sabato 20 giugno 2015

Giovan Battista Sassi e Tasso


Sul sito "anticoantico.com" è segnalata una coppia di dipinti di Giovan Battista Sassi (Milano 1679-1762). I due olî su tavola mostrerebbero due "scene campestri". Si tratta in realtà di due episodi ispirati alla Gerusalemme liberata e narrati rispettivamente ai canti XIV e XVI.

Nel primo olio vediamo Armida e Rinaldo nel giardino della maga. Un gruppo di amorini aiutano la donna a reggere le catene floreali con cui ha imprigionato l'eroe cristiano, di cui si è invaghita nel momento stesso in cui lo avrebbe dovuto uccidere. A destra vi è il cocchio magico, in grado di volare, con cui Armida ha trasportato Rinaldo nel palazzo presso un lago, da lei creato nelle Isole Fortunate.

(Fonte)
Ecco i versi più significativi di un canto da leggere comunque per intero:

Esce d'aguato allor la falsa maga
e gli va sopra, di vendetta vaga.

Ma quando in lui fissò lo sguardo e vide
come placido in vista egli respira,
e ne' begli occhi un dolce atto che ride,
benché sian chiusi (or che fia s'ei li gira?),
pria s'arresta sospesa, e gli s'asside
poscia vicina, e placar sente ogn'ira
mentre il risguarda; e 'n su la vaga fronte
pende omai sì che par Narciso al fonte.

E quei ch'ivi sorgean vivi sudori
accoglie lievemente in un suo velo,
e con un dolce ventillar gli ardori
gli va temprando de l'estivo cielo.
Così (chi 'l crederia?) sopiti ardori
d'occhi nascosi distempràr quel gelo
che s'indurava al cor più che diamante,
e di nemica ella divenne amante.

Di ligustri, di gigli e de le rose
le quai fiorian per quelle piaggie amene,
con nov'arte congiunte, indi compose
lente ma tenacissime catene.
Queste al collo, a le braccia, a i piè gli pose:
così l'avinse e così preso il tiene;
quinci, mentre egli dorme, il fa riporre
sovra un suo carro, e ratta il ciel trascorre.

Né già ritorna di Damasco al regno,
né dove ha il suo castello in mezzo a l'onde;
ma ingelosita di sì caro pegno,
e vergognosa del suo amor, s'asconde
ne l'oceano immenso, ove alcun legno
rado, o non mai, va de le nostre sponde,
fuor tutti i nostri lidi; e quivi eletta
per solinga sua stanza è un'isoletta.

Un'isoletta la qual nome prende
con le vicine sue da la Fortuna.
Quinci ella in cima a una montagna ascende
disabitata e d'ombre oscura e bruna,
e per incanto a lei nevose rende
le spalle e i fianchi, e senza neve alcuna
gli lascia il capo verdeggiante e vago,
e vi fonda un palagio appresso un lago,

ove in perpetuo april molle amorosa
vita seco ne mena il suo diletto.
Or da così lontana e così ascosa
prigion trar voi dovete il giovenetto,
e vincer de la timida e gelosa
le guardie, ond'è difeso il monte e 'l tetto;
e già non mancherà chi là vi scòrga,
e chi per l'alta impresa arme vi porga.

(XIV, 65, 7 - 71)

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Nel secondo olio è mostrato il momento in cui Carlo e Ubaldo, nascosti tra la vegetazione e armati di tutto punto, sorprendono la coppia di innamorati. Rinaldo, dimentico dei suoi doveri militari (la sua spada è abbandonata a terra; nell'altro quadro della coppia ai suoi piedi vi sono l'elmo e lo scudo) e completamente soggiogato dalla bellezza della donna, regge uno specchio, nel quale Armida si rimira, e si specchia a sua volta nello sguardo di lei. In lontananza, sulla destra, si vede il palazzo creato dall'incantatrice. Appena la maga si sarà allontanata, i due cavalieri si paleseranno, mostreranno a Rinaldo il suo nuovo aspetto e lo convinceranno a tornare alla guerra e ad abbandonare l'amata.

(Fonte)
Come sopra, i versi essenziali:

Ecco tra fronde e fronde il guardo inante
penetra e vede, o pargli di vedere,
vede pur certo il vago e la diletta,
ch'egli è in grembo a la donna, essa a l'erbetta.

Ella dinanzi al petto ha il vel diviso,
e 'l crin sparge incomposto al vento estivo;
langue per vezzo, e 'l suo infiammato viso
fan biancheggiando i bei sudor più vivo:
qual raggio in onda, le scintilla un riso
ne gli umidi occhi tremulo e lascivo.
Sovra lui pende; ed ei nel grembo molle
le posa il capo, e 'l volto al volto attolle,

e i famelici sguardi avidamente
in lei pascendo si consuma e strugge.
S'inchina, e i dolci baci ella sovente
liba or da gli occhi e da le labra or sugge,
ed in quel punto ei sospirar si sente
profondo sì che pensi: «Or l'alma fugge
e 'n lei trapassa peregrina.» Ascosi
mirano i duo guerrier gli atti amorosi.

Dal fianco de l'amante (estranio arnese)
un cristallo pendea lucido e netto.
Sorse, e quel fra le mani a lui sospese
a i misteri d'Amor ministro eletto.
Con luci ella ridenti, ei con accese,
mirano in vari oggetti un solo oggetto:
ella del vetro a sé fa specchio, ed egli
gli occhi di lei sereni a sé fa spegli.

L'uno di servitù, l'altra d'impero
si gloria, ella in se stessa ed egli in lei.

(XVI, 17, 5 - 21, 2)

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mercoledì 17 giugno 2015

Segnalazione: le tracce assegnate all'esame di stato nel 2015



Sul sito del MIUR sono state pubblicate le tracce assegnate questa mattina agli studenti (pdf).

Ed ecco l'opinione del Gruppo di Firenze sulle disposizioni per garantire la correttezza degli esami.

martedì 16 giugno 2015

Correzioni 2014/2015


Prove corrette e valutate nell'a. s. 2014/2015