martedì 26 novembre 2013

Accesso all'Università a 18 anni? Una segnalazione


"Tutta la città ne parla", la trasmissione di Radio 3 che approfondisce alcuni temi di attualità a partire dalle telefonate degli ascoltatori giunte a "Prima Pagina", altro programma di Radio 3 in cui vengono passati in rassegna gli articoli principali e le notizie messe in evidenza dai quotidiani italiani, si è occupata questa mattina della sperimentazione di un liceo di quattro anni anziché di cinque, in base alla quale gli studenti italiani potrebbero conseguire il diploma, e conseguentemente accedere all'università, a 18 anni anziché a 19 anni, come avviene in altri Paesi europei.

Fonte: sito dell'Istituto "Carlo Anti" di Villafranca di Verona,
una delle scuole citate nell'articolo de "la Repubblica",
che ha dato origine al dibattito. 

La trasmissione si può scaricare e riascoltare in podcast.



Quanto durano le scuole superiori in Europa? A che età i ragazzi europei hanno accesso all'Università?

Per una risposta rinviamo ai diagrammi elaborati da Eurydice, da noi  segnalati proprio un mese fa.

venerdì 15 novembre 2013

Crusca&Capital: alcuni brevi video su questioni linguistiche


Sul canale YouTube dell'Accademia della Crusca sono stati inseriti molti brevi filmati su dubbi linguistici e altri aspetti della lingua. Si tratta delle puntate della rubrica "La lingua langue" con Marco Biffi, docente di Linguistica italiana dell'Università di Firenze e responsabile del sito dell'Accademia, all'interno del programma "Ladies&Capital", condotto da Betty Senatore e Silvia Mobili, andato in onda su Radio Capital dal 2011 al 2012.

Riteniamo che, proprio per la loro sintesi, possano essere efficaci a fini didattici e possano ben rappresentare lo sforzo di una prestigiosa istituzione accademica dal lungo passato di affrontare le sfide dei nostri tempi.


Ogni filmato è accompagnato, nella sezione "informazioni", da link specifici al sito dell'Accademia, molto utili per approfondire la questione, adattandola al livello degli studenti.

Facciamo un esempio: il filmato n. 36 "Diàtriba o diatrìba?"


è accompagnato dal link alla scheda "Vademecum sull'accento: quando indicarlo e come pronunciarlo", sulla base della quale un insegnante potrebbe elaborare degli esercizi ad hoc oppure organizzare delle "gare" tra gli studenti.

giovedì 14 novembre 2013

Piazza delle Lingue 2013: Lingue e Diritti




Dal Comunicato stampa del 13 novembre 2013, consultabile sul sito dell'Accademia della Crusca:

" Giovedì 14, venerdì 15 e sabato 16 novembre 2013 si terrà a Firenze la settima edizione de La Piazza delle Lingue, manifestazione dell’Accademia dedicata ai problemi del multilinguismo e intitolata quest’anno Lingue e Diritti. [...]

La Piazza delle Lingue rappresenta per l’Accademia della Crusca il più significativo momento di comunicazione diretta con un pubblico ampio. Ancora una volta nella Piazza 2013, attraverso una serie di iniziative, si coniugheranno i momenti dedicati alla ricerca e alla riflessione linguistica avanzata con le esigenze di informazione.

Quest’anno si affrontano innanzitutto, facendo convergere il punto di vista linguistico e quello giuridico, i problemi delle minoranze linguistiche storiche (di lingua tedesca, francese, slovena, albanese, greca ecc.) e “nuove”, legate cioè ai recenti flussi migratori, ormai di grande rilievo per diffusione e quantità. Le misure legislative fino a oggi predisposte per la tutela delle minoranze linguistiche storiche costituiscono una soluzione ancora soddisfacente a un problema tanto complesso? e quale tutela si può prevedere per le nuove minoranze? Quali sono i problemi che deve affrontare la scuola in una società, quale quella italiana (ed europea), contraddistinta da un multiculturalismo sempre più marcato? È vero che la lingua rappresenta un fattore fondamentale per l’integrazione sociale e politica delle diverse comunità che insistono sullo stesso territorio e che la rimozione degli ostacoli linguistici a tale integrazione è uno degli obiettivi fondamentali da perseguire per rendere più stabile e sicura la convivenza tra gli individui? Tante domande a cui risponderanno esperti molto qualificati sia in campo linguistico che giuridico. Ma nella Piazza si parlerà anche della lingua della discriminazione, con una particolare attenzione alla persistenza di stereotipi e di un certo lessico contro le donne. La manifestazione, in cui sono previsti anche due importanti momenti musicali, si chiuderà con un incontro su Letteratura e diritto che permetterà di cogliere i molti intrecci tra queste due aree,fondamentali nella vita di ciascuno di noi.

La Piazza fonda da sempre la sua stessa ragion d’essere su un presupposto fondamentale: “conoscere e usare più lingue è un fattore di ricchezza”. Si tratta di un’affermazione ribadita recentemente (Firenze, 19 aprile 2013) in un documento sottoscritto dall’Accademia della Crusca e dalle principali associazioni linguistiche italiane: «La questione del plurilinguismo/multilinguismo è particolarmente rilevante e significativa nel nostro Paese, caratterizzato positivamente fin da antica data dalla coesistenza di molte lingue e dialetti e negli ultimi decenni punto di arrivo di consistenti flussi migratori, formati da donne e uomini e da bambine e bambini provenienti da aree geolinguistiche diverse, che parlano lingue ‘altre’, importanti culturalmente e socialmente» "

Consulta anche la pagina Facebook dell'Accademia della Crusca.

mercoledì 13 novembre 2013

Ancora sul carico di lavoro degli insegnanti: l'Italia non sa calcolare ciò che altri Paesi calcolano


Torniamo su un tema caro a questo blog: la quantificazione, o almeno il riconoscimento teorico, del numero di ore necessarie ai docenti per preparare le lezioni e per correggere le prove (tema affrontato in vari post del 14.06.13, 17.10.1213.10.12).

L'occasione è ora data dalla consultazione del rapporto Cifre chiave sugli insegnanti e i capi di istituto in Europa, Edizione 2013. Rapporto Eurydice, elaborato dalla Commissione europea/EACEA/Eurydice e presentato in marzo dall'Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione Europea, scaricabile in formato pdf.

Guardiamo la tabella "D5a: Definizioni ufficiali del carico di lavoro settimanale per gli insegnanti a tempo pieno", che compare alle pp. 75 e 76 del rapporto, e chiediamoci: Quali sono i Paesi che si limitano a indicare il numero delle ore "di lezione"? Quali sono, al contrario, i Paesi che riescono a fornire un'indicazione sul numero totale delle ore "di servizio" e sul numero delle ore per "disponibilità a scuola"?

p. 75:


p. 76:

Note: ISCED = Classificazione Internazionale Standard dell'Educazione; 0 = pre-primaria, 1 = primaria, 2 = secondaria inferiore; 3 = secondaria superiore.

Le risposte alle due domande precedenti sono facili: l'Italia, il Belgio e la Lituania sono gli unici Stati che si limitano a indicare il numero di ore di insegnamento. Tre Paesi (Olanda, Svezia e Inghilterra/Galles/Irlanda del Nord) non indicano le ore di lezione ma il totale delle ore di disponibilità a scuola o di servizio, cosa che -ai fini del nostro discorso- equivale comunque a riconoscere formalmente che, oltre alle lezioni, i loro insegnanti fanno molto altro. Sette Paesi (Germania, Grecia, Spagna, Lettonia, Portogallo, Scozia, Islanda) sono in grado di indicare le tre voci "ore di servizio", "disponibilità a scuola" e "ore di insegnamento". Undici Stati (Bulgaria, Rep. Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Ungheria, Austria, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia), infine, indicano [sanno indicare] ore di lezione e ore di disponibilità a scuola; e sei Paesi (Cipro, Lussemburgo, Malta, Finlandia, Turchia e Norvegia) ore di lezione e ore di servizio.

Ci chiediamo ora: come è possibile che alcuni Paesi siano in grado di quantificare quello che in altri sembra impossibile da determinare?

Nelle "note esplicative" il Rapporto precisa:

"Le definizioni ufficiali si riferiscono all’orario di servizio definito nei contratti di assunzione degli insegnanti, mansionari e altri documenti ufficiali. Queste definizioni sono emesse dalle autorità centrali oppure dalle autorità regionali nei paesi in cui queste ultime corrispondono al livello più alto in ambito educativo.

Per numero di ore di insegnamento settimanali si intende il numero di ore che gli insegnanti passano con gruppi di studenti per l’insegnamento, la valutazione e attività educative all’interno o all’esterno della classe. Questo numero è calcolato in modo tale da escludere le pause e il tempo trascorso con gli alunni al di fuori dell’insegnamento. Le ore di insegnamento sono calcolate moltiplicando il numero delle lezioni per la durata di una lezione e dividendo il prodotto per 60. Quando sono fornite due cifre, si riferiscono alle variazioni illustrate nelle note specifiche per paese.

Per numero di ore di disponibilità a scuola si intende il tempo disponibile, oltre a quello dedicato all’insegnamento, per svolgere i propri doveri a scuola o in un altro luogo specificato dal capo di istituto.

Le ore complessive di servizio settimanali sono il numero di ore di insegnamento, le ore di disponibilità a scuola e le ore di lavoro dedicate ad attività di preparazione e correzione che possono svolgersi al di fuori della scuola.

Per i paesi in cui lo status o il contratto degli insegnanti non fa riferimento a orario di insegnamento, ore di disponibilità a scuola e/o orario complessivo di servizio, sono state effettuate delle stime. Laddove gli obblighi degli insegnanti sono stabiliti su base annua, è stato calcolato un numero medio di ore settimanali partendo dal numero di giorni di presenza richiesti a scuola e/o dall’orario complessivo di servizio, dove possibile." [sottolineature nostre]

Nelle "note specifiche per paese" si legge, relativamente all'Italia, che:

"le ore trascorse a scuola per altre attività sono solo parzialmente quantificabili, in quanto sono costituite da un numero minimo di ore annue per attività collegiali formali e un numero di ore non quantificabili per altre attività che il contratto definisce come funzionali all’insegnamento." [sottolineature nostre]

La frase è senz'altro attribuibile a chi ha fornito i dati, in quanto si tratta di una "vulgata ufficiale", che si scontra con l'evidente capacità di altri sistemi educativi di quantificare quanto in Italia non si riesce a (o meglio, non si vuole) calcolare. Ma questo calcolo sarebbe, a nostro avviso, il primo passo per l'emersione di un LAVORO sottostimato dall'opinione pubblica italiana, la quale - pur di fronte all'evidenza di prove corrette e valutate, di voti relativi a materie scritte e non orali, di incontri tra genitori e docenti in cui vengono mostrati i test, i compiti in classe, le verifiche scritte - continua a parlare di "18 ore"! [Ne ha tutte le ragioni, si giustificherà qualcuno, se neppure chi governa il sistema indica ai partner internazionali un altro numero oltre a quell'unico!] Si tratta di un passo, lo ribadiamo, che altri Paesi sono riusciti a fare anche pure a livello di "stime" (vedi sopra). Quei Paesi, al contrario dell'Italia, riconoscono   f o r m a l m e n t e    il LAVORO aggiuntivo a quello delle lezioni.

Prove corrette e valutate negli anni 2011/2012 e 2012/2013

Prove corrette e valutate nell'a.s. 2012/2013
Collegato al problema del calcolo delle ore di lavoro dedicate ad attività di preparazione e correzione, vi è un aspetto non secondario: l'assenza, in Italia, di ambienti adatti a lavorare a scuola: oltre alle aule, vi è spesso un'unica aula docenti, in cui risulta di fatto impossibile concentrarsi nel lavoro di preparazione delle lezioni e nella correzione e valutazione delle prove. Viceversa, in altri Paesi i docenti hanno a disposizione ambienti confortevoli, dotati di scrivania, computer, scaffali, e che possono addirittura personalizzare con piante, quadri, fotografie, grazie ai quali una stanza offerta dalla struttura scolastica viene di fatto trasformata in uno studio personale, simile a quello  che i docenti italiani, a loro spese, possono creare nel proprio appartamento.

Lo studio di quattro docenti di italiano in un liceo ceco

La tabella del Rapporto Eurydice non sembra prendere in considerazione una differenza del numero di ore di lezione o di altre attività in base al tipo di disciplina. Tuttavia, sempre nelle "note specifiche per paese" a p. 77, si precisa che:

"In Bulgaria, Slovenia, Croazia e Norvegia l’orario di insegnamento varia in base alla materia insegnata. In Francia a livello ISCED 3, l’orario di insegnamento varia in base allo status degli insegnanti. In Finlandia le ore di insegnamento e di disponibilità a scuola variano in base alla materia insegnata."

Ancora una volta ci si chiede come altrove sia possibile quello che in Italia sembra fuori della portata teorica e pratica.

Ci limitiamo ad accennare alla fine al fatto che in alcuni Paesi "le ore di servizio possono variare anche in base agli anni di servizio o all’età degli insegnanti. Non è tuttavia - dice il Rapporto a p. 77 - una pratica molto diffusa in Europa. Soltanto nove paesi riducono il carico di lavoro degli insegnanti in base alla durata del loro servizio e/o alla loro età. In Germania, gli insegnanti di una certa età possono godere di un orario di insegnamento ridotto. Le norme dei Länder variano ma, nella maggior parte dei casi, gli insegnanti ottengono una riduzione di una lezione a settimana a partire dal loro 55º compleanno e una riduzione di due lezioni a settimana a partire dal loro 60º compleanno. In altri Länder, invece, la riduzione inizia con il loro 58º o 60º compleanno e rimane invariata fino alla pensione. Una situazione simile si riscontra in Portogallo, dove le ore di insegnamento sono gradualmente ridotte a partire dal compimento del 50º anno d’età. Nel resto dei paesi, le riduzioni sono legate alla durata del servizio. Le norme sulle riduzioni si riferiscono sempre alle ore di insegnamento" [sottolineatura nostra], sebbene -aggiungiamo noi- la riduzione di un'ora di lezione si ripercuota poi sul numero complessivo delle ore dedicate alla correzione in quanto un'ora in meno significa eventualmente test in meno da correggere.

Questi Paesi particolarmente "sensibili" si rendono forse conto che, con l'aumentare dell'età, vengono meno certe forze? Oppure la riduzione delle ore di lezione è una sorta di "benefit", alternativo o equiparabile agli aumenti progressivi di stipendio? Non lo sappiamo, ma lasciamo ai nostri lettori ogni personale conclusione.

martedì 12 novembre 2013

L'età media dei docenti italiani delle scuole secondarie


Tutti abbiamo l'impressione che l'età media dei docenti italiani si sia notevolmente alzata negli ultimi anni, ma personalmente non mi ero mai reso conto della abissale differenza con gli altri Paesi dell'Unione Europea. A lasciarmi senza parole è una tabella che compare nel numero di Ottobre 2013 del "Bollettino di informazione internazionale" curato dall'unità italiana di Eurydice, accessibile grazie a un link dalla newsletter "Alert.11" e  scaricabile in formato pdf.

Ecco la tabella 11 "Distribuzione degli insegnanti per gruppi di età nell'istruzione secondaria nel 2010" [Fonte: Eurostat, UOE], che compare a p. 11 del Bollettino citato:



A parte gli stati i cui dati non sono forniti (Danimarca [DK], Grecia [EL], Croazia [HR], Turchia [TR]), dei 33 Paesi analizzati l'Italia è lo stato con la più bassa percentuale di insegnanti sotto i 30 anni: è solo lo 0,5%. Al secondo posto compare la Bulgaria [BG] con il 4,1%, vale a dire una percentuale 8 volte superiore! La media dei 27 Paesi dell'UE è pari al 9,6%!

Alla stessa conclusione portano i dati relativi alla fascia di età 30-39: con un 9,5% l'Italia è di gran lunga il Paese con la percentuale più bassa. La media dell'UE è pari al 25,2%!

Al contrario, l'Italia supera tutti nella fascia dei docenti sopra i 50 anni, grazie a un bel 59,3%, a fronte di una media dell'UE del 37,5%, vale a dire 21,8% in meno!

Nella fascia d'età 40-49 siamo nella media UE: con il suo 30,8% l'Italia supera di poco i 27 Paesi dell'Europa unita, la cui media è pari al 27,7%.

Il Bollettino sintetizza i risultati dell’ultimo rapporto della rete Eurydice (uscito nel marzo 2013) dedicato alla professione docente, Key Data on Teachers and School Leaders in Europe – 2013 Edition, scaricabile in formato pdf.

Qui, a mio avviso in modo più chiaro, si dice che:

"Nella grande maggioranza dei paesi europei, ci sono meno insegnanti nella fascia d’età inferiore ai 40 anni rispetto a quelli nelle fasce d’età superiori. Nell’istruzione secondaria emerge chiaramente il quadro di un corpo docente che sta invecchiando: quasi la metà degli insegnanti ha più di 50 anni in Bulgaria, Repubblica ceca, Germania, Estonia, Italia, Paesi Bassi, Austria, Norvegia e Islanda. Inoltre la percentuale degli insegnanti nella fascia d’età inferiore ai 30 anni è particolarmente bassa in Germania, Italia e Svezia (vd. figura D14 e D16). Questa situazione, unita a un numero in diminuzione di candidati alla formazione degli insegnanti, potrebbe portare a una carenza di insegnanti e alla necessità di nuove leve.

Negli ultimi dieci anni, l’età ufficiale di pensionamento è aumentata in circa un terzo dei paesi europei. Nella maggior parte dei paesi europei, gli insegnanti vanno in pensione appena ne hanno l’opportunità. Ciononostante, in diversi paesi, l’opportunità di andare in pensione prima dell’età ufficiale è stata completamente abolita. Gli insegnanti vanno quindi in pensione al completamento del numero di anni richiesti e al raggiungimento dell’età minima per avere diritto a una pensione completa (vd. figura D15 e D16).

La maggior parte dei paesi ha previsto delle misure per monitorare la domanda e l’offerta di insegnanti. Si può trattare di una specifica politica di programmazione, oppure di un monitoraggio generale del mercato del lavoro. In entrambi i casi, le misure sono generalmente disposizioni di lungo periodo, attuate su base annuale per soddisfare le necessità più urgenti. Potenziali carenze o esuberi di insegnanti potrebbero essere prevenuti con maggiore efficacia attraverso una pianificazione di lungo periodo (vd. figura B1)." (p. 17 del rapporto citato).

lunedì 11 novembre 2013

Il progetto "Itinerari della Grande Guerra - Un viaggio nella Storia"


Il progetto interregionale Itinerari della Grande Guerra - Un viaggio nella storia coinvolge le regioni Friuli Venezia Giulia (capofila del progetto), Veneto, Lombardia, e le province autonome di Trento e Bolzano.

"Il suo obiettivo è la valorizzazione in chiave turistica di questo straordinario patrimonio storico e culturale in modo da renderlo fruibile a tutti gli appassionati e a chiunque voglia conoscere un'importante parte del passato non solo italiano ma europeo.

Il portale "Itinerari della Grande Guerra" è stato sviluppato nell'ambito dell'omonimo progetto con l'obiettivo di offrire uno strumento utile ed interessante per tutti coloro che desiderano scoprire i luoghi, gli itinerari e un po' di storia della Prima Guerra Mondiale nelle aree coinvolte." (Fonte)

Strumenti utili a fine didattico:

* Muovendosi sulla linea del tempo è possibile visualizzare i principali avvenimenti.

Un esempio di visualizzazione degli avvenimenti collegati alla linea del tempo
* Grazie a una mappa interattiva si possono individuare i luoghi più interessanti, come musei, monumenti, itinerari e così via.

Una delle mappe interattive
* Una sezione è dedicata ai protagonisti.

* Un'altra al tema dei nuovi strumenti bellici: aerei, carri armati, bombe a mano, lanciafiamme, mazze ferrate e armi chimiche.

* Il portale è corredato da un ricco apparato fotografico: una prima serie di immagini riguarda i punti di interesse; un'altra serie, intitolata "Scatti di guerra", presenta fotografie dell'epoca appartenenti ai Civici Musei di Storia e Arte di Trieste, alla Fondazione Museo Storico del Trentino, al Museo Storico italiano della Guerra di Rovereto, al Museo Civico del Risorgimento di Bologna e Consorzio Culturale Monfalconese.


* Vi sono infine alcuni filmati d'epoca, della Cineteca del Friuli.

Uno dei filmati
* La sezione intitolata "La Grande Guerra vista dai ragazzi" presenta un tour virtuale attraverso i siti della Prima Guerra Mondiale a Udine, curato dagli studenti dell'Istituto "Bonaldo Stringer" nell'ambito del progetto "Due passi per la capitale della Grande Guerra".

giovedì 7 novembre 2013

mercoledì 6 novembre 2013

1914-1918-online: un grande progetto di enciclopedia digitale sulla prima guerra mondiale




Dal sito 1914-1918-online:

"Project Overview:

Over the course of three years, the international joint research project "1914-1918-online. International Encyclopedia of the First World War” is developing an English-language virtual reference work on the First World War. Planned to be released in 2014, the centenary of the outbreak of World War I, the online encyclopedia will be the result of an international collaborative project to make available a multi-perspective, public-access knowledge base on the First World War. [...]

Research Approach

Down to the present day, the image of the First World War focuses on Central and Western Europe. However, WWI constituted not only a pan-European war but also the first truly global war in world history: it was a world-wide economic war in which numerous non-European states participated and for which the European powers mobilized the resources of their colonial empires. These perspectives will be an important factor in the encyclopedia. Thus, “1914-1918-online” will not only reflect the increasingly international research on the First World War, but also significantly advance it by identifying gaps and desiderata.

Open Access

"1914-1918-online" represents a major undertaking in digital history publication under the Open Access paradigm by promoting free and unlimited dissemination of the content to individual users, search engines, and reference services. This availability will be complemented by novel navigation schemes that allow users non-linear access throughout the text convolute via thematic contexts, regional contexts and conceptual encyclopedia entries (e.g. 'Propaganda'). The platform will be designed to enable users to follow threads according to their specific question of interest, integrating a broad range of texts from various contexts in a way that is appropriate to the hypertextuality of the medium. Visualizations of thematic connections will encourage the navigation of the encyclopedia in ways that expand on the standards of current digital history publications."

"The encyclopedia covers all important aspects relating to the First World War. Its content is divided into six subject areas: pre-war, violence, power, home front, media, and post-war. These headings were chosen in order to avoid methodological limitations and to integrate the various political, economic, social and cultural historical perspectives on the First World War. While all regions with relevance to the history of the First World War are dealt with, the global perspective will be the key focus."

Una apposita sezione elenca moltissimi link:

"This list of links contains a multitude of online resources for pictures, audio files, maps, and other multimedia elements related to WWI.

Please note that this is a work in progress; suggestions for additional online academic sources are most welcome."

martedì 5 novembre 2013

WW1 e scuola


dal sito WW1 - dentro la Grande Guerra:

"WW1 - dentro la Grande Guerra apre le pre-iscrizioni per due progetti rivolti alle scuole superiori: "La Memoria parlante" e "Gli scrittori in guerra: itinerari virtuali e letterari".
Per ciascuno di questi verranno selezionate tra le richiedenti 100 classi. 

Scadenza pre-iscrizione: 31 dic 2013
Apertura call ufficiale: gennaio 2014
Invio documentazione: marzo 2014
Selezione richieste: maggio 2014
Avvio attività: settembre 2014
Durata progetti: 1 anno scolastico

Raccontare, con occhi nuovi

Il progetto Gli scrittori in guerra: itinerari virtuali e letterari mette in primo piano i grandi autori ma anche gli scrittori umili, soldati e civili che negli anni della guerra hanno scritto cartoline, lettere, diari, canzoni, filastrocche. WW1 collaborerà con gli studenti e gli insegnanti a comporre durante l’anno scolastico un “Parco Letterario”, offrendo come risultato percorsi inediti e realmente accessibili al visitatore di oggi, tra racconti emozionanti e territori.

La nostra storia, oggi

Il progetto La Memoria parlante si focalizza sul patrimonio storico-culturale diffuso nelle nostre città. Monumenti, musei, chiese così come le persone sono scrigni preziosi della memoria individuale e collettiva. WW1 lavorerà con gli studenti e gli insegnanti per ri-scoprire una storia vicina, quella dei propri bisnonni, e vederla senza timori con gli occhi di persone di oggi."

domenica 3 novembre 2013

Fare gli italiani: una storia per immagini dell'Italia unita



" Il progetto di una linea del tempo digitale lungo la quale far scorrere le immagini della storia d'Italia ha preso spunto dall'esperienza della mostra "Fare gli italiani 1861-2011. 150 anni di storia nazionale" curata da Walter Barberis e Giovanni De Luna: in una sorta di gemellaggio l'esposizione tradotta sul web è divenuta uno spazio permanente virtuale, arricchendosi, attraverso la rete e l'uso delle tecnologie digitali, di nuovi materiali, di nuovi visitatori.

Con questo progetto  - un work in progress destinato ad arricchirsi nel tempo  - è possibile ripercorrere le tappe più importanti della vita politica del Paese, le mutazioni economiche e sociali, lo sviluppo  scientifico, tecnologico, industriale dell'Italia in cammino, attraverso i materiali dell'Archivio storico Luce, di Rai Teche, del Museo Centrale del Risorgimento di Roma,  dell'Archivio Centrale dello Stato,  dell'Archivio Storico della Città di Torino, delle Raccolte Museali Fratelli Alinari, dell'Archivio del  Touring Club Italiano.

La struttura del portale e della timeline è scandita in 8 partizioni cronologiche e 14 temi  - L'Italia delle città, Le campagne, La scuola, La Chiesa, Le migrazioni, La prima guerra mondiale, La seconda guerra mondiale, Il volto della patria, La partecipazione politica, Le fabbriche, Le mafie, I trasporti, I consumi,  I mezzi comunicazione di massa - ed una serie di cronologie tematiche (i governi, i libri, i film, lo sport, lo sviluppo industriale).

Agili schede biografiche, corredate di documenti multimediali, presentano  i protagonisti della vita politica, culturale, sportiva.  La cronaca puntuale degli eventi di maggior rilievo individuati dagli storici e  illustrati nella timeline dagli speaker dei cinegiornali è accompagnata dagli avvenimenti di politica internazionale descritti dalle testate giornalistiche italiane e straniere.

Il Risorgimento è ritratto soprattutto con quadri e illustrazioni di archivi e musei; in questo affresco di 150 anni della nostra storia un ruolo di primo piano è affidato ai cinegiornali Luce d'epoca fascista, ai documentari di propaganda e istruzione del Ventennio, alle fotografie dei reparti Luce  mobilitati dal regime, alle immagini dei cineoperatori militari statunitensi al seguito delle truppe anglo-americane durante il secondo conflitto mondiale e, per il dopoguerra, alle attualità cinematografiche  della Settimana Incom.

I servizi cinematografici della sezione  "Come eravamo" raccontano  il tempo lento dell'Italia contadina, in marcia verso la modernità. L'archivio Luce,  che con la sua lunga storia che attraversa quasi tutto il Novecento, è in grado di restituire  le diverse identità assunte dalla società italiana in tutto il XX secolo, tra guerre e ricostruzioni, tra crisi e sviluppo economico.

Come gli italiani si sono fatti ma anche, dunque, come gli italiani si sono visti e rappresentati in un secolo e mezzo di storia. E come hanno celebrato negli anni un evento fondante per la nazione, il Risorgimento.

L'Istituto Luce conserva  nel proprio archivio le immagini  delle celebrazioni  del Risorgimento  italiano promosse dal fascismo e dall'Italia Repubblicana. Ecco una piccola selezione.

Le acclamazioni del Duce si alternano all'inno di Garibaldi e all'inno di Mameli nel Giornale Luce del 1941 che racconta con accenti antifrancesi la traslazione delle spoglie di Mameli sul Gianicolo nell'anniversario di Mentana.

Nella Settimana Incom del 1949 è l'unità morale della Repubblica  la  protagonista delle celebrazioni per la Festa della Repubblica, dedicata a Giuseppe Mazzini, l'"apostolo" della Patria.

Il documentario "Donne del Risorgimento" , di Franca Maranto, racconta la  partecipazione delle donne ai moti risorgimentali attraverso i quadri dell'epoca. Il viaggio parte dalle radici del Risorgimento: Eleonora Fonseca Pimentel e la Repubblica napoletana del 1799.

Tra le decine di iniziative ed eventi promossi in occasione delle celebrazioni per il centenario dell'Unità d'Italia anche un lungometraggio di animazione: è  La lunga calza verde, "liberamente  ispirato" da un soggetto  di Cesare Zavattini, e realizzato da Roberto Gavioli, uno dei padri di Carosello. "

Fonte

venerdì 1 novembre 2013

Tutto esaurito! Un mese di teatro a Radio 3





"Un cartellone orientato verso la scrittura contemporanea che accosta nomi illustri della letteratura e del teatro a emergenti della nuova scena.
Uno sguardo attento alla creatività femminile, con scrittrici e attrici di diverse generazioni. Un’attenzione particolare alla voce con gli incontri-concerto di alcuni artisti che negli ultimi anni hanno approfondito il rapporto fra palcoscenico, parola e suono.
E ancora uno sguardo all’infanzia con radiodrammi appena realizzati o tratti dai nostri archivi. Tutto questo fra serate in diretta, spettacoli registrati per l’occasione, riproposte d’epoca. Ma soprattutto uno sguardo attento a tutte quelle espressioni teatrali che descrivono il nostro presente, l’oggi delle tensioni e dei desideri, del disagio e delle nostre aspirazioni, sociali, individuali, umane."


Programma