lunedì 27 aprile 2015

"Red Army" di Gabe Polsky



Il bel documentario Red Army racconta le vicende della squadra di hockey su ghiaccio dell'Unione Sovietica e, sullo sfondo, la storia russa dalla guerra fredda a oggi.



Il film si concentra sulla figura di Vjačeslav Fetisov, ma non trascura di parlare degli altri componenti del team sovietico: Sergei Makarov, Igor Larionov, Vladimir Krutov e Alexei Kasatonov. Slava Fetisov, capitano della squadra sovietica, divenne il primo campione russo a essere ingaggiato dalla National Hockey League dopo la dissoluzione del comunismo e l'introduzione della glasnost. Rientrato in patria, fu fatto Ministro dello Sport da Vladimir Putin ed è ora membro dell'Assemblea federale russa.



Online sono disponibili molti materiali in inglese, la maggioranza dei quali sono interviste al regista:

Scheda tiff = Toronto International Film Festival.

* Five Questions for Red Army Director Gabe Polsky ("Filmmaker Magazine"). Molto interessante quanto il regista, figlio di immigrati russi ed ex-giocatore di hockey, dice sullo stile del gioco di squadra e sul ruolo dell'allenatore.

* Intervista di Sandie Gauthier al regista ("Mile High Hockey"). Condivisibile quanto si dice sul fatto che il film può essere apprezzato anche da chi non è un tifoso di hockey, essendo infatti un film sulla natura umana.

* Recensione di Kristen Page-Kirby ("The Washington Post"). Riprendiamo una citazione iniziale, dello stesso regista: "In apparenza si parla di hockey, ma in realtà si parla della Russia, del popolo russo e del loro rapporto con l'Occidente; della natura del patriottismo e di che cosa vuol dire amare il proprio paese ed essere testati al limite. Si parla di amicizia e tradimento, e anche di che cosa l'amicizia significhi per il successo di uno sport. Si parla di creatività e di progresso umano."

* Recensione di Henry Barnes da Cannes 2014 ("The Guardian"). Forse la migliore sintesi del documentario, tra i testi segnalati.

mercoledì 22 aprile 2015

"La brezza degli angeli" di Stefano Ballini


Il documentario di Stefano Ballini, costituito prevalentemente da interviste a testimoni delle stragi nazifasciste, concentra l'attenzione su un aspetto particolare: l'uccisione di bambini.





venerdì 17 aprile 2015

L'Agenda per gli insegnanti "A scuola di Europa"




Dal sito del Dipartimento Politiche Europee è scaricabile l'Agenda per gli insegnanti A scuola di Europa, un utile strumento per affrontare in classe il complesso tema dell'Unione europea.

martedì 14 aprile 2015

Il duecentesimo anniversario della battaglia di Teplice 1813-2013


Fonte


Nel 2013, in occasione del duecentesimo anniversario della battaglia di Teplice, sul sito lazneteplice.cz sono state pubblicate delle schede che illustrano in modo accattivante alcuni dati storici.

La località termale ceca [al contrario di Plombières per l'incontro segreto tra Cavour e Napoleone III, 1858] non è in genere ricordata sui manuali di storia pubblicati in Italia [almeno su quelli più diffusi].

Pertanto alcuni studenti del liceo ceco-italiano "Ústavní" di Praga ed io abbiamo pensato di  tradurre le schede e di pubblicare la versione italiana sul blog.

Ecco le varie schede.

Prima scheda:

Fonte

Scarica il pdf (versione originale in ceco).

Traduzione in italiano di Anna Kouřilová e Nikola Zunová:

1813: NAPOLEONE A TEPLICE

Duecento anni fa, durante le guerre napoleoniche, la città di Teplice diventò uno dei centri dell'interesse pubblico e una parte importante della storia europea.

Dopo la sconfitta dell'esercito austriaco, prussiano e russo da parte di Napoleone nella battaglia di Dresda, l'imperatore francese aveva la possibilità di entrare in Boemia. Allora Napoleone mandò il generale Vandamme con più di 30.000 uomini a inseguire l'esercito alleato per interrompere le comunicazioni tra Dresda e Praga. Come? Si doveva occupare Teplice!

La battaglia di Teplice si svolse dal 29 al 30 agosto 1813 vicino ai paesi di Chlumec e Přestanov. In questa battaglia gli eserciti alleati (austriaci, prussiani e russi) sconfissero l'esercito di Napoleone allo scopo di non perdere Teplice. La vittoria di Teplice fu il primo successo che annunciò la fine delle guerre napoleoniche.

I primi scontri cominciarono il 29 agosto 1813 intorno alle 10 di mattina. Successivamente i Francesi occuparono gradualmente Chlumec e soprattutto Horka, dove spostarono anche il loro accampamento. Nella cronaca di Chlumec è scritto che "Le donne, i bambini e anche gli uomini che lavoravano con il bestiame, scappavano nelle montagne per mettersi al riparo dai soldati francesi." Il secondo attacco fu lanciato intorno all'una di pomeriggio. In questo scontro morirono tanti soldati. Anche il generale russo Osterman-Tolstoj ebbe una ferita grave, quando una palla di cannone colpì la sua mano. Verso sera arrivò il resto dell'esercito francese e perciò il generale francese Vandamme era molto ottimistico. In pochi giorni, come diceva Vandamme, i francesi avrebbero pranzato a bell'agio a Praga.

Ma Vandamme non sapeva che durante la notte del 30 agosto 1813 l'esercito degli alleati che si stava formando nel territorio della Boemia avrebbe cominciato ad andare fuori dai Monti Metalliferi (Krušné Hory). Il secondo giorno i combattimenti portarono alla sconfitta dei Francesi. La perdita definitiva fu causata dai soldati prussiani che fecero irruzione contro i Francesi. L'esercito francese fu accerchiato, piombò nella disperazione e dopo una fuga non organizzata, cessò di esistere.

Dopo due giorni di combattimento gli eserciti alleati riuscirono a sconfiggere l'esercito francese. Durante la battaglia furono distrutti i paesi di Chlumec, Stradov, Žandov, Přestanov, Roudné e Dolní Varvažov. Più di 20.000 soldati, di cui 11.000 dell'esercito napoleonico, morirono. Gli alleati persero 9.300 uomini, in maggioranza russi.

Seconda scheda:

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Traduzione in italiano di Anita Rosendorfová e di Kristýna Goldmannová:

INSIEME CONTRO NAPOLEONE

Le tre potenze si incontrarono a Teplice nell’anno 1813 per concordare un’azione comune contro Napoleone. Il castello di Teplice diventò “la tenda” principale di guerra, da dove lo zar di Russia Alessandro I, l’imperatore d’Austria Francesco I e il re di Prussia Federico Guglielmo III guidarono l'avanzata degli eserciti alleati. Dopo due giorni di combattimento, tra il 29 e il 30 agosto 1813, la coalizione anti-napoleonica riuscí a sconfiggere la Francia e riuscí ad annunciare la caduta definitiva di Napoleone.

Lo zar di Russia (Alessandro I) si sistemò nella piazza di Teplice nella casa “Alla croce d’oro”. L’esercito russo cambiò due comandanti: il generale Osterman-Tolstoj fu colpito da una palla di cannone il primo giorno e perdette tutto il braccio. Perciò dell’alto comando si occupò il generale Barclay de Tolly. 7.000 russi morirono nella battaglia.

L'imperatore d’Austria (Francesco I) alloggiò nel castello di Teplice. I reggimenti austriaci erano composti prevalentemente da soldati d’origine ceca. Heironymus Colloredo-Mansfeld, che durante la battaglia perse 800 uomini, comandò l’esercito austriaco.

Il re di Prussia (Federico Guglielmo III) risiedette nella "Casa Morava", che oggi non esiste più e che si trovava nella piazza del castello.

Terza scheda:

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Traduzione in italiano di Martin Rodigari:

L'ALLEATO: IL RE DI PRUSSIA FEDERICO GUGLIELMO III

Nel marzo 1813 la Prussia dichiarò guerra alla Francia e diventò parte della coalizione anti-napoleonica. Dopo la sconfitta delle truppe alleate a Dresda, l'esercito della coalizione dovette cominciare la ritirata attraverso i Monti Metalliferi [Krušné Hory] in Boemia. Su ordine di Napoleone, anche il generale francese Vandamme si mise in viaggio con l'obiettivo di raggiungere e distruggere le truppe nemiche.
Comunque, dietro le colline di Teplice gli alleati complottarono un piano di resistenza. Tra di loro c'era il re prussiano Federico Guglielmo III, e furono proprio le truppe prussiane che, nel secondo giorno della battaglia, sorpresero i Francesi grazie a un attacco da dietro, che permise di accerchiarli.
Tra i soldati francesi si diffuse molta confusione e la loro difesa fu distrutta velocemente.

Federico Guglielmo III (1770-1840), re di Prussia e elettore della famiglia degli Hohenzollern.

A Federico Guglielmo III Teplice piaceva molto e quindi diventò un visitatore e sostenitore tradizionale della città e delle terme per lungo tempo. Tra il 1812 e il 1839 arrivò a Teplice quasi ogni anno. Volentieri faceva delle passeggiate per la città e per i parchi; gli piaceva soprattutto la collina di Spital, che sarebbe la Letná di oggi.
Proprio lì, dopo la sua morte, nel giorno del suo compleanno, il 3 marzo del 1841, gli fu dedicato uno straordinario monumento.
Dopo la morte del re, anche i suoi figli continuarono la tradizione del padre, ossia a visitare Teplice e a investire nella città delle terme grazie a una fondazione.

I soldati prussiani, che apparvero improvvisamente alle spalle dei Francesi, arrivarono in Boemia tramite il passo di Nakléřov. Qui oggi possiamo trovare un monumento del 1913 al generale prussiano Friedrich von Kleist.

Il re prussiano Federico Guglielmo III trovò alloggio in una casa d'angolo della piazza del castello di Teplice. Osservò l'andamento della battaglia accanto al suo alleato russo, lo zar Alessandro I, dalla montagna Doubravská, che spunta sopra Teplice.

Quarta scheda:

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Traduzione in italiano di Erika Davidová e Eliška Brožová:

L'ALLEATO: L'IMPERATORE RUSSO ALESSANDRO I

La conquista di Napoleone aveva portato l'esercito francese fino a Mosca, ma lo zar non voleva consegnare la città. Anche se aveva un esercito più debole di quello francese, riuscì a difendere le sue posizioni. Nonostante le perdite nella battaglia di Borodino fossero state gravi, i Russi riuscirono a ribaltare lo sviluppo della guerra e i Francesi dovettero ritirarsi. Questo accadde nel 1812, quando fallì l'espansione verso est di Napoleone. Il fatto che i Russi fossero in grado di respingere l'attacco dei Francesi, che avevano occupato l'Europa per tanti anni, fu l'occasione per fondare un'alleanza multinazionale. In questa coalizione anti-napoleonica Alessandro I ebbe un ruolo determinante. La battaglia di Teplice, grazie alla resistenza dell'esercito russo, impedì ai Francesi, nonostante avessero un esercito doppio, di vincere. I Russi difesero le loro posizioni finché non arrivarono gli eserciti alleati.

Dopo la vittoria il generale francese Vandamme fu portato prigioniero di fronte allo zar Alessandro. In seguito si svolse una scena terribile e famosa: Vandamme disse allo zar: "Sì, sono uno stupratore e un ladro, ma mai nella mia vita mi sono sporcato con il sangue di mio padre!" Questa era un'allusione al fatto che lo zar Alessandro era salito sul trono dopo l'omicidio di suo padre. Lo zar, pallido e tremante, lasciò andare il prigioniero e lo fece portare al confine della Siberia.

L'esercito russo, che in quei giorni era arrivato in Boemia, commetteva iniquità anche nella città di Teplice. Distruggeva tutto, anche se era alleato. Lo zar Alessandro I provò imbarazzo quando sentì dei danni. Per questo dichiarò che tutti i danni sarebbero stati rimborsati. L'offerta dello zar avvantaggiò il principe Clary-Aldringen perché, grazie a quei fondi, poté costruire nuovi cortili, rinnovare gli edifici distrutti e fare tante cose per lo sviluppo della regione di Teplice.

Lo zar Alessandro I era alloggiato sulla piazza del castello, nella casa chiamata "Alla croce d'oro". In questa casa si sono incontrati gli alleati con il rappresentante dell'Inghilterra e hanno dato forma all'accordo. Questo fatto ha determinato la futura coalizione anti-napoleonica detta "Quadruplice Alleanza". Ancora cento anni dopo nel castello di Teplice era conservato il tavolo su cui l'accordo era stato firmato.

Quinta scheda:

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Traduzione in italiano di Tereza Humhalová e Alžběta Hájková:

L'ALLEATO: L'IMPERATORE D'AUSTRIA FRANCESCO I

Già nell'anno 1805 l'Austria aveva conosciuto la forza dell'esercito francese nella battaglia di Austerlitz (in ceco Slavkov) . E adesso Napoleone era all'apice del suo potere. Le monarchie europee gli offrirono un'alleanza, invece di rischiare il destino del suo paese. Anche l'imperatore austriaco Francesco I provò inizialmente a risolvere la situazione con un patto, ma quando questo accordo con Napoleone non andò a buon fine, l'Austria fu costretta a fare un'alleanza con gli altri stati. E perciò l'Austria è entrata per ultima nella coalizione anti-napoleonica. Ma l'Austria era preparata ad uscire dall'alleanza in caso di sconfitta a Austerlitz. In caso di perdita era già pronto un corriere con un messaggio per Napoleone nel quale c'era scritto che l'Austria era uscita dall'Alleanza.

Il castello di Teplice rappresentava in quei giorni di battaglia (29 e 30 agosto 1813) la "tenda" di guerra. Proprio in questo castello abitava l'imperatore Francesco I. Ma durante la battaglia non era con i suoi alleati, i quali guardavano la battaglia dalla montagna Doubravská. Francesco I era arrivato a Louny, dove giunse un corriere con le nuove informazioni di guerra.

Francesco I (1768 - 1835), imperatore d'Austria, re di Boemia e di Ungheria. La maggioranza dei parenti di Francesco erano stati scacciati dai loro regni e ducati, e cercavano asilo presso il loro parente in Austria; tra questi c'era anche la famiglia della sua sposa e futura imperatrice Maria Ludovica di Modena [M. L. d'Asburgo-Este, terza moglie dell'imperatore, ndt]. Maria Ludovica era una donna molto colta ed era una incrollabile nemica di Napoleone. Si opponeva contro il piano di far sposare la figliastra Maria Luisa con l'imperatore francese. Anche se era capace di influenzare molto suo marito, gli accordi matrimoniali tra Napoleone e Metternich ebbero successo. Nel 1810 Maria Luisa d'Asburgo-Lorena divenne, a 19 anni, imperatrice dei Francesi. Ma nella sua nuova casa la accettarono gelidamente e Maria Luisa non abbandonò mai la paura che i Francesi potessero ghigliottinarla, come avevano fatto con sua zia Maria Antonietta.

Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, figlia dell'imperatore austriaco Francesco I e moglie di Napoleone Bonaparte.

lunedì 13 aprile 2015

Giuseppe Barlolomeo Chiari e Tasso


Un quadro di Giuseppe Barlolomeo Chiari (1654-1727), ispirato alla Gerusalemme liberata, è presente tra i lotti di un'asta della Casa Dorotheum di Vienna.

Rinaldo e Armida nel giardino incantato (Fonte)
Cliccando sulla foto riportata alla pagina web citata, è possibile ottenere degli ingrandimenti

Ecco la traduzione delle note che accompagnano il dipinto, a cura di Mark MacDonnell:


"La scena raffigurata nel presente lavoro si riferisce ad un episodio tratto dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (XVI, 17-23) e ha Rinaldo e Armida come protagonisti: il grande principe cristiano è portato via per vendetta della giovane e bella maga inviata da Satana, che sostiene i Saraceni. Tuttavia, dopo averlo condotto sull'Isola Felice, i due si innamorano.

Chiari offre una variante della consueta rappresentazione della scena, che, seguendo il racconto di Tasso, vede l'eroe con uno specchio di fronte a Armida per permettere alla coppia di contemplare i propri volti segnati dall'estasi dell'amore. In questo lavoro, invece, vediamo la maga seduta a terra, che adorna i capelli con fili di perle che le vengono portati su un vassoio da un putto, mentre Rinaldo è disteso davanti a lei con ancora indosso il suo elmo e le offre un gioiello.

In primo piano a destra, due putti tengono una faretra contenente frecce, a simboleggiare l'amore cieco che ha travolto i due giovani. Tra il fogliame dei boschi sullo sfondo, vediamo i due cavalieri che sono stati inviati a cercare Rinaldo, i quali scoprono invece i due amanti in uno stretto abbraccio sulle sponde di un lago. Sullo sfondo, sul lato opposto, si intravede il palazzo di Armida. Questo idillio è destinato ad essere presto interrotto: riportato a terra dai suoi due compagni, Rinaldo abbandonerà Armida che, dopo averlo  pregato di rimanere, cambierà le suppliche con delle maledizioni.

Narrato da Torquato Tasso come un adattamento del racconto di Virgilio riguardante Enea e Didone, questo episodio è stato un soggetto popolare durante l'entusiasmo per l' "Arcadia", nel tardo 17° e agli inizi del 18° secolo. Era particolarmente diffuso a Roma, dove Cristina, regina di Svezia, aveva fatto rivivere il culto per questa corrente artistica, che aspirava ad un ritorno alla semplicità della natura e a un'incontaminata umanità, e che nel 1690 l'aveva portata alla fondazione dell'Accademia dell'Arcadia nel tentativo di perseguire questi obiettivi.

L'episodio di Rinaldo e Armida innamorati su un'isola incontaminata offriva un soggetto perfetto per la creazione su tela di fughe idealizzate dalla realtà. Queste opere erano molto apprezzate dai collezionisti più raffinati dell'epoca, compresi prelati disinibiti come i cardinali Ottoboni e Spada. La Galleria Spada di Roma conserva quattro soggetti mitologici, adattati dalle Metamorfosi di Ovidio, che sono stati commissionati nel 1708 dal cardinale Fabrizio Spada Varalli (1642-1717); sono esempi emblematici delle tendenze poetiche e artistiche del tempo, e che trovarono un interprete esemplare in Chiari.