domenica 30 giugno 2013

I drammi per musica di Metastasio



Segnaliamo un altro utile sito per lo studio di Metastasio e del teatro musicale: Drammi per musica

sabato 29 giugno 2013

I drammi per musica di Goldoni



Drammi per musica è un progetto dell'Università degli studi di Padova e della Casa di Goldoni, a cura di Anna Laura Bellina e Luigi Tessarolo.

Così viene descritto in una pagina del portale CIPE : "Versione digitale dei testi per musica di Carlo Goldoni, compresi i titoli d'incerta attribuzione, i rifacimenti goldoniani di libretti propri o altrui e i cosiddetti «pasticci» in cui il commediografo veneziano è intervenuto più o meno pesantemente nel recitativo o nei pezzi chiusi.
Il sito web permette di accedere al testo dei drammi compresi negli archivi dalle pagine Testi in ordine alfabetico e Testi in ordine cronologico; dalla pagina Lessico; dalla pagina Indice dei nomi; mediante l'Interrogazione, che consente più modalità di ricerche testuali avanzate."

Presenta anche una bella galleria di ritratti del commediografo, di frontespizi e di vignette dall'edizione Zatta (1794).

I volumi dell'edizione Zatta sono stati digitalizzati dalla Bayerische Staatsbibliothek e sono consultabili sul sito di Europeana: tomo 1,  tomo 2, ecc.

venerdì 28 giugno 2013

La Griselda di Goldoni e Vivaldi


Nel post precedente ci siamo occupati del personaggio di Griselda in ambito musicale. Torniamo ora sul tema, concentrando l'attenzione sulla versione di Goldoni e Vivaldi, rappresentata a Venezia nel 1735.

Leggiamo innanzi tutto il resoconto che lo stesso Goldoni fa dei suoi rapporti con Vivaldi. Lo traiamo dal primo volume delle Memorie del Signor Goldoni: per servire alla storia della sua vita, ed a quella del suo teatro, Venezia, Zatta, 1788 [il testo è stato digitalizzato dalla Bayerische Staatsbibliothek ed è disponibile grazie a Europeana]:

(dal cap. XXXVI) p. 261 [link]:


p. 262 [link]:


p. 263 [link]:


p. 264 [link]:



{Su Anna Girò si veda la voce dell'enciclopedia Wikipedia, in cui viene citato lo stesso passo delle Memorie}

Nel capitolo successivo (XXXVII) così continua Goldoni:

p. 267 [link]:

E più oltre (cap. XXXVIII):

p. 277 (dall'ultimo capoverso) [link]:



p. 278 [link]:



{Per alcuni dei personaggi citati, si vedano le rispettive voci del Dizionario Biografico Treccani o dell'Enciclopedia Treccani: Andriana Bastona, Cecilia Rutti Colucci, Gaetano Casali, Antonio Vitalba, Giuseppe Imèr}.

Leggiamo ora il libretto di Goldoni: online lo si trova sia nel sito www.librettidopera.it sia in un sito con tutti i drammi per musica del commediografo veneziano [vedi].

Griselda, Venezia, Rossetti, 1735, frontespizio [Fonte]

Un'edizione digitalizzata [sfogliabile], tratta dal Tomo XXX di Delle Opere del signore Carlo Goldoni Avvocato Veneziano, Lucca, Bonsignori, 1792, è proposta da Europeana.

Ascoltiamo l'intera opera di Vivaldi (1735):



Per approfondire:

Fondamentali sono i due lavori di Marco Bizzarini:

I segreti di Griselda: nuove riflessioni sulla collaborazione tra Vivaldi e Goldoni [pdf]

Griselda e Atalia: exempla femminili di vizi e virtù nel teatro musicale di Apostolo Zeno, 2008 [pdf]

mercoledì 26 giugno 2013

Griselda e il teatro musicale


In un precedente post abbiamo accennato a un'opera di Vivaldi, il cui libretto di Apostolo Zeno (con successive modifiche di Girolamo Gigli, come documentato da M. Bizzarini) fu sottoposto a revisione da Carlo Goldoni: la Griselda.

Incuriositi dal tema, abbiamo iniziato una ricerca: online si trovano moltissimi materiali, sebbene qualsiasi "avventura" nel campo del teatro musicale implichi grandi difficoltà per la mole di dati che necessiterebbero di un'attenta verifica. Ci limiteremo ai risultati che ci appaiono più rilevanti e sicuri, rinviando in "bibliografia" a studi filologicamente più attendibili di un post per un blog didattico [Vedi bibliografia finale].

Partiamo dal saggio Boccaccio and his imitators in German, English, French, Spanish, and Italian literature, Chicago, The University of Chicago Press, 1910, pp. 43-44 [consulta online], in cui Florence Nightingale Jones cita moltissimi drammi per musica che si rifanno all'ultima novella del Decameron (X,10) [l'elenco delle prime rappresentazioni è stato aggiornato sulla base delle fonti consultate]. Sono:


Antonio Pollarolo, Venezia, 1701 [cfr. la voce Wikipedia: "fu il primo operista ad impegnarsi a musicare il celeberrimo libretto della Griselda di Apostolo Zeno"];

Tomaso Albinoni, Firenze: Teatro del Cocomero, 1703 [cfr. la voce Dizionario Biografico Treccani: "Nel 1703 l'A. fu a Firenze per soprintendere alla rappresentazione della sua Griselda su libretto di Apostolo Zeno, rappresentata nel teatro del Cocomero, di cui il principe Ferdinando de' Medici era il signore e protettore. L'opera dovette avere indubbiamente un notevole successo se venti anni dopo Cosimo III ne serbava ancora ottimo ricordo"];

Fortunato Chelleri, Piacenza, 1707;

Giovanni Maria Capelli, Rovigo: Teatro Campanella, 1710 [cfr. la voce Dizionario Biografico Treccani];

Luca Antonio Predieri, Bologna: Teatro Marsigli Rossi, 1711 [cfr. la voce Wikipedia (versione in inglese): il libretto di Zeno fu rivisto da Tomaso Stanzani; la partitura è andata persa, a parte l'aria "Fa' di me ciò che ti piace"];

Antonio Maria Bononcini, Milano: Teatro Ducale, 1718 [cfr. la voce Wikipedia in cui si dice che aveva composto quattro anni prima del fratello Giovanni una Griselda sullo stesso libretto. È possibile leggere il libretto sul sito www.librettidopera.it];

Giuseppe Maria Orlandini, Venezia: Teatro Grimani di San Samuele, 1720 [cfr. la voce Wikipedia che, con il titolo La virtù al cimento, ne propone la prima rappresentazione a Mantova nel 1717. Il libretto è stato digitalizzato dalla Bayerische Staatsbibliothek];

[Fonte]

Alessandro Scarlatti, Roma: Teatro Capranica, 1721 [cfr. la voce dell'Enciclopedia Italiana Treccani: "La Griselda, 1721, ultima opera, reca i segni della piena maturità". La voce dell'enciclopedia Wikipedia (versione inglese) parla di rimaneggiamenti del libretto di Zeno da parte di un anonimo autore, da molti indicato come lo stesso principe Francesco Maria Ruspoli che aveva commissionato l'allestimento];

Giovanni Battista Bononcini, Londra: King's Theatre, 1722 [cfr. la voce Wikipedia: "Si tratta di un'opera basata su una revisione del poeta Paolo Rolli di un libretto scritto da Apostolo Zeno". Sul sito del "Progetto Bononcini" la prima rappresentazione risulta essere quella di Pesaro: Teatro Pubblico del Sole, 1721. La partitura è stata digitalizzata da Gallica];

[Fonte]

Pietro Torri, Monaco: Teatro elettorale, 1723 [cfr. la voce Wikipedia. Il libretto è stato digitalizzato dalla Bayerische Staatsbibliothek];


Francesco Bartolomeo Conti, Vienna: Teatro di Corte, 1725 [cfr. la voce del Dizionario Biografico Treccani: "Tra le opere del C., tutte rappresentate al teatro di corte di Vienna e ora in partitura autografa nella Osterreichische Nationalbibl., Musiksammlung, salvo diversa indicazione, si ricordano [...] il dramma in tre atti La virtù in trionfo ossia Griselda, libretto di A. Zeno, 6 febbr. 1725 (ms. 17.238)";

Antonio Vivaldi, Venezia: Teatro Grimani di San Samuele, 1735 [come già ricordato, il libretto di Zeno fu rivisto da Carlo Goldoni; lo stesso commediografo, nelle sue Memorie, fece un divertente resoconto dei suoi rapporti con il Prete rosso, come abbiamo visto in un post precedente. Ne parleremo ancora in un prossimo post];

[Fonte]


Gaetano Latilla, Roma 1747 e Venezia 1751 [cfr. la voce Wikipedia];

Niccolò Piccinni, Venezia, 1793 [cfr. la voce del Dizionario Biografico Treccani relativa al librettista Angelo Anelli ricorda tra gli oltre quaranta libretti La Griselda musicata da Piccinni e Paër];

Ferdinando Paër, Parma 1796 [anch'essa, come appena segnalato, basata sul libretto di Anelli. Europeana propone varie versioni digitalizzate, non solo in italiano. Queste ultime sono: quella di Milano, Pirola, 1815; quella di Firenze, Fantosin, 1821; quella di Roma, Puccinelli, 1824; quella Torino, Derossi, 1824].
Uno dei libretti di Paër digitalizzati dalla Bayerische Staatsbibliothek


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Audizioni:

(1) Ascoltiamo un'aria dall'opera di Antonio Maria Bononcini (1718):

Aria di Griselda "Sonno, se pur se' sonno, e non orrore" (Atto II, scena X):



Testo:

Sonno, se pur se' sonno, e non orrore,
spargi d'onda funesta il ciglio mio.
L'ombra tua mi è conforme; e so, che al core
forier vieni di mali, e non d'oblio.

[Fonte]

(2) Ascoltiamo un'aria dall'opera di Giuseppe Maria Orlandini (1720):

Aria di Oronta {Costanza} "Fra tempeste moleste a quest'alma" (interprete: Gloria Banditelli, accompagnata al cembalo da Pietro Pasquini):



Testo:

Fra tempeste moleste a quest'alma
pur spera la calma l'amante mio core.

(3) Ascoltiamo ora alcune arie dall'opera di Giovanni Battista Bononcini (1722):

(a) Aria di Gualtiero "Affetto, gioia e riso" (Atto I) (interprete: Monica Sinclair):



Testo:

Affetto, gioia e riso
il volto fingerà,
ma il core piangerà
che in stille di dolor
pietà discioglie.
Oh quanto menzognera
è la virtù severa:
nasconde un martir
ma non lo toglie.

[Fonte: partitura citata, pp. 12-14, vista 21-23]

(b) Aria di Gualtiero "Volgendo a me lo sguardo" (Atto I) (interprete: Monica Sinclair):



Testo:

Volgendo a me lo sguardo,
vedrai qual dolce affetto
per te si desta in petto
che sospirar mi fa.
La tua sembianza vaga
i miei desiri appaga
per te il mio fido amore
l'ultim'ancor sarà.

[Fonte: partitura citata, pp. 17-19, vista 26-28]

(c) Aria di Ernesto {(Roberto) innamorato di Almirena (Costanza)} "Non deggio, no, sperare" (Atto I) (interprete: Joan Sutherland):



Testo:

Non deggio, no, sperare
né posso non amare
e pur contento
il cor l'adora.
Lontan da lei sospiro
e quando poi la miro
mi dà tormento
e m'innamora.

[Fonte: partitura citata, pp. 22-24, vista 31-33]

(d) Aria di Ernesto "Per la gloria d'adorarvi" (Atto II) (Joan Sutherland):



Testo:

Per la gloria d'adorarvi
voglio amarvi, o luci care.
Amando penerò,
ma sempre v'amerò,
sì, sì, nel mio penare,
penerò, v'amerò, luci care.
Senza speme di diletto
vano affetto è sospirare,
ma i vostri dolci rai
chi vagheggiar può mai
e non, e non v'amare?
Penerò, v'amerò, luci care.

(e) Aria di Gualtiero "Le fere a risvegliar" (Atto II) (Monica Sinclair):



Testo:

Le fere a risvegliar
sì fate o cacciatori
la valle risuonar
e 'l colle ombroso.
Al bel piacer che fa
inseguitar le belve
d'amor succederà
dolce riposo.

[Fonte citata, pp. 34-36, vista 43-45]

(f) Aria di Ernesto "Troppo è il dolore" (Atto III) (Joan Sutherland)



Testo:

Troppo è il dolore
del mesto core
sì duro stato
l'opprimerà.
Mi resta sola
una speranza
che lontananza
lo sanerà.

[Fonte: partitura citata, pp. 53-54, vista 62-63]

(4) Ascoltiamo infine l'intera opera di Alessandro Scarlatti (1721):



(5) Dell'opera di Antonio Vivaldi (1735), come abbiamo detto, ci occuperemo in un altro post.


Per approfondire:

Marco Bizzarini, I segreti di Griselda: nuove riflessioni sulla collaborazione tra Vivaldi e Goldoni [pdf]

Marco Bizzarini, Griselda e Atalia: exempla femminili di vizi e virtù nel teatro musicale di Apostolo Zeno, 2008 [pdf]

sabato 22 giugno 2013

Il Boccaccio in 130 caratteri


Accanto alle 14 puntate del ciclo dedicato a Boccaccio, la RSI ha promosso un concorso intitolato Boccaccio in 130 caratteri. Il concorso chiedeva ai partecipanti, di settimana in settimana, di spedire, via Twitter o via SMS, un breve messaggio in cui riassumere il tema della serata.

I messaggi possono essere visti come un esercizio stilistico di sintesi estrema e di grande abilità; un'attività analoga, su altre novelle o su altre raccolte, può essere proposta anche a degli studenti.

Ecco i testi e i rispettivi autori.

26.02.13 Filippo Randazzo: “L’abito fece il Monaco” ["Ser Ciappelletto"]
05.03.13 Simon Good: “Rieccheggia l’amor sublime in un’opera buffa di 100 novelle” ["Introduzione al Boccaccio e al Decameron: Proemio"]
12.03.13 Giovanni Boccaccio: "L’amor carnale, senza confini, delle mie giornate rivive ancor: giovani assaporate la schietta gioia di viver!" ["Boccaccio e le donne"]
20.03.13 Maria Lagomarsino: "100 pennellate di Boccaccio" ["Boccaccio «visualizzato»"]
26.03.13 Mattia Bertoldi: "Dai fiorini non nasce niente, dal letame nascono i fiori. E gli anelli." ["Andreuccio da Perugia"]
09.04.13 Sarah: “Nelle notti d'Oriente, tra le spezie e i bazar, Boccaccio puoi trovar!” ["Boccaccio e l'Oriente"]
16.04.13 Giovanni Boccaccio: “Per me la donna non fu scala a Iddio ma matematica magia per cui il piacer raddoppia se diviso in due” ["Boccaccio e il credere"]
23.04.13 ARS: “Forte sol delle pudenda senza neanche fare ammenda giunto solo, nudo e muto padre e ricco da canuto.” [Masetto da Lamporecchio]
30.05.13 Filippo Randazzo: “Il nobil che offese del cuor la nobiltà” ["Tancredi e Ghismunda"]
07.05.13 Irene Gianni: “Novella che rinovella un amor troppo cortese per volare: il falcone ha da brucià, il figlio da morì e la ricchezza da manca’.” ["Federigo degli Alberighi"]
14.05.13 Irene Gianni: "Alto ingegno e sottil parlar: il guizzo è fatto. Cavalcante ancor filosofeggia, il cavalier non più folleggia." ["Giotto e Cavalcanti"]
21.05.13 Sergio Pontello: “Se il pittor crede all’apparenza / la moglie usi prudenza. / Bengodi e elitropìa / l’evidenza rende utopia.” ["Calandrino"]
28.05.13 Bruno Corti: "Mutatis mutandis" ["Le brache della badessa"]
04.06.13 Sergio Pontello: "Da allora si insegna: nel marito prudenza, nella moglie pazienza!" ["Griselda"]

venerdì 21 giugno 2013

Boccaccio e l'arte della narrazione 14/14 - Griselda


Il 4 giugno 2013 è andata in onda la quattordicesima e ultima puntata del ciclo dedicato a Boccaccio dalla Rete2 della Radiotelevisione svizzera, in collaborazione con l'ISI (Istituto di Studi Italiani dell'Università della Svizzera Italiana).

Questa ultima puntata del ciclo era dedicata alla novella di Griselda (X,10). In studio, la prof.ssa Mira Mocan e la scrittrice Marta Morazzoni.

Anche questa puntata è stata organizzata, come le precedenti, sull'alternanza di alcuni momenti-chiave: la lettura da parte di un autore contemporaneo della propria riscrittura di una novella del Decameron; la lettura di passi dell'originale, affidata all'attore Augusto di Bono; la conversazione tra un autore italiano contemporaneo e un docente universitario; riferimenti a brani musicali e immagini artistiche ricollegabili al testo di Boccaccio.

Attività didattiche:

Come spesso accade in casi analoghi, la trasmissione può essere lo spunto per iniziare un viaggio nel testo e nella cultura musicale e artistica; oppure un piacevole momento di riflessione critica per una rilettura approfondita.

a. Boccaccio e Petrarca

Data la complessità dei riferimenti, ti invitiamo a leggere, prima di guardare la puntata, i seguenti testi:

- la novella del Decameron, come sempre scaricabile dal sito della RSI, oppure consultabile online grazie a biblioteche digitali come IntraText, Classici Italiani, ecc.;

- la traduzione di Petrarca, De insigni obedientia et fide uxoris [il testo latino e una traduzione in italiano di Antonietta Bufano sono disponibili sul sito della Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi];

- la lettera di accompagnamento della traduzione, che può essere considerata -si dice nella puntata- come una sorta di "prima recensione" del testo di Boccaccio. Si tratta della lettera Seniles, XVII, 3 [Si può scaricare dal sito dell'Università La Sapienza]

Anonimo del XIV secolo, Petrarca offre a Boccaccio una copia latina della Griselda
(Firenze, Biblioteca Riccardiana: ms Ricc. 991, c. 1r)
Fonte: Progetto I margini del libro, diretto da Maria Antonietta Terzoli

b. l'interpretazione e la riscrittura

Guarda ora la puntata e prendi appunti.

c. un percorso musicale

Nel corso della puntata viene proposto l'ascolto di alcuni brani musicali dall'opera Griselda di Antonio Vivaldi (1735), il cui libretto, dovuto alla penna di Apostolo Zeno (1701), fu riadattato da Carlo Goldoni, che ne fece anche una versione teatrale.

Ecco quanto lo stesso commediografo veneziano dice nelle sue Memorie:

I teatri non si riaprono a Venezia che al principio di ottobre; vi è però nei quindici giorni dalla fiera dell’Ascensione una grand’opera e qualche volta due, che hanno venti sole rappresentazioni. Il nobile Grimani, proprietario del San Samuele, dava in questa stagione un’opera per suo conto: e siccome mi aveva promesso di occuparmi in questo spettacolo, mantenne la parola. Non si doveva esporre in quell’anno un dramma nuovo; si era scelta la Griselda, opera d’Apostolo Zeno e di Pariati, che lavoravano insieme, prima che Zeno partisse per Vienna al servizio dell’imperatore: e il maestro che doveva mettere in musica era l’abate Vivaldi, che si chiamava per la sua capigliatura ‘il prete rosso’. Si conosceva più per questo soprannome che per il suo vero casato. Questo ecclesiastico, eccellente sonator di violino e mediocre compositore, aveva allevato e addestrato al canto la signorina Giraud, giovane cantatrice, nata a Venezia e figlia d’un parrucchiere francese. Non era bella, ma aveva grazia, un gentil personale, occhi belli, bei capelli, una graziosa bocca, poca voce ma molta azione. Era appunto quella che doveva rappresentar la parte di Griselda. Il signor Grimani dunque mi mandò a casa del maestro per fare a quest’opera le necessarie modifiche, tanto per accorciare il dramma, quanto per variare le condizioni dell’arte ad arbitrio degli attori e del compositore. Andai dall’abate Vivaldi, e mi feci annunziare per parte di sua eccellenza Grimani; trovai quell’uomo circondato di musica e col breviario in mano. S’alza, si fa un segno di croce in tutta la sua lunghezza e larghezza, mette da parte il breviario e mi fa il solito complimento: - Qual’è il motivo che mi procura il piacere di vedervi, signore? - Sua eccellenza Grimani mi ha incaricato dei cambiamenti che voi credete necessari nell’opera per la prossima fiera, onde io vengo appunto a intendere quali siano le vostre intenzioni. - Ah! ah! Voi dunque siete incaricato dei cambiamenti della Griselda? Non è più addetto agli spettacoli del signor Grimani il signor Lalli? - Il signor Lalli che è molto avanzato in età, godrà sempre il profitto delle lettere dedicatorie e della vendita dei libretti, cose delle quali non m’incarico. Io avrò il piacere di occuparmi in un esercizio che deve divertirmi, e avrò l’onore di cominciare sotto gli ordini del signor Vivaldi. - L’abate riprende il suo breviario, si fa un altro segno di croce e non risponde. - Signore, gli dissi allora, non vorrei distrarvi da un’occupazione così religiosa; tornerò in altro momento. - So molto bene, mio caro signor Goldoni, che avete genio per la poesia, ho veduto il vostro Belisario e mi è molto piaciuto, ma qui la cosa differisce assai; si può fare una tragedia, un poema epico, quello che volete, e non saper poi fare una quartina per la musica. - Mi fareste la grazia di mostrarmi il vostro dramma? - Sicuro, sicuro; vi voglio compiacere; dove diavolo si è cacciata questa Griselda? Era pur qui... Deus in adiutorium meum intende... Domine... Domine... Domine... Or ora era qui. Domine ad adiuvandum... Ah! eccola. Esaminate un po’ questa scena fra Gualtiero e Griselda: è veramente una scena che va al cuore. L’autore vi ha posto in ultimo un’aria patetica; ma la signorina Giraud non ama il canto lugubre: ella desidererebbe un pezzo di espressione e di moto, un’aria che esprima la passione in differenti guise: con discorsi, per esempio, interrotti, con sospiri vibrati, con azione, con moto; non no se m’intendete. - Sì, signore, capisco a meraviglia; e poi ho avuto l’onore di sentire la signorina Giraud altre volte, so che la sua voce non è grandissima. - Come, signore! voi insultate la mia scolara? Ella è buona a tutto, ella canta tutto. - Sì signore, avete ragione, datemi dunque il libretto e lasciatemi fare. - Non posso disfarmene, ne ho troppo bisogno e me ne fanno troppa premura. - Ebbene, se voi siete sollecitato, prestatemelo per un momento: vi soddisferò seduta stante. - Ora? - Sissignore. -
Burlandosi l’abate di me, mi presenta il dramma e mi dà carta e calamaio; ripiglia il suo breviario, e passeggiando torna a recitare salmi e inni. Rileggo la scena che era già nota, fo la ricapitolazione di ciò che il maestro desiderava, e in meno di un quarto d’ora stendo sul foglio un’aria di otto versi divisa in due parti; chiamo l’ecclesiastico e gli fo vedere la composizione. Vivaldi legge, aggrinza la fronte, rilegge daccapo, prorompe in gridi di gioia: getta il suo breviario per terra e chiama la signorina Giraud. Ella viene: - Ah! le dice, eccovi un uomo raro, un poeta eccellente. Leggete quest’aria: è stata fatta da questo signore senza muoversi di qui in meno di un quarto d’ora. - Indi a me rivolto: - Ah! signore, vi domando perdono. - Mi abbraccia, e protesta che non avrà mai altro poeta che me. Mi affidò il dramma, mi ordinò altre variazioni, e sempre di me contento, l’opera riuscì a meraviglia.
Eccomi dunque iniziato nell’opera, nella commedia e negl’intermezzi, che furono i precursori delle opere comiche italiane.
[Parte prima, capitolo XXXVI]

Dopo alcuni giorni che ero a Padova, il direttore mi parlò delle nuove rappresentazioni che bisognava preparare per Venezia. La signora Collucci, soprannominata la Romana, era la prima amorosa della compagnia a vicenda con la Bastona, e malgrado i suoi cinquant’anni, che abbigliamento e belletto non potevano nascondere, aveva un suono di voce così chiaro e dolce, una pronuncia talmente giusta e tante grazie così schiette e naturali, che pareva ancora nella maggior freschezza dell’età. La signora Collucci possedeva una tragedia del Pariati intitolata Griselda, ed era appunto la sua rappresentazione favorita; ma essendo in prosa, fui incaricato di metterla in versi. Nulla per me di più facile, giacchè mi ero occupato di questo stesso soggetto a Venezia, e la Griselda di Pariati altro in sostanza non era che l’opera da lui stesso composta in compagnia di Apostolo Zeno. Mi accinsi con piacere a contentar la Romana, non seguendo con precisione gli autori del dramma, anzi facendovi molte variazioni; vi aggiunsi il padre di Griselda, padre virtuoso che aveva veduto salire al trono senz’orgoglio sua figlia, e la vedeva scendere dal medesimo senza il minimo rincrescimento. Immaginai questo nuovo personaggio, perché avesse parte anche il mio amico Casali. L’episodio diede alla tragedia un’aria di novità, la rese più piacevole e mi fece passare per autore della rappresentazione. Nell’edizione delle mie opere fatta a Torino nel 1777 da Guibert e Orgeas, questa Griselda si trova stampata come una composizione di mia pertinenza; ma siccome ho in sommo orrore i plagi, protesto adesso solennemente di non esserne l’autore. [Parte prima, capitolo XXXVII]

Intanto fu messa in scena la Griselda. La tragedia fu ricevuta dal pubblico come un’opera nuova; piacque molto e richiamò molto popolo. La Romana, quantunque su questo teatro da venti anni, fu applaudita come la prima volta; Casali si guadagnava l’affetto del pubblico e faceva piangere; e Vitalba, che aveva tanto ben sostenuto la parte del Belisario, superò sé stesso in quella di Gualtiero. [Parte prima, capitolo XXXVIII]

Leggi il libretto dell'opera.

Ascolta una delle arie più famose dell'opera, "Agitata da due venti" (Atto II, scena II), nell'interpretazione di Veronica Cangemi [molte altre versioni sono presenti online]. È una delle arie di Costanza, la figlia di Gualtiero e Griselda:



Testo:

Agitata da due venti
freme l'onda in mar turbato
e 'l nocchiero spaventato
già s'aspetta naufragar.
Dal dovere, e dall'amore,
combattuto questo core
non resiste; par che ceda,
e cominci a disperar.

Oltre a quello di Vivaldi, la lista dei melodrammi sulla figura di Griselda è molto lunga. Ce ne occuperemo in prossimi post.

d. un percorso figurativo:

1. Francesco di Stefano, detto il Pesellino, Storia di Griselda (1450 c.) [Bergamo, Accademia Carrara]

Partenza per la caccia e incontro di Gualtieri con Griselda [Fonte: Wikimedia Commons]

Particolare [Fonte: Sapere.it]

Gualtieri e i cittadini di Saluzzo [Fonte: Wikimedia Commons]
Vedi anche: sito Lombardia Beni Culturali e scheda della Fondazione Zeri

2. Apollonio di Giovanni, Storia di Griselda (1460 c.) [Modena, Galleria Estense]:

Storia di Griselda [Fonte: Blog aRT_and_more]
Particolare [Fonte: Decameron Web]

3. Maestro di Griselda, Storia di Griselda, 1494 c. [Londra, National Gallery]

 Parte I: Matrimonio di Griselda [Fonte]


Parte II: Esilio di Griselda [Fonte]


Parte III: Banchetto in onore di Griselda [Fonte]
Vedi anche:

Jill Dunkerton, Carol Christensen, Luke Syson, The Master of the Story of Griselda and Paintings for Sienese Palaces, "National Gallery Technical Bulletin", Vol. 27, pp 4–71 [Abstract];

virtual tour della stanza 60 della National Gallery;

sito della Fondazione Zeri.

4. 24 scene della Storia di Griselda (1460 c.) [Milano, Castello Sforzesco, affreschi provenienti dal Castello di Roccabianca (Parma)]

Guarda il video:



La "Stanza di Griselda" -si legge sul sito "notizie.parma"- si trova nella Torre a sinistra dell'ingresso al Castello di Roccabianca. I dipinti ivi presenti sono copie, eseguite da Gabriele Calzetti, degli originali attribuiti a Niccolò da Varallo, staccati nel 1897 e ricomposti presso il Castello Sforzesco di Milano.


Una dei 24 scene [Fonte: Tarot History Forum]
Un'altra delle 24 scene [Fonte: galleria fotografica sito Verdi 200]
Altre immagini corredano un articolo di Arduino Colasanti, Due novelle nuziali del Boccaccio nella pittura del Quattrocento, in "Emporium", Vol. XIX (1904), Fasc. n. 111, pp. 200-215 [consultabile online].


e. Per approfondire:

La bibliografia sull'ultima novella del Decameron è sterminata. Dei liceali possono consultare i seguenti saggi:

- Elisabetta Menetti, Griselda o l'enigma di Giovanni Boccaccio, Griselda Online

- Mirko Bevilacqua, Quelle strane bugie di Francesco e Giovanni. A proposito dell'interpretazione della Griselda decameroniana, Treccani Portale

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A conclusione del ciclo della RSI su Boccaccio [torneremo in futuro sulle puntate che non abbiamo ancora documentato] ti invitiamo a rispondere alle seguenti domande:

- Cosa pensi del ciclo? Ti sembra una modalità efficace di divulgazione, capace di attrarre il pubblico degli specialisti e non?

- La carrellata delle 10 riscritture da parte di autori viventi può essere vista come una panoramica della narrativa italiana contemporanea. Quale autore ti ha maggiormente colpito?

giovedì 20 giugno 2013

Festival Trame.3: suggerimenti bibliografici








Una sezione del sito della terza edizione del Festival "Trame", dedicato ai libri sulle mafie, presenta un elenco di libri recenti, che può costituire un punto di partenza per letture, approfondimenti e percorsi.
Analoghi elenchi sono consultabili sui siti della prima e della seconda edizione.

mercoledì 19 giugno 2013

Esame di stato 2013: le tracce assegnate



Sul sito del Miur sono disponibili le tracce della prima prova scritta, assegnate questa mattina agli esami di stato; si possono scaricare in formato pdf.

venerdì 14 giugno 2013

Correzioni: un'immagine che parla da sè

La montagna di prove corrette nel 2012/2013

Mesi fa, quando il governo Monti avanzò la proposta di elevare da 18 a 24 ore l'orario settimanale dei docenti delle scuole superiori, ci fu una comprensibile reazione da parte dei professori. Giornali e blog pubblicarono lettere di insegnanti, scandalizzati per il metodo con cui si procedeva e allarmati per l'aumento esponenziale di riunioni, consigli di classe, udienze coi genitori, scrutini, preparazione di materiali e -soprattutto- correzione e valutazione di prove scritte e test. La comprensibile e facilmente ipotizzabile levata di scudi causò l'immediata archiviazione dell'intempestiva proposta.
Nel corso di discussioni con addetti ai lavori e non, mi accorsi che vi era nella società italiana una generale sottostima del tempo necessario a correggere e a valutare prove scritte e test, quasi che questa incombenza, per me la più gravosa in termini di stress e numero di ore settimanali, quasi sempre coincidenti con i sabati e le domeniche, non fosse un LAVORO. Com'era possibile, mi domandavo sconsolato, che gli stessi studenti che fanno le prove, i genitori che le vedono e addirittura qualche collega mi guardassero con un'espressione che sembrava dire: "Suvvia! che mai sarà?"
Accingendomi ad archiviare le prove dell'anno 2012/2013, ho pensato di approfittare del blog per tradurre in un'immagine concreta le mie parole. Eccole lì, impilate una sull'altra, le prove corrette nel 2012/2013; non molte di più né molte di meno di quelle corrette e valutate anno dopo anno nei decenni di una carriera lavorativa!

martedì 11 giugno 2013

Copiare a scuola è sbagliato. Un veloce confronto tra due mondi


Sul blog del Gruppo di Firenze, da sempre impegnato nella lotta contro l'illegalità a scuola, abbiamo trovato il link a un interessante articolo di Simona Ravizza: Copiare a scuola è sbagliato. Come spiegarlo ai figli? ["Corriere della Sera", blog La ventisettesima ora, 25 maggio 2015].

L'articolo italiano fa riferimento a un intervento di Sue Shellenbarger, apparso sul "The Wall Street Journal".

L'articolo americano inizia con la seguente frase:

"It’s natural for parents to react with horror when told their child cheated in school", "È naturale per dei genitori reagire con orrore quando viene loro detto che il figlio ha copiato a scuola" (grassetto nostro).

Si sa che "cheating" ha una connotazione estremamente negativa, ed equivale piuttosto a "imbrogliare", "ingannare fraudolentemente".

Potrebbe non sembrare strano ad alcuni che l'enciclopedia Wikipedia non abbia attualmente nessuna traduzione italiana della voce "Cheating", presente invece nella versione inglese.

Data l'attualità dell'argomento, invitiamo tutti a una riflessione sul problema, con cui la scuola è sempre più costretta a confrontarsi quotidianamente.

lunedì 10 giugno 2013

Correttezza agli esami: la battaglia del Gruppo di Firenze


Già l'anno scorso, in occasione degli esami conclusivi della scuola superiore, avevamo segnalato il blog del Gruppo di Firenze, che da tempo si batte per una scuola del merito e della responsabilità, avanzando proposte concrete per arginare il dilagare di atteggiamenti scorretti o illegali.

A pochi giorni dalle prove, ci sembra opportuno suggerire nuovamente la lettura del blog e, in particolare, di alcuni post e allegati:
- Correttezza agli esami: non è solo questione di tecnologia 15 maggio 2013
- Merito e legalità negli esami, primo esame per il nuovo ministro 14 maggio 2013
- Lettera al nuovo Ministro Carrozza: Garantisca la correttezza degli esami 10 maggio 2013
- Sulla serietà degli esami l'ANP scrive al Presidente della Repubblica 13 aprile 2013

Ecco la circolare del MIUR [pdf], dall'archivio provvedimenti relativi all'esame di stato.

venerdì 7 giugno 2013

Mostra ''Survivor. Primo Levi nei ritratti di Larry Rivers''


"Dal 9 maggio al 15 ottobre 2013 il Museo Ebraico di Roma ospita la mostra Survivor. Primo Levi nei ritratti di Larry Rivers. Per la prima volta sono esposte al pubblico tre storiche tele del pittore americano acquistateda Gianni Agnelli in memoria dello scrittore torinese e che dal 2002 sono in deposito presso la Pinacoteca Agnelli di Torino. La presidente della Pinacoteca, Ginevra Elkann, ha concesso questo eccezionale prestito per ricordare Levi nel decennale della morte dell’Avvocato e in occasione del Festival Internazionale di Letteratura e Cultura Ebraica.

Nel 1988, un anno dopo la tragica scomparsa di Primo Levi, Gianni Agnelli, che aveva studiato nello stesso liceo torinese dello scrittore, del quale era di due anni più giovane, acquistò da Larry Rivers tre suoi ritratti per ricordarne la figura e al contempo lo sterminio del popolo ebraico. Rivers, che già negli anni precedenti aveva approfondito le tematiche della Shoah, aveva realizzato tre tele di grandi dimensioni, animando e teatralizzando i romanzi di Levi: Witness, Survivor, Periodic Table. I tre dipinti, ancora di proprietà della famiglia Agnelli, come ci informa Ginevra Elkann, “vennero portati in Italia ed esposti, per decisione dell’Avvocato, nella sede de La Stampa, giornale per il quale Primo Levi aveva scritto a partire dal 1959, e in forma più continua dal 1968, saggi racconti ed elzeviri della Terza Pagina. Mio nonno – racconta Ginevra Elkann – decise di collocare i quadri di Rivers in una grande sala che si trovava al piano terreno della sede de La Stampa in Via Marenco 32. Dopo la collocazione dei quadri, la sala venne comunemente chiamata ‘Sala Primo Levi’. Non era aperta al pubblico, ma era usata per le riunioni più importanti e per accogliere i visitatori illustri per un primo saluto o un brindisi di benvenuto”.

Nella realizzazione dei tre quadri, ora in prestito al Museo Ebraico di Roma, Rivers ha miscelato la diverse identità di Primo Levi: ebreo, chimico, partigiano, deportato, sopravvissuto allo sterminio e scrittore. Per esprimere al meglio la sua visione della Memoria e della morte l’artista ha usato nei suoi disegni la tecnica della “cancellazione”. Aveva capito che il tema della cancellazione era una perfetta metafora per la difficoltà di trasmettere la memoria dello sterminio da parte dei sopravvissuti: le immagini del passato non si possono dimenticare, eppure, allo stesso tempo, è impossibile riuscire a comunicare fino in fondo la tragedia a chi non l’ha vissuta.

Accompagnano i quadri di Rivers alcuni documenti gentilmente prestati dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino e dall’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza – IRSIFAR."

[Fonte: Sito del Museo Ebraico]

Larry Rivers, Witness [Fonte]

Larry Rivers, Survivor [Fonte]

Larry Rivers, Periodic Table [Fonte]

I tre dipinti fanno parte di un ciclo di dodici quadri, ha ricordato Furio Colombo nella conferenza stampa con cui è stata inaugurata la mostra.

Per approfondire:

- articolo di Stefano Pitrelli, pubblicato sul sito dell'Huffington Post, con foto di P. Levi e G. Agnelli;
- scheda [con illustrazioni di disegni dell'artista] del Center for Holocaust & Genocide Studies dell'University of Minnesota.

martedì 4 giugno 2013

Un autentico falso d'autore di Andrea Camilleri: La novella di Antonello da Palermo


Sul sito www.vigata.org del Camilleri Fans Club è pubblicato lo stralcio di un "falso d'autore", apparso sul "Corriere della Sera" del 26.03.2007, come anticipazione del volumetto stampato da Guida Editori nella collana "Autentici Falsi d'Autore":

"Come Antonello Marino da Palermo, invaghitosi di Iancofiore, moglie del medico Pietro Pagolo Losapio, fingendosi di grave infermità afflitto e facendosi dal medico ospitare e curare, riesce a giacersi più fiate con la donna amata...

...Poscia, nel silenzio, la giovane, che chiuder occhio non potea a causa della presta ritirata del marito, cominciò a udire Antonello nella camera allato che in niun modo rattemperare le querimonie potea che sempre più forti gli uscieno a causa del foco che parea divampargli ormai nel corpo tutto e assai si commosse.
E volendo in qualche modo la sista sua placare volgendo altrove il pensiero, dal letto alzossi senza temenza d’isvegliare il marito, come che quello una volta pigliato sonno per niuna cagione al mondo svegliavasi. Acceso un doppiere, dalla camera uscissene e andossene a poggiar l’orecchio alla porta della camera dell’infermo.
Allora l’udi che implorava: Acqua! Acqua! Implorava il giovane un lago dentro al quale raumiliare il ninferno che lo possedea. Divisando però Iancofiore che l’infermo assetato fosse e bere volesse, riempita una coppa, entrossenne nella camera di lui senza manco bussare.
Il giovane, che tenea scostate le trabacche del letto onde più aria poter pigliare, vedendola arrivare, capì che la sua buona ventura sì lungamente attesa erasi di presso, e ne provò tal contento che il core sentì salirgli in gola, ma saviamente rimasesi boccone come stava, col viso premuto contro l’origliere, timoroso che se messo si fosse in altra posizione, il lenzuolo mutar si potea in tenda.
Iancofiore, posato il doppiere, tesegli la coppa con l’acqua e dolcemente dissegli: Vivìti.
Antonello, che muoversi non ritenea saggio, dissele con boce stenta: Aiutatemi voi. Allora Iancofiore, nel vederlo sì doloroso, soavemente con una mano sollevogli la testa e portò la coppa alle sue labbra. Bevuto ch’ebbe a rilento tutta l’acqua della coppa, sia per la sete sia per farsi da lei ancora tenere il capo, Antonello poscia disse: Aiutatemi, madonna, ve l’ prego, su di un fianco a voltarmi ch’io son sì tristo che da sol non possolo.
Egli divisava che nella nova posizione, nulla dello stato suo vedere si sarebbe potuto.
Posata la coppa, Iancofiore con ambo le braccia forte lo strinse onde aiutarlo mentre Antonello che avea in sul viso le poppe di lei e forte l’aulenza della pelle sua sentendo, per poco non più si rattemperava e se ne volava da solo in paradiso. Allora Iancofiore, sedutasi a piè del letto, domandogli di quale infermità sofferisse. Tacquesi Antonello e coprissi il viso con tremante mano. Caramente Iancofiore ancora domandogli ed egli, in finto pianto rompendo, dissele:
O tristo me! O me mischino quali sbintura mi colse! Assà assà mi vrigogno a dirvela questa sbintura mia!
E sì dicendo, la mano dal viso levossi e la tese ver la giovane quasi a conforto cercare. La quale subitamente la prese e strinsela, parimenti sentendosi in su gli occhi le lacrime venire.
Ancor disse Antonello: No, no, non posso! Voi di certo riderete di me!
Ella allora più caramente e più forte la mano stringendogli, disse: Quali vrigogna ci può essiri in una sbintura? Suvvia, dite.
E Antonello manifestolle la sua finta sventura, or movendo il capo ver l’origliere come la faccia ad ascondere or chiudendo gli occhi come per somma vergogna e al termine disse:
E così esso restato m’è non altramente che marmo e il compenso del marito vostro a nulla puote! Ohimè infelice! Mai più cogliere m’è dato il piacere d’amore!
E nel mentre che questo dicea piagnendo, con assai forza di volontade riuscissene per poco a rattemperar alquanto lo stato suo, si che, lasciata la mano che Iancofiore gli tenea e fingendo difficoltate molta, coricato misesi in su la schiena, sempre gli occhi chiusi tenendo, timoroso che al solo vederla tutta la fatica fatta andasse nulla.
Allora Iancofiore, mossa da pietate grandissima, simplicissima giovane com’era, una mano allungò brancolone e, il posto giusto trovato, dopo averlo alquanto tentato, sopra soavemente infine ve la posò domandando: Vi duole?
A sentir il dolce peso della mano, a momenti Antonello venia meno e parola non riuscì a profferire alcuna mentre tutto bagnavasi di sudore per lo sforzo di rattenere doversi. Iancofiore, sì vedendolo, si credette che lo sventurato giovane non le rispondea per troppo dolore e amorevolmente prese a carezzargli la parte inferma. Sì che Antonello più non potè rattenersi e lasciò avvenire da sotto il lenzuolo la resurrezione della carne.
La quale Iancofiore guardando meravigliata disse: Sta cosa ca io vi vio che accussì si pigne in fora non parmi marmo...

Dizionario

Assà assà = assai assai; Brancolone = a tastoni; Divisare = pensare, decidere; Doppiere = portacandele; Origliere = cuscino; Rattemperarsi = controllarsi; Raumiliare = attenuare, placare; Sista = agitazione, eccitazione; Sbintura = sventura; Temenza = timore; Trabacche = tende del letto."

Attività didattiche:

- Su quali elementi, tematici e stilistici, fa leva Camilleri nell'elaborare il suo "falso d'autore", affinché risulti "autentico"?
- La perizia del "falsario" Camilleri non consiste solo nell'illudere il lettore di trovarsi di fronte a un brano scritto da Boccaccio (nota il sottotitolo Una novella che non poté entrare nel Decamerone), ma anche nell'introdurre elementi che rinviano agli stilemi propri dell'imitatore. Il lettore viene così coinvolto in un doppio gioco letterario: stai leggendo un brano di Camilleri che imita Boccaccio, oppure un brano di Boccaccio alla Camilleri? Sapresti indicare alcuni di questi accorgimenti?
- Prova ad applicarti anche tu a un esercizio analogo di scrittura creativa.

domenica 2 giugno 2013

Il Principe di Machiavelli in un libero adattamento teatrale del drammaturgo Stefano Massini


Il 10 e 11 maggio, presso il Teatro Niccolini di San Casciano, è andato in scena in prima nazionale Il Principe, opera teatrale elaborata dal drammaturgo e regista Stefano Massini, interpretata dalla Compagnia Arca Azzurra.

"Questa libera versione del Principe - si legge sul sito del Teatro - non si svolge fra velluti e troni, bensì fra tegami e ramaioli. Ebbene sì. Siamo in una cucina, dove un agguerrito drappello di cuochi avrà l'ingrato compito di cucinare un principe all'Italia. Dare al disgraziato paese una guida, un governo, un faro, proprio come si augura Machiavelli nell'ultimo capitolo del suo celeberrimo libretto. Ma esiste una ricetta per creare dal nulla un governante modello? Con quali dosi di virtù e fortuna dovrà essere assortito? E ancora: il buon principe è zuccheroso oppure salato? Deve bruciare il palato o scivolare in gola come una minestra? Con la metafora fertilissima dei fornelli, ci addentriamo nel nucleo vivo di un'opera straordinaria, autentico manuale di real-politik, vademecum per i sacerdoti del potere di ogni epoca. Ma della penna di Machiavelli non sopravvivono in scena solo le brillanti ingegnerie politiche: fra pentoloni e grembiuli si diffonde - come uno squisito odore di salsa - il sapore inconfondibile di quella lingua rinascimentale così diversa dal nostro italiano eppure così profondamente nostra, tutta da gustare mentre tratteggia con nitide pennellate i ritratti di decine di principi passati, da Ludovico il Moro a Papa Borgia, dal duca Valentino all'imperatore Settimio Severo senza tralasciare Maometto II di Turchia. e poiché la cucina dei principi sforna le sue pietanze da secoli, ininterrottamente, può perfino darsi che a un tratto, da quelle pentole inquiete, salti fuori un intingolo imprevisto, sulla cui ricetta pagheremo i diritti a Machiavelli, Montanelli e Pasolini."

Il 6 maggio, sul canale Radio3, è andata in onda un'anticipazione, con spezzoni audio dello spettacolo e interviste a Massini e agli attori.

"Che cos’è - ancora - il “Principe” di Machiavelli? Cosa racconta al nostro odierno palato? Ma soprattutto, è possibile farne nel 2013 – annus horribilis dell’antipolitica - un punto di partenza per qualsiasi riflessione politica? Nel raccogliere la sfida degli amici dell’Arca Azzurra per una riscrittura dell’opera, ho subito sentito di voler saltare in pieno il rischio dell’attualizzazione. Semmai, questo sì, tentare la carta di scavare a fondo fra le righe di Machiavelli, alla ricerca di un denominatore comune, di una chiave che stani il senso più profondo di un’opera modernissima così com’è, senza bisogno alcuno di protesi attualizzanti. Perché Machiavelli sta oltre il suo momento storico, parlandoci innanzitutto del Potere, antico quanto l’uomo, privo d’epoca. Machiavelli dispone il Potere sul suo tavolo operatorio, e con bisturi affilatissimo ne investiga le più sanguigne profondità. La sua analisi è talmente scientifica da assomigliare più a uno specchio che a un argomentare, inappellabilmente spietata e per questo lucida, dunque tuttora credibile." (Stefano Massini)

Lo spettacolo sarà replicato dal 12 al 17 giugno nel Cortile del Museo Nazionale del Bargello di Firenze.

In coda al servizio di Radio3 vengono lette alcune citazioni sull'Italia e sul rapporto degli Italiani con il potere [i cosiddetti "cinque Machiavelli"]:

"È in corso una iniziativa per l'abolizione, nelle aule scolastiche, della pedana su cui si eleva la cattedra. Il perché lo avrete già capito: l'insegnante deve mettersi, anche materialmente, a livello degli alunni per non lederne la dignità e dimostrare con l'esempio che siamo tutti uguali. Giusto. «La via dell'uguaglianza» dice Rivarol «si percorre solo in discesa: all'altezza dei somari è facilissimo instaurarla»" (Indro Montanelli) [citata da Wikiquote]

"L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade, | ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole. | Onestà tedesca ovunque cercherai invano, | c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; | ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida, | e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé." (Wolfgang Goethe) [citata da Wikiquote]

"L'Italia – e non solo l'Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: «contaminazioni» tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l'immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di «raptus»: era difficile non considerarli spregevoli o comunque colpevolmente incoscienti." (Pier Paolo Pasolini) [citata da Wikiquote]

"L'Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l'incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l'intelligenza, come un vivido sangue. È un'intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d'un ingannevole, e forse insensato, conforto." (Natalia Ginzburg) [citata da Wikiquote]

La quinta citazione riguarda la sospensione del giudizio sull'Italia da parte dell'Agenzia Moody's a causa del permanere di condizioni di massima incertezza.

sabato 1 giugno 2013

Mapper-Mapper: Mappe concettuali di storia


Oltre alle mappe concettuali su argomenti letterari, il blog Mapper-Mapper presenta molte mappe di argomento storico. Analogamente fa il blog Mapper 2.

Mapper-Mapper: Mappe concettuali di letteratura italiana




Il blog Mapper-Mapper presenta 1200 mappe concettuali con immagini per capire, studiare, ricordare e presentare un argomento.

Ecco il link all'argomento "letteratura" e uno tra i tanti esempi: la mappa della poesia A se stesso di Giacomo Leopardi:

[Fonte: post del 17 ottobre 2012]

Altre mappe di letteratura si trovano su un blog analogo: Mapper 2.