sabato 31 agosto 2013

Massimo Cacciari: Dante Alighieri e la Divina Commedia


Il video, della durata di 16 minuti circa, è stato caricato su YouTube il 27 agosto 2013 e fa parte dell'offerta di DigitalEplay [è il n. 02 della serie "Il Caffé Letterario"]. Può essere utilizzato come introduzione all'età di Dante e alla sua produzione filosofica, politica e artistica.
I "capitoli" visionabili sono:
1. Il tempo di Dante
2. Le trasformazioni del Medioevo
3. Firenze, centro culturale
4. La letteratura del '200
5. Verso una nuova lingua: Beatrice



NB Online vi sono anche versioni integrali del dvd, che tuttavia potrebbero essere oscurate in caso di violazione del diritto d'autore.

venerdì 30 agosto 2013

Mostra "Dante e i fraudolenti"


Nel 2012 la Fondazione Casa di Dante in Abruzzo organizzò la mostra Dante e i fraudolenti con opere dei seguenti artisti (l'ordine è quello del video che integra il post; degli ultimi due non vengono mostrate opere nel filmato): Rosario Genovese, Angelo Liberati, Teresa Noto, Mikulas Rachlik, Ezio Flammia e Gino Guida.



Guarda il video dal canale di Angelo Liberati:



Il video è accompagnato dal seguente testo di Giorgio Di Genova:

"(...) Nessuno dei sei artisti da me coinvolti nell'interpretazione dei canti XXVI e XXVII, che per quest'anno sono Ezio Flammia, Rosario Genovese, Gino Guida, Angelo Liberati, Teresa Noto e il boemo Mikulas Rachlik, ha trascurato l'Ulisse dantesco, anche se solo la metà, cioè Flammia, Genovese e Rachlik, hanno considerato il suo naufragio. Lo stesso interesse si verifica per il protagonista del XXVII canto, Guido da Montefeltro, considerato da tutti, mentre per quanto riguarda Minosse a rappresentarlo sono solo Flammia, Guida e la Noto, la quale non trascura la contesa per la sua anima tra Francesco e l'angelo della morte, come del resto fanno anche Guida, Liberati e Rachlik, tutt'e quattro suggestionati anche dalla visione delle "lucciole giù per la vallea" dell'ottava bolgia.
Naturalmente gli artisti in questione, come è logico, restituiscono secondo la propria ottica ed il personale stile le scene suggerite da versi medesimi. Ciò differenzia ciascuna interpretazione. Pertanto accanto alle scene più illustrative di Gino Guida e di Teresa Noto, più impregnate di reminiscenze colte, sia di storia dell'arte che bibliche nel primo, totalmente infiammate dai rossi nei dipinti della seconda, si collocano quelle in cui ad accrescere il linguaggio, ora molto personale in Rachlik, il quale s'è immedesimato a tal punto in Dante da giungere in qualche caso a "vedere" con gli occhi del poeta medesimo, ora molto attualizzato in Liberati, il quale reinterpreta i versi danteschi con riferimenti alla cronaca (politica e anche religiosa) dei nostri tempi, cosa che, e lo vedremo, in un caso fa anche Flammia, il quale affida il suo discorso a supporti antitradizionali di forex concavi, che poi congiunge a formare installazioni di movimentata orizzontalità. Anche Genovese si distingue per i supporti delle sue opere, che da quando ha iniziato a osservare le costellazioni col "canocchiale" della sua pittura, sono circolari quasi a volerne restituire la specificità visiva. (...)"


Alcune delle opere degli artisti citati:

Ezio Flammia, Doppio Dante e Virgilio [Fonte: pagina Facebook dell'artista]

Teresa Noto

giovedì 29 agosto 2013

Evaristo Baschenis e Tasso


Il museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam possiede un quadro del pittore bergamasco Evaristo Baschenis, intitolato Natura morta con strumenti musicali, libri e scultura.


Ciò che rende interessante questo quadro ai fini dello studio dei rapporti tra arte e letteratura è il fatto che contenga un evidente riferimento a Torquato Tasso. Sul dorso di uno dei libri, infatti, compare il nome del poeta.


Un elemento che attira l'attenzione di chi osserva il quadro è l'effetto prodotto dallo strato di polvere che ricopre un liuto, approfittando del quale sembra che qualcuno abbia scritto il nome "D. M. Tasso".


Perché proprio quel nome? E a chi corrispondono le iniziali? Difficile (per noi) rispondere, ma facciamo alcune ipotesi (ci si perdoni il metodo alla Sherlock Holmes). Nell'albero genealogico dei Tasso, reperibile sul sito del Museo di Camerata Cornello, scaricabile in formato pdf, e curato da Tarcisio Bottani e Gianfranco Lazzarini, compare un Domenico vissuto dal 1646 al 1728, ossia proprio negli anni in cui Baschenis lavorava. Ma ben poco abbiamo trovato su di lui e soprattutto sui rapporti con il pittore. Che sia il committente del quadro e che l'artista abbia fatto riferimento, sul dorso del libro, al noto parente del suo mecenate?
Sarebbe interessante scoprirlo (ipotizziamo che qualcuno se ne sia già occupato).

Nelle Vite de' pittori, scultori e architetti bergamaschi di Francesco Maria Tassi (1793), che si possono leggere online grazie a Internet Archive, si cita proprio il quadro di Rotterdam, ma non si fa cenno ai riferimenti letterari o alle eventuali simbologie e allusioni :

"Quello in che veramente riuscì, fu una bizzarrissima maniera, ch'egli s'inventò; e questa sua propria, nè più usata da altri, nè più veduta; e fu il dipingere ogni sorta di strumenti da suono con incredibile naturalezza, e verità; e n'è riuscito con tanta perfezione, che io non so ch'altri l'abbia uguagliato giammai. Era solito introdurre ne' quadri tavolini coperti d'arazzi, e tappeti somigliantissimi, e fatti con tale maestria, che all'usanza di Persia, o in qualunque altra più vaga maniera sembran tessuti. Sopra questi vi dipingeva diversi strumenti confusamente, ma con tale arte però e con tale rilievo, che pare debbansi con la mano distaccare dal quadro. Vi frammischiava altre moltissime cose, come scrigni, lettere, carte da suono, scattole, calamai, vasi, frutti, fiori, libri, figurine di gesso, e tutto ciò, che la fertile sua fantasia gli suggeriva: tanta naturalezza vedendosi in ogni cosa da esso dipinta, che facile è il lasciarsi ingannare; come seguì ad una poco avveduta persona, che vedendo in un quadro dipinto un leuto tutto coperto di polvere a riserva di alcune naturali striscie, che parevano fatte da qualcuno, che avesse voluto porre le mani sul quadro; e volendo col proprio fazoletto pulirlo, s'accorse dell'inganno, e fu motivo a' circostanti di qualche burlevole trattenimento."  (tomo I, p. 234)

Nell'elenco dei proprietari di quadri di Baschenis, che segue a p. 235, si cita il conte Giacopo Tassis, ma non si chiarisce se tra i suoi quadri vi fosse proprio quello ora a Rotterdam. Essendo probabilmente identificabile con il Gio. Battista Giacomo (1682-1737), figlio del Domenico (1646-1728) di cui abbiamo ipotizzato la committenza a Baschenis, ed appartenendo Francesco Maria (1710-1782) allo stesso ramo dei Tasso di Bergamo, potrebbe trattarsi di un quadro di famiglia che Domenico aveva commissionato, Giacomo ereditato e Francesco Maria visto in casa di un parente. Anche l'episodio della burla potrebbe proprio essere accaduto nel palazzo di Giacomo, e dunque noto allo storico dell'arte. Con la scritta sul liuto Baschenis avrebbe alluso proprio al suo mecenate, e col riferimento a Torquato al più noto (in ambito letterario) degli appartenenti al complesso albero genealogico dei Tasso.


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Aggiornamento (feb. 2014): La nostra ipotesi ("agostana") è smentita dal fatto che il committente sia con tutta probabilità Gian Francesco dei conti Guidi Bagni di Mantova, marchese di Montebello dal 1664. Il foglietto di carta che giace accanto al violino reca infatti l'iscrizione: "All'Ill(ustrissi)mo Sig(no)r Mar Gio(vanni) Fran(ces)co de co(nti) Guidi Bagni (di) Mantova". Il dipinto ha fatto parte della collezione dei conti Guidi fino al 1964, anno in cui è entrato in possesso del Museo Boijmans Van Beuningen.
A cosa alluda la scritta "D.M. Tasso" non è mai stato spiegato in modo del tutto soddisfacente. Ce lo ha confermato la gentilissima Rozanne de Bruijne del Museo di Rotterdam.
La questione resta dunque aperta e il quadro di Bachenis mantiene il suo fascino e il suo interesse per i complessi (e talvolta misteriosi) rapporti tra letteratura e arte.


mercoledì 28 agosto 2013

Il progetto "Poesie sui muri"


Sulle pareti di alcune case di Leida, in Olanda, sono riprodotti i testi di poesie di tutte le lingue e letterature. Per quanto riguarda l'Italia, compaiono versi di MarinettiMontale, Cesare Simonetti, Francesco de Gregori.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato si legge su una casa all'incrocio tra Pelikaanstraat e Oude Rijn.





martedì 27 agosto 2013

Una segnalazione del sito Dante Today


Controllando il sito Dante Today, mentre stendevamo il post precedente, ci siamo accorti che il 15 luglio 2013 lo stesso portale segnalava il nostro edublog!


Il post a cui si fa riferimento è il seguente.

lunedì 26 agosto 2013

Il vaso Petrarca


Anni fa, tra i siti dedicati a Dante, avevamo segnalato quello del progetto "Dante Today". In questo portale non sono citate tanto ricerche di alto spessore, ma qualsiasi occorrenza che testimoni la presenza del sommo Poeta e della sua opera nella cultura contemporanea, nella convinzione che la fama di un autore e la sua conoscenza e diffusione passino anche attraverso gli oggetti più disparati e di uso comune.

Facciamo ora noi una cosa analoga segnalando il vaso "Petrarca".

Presso il Gemeentemusem Den Haag si svolge fino a ottobre 2013 una mostra su René Lalique. Tra gli oggetti esposti, figura appunto un vaso a cui è stato dato il nome del famoso poeta.




Dello stesso vaso esistono versioni con colori diversi.

Non sembra esserci una ragione esplicita alla base della scelta del nome, se non la suggestione che il cognome dell'autore del Canzoniere poteva evocare, in particolare ai ricchi acquirenti degli oggetti di lusso del disegnatore francese.

domenica 25 agosto 2013

Breitner e Dante


Presso il Museo van Gogh di Amsterdam è esposto un disegno a gessetto nero su carta grigia di George Hendrik Breitner (1857-1923), prestato dal Rijksmuseum della medesima città olandese. Si tratta di una Testa di Dante, copiata dal Corso di disegno di Charles Bargue (1826-1883), pubblicato tra il 1866 e il 1871.



Come mai questo disegno si trova in un museo prevalentemente dedicato a Vincent van Gogh?

Leggiamo una lettera del pittore al fratello Theo. Fu scritta da Bruxelles il 15 ottobre 1880.

Il pittore spiega al fratello cosa ha fatto fino a quel punto, servendosi appunto degli esempi del Cours de dessin di Bargue.
"Ho fatto -spiega ad un certo punto - un disegno a penna (...) Credo che il disegno a penna sia una buona preparazione se successivamente si voglia imparare l'incisione. Si può fare molto con la penna, e anche migliorare disegni a matita, ma non si riesce la prima volta. 
Per quanto riguarda il disegno dal Cespuglio di Ruisdael, mi piacerebbe soprattutto lavorarci a penna e mi sto preparando per questo facendo tentativi di prova con altri disegni. Tra gli altri, ne ho fatto uno della testa di Dante, che è un po' come un'acquaforte. Ma non è così facile come sembra."

Il Corso di disegno di Bargue, chiarisce la nota 7 dell'edizione citata delle lettere, contiene due esempi della testa di Dante.

Nel volume 1, Modèles d'après la bosse, il n. 34 è un disegno di un calco in gesso (illustrazione 1897).

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Nel volume 2, Modèles d'après les maîtres de toutes les époques et de toutes les écoles, il n. 32 è la Testa di Dante Alighieri di Raffaello, dalla Disputa del SS. Sacramento (illustrazione 1898).

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