale dell'invocazione "O cavallina, cavallina storna" non va dunque dilatata, come di solito si fa, ma contratta. E' un richiamo, un risveglio; non un'elegia.

Il secondo esempio: Giacomo Vezzani, nella sua pièce su Pascoli [scaricabile dalla sezione podcast relativa al programma radiofonico Il cantiere], ne ha offerto una lettura completamente diversa [dal min. 5:40 al min. 11:50], affidata all'attrice Elsa Bossi [?], valorizzata anche da un uso molto efficace delle ossessive musiche di sottofondo, che si interrompono improvvisamente al v. 56. E' come se la madre, sconvolta dal dolore per la morte del marito e incapace di uscire dalla depressione conseguente, quasi impazzita, cantilenasse una canzoncina.

Un terzo esempio: la lettura più tradizionale di Nando Gazzolo:



Quarto e ultimo esempio: la versione del cantautore Germano Bonaviri, che sul suo canale YouTube ha inserito molte altre letture di noti testi poetici:

sabato 17 novembre 2012

"Pascoli" di Giacomo Vezzani

"Il Cantiere" [Radio3] propone una puntata su Pascoli: sabato 17 novembre 2012, alle ore 1900.

venerdì 16 novembre 2012

Bolaffio e Giotti

Al pittore triestino Vittorio Bolaffio, autore di un famoso ritratto di Saba, di cui ci siamo occupati in un post, Virgilio Giotti dedicò una poesia in dialetto.

Leggiamola insieme [Fonte]:

Con Bolaffio

Mi e Bolàffio, de fazza
un de l'altro, col bianco
de la tovàia in mezo,
su i goti e el fiasco in fianco,
parlemo insieme.

Bolàffio de 'na piazza
de Gorïzia el me conta,
ch'el voria piturarla:
'na granda piazza sconta,
che nissun passa.

Do tre casete atorno
rosa, un fiatin de muro,
un pissador de fero
vëcio stravëcio, e el scuro
de do alboroni.

Xe squasi mezogiorno.
E un omo, vign˘ fora
de là, se giusta pian
pian, e el se incanta sora
pensier. Bolàffio,

in 'sta su piazza bela,
noi, poeti e pitori,
stemo ben. La xe fata
prùpio pai nostri cuori,
caro Bolàffio.

In quel bel sol, in quela
pase, se ga incontrado
i nostri veci cuori;
là i se ga saludado
stassera alegri.

Versione italiana (medesima fonte)

Io e Bolaffio, l'uno
di fronte all'altro, col bianco
della tovaglia in mezzo,
i bicchieri alzati e accanto il fiasco,
parliamo insieme.

Bolaffio mi racconta di una piazza
di Gorizia, che vorrebbe dipingerla:
una grande piazza nascosta,
dove nessuno passa.

Due tre casette intorno,
rosa, un poco di muro,
un pisciatoio di ferro,
vecchio stravecchio, e lo scuro
di due alberoni.

E' quasi mezzogiorno.
E un uomo, venuto fuori di lì,
si mette a posto pian piano,
s'incanta sopra pensiero. Bolaffio,

in questa sua piazza bella,
noi, poeti e pittori, stiamo bene.
E' fatta proprio per i nostri cuori,
caro Bolaffio.

In quel bel sole, in quella pace,
si sono incontrati i nostri vecchi cuori;
là si sono salutati stasera, allegri.

Lo stesso Giotti, oltre che poeta, fu anche pittore. Purtroppo online non sembra per ora disponibile nessuna immagine. Vedi un riferimento alla mostra di disegni tenutasi a Trieste nel 1986, in occasione del centenario della nascita.

giovedì 15 novembre 2012

Appunti inutili. Dalla scrittura allo schermo


Appunti inutili è il titolo di un diario di Virgilio Giotti, ripubblicato dall'editore Il ramo d'oro.

Lo stesso titolo fu dato da Diego Cenetiempo e Daniele Trani a un lavoro cinematografico della durata di 16 minuti e risalente al 2006, liberamente ispirato al testo di Giotti, di cui compare una descrizione sul sito del Trieste Film Festival, attribuibile ai due autori, che qui trascriviamo:

Nel 1942 i due figli maschi di Virgilio Giotti, Franco e Paolo, partono volontari per il fronte russo nel ruolo di interpreti. Nessuno dei due farà ritorno. Il piccolo grande sogno di Giotti di vivere una vita serena fatta di tranquillità e affetti si infrange contro il muro della guerra. Egli si trova quindi costretto a costruirsi un nuovo progetto di vita, un nuovo motivo di esistenza. C'è un limen, una linea di confine, un muro che sancisce un Prima e un Dopo. Questa fu (questa è) la guerra. Divoratrice di uomini, ingorda di vite, distruttrice di progetti e sogni, piccoli e grandi. Il Don, fiume cantato dai poeti ucraini, fu il teatro. Molti italiani gli attori. Fra questi, due valenti giovani, di sicuro avvenire, figli di un poeta e di una benestante russa decaduta. Due giovani di talento e di bell'aspetto. Come può un padre perdere due figli così? Come può un genitore accettare la sconfitta di una missione naturale? L'essere umano nasce amaramente predisposto, quasi programmato, alla drammatica eventualità della perdita di un genitore. Risulta invece azzerato, non tarato, impreparato di fronte alla morte di un figlio. Qual è il comportamento da prendere di fronte a un drammatico accadimento di questo genere?

Guarda il trailer:



La casa editrice Il ramo d'oro ha pubblicato anche un volume con le lettere al padre di Franco e Paolo Belli Giotti.

mercoledì 14 novembre 2012

A casa di Giotti

Guarda il video A casa di Giotti, realizzato da Claudio Sepin.

Il poeta Claudio Grisancich legge quattro poesie del triestino Virgilio Giotti: La strada, La porta serada, La casa, El paradiso. Le immagini, si legge nella didascalia che accompagna il filmato su YouTube, ricordano alcuni tratti della biografia del poeta: via della Pietà, via Lamarmora [Giotti abitava al quinto piano di un edificio al n. 34], i giocattoli di legno, la povertà, la morte dei due figli Franco e Paolo in Russia.



Ecco i testi di tre delle quattro poesie, reperibili online:

La strada

Vardo 'na strada de la mia zità,
che ghe sarò passado mille volte,
e no' me par de averla vista mai.
Le fazzade zalete, le boteghe,
un bar, dei àuti, e el fiatin de viavai.
Come la nostra vita, sì: vissuda,
finida ormai, e mai ben conossuda.

La strada - Guardo una strada della mia città, / da cui sarò passato mille volte, / e non mi par di averla mai veduta. / Le facciate giallicce, le botteghe, / un caffè, le automobili, il viavai. / Come la nostra vita, sì: vissuta, / ormai conchiusa, e mai ben conosciuta.

[fonte della poesia e della versione in italiano: Virgilio Giotti di Dante Maffia]

La casa

Mia casa, messa in alto
come un nido de usei,
co' le man mie e i mii oci
fata, nei ani bei

che i mii fioi cresseva
gavevo atorno, e bela
la mama: mia te son, 
mia, come lori e ela.

Davero mi me sento 
solo con ti, mia casa. 
Co te torno, ogni volta 
i mii oci i te basa.

Te torno come el sposo 
che torna de la sposa, 
che nel su' sol, via i cruzzi, 
beato el se riposa.

Rivo suso, mia casa, 
e 'pena che son drento 
strachezza e mal de gambe 
i sparissi. Me sento

de colpo calai i ani 
e san. Franco sui pìe 
me movo; e giro, e vardo 
le care robe mie;

le carezzo, le indrizzo, 
che ogni toco sia bel; 
vardo fora el mio monte, 
vardo par aria el ziel.

Ch'el par tanto vizin 
fora sul pergoleto, 
tacado, "casa alta", 
ai orli del tu' teto.

Quel ziel, che vien zo in ogi 
no' saete: de pezo. 
Ma mi, anca se tremo, 
resto l'istesso in mezo

de la mia casa, pronto 
de andar 'basso con ela. 
E sarìa par mi, 
forsi, la morte bela.

Mia casa, ma te son 
Ti pròpio vera po'? 
Mia casa squasi vera! 
Un sogno che me go

trovà drento putel 
te son. Ma vera, sì, 
pal mio cuor, pai mii oci, 
che i te vedi cussì.

Fermo 'sto cuor, seradi 
'sti do oci, e anca ti, 
mia, mia casa bela, 
te gavarà finì.

[fonte: blog "Buchi nella sabbia"]

El paradiso

Ne la mia casa son;
e xe 'sta casa quela
de 'desso, e anca la mia
de San Felice bela,

col giardin e quel làvarno
grande, e drio l'ortisel;
e anca quela co' nona
Giudita e mi putel.

E el tempo che xe, bel,
tuti i tempi el xe in uno;
e la stagion no' istà,
no' primavera o utuno

xe, no' inverno, ma una
bela e granda; e de sora
xe el ziel, che un xe e tuti
i ziei, e no' 'l ga ora:

matina xe, e sera,
e xe el bel ciaro giorno.
E mi son qua de passa
mila ani; e go 'torno,

con mi, mia molge giòvine,
e i mii fioi grandi, e anca,
sì, putei; go mia mama
de mi pìcio e po' bianca

cara vècia; e Tandina
puteleta e po' dona,
co' la su' Rina e mia;
e la sèria nona.

E stemo insieme; e tuti
insieme spassegiemo;
e se metemo in tola
e magnemo e bevemo

pulito; e se vardemo
un co' l'altro nel viso;
e in pase se parlemo;
e semo in paradiso.

[fonte: blog "Nuovo ringhio di idefix - Luciano Comida"]

Per un'interpretazione critica, leggi l'articolo di Cristina Benussi, Giotti davanti alla "porta seràda", "il Piccolo", 29 marzo 2004, in cui si recensisce il saggio di Mauro Caselli, La voce bianca. Su Virgilio Giottipubblicato da Campanotto.

martedì 13 novembre 2012

La selva delle lettere: Saba

Guarda il documentario su Saba, della serie "La selva delle lettere". Intervengono: il critico Fulvio Senardi, il poeta Elio Pecora, Mario Cerne della Libreria Antiquaria appartenuta a Saba, lo stesso regista Luigi Boneschi, Elvio Guagnini e Cristina dell'Università di Trieste, lo storico del calcio Antonio Ghirelli.

Parte 1:



Parte 2:



Parte 3:



Parte 4:



Parte 5:



Parte 6:



Attività:

- Ricostruisci la vicenda biografica del poeta attraverso i luoghi che ha frequentato: Trieste (Via del Lazzaretto Vecchio, Via del Monte, Via Domenico Rossetti, Via Dante {sala cinematografica}, Via San Nicolò {libreria antiquaria}, il molo, i giardini), Pisa, Firenze, Salerno, Milano, Parigi, Roma, Gorizia.

- Spiega quale ruolo ebbero i seguenti personaggi: la madre (Felicita Rachele Coen), il padre (Ugo Edoardo Poli), la balia Peppa Sabaz (Gioseffa Gabrovich Schobar), la moglie Lina (Carolina Wölfler), il commesso e poi socio Carlo Cerne, il dottor Edoardo Weiss.

- Individua le poesie che vengono citate nel documentario.

- Le varie liriche vengono raggruppate attorno ad alcuni nuclei tematici: individuali e illustrali.

- Nel corso del fimato vengono citati vari poeti, scrittori e intellettuali; spiega quali rapporti ebbero con Saba: Prezzolini, Papini, Svevo, Ungaretti, Montale, Giacomo Debenedetti.


lunedì 12 novembre 2012

Consultazione pubblica per Promuovere sistemi educativi aperti


La Commissione Europea ha proposto una consultazione pubblica in merito alle iniziative per migliorare l'istruzione e sviluppare le competenze attraverso l'uso delle nuove tecnologie.

Per esprimere il proprio parere, basta rispondere a un questionario. Lo si può fare sia in qualità di individui sia come rappresentanti di una organizzazione.

Il questionario è in inglese. Si può rispondere fino al 13 novembre 2012.

Ecco quanto si legge al sito elearningeuropa.info:

New technologies, in particular the internet, together with globalisation and the emergence of new education providers, are radically changing the way people learn and teach. Open access to education resources offers an unprecedented opportunity to enhance both excellence and equity in education. The EU aims to help both individual learners and education and training institutions in Member States to benefit from these opportunities and to increase their contribution to society.

In the last quarter of 2012, the Commission will present a Communication on Rethinking Skills aiming to increase the quantity, quality and relevance of skills supply for higher economic and social outcomes. This will, among other actions, announce a new EU Initiative on "Opening up Education": a proposal to exploit the potential contribution of ICTs and Open Educational Resources (OER) to education and skills development. This new EU initiative on "Opening up Education" will be the topic of a subsequent Communication in mid-2013.

Traduzione:

"Le nuove tecnologie, in particolare Internet, insieme con la globalizzazione e l'emergere di nuovi fornitori di istruzione, stanno radicalmente cambiando il modo di imparare e insegnare. Il libero accesso alle risorse di istruzione offre un'opportunità senza precedenti per migliorare sia l'eccellenza che l'equità dell'istruzione. L'Unione Europea si propone di aiutare sia i singoli studenti sia gli istituti di istruzione e di formazione degli Stati membri allo scopo di beneficiare di queste opportunità e di aumentare il loro contributo alla società.

Nell'ultimo trimestre del 2012 la Commissione presenterà una comunicazione sul tema: ripensare le competenze che mirano ad aumentare la quantità, la qualità e la pertinenza dell'offerta di competenze per risultati più vantaggiosi economicamente e socialmente. In questo modo, tra le altre azioni, annuncia una nuova iniziativa dell'UE in materia di "Sistemi Educativi Aperti": una proposta per valorizzare il contributo potenziale delle TIC [Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione, ndr] e delle Open Educational Resources (OER) per migliorare l'istruzione e sviluppare le competenze. Questa nuova iniziativa dell'UE in materia di "Sistemi Educativi Aperti" sarà l'argomento di una comunicazione successiva, a metà del 2013."

Ecco il link al questionario.

Molto interessanti i dati del documento che accompagna il questionario [scaricabile in formato pdf], il quale inizia così [traduzione]:

"Le TIC (ICT in inglese ndr) stanno cambiando tutti gli aspetti delle nostre vite. Le TIC hanno completamente cambiato il nostro modo di lavorare, fare affari, comunicare e vivere. Nell'ultimo decennio il traffico dati è esploso, i social network si sono diffusi e i dispositivi mobili hanno sostituito i computer tradizionali. Le TIC hanno anche cambiato il paradigma di diversi settori economici e di professioni: ad esempio, open source, libero accesso e condivisione di file stanno sfidando i tradizionali modelli di business in diversi settori [...].

Grazie al progresso tecnologico, la conoscenza è sempre più a disposizione di tutti i cittadini, ed è sempre più libera. Nel corso degli ultimi anni vi è stata una crescita esponenziale di corsi educativi e di altre risorse disponibili via Internet, sia liberi come le Risorse per un'Educazione Aperta (OER) sia a pagamento. Nel campo dell'istruzione il cosiddetto "Movimento per l'Educazione Aperta" e altre iniziative pubbliche e private stanno promuovendo l'uso di TIC per ridurre le barriere alla formazione e per rendere più flessibili e creative le modalità di apprendimento, caratterizzate da collaborazione, approccio bottom-up e pratiche in cui l'utente è anche un creatore di contenuti di apprendimento."

Ecco i dati del Box 1 a p. 1 del documento citato [traduzione]:

"Secondo l'OCSE, nel 2006 vi erano oltre 3000 corsi ad accesso aperto (Open Course Ware (OCW)) disponibili grazie a più di 300 università:

• Negli Stati Uniti 1700 corsi erano disponibili tramite progetti universitari come quelli Massachusetts Institute of Technology (MIT).
• In Cina 750 corsi erano disponibili da parte di 222 università grazie al consorzio China Open Resources for Education (CORE).
• In Giappone più di 400 corsi sono disponibili attraverso il consorzio giapponese OCW.
• In Francia 800 risorse educative da circa 100 unità didattiche sono state rese
disponibili da 11 università aderenti al progetto ParisTech OCW.
Dati più recenti (2010) del MIT indicano un forte aumento della disponibilità e dell'uso di
OER. I 2300 corsi disponibili hanno generato 17,5 milioni di visite da parte di 9,6 milioni di visitatori, i quali hanno scaricato 1,9 milioni di file zip, 11,3 milioni di file iTunesU e 7,3 milioni di video presenti su YouTube.

Il Consorzio OpenCourseWare riporta un totale di 21.506 corsi disponibili da parte dei propri membri nel mese di ottobre 2011, un significativo aumento dai soli 550 di dieci anni fa."







Consulta anche il sito "La vostra voce in Europa"

domenica 11 novembre 2012

Saba: i due ritratti di Carlo Levi

Due sono i ritratti che Carlo Levi fece a Saba: il primo è conservato presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma; il secondo compare nella sovraccoperta di un'edizione einaudiana del Canzoniere.


Chi fosse interessato ad approfondire i rapporti tra le due personalità [Levi fu anche legato sentimentalmente a Linuccia Saba, l'unica figlia del poeta], può leggere online il saggio di Silvana Ghiazza, Carlo Levi e Umberto Saba, storia di un'amicizia, Bari, Dedalo, 2002, parzialmente disponibile grazie a Google libri.





sabato 10 novembre 2012

Un'amicizia. Umberto Saba e Vittorio Bolaffio

Guardiamo il bel filmato di Claudio Sepin, intitolato Un'amicizia.

E' la storia del legame tra Umberto Saba e Vittorio Bolaffio [a recitare sono rispettivamente Giuliano Zannier e Alessandro Predonzan].



Al pittore triestino si deve un ritratto del poeta, risalente al 1923.


Leggi una scheda sul pittore sul sito del Museo Revoltella.


Al ritratto eseguito da Bolaffio Saba dedicò un sonetto recitato al termine del video, di cui online è disponibile la seconda strofa:

Questo che tu hai dipinto è il volto mio.
La mia stanchezza, il mio ardore mortale
render seppe tua man tremante e frale,
buon Bolaffio, pittore umile e pio (vv. 5-8)

Fonte: articolo di Licio Damiani ("L'Espresso", 23 agosto 2007)

Ecco alcuni dei testi poetici citati nel video di Claudio Sepin:

Il faro

[...]

Il borgo

Fu come un vano
sospiro
il desiderio improvviso d'uscire
di me stesso, di vivere la vita 
di tutti,
d'essere come tutti 
gli uomini di tutti 
i giorni. (vv.4-11)

Le parole conclusive si ripetono ai vv. 29-32 e, con lievi varianti, ai vv. 83-85.

Fonte: Il Canzoniere, Letteratura italiana Einaudi, pp. 285-287 [Edizione di riferimento Tutte le poesie, a cura di Arrigo Stara, Milano, Mondadori, 1987], digitalizzato da scribd 

Il canto di un mattino

Da te, cuor mio, l'ultimo canto aspetto,
e mi diletto a pensarlo fra me.

Del mare sulla riva solatia,
non so se in sogno o vegliando, ho veduto,
quasi ancora giovanetto, un marinaio.
La gomena toglieva alla colonna
dell'approdo, e oscillava in mar la conscia
nave, pronta a salpare.
E l'udivo cantare,
per se stesso, ma sì che la città
n'era intenta, ed i colli e la marina,
e sopra tutte le cose il mio cuore:
«Meglio - cantava - dire addio all'amore,
se nell'amor non è felicità». 
[...] (vv. 1-14)

Fonte: Il Canzoniere, Letteratura italiana Einaudi, pp. 192-193 [edizione citata]

Il molo

[...] quest'estrema sponda
d'Italia, ove la vita è ancora guerra (vv. 15-16)

Fonte: Il Canzoniere, Letteratura italiana Einaudi, p. 96 [edizione citata]

L'affermazione "Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi", sempre citata nel video, si trova in Scorciatoie e raccontini [Vedi Wikiquote].

Un'altra poesia del Canzoniere fa riferimento al pittore:

La brama

                             (Alla venerata memoria 
                        del pittore Vittorio Bolaffio) 

[...]

Con gli amici talvolta
di te gioco mi prendo, assidua brama.
E v'ha tra questi uno a me caro, triste
fra i tristi, e nell'aspetto
dalla vita il più domo.
Gioie non ha, ch'io sappia, 
da te, ma lutto d'uomo.
Devotamente egli la mano stende,
che d'ansia trema, a colorir sue tele.
Sopra vi pinge vele
nel sole, accesi incontri
di figure, tramonti sulle rive
del mare e a bordo, e su ogni cosa un lume
di santità, che dal suo cuore viene
e in altrui si riflette. 
Di te [la brama del titolo, vedi v. finale, ndr] nulla egli mette
nell'arte sua di fanciullo, del tutto
di te pare innocente. Or quegli in lunghe 
ore d'insonnia, per interi inverni
che la sua mano un segno
più non osa, non vecchio ancor, ma curvo
come un vecchio, per te egli sogna cosa
quali poi spaventose
gli sarebbero a udire, o nell'antica
carne dell'uomo per suo strazio infitta
antica brama! (vv. 102-127)

Fonte: Il Canzoniere, Letteratura italiana Einaudi, pp. 281-284 [edizione citata]; i vv. 102-116 si possono leggere online anche in: Pier Antonio Quarantotti Gambini, Il poeta innamorato, Edizioni Studio Tesi, 1984, p. 115 [parzialmente digitalizzato da Google].

EWMS Catalogo del Fondo Manoscritti dell'Università di Pavia permette di visualizzare alcune versioni della poesia La brama, tra cui una in cui l'epigrafe riporta il nome "Giovanni" anziché Vittorio; una seconda in cui il nome figura correttamente a stampa e  una terza in cui, a mano, il nome Giovanni è cancellato e sostituito con Vittorio. Si tratta, rispettivamente, delle pp. 355-360 del Canzoniere. 1900-1945, Torino, Einaudi, 1945; delle pp. 353-358 del Canzoniere. 1900-1947, Torino, Einaudi, 1948; e di un ritaglio di testi a stampa e dattiloscritti originali.

Riferimenti a Bolaffio compaiono anche in vari testi in prosa di Saba, come documenta la relazione Svevo e Saba: Trieste nuovo margine fra letteratura e arte, tenuta da Rosa Fasan al convegno organizzato in occasione del centocinquantenario della nascita di Svevo presso il St. Hugh's College di Oxford (16-17 dicembre 2011) [La relazione è disponibile online in formato pdf]. I passi segnalati sono: la Scorciatoia 99 (Pr p. 47), Storia e Cronistoria del Canzoniere (Pr p. 226 rr. 15-29) e il raccontino Ritratto di un pittore: Bolaffio, in Le schegge del "mondo meraviglioso". Per tutti questi testi si rinvia a: Umberto Saba, Tutte le prose, a cura di Arrigo Stara, Milano, Mondadori, 2001.

mercoledì 7 novembre 2012

Vita, costumi e studi di Dante, come li raccontò Giovanni Boccaccio

Vita, costumi e studi di Dante, come li raccontò Giovanni Boccaccio è il titolo di uno spettacolo di e con Virginio Gazzolo, rappresentato a Ravenna nello scorso Settembre nel quadro della manifestazione culturale "Dante 2021", e replicato a Firenze, il 6 novembre 2012, nell'ambito della "Piazza delle lingue 2012".

When I Had Journeyed Half Of Our Life's Way, / I Found Myself Within A Shadowed Forest si intitolano le musiche composte da Roger Eno e ispirate a Dante, proposte al pubblico ravennate il 6 settembre 2012.

Guarda le interviste a Virginio Gazzolo e Roger Eno, dal canale YouTube Ravenna Web TV:

martedì 6 novembre 2012

La Piazza delle lingue 2012


Oggi e domani, 6 e 7 novembre, si svolge a Firenze la nuova edizione della Piazza delle Lingue.

Guarda il video sull'iniziativa, dal nuovo canale YouTube dell'Accademia della Crusca:



Consulta la pagina dedicata alla manifestazione dal sito dell'Accademia.


Novità dall'Accademia della Crusca: nuovo sito, pagina Facebook e canale YouTube


L'Accademia della Crusca, che festeggia quest'anno il quattrocentesimo anniversario del Vocabolario degli Accademici, ha rinnovato interamente il proprio sito, ha aperto una pagina Facebook e ha attivato un canale su YouTube, per trasmettere video di lezioni, dibattiti e interventi di ricerca su temi linguistici. E' allo studio anche l'ingresso su twitter.

Fonte: articolo de "La Nazione" del 5.11.2012.


Guarda il video sul nuovo sito sito dell'Accademia:



giovedì 1 novembre 2012

Saba: La libreria del poeta

La rivista online "Erodoto108" pubblica un articolo sulla libreria antiquaria che appartenne a Umberto Saba; il testo e le foto che lo accompagnano sono di Andrea Semplici.

Guarda il filmato sul libro La libreria del poeta di Elena Bizjak Vinci e Stelio Vinci, con il contributo di Marco Menato, Direttore della Biblioteca Statale Isontina, e di Nicoletta Trotta dell'Università di Pavia. Il video è tratto dal canale YouTube TriesteFilm.



Guarda anche il video intitolato Saba perduto e realizzato da Claudio Sepin, sul ritrovamento casuale di una vecchia pellicola nella libreria di Saba. L'attuale proprietario, Mario Cerne, si è cortesemente prestato a fare da attore.



Il 1^ gennaio 1927 al Cinema Corso di Trieste venne proiettato il film La febbre dell'oro. Tre mesi dopo, il 10 aprile 1927, il settimanale di lettere, scienze ed arti "La Fiera letteraria" pubblicò una poesia di Saba ispirata alla pellicola di Chaplin: Charlot nella Febbre dell'oro [confronta la scheda del Catalogo Informatico delle Riviste Culturali Europee {CIRCE}]